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Che cos'è l'ITPOP?

È la colonna sonora della Terza Repubblica, il vero suono della "classe disagiata".

Giacomo Stefanini

Giacomo Stefanini

Devi sapere che fare questo lavoro (il “critico” “musicale”) dopo i 25 anni è una roba da fiatone. Stai sempre a rincorrere gente più giovane di te, che fa roteare gli occhi mentre tu ti gratti caratteristicamente la testa cercando di capire che cosa cazzo ci trova in questa musica che si ascolta tutto il giorno, mentre ripeti che nel 2007 sì che uscivano robe fighe.

Sta di fatto che naturalmente voi avete ragione e io torto, perché la musica è dei giovani. Ed è per questo che sto ascoltando la playlist Indie Italia di Spotify, interrotta dalla pubblicità di un’altra playlist perché a Noisey non c’è budget per un account premium. L’idea è di capire che cos’è questa cosa che chiamiamo ITPOP, usando il (diciamolo, molto appropriato) termine coniato dalla massoneria dell’indie italiano.

L’ITPOP, tanto per cominciare, è il figlio adolescente dell’indie italiano; se qualche anno fa i suoni erano ancora legati a un certo retaggio alternative (penso a Zen Circus, Teatro Degli Orrori, Ministri), l’attenzione della scena si è piano piano spostata su sonorità più morbide, prima con verbosi cantautori armati di pianoforte e chitarra acustica e poi, lasciandosi alle spalle anche l’ultima traccia di serietà adulta, con un approccio più leggero, che ha preso in un certo senso una vita propria.

L’etichetta ITPOP, come tutte le migliori etichette, si applica a una pletora di stili diversi. Ci sono le serenate trap, c’è l’intimismo cantautorale, c’è il pop ironico che si mescola con la house music, c’è il revivalismo romantico all’italiana. È inutile quindi cercare di parlarne dall’esterno come di un fenomeno unico e unitario, ma mi piace l’idea di vivisezionare un po’ questa scena.

La corrente interna che ha maggiormente attirato la mia attenzione, per la sua peculiarità, è quella di un sottogenere che si potrebbe chiamare retro-romantic o old-romantic. Le sue origini sono da cercare in album come Fuoricampo dei Thegiornalisti, Egomostro di Colapesce e nell’estetica degli Ex-Otago, ma probabilmente anche nell’ondata globale di recupero della muzak anni Ottanta – la stoffa con cui viene tessuta la vaporwave.

Si tratta appunto di un pop retrò che fa massiccio uso di synth, piano elettrico, ritmi funk/soul a transistor e voci morbide e sussurrate, praticamente una versione aggiornata al 2018 di “Barbara” di Enzo Carella, ma per sua stessa natura (sono passati 40 anni) più superficiale, effimera, generica e, appunto, quasi programmata, come una musica da ascensore, come il suono di un videogioco ambientato nella Milano Da Bere. Esempi perfetti di questa categoria sono “Le 4” di lemandorle, “Blatte” di Colombre e Iosonouncane, “Da qualche parte” di Diamine, “Le luci rosa” dei Cambogia (che riesce quasi a sembrare un pezzo degli 883 ascoltato da un nastro consumato), “30 40 50” di Bianco, la nuovissima “Fuji” di Delmoro che poi sarebbe il singolo che ha scatenato questa riflessione sulla chat di redazione.

Ma all’interno dell’ITPOP si fanno rientrare anche i “fuoriusciti” dalla scena rap come Coez, Carl Brave X Franco 126 o Frah Quintale, mentre resistono soltanto parzialmente reinventandosi “vecchie” glorie come Zen Circus, e i sopracitati Ex-Otago e Colapesce. Qualcuno preferisce il formato più tradizionale della ballata da pianoforte, come il re della scena Calcutta, oppure Galeffi, qualcun altro rimane fedele a un approccio indie rock, ad esempio Maria Antonietta. Poi c’è la gioiosa elettronica più moderna e da ballo incarnata da Cosmo. Allo stesso tempo qualcuno degli iniziatori passa di categoria: i Thegiornalisti, in maniera quasi impalpabile, hanno scavalcato il basso muretto che separa l’ITPOP dal pop senza prefissi. Come hanno fatto? Fondamentalmente, hanno smesso di essere degli squattrinati romantici.

Dal punto di vista tematico, infatti, volendo generalizzare, è la musica della classe disagiata, quella descritta del saggio di Raffaele Alberto Ventura uscito l’anno scorso: “un esercito di venti-trenta-quarantenni, decisi a rimandare l’età adulta collezionando titoli di studio e lavori temporanei in attesa che le promesse vengano finalmente mantenute”. Il suo immaginario lirico è escapista e poggia le sue basi su un nichilismo chic, una depressione cool, in cui si celebrano la pigrizia, l’innocenza e il superficiale sentimentalismo bohémien che deriva dall’aver letto troppo presto e in un contesto forse sbagliato i classici Einaudi. Se questa descrizione ti sembra troppo semplicistica, rifletti con me sul fatto che un progetto come Cambogia sia riuscito a raggiungere un certo successo semplicemente mettendo insieme a tavolino una serie di luoghi comuni basati su questa pura estetica.

Se non vogliamo ascoltare i testi basta guardare i video. In un fulgido esempio di male gaze, molti clip dipingono un “mondo perfetto” fatto di appartamenti arredati dalla nonna in cui giovanissime ragazze, tutte magre, more e minute, ballano, lottano, amano, bevono e litigano, spesso in mutande; è una caleidoscopica riproduzione delle fantasie di ogni adolescente italiano dotato di una cuginetta più o meno della stessa età. Allo stesso tempo, scorrendo la playlist di Spotify di cui sopra, le uniche due donne vere che trovo sono Maria Antonietta e Anna Viganò aka Verano – ma di certo non mancano quelle fittizie, oggetto di quasi tutte le canzoni ivi contenute.

Ora il vecchio scoreggione dentro di me ha preso il sopravvento, ma non voglio dire che in questo genere non si trovino momenti di ottima musica. In generale trovo molto interessante una generazione di musicisti che sceglie di riprendere in mano la lezione dell'Italia più folgorata, anche se gradirei meno citazionismo, meno mondi fatati in cui tutti sono belli e scopano e si divertono, e un po' più di sincerità, di mondo reale, di onestà intellettuale. E donne.

Ma la grande figata del pop è che per quanto un testo possa essere stupido, per quanto un suono possa essere pacchiano, per quanto un accento possa essere irritante, quando un ritornello funziona nessuno lo può negar. Quindi, ok: benvenuto ITPOP. Sappi che ti teniamo d’occhio.

Giacomo è su Instagram.

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