Il meglio del peggio delle compilation natalizie italiane

Le feste sono finite, è passata pure l'epifania. Ma se pensate di essere depressi, aspettate di ascoltare queste compilation d'epoca.

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gen 7 2016, 2:11pm

"Se mi è concessa la rivendicazione, fui proprio io a proporre a Giuni Russo di registrarla per la prima volta: accadde nel 1983, mentre progettavo 'Natale con i tuoi...', primo album di canzoni natalizie appositamente realizzate da cantanti italiani. Ricordo ancora il lungo brivido che mi percorse quando Alberto Radius mi fece ascoltare un nastrino (altri tempi...) con il primo mixaggio del brano eseguito da Giuni Russo"

Franco Zanetti – Rockol 25 dicembre 2002

Sì ragazzi d'accordo, avete ragione: Natale è finito da un pezzo, capodanno anche ce lo siamo levato dalle palle e l'epifania era ieri, ma io non riesco a togliermi dalla testa la sensazione delle feste e ho ancora pandoro e spumante a portata di mano. Lo confesso, amo la famosa tirata da fine dicembre al sei gennaio, mi ricorda la scuola, quando davvero l'epifania tutte le feste si portava via. E allora, proprio per portarci via tutto, stavolta Italian Folgorati analizza due fra le compilation di Natale più controverse degli anni ottanta: Natale Con I Tuoi del 1983 e E Le Stelle Stanno A Cantare del 1986, entrambe sulla famigerata etichetta CGD, ad argomento natalizio, capodannesco ed epifanico in salsa di pop estremo. E avendo parlato ampiamente negli anni trascorsi di alcuni degli autori coinvolti in queste raccolte, è per noi un perfetto "riavvolgimento di nastro".

Dicevamo nel precedente articolo che durante le feste si sprecano le operazioni commerciali: a volte per motivi di carità, spesso pelosa, ma comunque velate di un prevedibile sobrio buonismo. In questo caso, invece, voliamo diretti nell'allucinazione: anzitutto con Natale Con I Tuoi, che pare miri a far cassa e basta (se sbalio corigetemi), con versioni para-elettroniche di brani tradizionali natalizi e alcuni brani originali ripescati. Gli artisti ovviamente provengono dalla scuderia CGD ma incredibilmente sono quasi tutti vestiti di sintetico, anche chi non ti aspetti. Consigliato l'ascolto in cassetta, poiché l'atmosfera carica di Dolby si fa pesantemente minimal synth. Anche la copertina è di un tremebondo nero con al centro un abete che ricorda più la bandiera del Libano che altro. L'allusione è talmente sospetta che l'anno dopo sarà ristampato con copertina censurata e sostituita da un rassicurante e "televisivo" albero con le foto dei partecipanti. Ciò non toglie smalto al contenuto, che rimane a più fasi indigesto.

Ad aprire le danze ci sono... guarda guarda: i Pooh che, unici del lotto, ci propongono una canzone natalizia moderna, ovvero la celeberrima "Happy Xmas (War Is Over)" della premiata coppia Lennon-Ono (nell'82 incontrarono di persona la Ono a New York chiedendole il nulla osta per la cover). Il brano è chiaramente posto all'inizio in maniera "politica", come da testo, e differisce dalla versione originale per un maggiore uso di elettronica, con Fairlight che fischia e batteria elettronica a pad col rullante pitchato quasi a rallenty. Reduci da Tropico Del Nord, ovvero la fiera dell'hi tech dell'epoca, qui i nostri cercano senza successo di rendere più caldo quel suono che poi porterà direttamente ad Aloha con il suo drugapulco ante litteram. A parte questo esperimento che riguarda solo l'evoluzione del loro sound, nessuno stravolgimento armonico/melodico (viene solo eliminato l'inizio con gli auguri reciproci di Yoko e John, pensate farseli reciprocamente in quattro che palle…).

È solo nel secondo pezzo che il delirio parte veramente: non poteva che essere il narciso Ivan Cattaneo, infatti, a prendere "tu scendi dalle stelle" e farla diventare un inno alla venuta degli UFO. In effetti la versione di Ivan sembra avallare l'ipotesi ufologica di Gesù come "alieno rivelato" agli uomini, un pleadiano (di scottante attualità viste le recenti conferenze dell'Osservatorio Astronomico Vaticano). Di conseguenza, col fido Cacciapaglia, tira fuori una versione da fantascienza, meccanica come il carillon di un presepe. Ritmicamente farebbe oggi la gioia di DJ PayPal, dal quale auspichiamo presto una cover o un sample.

Si prosegue con una gemma: ovvero una versione tutta pad sintetici, arpeggiatori serpeggianti e campanelli campionati di "Adeste Fideles" interpretata alla grande da Giuni Russo. La quale sovrappone la sua voce per svariate volte, ricamando controcanti avvolgenti ed epici, come in una cattedrale nucleare. Grandissima performance, tanto da essere reinserita nella ristampa in cd del suo capolavoro Energie, uscito l'anno prima. Dirige l'orchestra sintetica Alberto Radius col fido Carrara, freschi del successo di Battiato.

Poi, a un certo punto, arriva la colonna sonora del viaggio dei Re Magi. Dario Baldan Bembo impazzito mette una drum machine in controtempo, attacca i tastieroni e ti fa una cover di "Mull of Kintyre" di Paul McCartney che forse poteva stare bene in McCartney II . Non è propriamente una canzone di Natale se non si contestualizza che nel 1977 Macca la fece uscire proprio prima delle feste, ottenendo un successo strepitoso. Il Baldan era altresì reduce dal grande successo di "Amico È", altro inno da stadio allo stare insieme in serenità, ma senza la caratteristica attitudine psichedelica di questa cover.

Dicevamo l'amicizia: sentimento che a Natale va per la maggiore. Ma la versione di "Little Drummer Boy" che ascoltiamo subito dopo è paradossalmente interpretata dai Red e Toby della canzone italiana, le nemicamiche Donatella Rettore e Caterina Caselli, la quale per l'occasione ritornava a cantare dopo eoni di silenzio. Probabilmente ispirate dal duetto Crosby / Bowie, poiché nell'82 uscì proprio come singolo, con estremo disappunto di David. Brano tipicamente epifanico, con la storia del tamburino circondato dai magi: non avendo nulla da regalare a Gesù gli suona un bel paradiddle (complimenti). Anche qui una caterva di syntazzi a molla, nello stile dello sfortunato album Far West. Arrangia Pinuccio Pirazzoli (già con GG Tonet e Mauro Pelosi) per una befana all'insegna della freddezza sotto i LED delle lucette di Natale.

L'ultimo pezzo del lato A è quello che rappresenta al meglio il dadaismo di questo disco: un monologo di Roberto Vecchioni su un pesante tappetazzo ambient di synth, con cori in tedesco ovviamente sull'aria di "O Tannebaum". Nata con l'idea forse di emulare Esopo, "Dalle stelle alle stalle", come da titolo, è un pezzo scherzoso: tanti animali in crisi durante l'anno, e i coniglietti "prendono le pillole". D'altronde la stella è così bella che sembra ancora finta (forse facendo eco al Dalla de "Il Cucciolo Alfredo"). Reduce da Hollywood Hollywood, Vecchioni spara sintesi come se non ci fosse un domani, cosa che il Lou Reed di Hudson River Wind Meditations avrebbe apprezzato.

Il lato B purtroppo inizia con un'interpretazione da crooner di Celentano su "Bianco Natale". Non che sia uno schifo, però nulla ci azzecca con il resto, venendo direttamente dal 1970 e da uno dei primi esperimenti natalizi pop in Italia, ovvero l'album Il Forestiero. A parte questa curiosità, siamo fuori tempo massimo: anche se alla fine può funzionare se si ha un caminetto. In caso di stufa elettrica, aridatece la sintesi.

Meno male che, tornando alla freddezza, ci si congela subito con i neon di "Jingle Bells", interpretato da una scoppiata Heather Parisi e arrangiato in maniera quasi hip-hop da un Fio Zanotti ispiratissimo quando ancora bazzicava il giro Marzio (quindi disco con bassline killer ecc). Produce Franco Miseria che ricordiamo non solo per le coreografie di Fantastico ma anche per aver scritto "Superman Supergalattico" per un'esordiente Milly D'Abbraccio (ovviamente prima che facesse le sozzerie).

Purtroppo siamo costretti ad ascoltare subito dopo un Riccardo Fogli del '79, riciclato dal disco Che Ne Sai. Il pezzo è condito da Lucariello, che riesce a rendere spettrale anche una semplice canzone di Natale. Anche qui però siamo lontani dal Fogli di Matteo e lontani dai sequencer. Diciamo che è anche un po' una palla, e non di Natale.

Dovrebbe rimettere i puntini sulle I Josy A. Nowack, paladina dell'italo disco e nota per la sua versione anglofona di "Polvere" di Ruggeri. Invece, nonostante i bassi sintetici, tira su una versione un po' troppo standard di "Go Tell It To The Mountains", di cui si salva solo una parte di violini arrangiati da Lucio Fabbri (già nella PFM e autore delle svisate in Hibernation dei Krisma). Con un mix diverso i bassi avrebbero avuto più respiro, come nel troppo sottovalutato Love You dei Beach Boys.

Diversa l'atmosfera con Pierangelo Bertoli, che la butta subito cosi " Quando è arrivato dicembre viene Natale è l'anno vecchio è marcio e degradato, mi sembra a volte che sia giunto il giorno". Insomma, allegria! Anche qui tappetazzo di pad e una batteria elettronica che in Pierangelo ho così sentito solo nell'isolata "Nel 2000". Bertoli fa anche gli auguri a Caterina, in questo caso proprio forse la Caselli. Il testo è però tratto da "Auguri Caterina" presente nell'album S'at vien in ment del 1978, tutto in dialetto modenese, mentre la musica è la tradizionale "Amazing Grace" tanto amata dagli zampognari.

Il disco si chiude con una forte sensazione di guerra fredda/olocausto atomico in arrivo che è sicuramente il giusto sentimento natalizio per la "generazione elettronica" di Cameriniana memoria. In un certo senso, il nero della copertina fu tristemente profetico, vista la terribile strage del treno 904 accaduta il 23 dicembre 1984, che in piena ristampa del disco devasterà gli italiani. Nonostante questo, sarà l'ottantreesimo album più venduto dell'anno.

Ma veniamo invece al secondo album compilation, E Le Stelle Stanno A Cantare . È il 1986 e alla tensione della guerra fredda si sostituisce l'ottimismo da Glasnost: l'operazione vede la spudorata sponsorizzazione della Coca-Cola, ma quello che risulta più strano è che i Pooh sono ONNIPRESENTI. Troviamo un inedito, "Forse Natale", che il quartetto ha sempre cercato di seppellire nell'oblio, in quanto spianellata di piano elettrico FM scritta in due minuti e mezzo: non è infatti apparso su CD fino al 1995, per la gioia dei collezionisti.

Poi troviamo Lena Biolcati, protetta di Stefano D'Orazio, che ci fa una Christmas Carol da accendini, tutta sintesi FM ma con un pessimo piglio da sigla del telegiornale. Il resto della raccolta (a parte gli inutili ripescaggi di Baglioni e Morandi sui quali sorvoliamo e un buon Ramazzotti targato però "Nuovi Eroi") vede due brani di un certo interesse: il primo è "La luce delle stelle" di Gianni Togni, anche lui ex protetto di Red Canzian, che ti tira giù un pezzone synthpop tipo Carpenter leggero, dominato da tastiere algide venute proprio dalla luna come da titolo del suo brano più famoso. Volendo starebbe bene nel repertorio degli Erasure.

Il secondo invece è opera di Enrico Ruggeri, il quale è poco Presente. Si lascia sfuggire l'occasione di scrivere un testo all'altezza del "Natale Di Paura" che accenna in una riga: non è approfondita per un cazzo questa storia di due amanti che si scrivono telepaticamente. Musicalmente, invece (a parte la presenza di Franco Monaldi, anche lui collaboratore fisso dei Pooh), l'idea del loop armonico sostenuto da percussioni metalliche e cori artificiali tipo OMD, probabilmente parto di un Emulator, restituisce l'attualità minimale del pezzo, nonché quell'hangover da spumante (Enrico lo recupererà purtroppo per il disco Il Regalo Di Natale, di dubbio gusto già dal titolo).

Ciliegina sulla torta, Raffaella Carrà: "Buon Natale" è una specie di ruota libera delirante: "buon Natale a chi solo muore", "buon Natale a un viaggiatore spaziale", "buon Natale a chi stasera sta male", "buon Natale a chi mi vuol male" sopra una base tipo pubblicità della Coca-Cola, come dire: apocalittica e integrata. La bibita, infatti, pone il sigillo alla fine del disco con una versione commercialmente meno esplicita della famosa "Come vorrei un mondo che cantasse insieme a me", quella dell'albero di esseri umani famoso spot della multinazionale. Pace in terra ma anche pance a terra, gonfie di gas.

In conclusione che dire: forse oggi ci mancano operazioni di questo tipo che, se non altro, sono curiose. Alla fine a Natale se il regalo fa schifo, te lo tieni; alla Befana se trovi il carbone, devi abbozzare. Speriamo non sia il vostro caso: per ora vi auguriamo un buon post-epifania con questa citazione della Carrà, da cantare in coro sotto la calzetta: " oh oh oh oh oh ohooo / oh oh oh oh oh ohooo / oh oh oh oh oh ohooo ohooo".