Wandl è un frullatore di generi

Wandl è nato tra le montagne dell'Austria, fa hip-hop e lo-fi, cloud rap e indie da cameretta: è un artista completo come pochi in Europa. Suonerà in Italia per la prima volta a Linecheck, e lo abbiamo intervistato.

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21 novembre 2017, 1:48pm

Al mondo ci sono migliaia di persone che producono beat e ci cantano sopra. Molte prendono dei modelli di successo e li imitano, cercando quindi di grattare un po' di fama entrando in scia a esempi virtuosi. Un modello può essere la Grimes di Visions, e quindi un synthpop mezzo ballabile mezzo concettuale; un altro il James Blake del primo album, tra post-R&B e cantautorato pianistico, un altro ancora il neo-soul patinato alla Chet Faker. C'è poi chi prende tutti questi elementi, li fa passare in un frullatore aggiungendoci altre dieci cose che aveva in dispensa e crea uno smoothie sonoro rinfrescante e granuloso. L'austriaco Wandl ricade in quest'ultima categoria.

Wandl fa elettronica, ma fa anche R&B, ma suona anche il pianoforte, ma sembra anche un rapper, ma produce anche beat hip-hop, ma sembra un sadboy svedese, ma ha un elemento lo-fi mezzo SoundCloud mezzo indie rock da cameretta. E canta in un modo non invasivo, senza usare il beat come una scusa per mettere in mostra vocalizzi forzatamente emotivi ma confondendosi tra le pieghe delle sue canzoni, che strisciano suadenti e pericolose come mamba neri tra le frasche. Qua sotto potete ascoltare quella che credo essere la sua canzone migliore, "Window Color, il cui video rivela anche una certa passione per quelle cose volutamente amatoriali super aesthetic che hanno fatto scuola nell'internet musicale contemporaneo.

Wandl riesce inoltre a trasportare benissimo dal vivo la poliedricità delle sue registrazioni. Non schiaccia un tasto per poi mettersi a cantare, ma suona il pianoforte con la leggerezza e la precisione di una zanzara d'estate, crea glitch e imperfezioni spippolando freneticamente con la sua strumentazione, si concede momenti in cui canta a cappella e altri di puro caos vocale. L'influenza hip-hop in ciò che fa è palese anche nel modo in cui snocciola parole: non si capisce se il suo è un flow pachidermico o un cantato da slacker urbano. Oltre alle sue cose soliste—che comprendono diversi singoli e un album, It's All Good Tho, uscito lo scorso giugno—ha scritto un album assieme a Crack Ignaz, un rapper del collettivo Live From Earth di cui fa parte il rapper più visionario delle Alpi, cioè Yung Hurn.

Ho chiamato Wandl su Whatsapp per chiacchierarci prima del suo primo concerto in Italia di sempre, che si svolgerà questo venerdì a BASE, a Milano, all'interno dell'edizione 2017 di Linecheck Festival. Abbiamo parlato di quanto crescere tra ascolti anche diametralmente opposti lo abbia aiutato a creare qualcosa che suoni nuovo, di come cantare in inglese quando non è la tua lingua madre impatta la tua credibilità, e dell'album hip-hop austriaco che aveva anticipato tutta l'ondata purple lentissima capitanata dal primo A$AP Rocky.

"Fever" o, James Blake fatto meglio con l'estetica naturalista/black metal e i vestiti da sposa.

Noisey: Ti ho visto dal vivo senza conoscerti e sono rimasto stupito. La particolarità del tuo concerto è la sua pluridimensionalità. Cioè, non sei un tizio che arriva, schiaccia un tasto, suona due cazzate e canta. Fai un sacco di roba, sul palco, e la fai davvero bene.
Wandl:
Ho cominciato in un modo davvero minimale, facevo solo partire le strumentali e ci cantavo sopra. Mettevo qualche effetto sui beat e finita lì. Ho fatto il mio primo concerto dietro a un telo perché mi vergognavo! Il ragazzo che ora mi fa le luci ci proiettava sopra delle cose, e abbiamo cominciato così. Per un periodo ho suonato dietro a un tavolo su cui appoggiavo tutta la strumentazione. Poi per questo album ho inserito il pianoforte, e non posso più nascondermi.

Mi racconti in breve il viaggio musicale che ti ha portato a produrre beat in questo modo?
Ci provo! Sono cresciuto in una famiglia dove si ascoltava e faceva molta musica, mia madre insegna musica e suona molto bene il piano. I miei mettevano su più che altro classica, e mio padre ascoltava roba tipo Van Morrison, i Police... il primo CD che ho mai comprato è stato dei Gorillaz...

Sì, ho letto un'intervista in cui parlavi di quell'album! G-Sides, giusto?
Sì, è ancora uno dei miei preferiti! L'ho ascoltato così tanto... ho un sacco di ricordi, avevo sei anni quando l'ho sentito la prima volta se non sbaglio. Mi affascinò davvero per la sua stranezza... c'è questa traccia in cui Damon Albarn usa la sua voce in un modo così strambo quasi insopportabile, che mi è rimasta dentro. Ascoltavo molto anche i Nirvana, i Prodigy. Mi sono appassionato di metal. Un sacco di roba diversa. Anche al grindcore... ho avuto un sacco di fasi!

E quand'è che l'hip-hop è entrato nella tua vita?
Ascoltavo molto rap austriaco quando ero piccolo. Insomma, era nella mia lingua natia, quindi era naturale per me rivedermici dentro. Ovviamente ascoltavo anche Eminem, compravo i sui CD e li ascoltavo nella macchina di mia mamma.

Parliamo di rap austriaco! Io conosco bene solo Yung Hurn, che è davvero un eroe. La mia preferita è "Opernsänger". Consigliami qualcosa da ascoltare.

Il mio grande classico è Versager Ohne Zukunft di Kamp, i beat sono di questo DJ che si chiama Whizz Vienna. Le produzioni sono fantastiche, sono molto lente e hanno praticamente anticipato tutto il movimento purple swag alla A$AP Rocky, dato che è uscito nel 2009. Roba da 60bpm, e lui parla di depressione, delusioni amorose, roba brutta ma raccontata in un modo molto divertente ed empatico. E ovviamente ci metterei anche Crack Ignaz, il rapper con cui ho fatto un album.

"IKARUS" di Crack Ignaz e Wandl.

Come descriveresti l'approccio che la scena austriaca sta tenendo nei confronti del rap che viene da altri paesi?
Penso che stiamo cominciando leggermente ad aprirci, soprattutto nei confronti delle robe francesi. Come in tutta Europa, i PNL sono diventati davvero famosi anche da noi. Ma dato che le radici dell'hip-hop affondano nei dialetti e nei giochi di parole, se non capisci la lingua che sta venendo usata sono i pezzi a dover essere eccezionali musicalmente per riuscire a oltrepassare i confini. Il che non succede troppo spesso. A proposito, devo citare Fid Mella! Sto lavorando con lui in questo momento, è un mio caro amico. L'ho conosciuto un anno fa, e ci siamo messi a fare beat assieme praticamente da subito. Lui ha prodotto molti rapper italiani, quindi cerca sempre di farmi ascoltare roba vostra!

Hai cantato in inglese fin dalle tue prime cose o c'è stato un processo che ti ha portato a sceglierlo?
Ci ho pensato molto. Ho sempre cantato in inglese... per me è molto difficile cantare canzoni serie in tedesco. Non mi piace molto il mio dialetto, i miei genitori lo parlano ma non l'hanno trasmesso a me e mia sorella. Quindi quando parlo sembro più tedesco che austriaco, mi dicono! Tutte le cose che ho scritto in tedesco sono davvero sarcastiche e divertenti, non sono ancora capace di usarlo per esprimermi come voglio fare ora.

Un paio di grandi problemi del cantare in inglese, se sei italiano, sono la pronuncia e la correttezza grammaticale. Spessissimo si sente l'accento di chi canta, e il risultato non è convincente. Da cui la domanda, "Perché dovrei ascoltare una copia italiana quando c'è già l'originale?" Tu invece sei molto convincente. Com'è la situazione in Austria?
Chiaramente penso sia molto importante cantare bene in inglese, suonare autentici, e ci si rende conto praticamente subito se una persona è convincente o meno. Sono sempre molto critico nei confronti delle mie cose. Provo davvero a non imitare troppo dei modelli e a lasciare scorrere il linguaggio in modo naturale. Penso a gente come Soap & Skin: il suo accento austriaco si sente, ma non importa perché si percepisce che sa quello che sta cantando. Lo stesso vale per Björk, si sente che ha una pronuncia marcata ma non importa. Non credo che sia fondamentale avere una pronuncia perfetta. Però c'è questa canzone che ascolto un sacco e mi spacca dal ridere... è un tizio francese che canta in inglese malissimo, però è figo! "Allo Atchoum Darling" dei Soundforce. Non riesce a mettere insieme tre frasi... "Hello baby, you are very erotic!" Sembra un turista che parla a una tipa in discoteca.

Un'ultima cosa. Percepisco un'influenza lo-fi in quello che fai, sia nella musica che nella tua estetica. Ci sono molte parti glitchate nei tuoi beat, ma anche la tua estetica è molto minimale. Ci vedo certe cose dei Sadboys.
Sì, mi piace molto Yung Lean! Non ho ascoltato il suo ultimo album, ma "Red Bottom Sky" mi è piaciuta tantissimo. Quel movimento è una vera figata, e mi piace molto il loro atteggiamento. Fai tutto da solo, ed è ok se quello che esce è un po' strano. Va bene registrare male, non è una cosa negativa. Puoi trarre vantaggio dalle imperfezioni. Anche Yung Lean non sapeva parlare bene inglese all'inizio, ma non gliene fregava niente! Faceva quello che gli pareva, ed era super divertente! Credo che quello che mi attira del lo-fi sia il senso di nostalgia che suggerisce. Forse mi fa scattare dei ricordi, ma ogni volta che sento qualcosa di un po' granuloso e crudo sento qualcosa dentro. E si crea una frizione per cui nasce una connessione migliore e più particolare con chi ti ascolta.

Wandl suonerà venerdì a Milano a Linecheck Festival.

Ascolta It's All Good Tho su Spotify: