Tutte le foto sono di Melania Andronic.

Il Wing Klan vola alto su Roma

Quello di Joe Scacchi e Tommy Toxxic è un rap allucinato e confuso, figlio di Internet, della Playstation e della Capitale.

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ott 5 2017, 9:14am

Tutte le foto sono di Melania Andronic.

Oggi sul nostro canale YouTube inizia la nostra rubrica di anteprime video. Si chiama PREMIERE, i primi protagonisti sono i romani Wing Klan con "M. Schumacher". Qua sotto la nostra intervista con loro.

L'ascesa della Dark Polo Gang, che in questi ultimi due anni ha letteralmente scalato le classifiche del rap italiano, ha avuto un impatto decisamente positivo all'interno della scena del rap romano, una scena di cui infatti scrivevamo in termini piuttosto apocalittici qualche tempo fa: a Roma non si erano mai visti così tanti collettivi ed artisti giovani tutti insieme, dai 126 alla BPR SQUAD fino ad Achille Lauro e Rasty Kilo, giusto per fare un po' di name dropping e come lo stato di salute musicale della Capitale sia decisamente buono. La particolarità è che ognuno di questi artisti ha dato un apporto decisivo ed unico alla formazione di uno scenario artistico il più composito e variegato possibile (il grime di Rasty; l'estetica gender fluid di Lauro, e così via), e finalmente oggi si può a pieno titolo parlare di una nuova scena romana.

Questa settimana, Noisey vi presenta due nuovi gruppi romani che dovete assolutamente tenere sott'occhio e che si muovono all'interno del solco tracciato dai nuovi pionieri di cui abbiamo detto sopra. Oggi parliamo del Wing Klan, un duo composto da Joe Scacchi e Tommy Toxxic (Goya), i due rapper più vaporvawe, acidi e introspettivi di tutta la scena romana. I loro video, immediatamente riconoscibili, si discostano dai classici topoi ormai consolidati della scena trap nazionale: basti, a titolo di esempio, il video di "Mal di testa", esemplificativo dell'attitudine di due giovani cavallini che sanno perfettamente dove stanno andando e dove vogliono arrivare.

Noisey: Iniziamo con una domanda abbastanza scontata: perché vi chiamate Wing Klan?
Joe Scacchi: Perché Wing, zì, è ali. Noi voliamo. La nostra generazione, quella di internet, ha i giorni "volatili". Guarda anche tutto il fermento vaporwave che si sta generando nel mondo. La verità è che tu puoi usare internet anche a tuo vantaggio, sicuramente—però comunque ne rimani infognato. Instagram ce l'hai per forza se hai una certa età...
Tommy Toxxic (Goya): "Wing" è una cosa che nasce tantissimo tempo fa, in maniera del tutto naturale. Quando ci siamo conosciuti avevamo dieci, undici anni. Adesso addirittura viviamo nello stesso quartiere, qui vicino [indica le sponde lungoteverine, nda]. Già la parola in inglese, wing, ti porta al fatto di "volare", come "voli" con Internet Explorer. Poi, insomma, a Roma ci stanno un sacco di uccelli e ci piaceva un botto avere il clan che vola. Volare è la più grande ambizione dell'essere umano da sempre, se ci pensi.

Wow! Di solito quando chiedo ai gruppi perché si chiamano come si chiamano le risposte che arrivano sono un po' trite, ripetitive, superficiali. Mi avete spiazzato con tutta questa simbologia.
Tommy: Adesso già a tredici anni puoi palpare già tutto. Hai i porno, esci di notte, è come se avessi già quarant'anni, e questo perché tutti i confini generazionali sono caduti. Internet è stato un po' il decollo, in questo senso.
Joe: il concetto del digitale infatti è molto forte anche nelle nostre grafiche, nei video e in generale un po' dappertutto, perché è un tema che ci interessa molto, e col quale abbiamo a che fare tutti i giorni, come del resto tutti, ormai...

Com'è che li chiamano quei millennial che sono cresciuti quando internet era già capillarmente diffuso grazie agli smartphone? Non ricordo.
Tommy: Tipo gli ultra-millennial, qualcosa del genere...

Sì, una cosa simile, però nell'espressione che ho letto si parlava di "generazione" qualcosa.
Joe: calcola che noi vogliamo arrivare proprio a questo tipo di pubblico, è a loro che miriamo. Noi siamo la generazione della Playstation 1 e dei cartoni della Disney, mentre adesso c'è lo smartphone che assorbe tutto.
Tommy: Prima i venditori ambulanti avevano i giochi taroccati della Playstation 1, mentre adesso hanno i fidget spinner. Ve lo ricordate Tekken? E Lara Croft? Quando ti metteva quelle due brocche in faccia, mamma mia.

Non avevo mai sentito il termine "brocche" per indicare le "tette". Ma il vostro rapporto con la tecnologia qual è, nel concreto? Personalmente sono quasi sempre irreperibile in digitale, e questo perché me la vivo proprio male. Bukowski, nel suo diario, scriveva che un uomo è destinato a rimanere infelice se non viene lasciato in pace neanche sulla tazza del cesso.
Joe: Il nostro rapporto è conflittuale ed è anche normale che lo sia, considerando che con internet ci dobbiamo avere a che fare per forza. Come fa a non essere conflittuale un social network che non dico ti richiede, però sicuramente ti incoraggia, a mostrarti come non sei nella realtà?

I Rich Kids di Instagram.
Tommy: Io penso che entrambi odiamo tutta questa faccenda, però a me in particolare piacerebbe proprio annientarlo l'internet.

Lo penso anche io, spessissimo.
Tommy: Le persone non sanno usare internet, è questa la verità. Te pensa che adesso, in un periodo storico in cui il mercato del rap è saturo, SoundCloud è praticamente deserto. Una piattaforma che è pensata proprio per quello, per farti sputare merda, non viene utilizzata per quello... non ha senso. Noi fortunatamente abbiamo alle spalle delle persone che ci hanno inquadrato, che ci aiutano a gestire YouTube e l'estetica, a limitare i travisamenti che internet si porta sempre appresso.
Joe: Ha anche un lato positivo internet, però, e adesso non dobbiamo dimenticarcelo. Se stiamo qua a parlare con te è grazie ad internet, per esempio. L'importante, alla fine di tutto, dare alla gente solamente quello che vogliamo dare, senza farci condizionare mentalmente dai social, dai like, da Facebook... perché poi le persone vengono ai live e lo vedono, come siamo realmente.
Tommy: Internet ti distrugge proprio la vita, se non ci stai attento. Uno si sveglia e pensa per venti ore ai like che deve prendere, a che ora deve pubblicare una foto x... internet sfonda un eco-sistema, lo ha già sfondato.
Joe: C'è da dire che in America il mercato è così grande che puoi spopolare pur non usando per niente internet, e questo in Italia non è possibile. È grazie al web se questa estate abbiamo fatto quasi dieci date in giro per l'Italia. È grazie ad internet se poi ti chiamano nei posti a suonare fuori.
Tommy: Senza internet era come nell'ottocento con i menestrelli, certo.
Joe: Noi proviamo, nei pezzi, a far convergere i nostri ego, le nostre diverse sensibilità su questo punto. Magari io sono un po' più aperto e Tommy è un po' più chiuso, però poi di base ci veniamo incontro.

Come mai avete scelto come titolo del pezzo M. Schumacher? In effetti forse la vostra è l'ultima generazione che lo ricorderà come il più grande campione di Formula 1.
Joe: Beh, quando eravamo piccoli per noi Schumacher era il numero 1, non c'era nessuno che andava più veloce di lui al mondo. E poi in un certo senso: noi siamo la Ferrari, che lui ha rappresentato e rappresenta al massimo.
Tommy: Io invece sono M. Schumacher.

Secondo voi il fatto che tutta la nuova scena del rap romano provenga dal centro di Roma, borghese e agiato (eccezione rilevante la BPR Squad), ha qualche significato recondito?
Joe: Beh, aspetta, mica tutti vengono dal centro. Ad esempio Achille Lauro non viene dal centro, e io poi sono di Testaccio, che non è proprio centro centro... quindi non saprei, secondo me è tutto relativo. Noi veniamo tutti dal Virgilio [storico liceo classico di Roma centro, a Via Giulia, nda], non so perché! Anche Pretty Solero, Dark Side della Dark Polo Gang...
Tommy: Secondo me adesso si è creata una specie di coesione sociale, però, paradossalmente, ribaltata. Ovviamente il primo a spopolare fuori da Roma, insieme al Noyz, è stato Achille, e lui è di Serpentara [quartiere delle periferie romane Nord-Est, nda]. Lui e Noyz hanno veramente plasmato tantissime persone. Adesso magari non si scrive più per il sociale, per la piazza. Molti nuovi rapper portano avanti una cosa che è solamente estetica, che fa traboccare il vaso dell'apparire, e quindi c'è chi non può imboccare davanti a una telecamera con la stessa sicurezza di altri artisti che vengono da posti. C'è una differenza di sicurezza.
Joe: Poi però in generale non è vero in tutta Italia che i rapper della new wave vengono tutti da zone agiate. Pensa a Sfera Ebbasta, che viene da Cinisello... anche se certo, Milano è più piccola, e lì probabilmente quelli gaggi lo sono anche troppo e magari non si fanno proprio vedere. I movimenti, comunque, nascono quando più persone ne fanno parte, e quindi se io vedo persone intorno a me che si mettono a fare una certa cosa sono più motivato a provarci anche io: se sento una canzone figa di Ketama anche io sono più motivato a fare una hit.

Come definireste Carl Brave, che per primo vi ha prodotti e incoraggiati a fare sul serio?
Tommy: Nuovo Mozart.
Joe: One man band.

Si può dire che ci troviamo a vivere una nuova Roma? Si può utilizzare questa espressione, secondo voi?
Joe: Certo. Tre anni fa qui non c'era un cazzo, mentre adesso Roma inizia ad essere davvero viva: vedi pure come vanno i live adesso, e come andavano prima. I primi a riempire i posti ovviamente sono stati i Dark Polo, ma il cambiamento vero si poteva percepire soprattutto ai primi live del progetto Polaroid di Carl e Franco e soprattutto al concerto di Ketama ai Magazzini: da lì le vibrazioni arrivavano tipo Jim Morrison. Ora a Roma siamo stati abili a costruire più realtà diverse, ognuna delle quali dà alla scena un suo contributo, un'energia personale. Per dire una cosa stupida: le pischelle, quando c'avevo quindici anni io, mica se lo ascoltavano il rap, anzi. Era una cosa quasi da sfigati.

I vostri video sono allucinati, vaporwave, con oggetti dai confini slabbrati e confusi, molti schizzi di magenta e azzurro. Sono profondamente diversi dal tipico video rap, solitamente molto meno pretenzioso, molto meno curato.
Noi vogliamo fare bordello a modo nostro. I nostri video sono diversi da tutto quello che trovi in giro in Italia adesso, perché il nostro videomaker, Arturo, organizza anche mostre d'arte contemporanea, e li crea a partire dai nostri testi e dal nostro suono. Viviamo in una città con oltre duemila anni di storia e adesso abbiamo gli smartphone: i nostri video tentano una coesione impossibile tra questi due aspetti tra di loro lontanissimi, dai romani ad internet.

A livello musicale, invece? Da cosa traete ispirazione?
Tommy: A livello di ispirazioni musicali veniamo dall'hip hop, che ti ingloba come il rock negli anni '70. Qua siamo nati con Eminem come Gesù e quindi ne siamo stati assorbiti, è chiaro. Anche quando andavi in giro coi tuoi genitori magari in macchina abbiamo tutti sentito a stecca Pino Daniele eccetera... le cose senza tempo le abbiamo sentite tutti.
Joe: Sì, in un modo o nell'altro quando fai musica ti entrano nel cervello.
Tommy: Un po' di tempo fa ho letto in un articolo in cui il giornalista scriveva che, a livello musicale, la nostra generazione è stata condizionata moltissimo, a livello inconscio, dalle colonne sonore dei videogiochi. Io c'ho la traccia "Spyro" in cui all'inizio ho messo il suono del draghetto che raccoglie i diamanti, capito? Questa cosa non va sottovalutata, perché da ragazzini abbiamo passato tantissimo tempo davanti alle console. Pensa anche alla malinconia che ti mettevano i Pokèmon.

Non a caso esistono molte creepypasta a tema Pokèmon, soprattutto su Lavandonia. Tornando all'argomento Roma, quando ho parlato con Achille Lauro, ormai un po' di tempo fa, lui mi ha detto di essersi trasferito a Milano perché lì nella scena ci si dà una mano a vicenda, mentre invece a Roma c'è sempre molta più competizione. Che ne pensate?
Tommy: Secondo me c'è un sacco di fraternità, almeno tra di noi che ci conosciamo. Per stringere la cosa, ovviamente c'è chi ha iniziato a fare il rap un po' prima e quindi ha avuto un certo seguito, e quindi ha preso un po' le distanze, ma per il resto noi abbiamo anche canzoni già fatte con i Tauro, adesso dobbiamo fare la traccia con Carl, Ketama, Sean... quindi in questo senso stiamo a posto. Loro ci trattano—e non solo noi, ma tutti i membri del Wing Klan—benissimo, ci hanno aiutato tantissimo in questo periodo.
Joe: è stato Ugo Borghetti a farci conoscere a Carl, poi qualche mese fa abbiamo aperto una data romana del tour di "Polaroid", un sold out.
Tommy: Il punto, secondo me, è che Milano è organizzata meglio a livello strategico, perché Milano è business, mentre qui a Roma è molto più Texas, è molto più far west: esplosione-genesi / e c'è ancora la fumata. Qualcuno giustamente ha fatto delle scelte e da Roma si è distaccato, tipo Achille Lauro che a un certo punto ha firmato con Roccia Music. Però questa è la nostra città e noi combatteremo fino al giorno in cui moriremo, per lei. Questa città ce l'hai proprio dentro e non puoi più scappare. Milano è Bowser, è il mostro finale: se attecchisci a Milano probabilmente spopolerai ovunque.

Però c'è da dire che la fucina, il laboratorio creativo da cui spesso hanno origine le novità, è proprio Roma. Milano è il banco di prova, è come una catena di montaggio creativa. Polaroid, Dark Polo Gang, 126, sono tutte realtà romane che da qua sono rimbalzate a Milano per poi diffondersi capillarmente nel resto d'Italia.
Tommy: Milano è una città più pettinata, invece Roma è così far west che... ovviamente nel far west c'erano i bori veri e qua no, però comunque a Roma si è capito che la sperimentazione è per certi tipi di cervelli. Milano poi ti apre anche le porte dell'Europa. È tutto a salire, è tutto geografico.
Joe: Roma è una città in cui te non andresti in un locale con la tua pischella, a Milano invece puoi farlo. Comunque il punto è che noi vogliamo portare un po' di Italia in Europa, e per questo abbiamo anche dei pezzi in inglesi, io alle medie ero fortissimo in spagnolo e anche Tommy parla inglese da sempre... noi vogliamo uscire dagli schemi.
Tommy: Milano ha sempre qualcosa che non va. Quando sei a Milano ti senti Jim Carrey in Truman Show, c'è un'aria posticcia. Qualcosa di cartone. Imbocchi nei locali e non c'è nessuno.

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