Guardiamo insieme Sanremo - prima serata

Se è un'esperienza collettiva, almeno l'autolesionismo non è patologico.

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feb 19 2014, 9:20am

"Non me ne frega che è falso, preferisco lui perché anche se fa finta te la mette la citazione di Gramsci, la citazione di Togliatti, pure se è democristiano l'importante è che finga di essere comunista."

Con questa fiduciosa citazione della mia fiduciosa amica Simona ci apparecchiamo fiduciosi a farci penetrare almeno bisensorialmente da questo nuovo Festival di Sanremo.

Nonostante mi fossi recentemente liberata dal fardello, ho guadagnato l'opportunità di redigere la cronaca di questo intenso evento, insieme al mio solido gruppo d'ascolto che in questa occasione abbiamo concordato essere formato non più da esperti ma da opinionisti. Opinionisti.

Inizia una roba a caso con Pif che ci porta un po' di umorismo naif e giovanile. Sarà un festival all'insegna dello svecchiamento tant'è che c'è Frankie Hi NRG MC.

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Mi è scappata una beta dopo questa boutade, forse è carenza vitaminica.

Dal retroscena di Pif si capisce che Fazio sceglie solo sosia della Littizzetto per affiancarlo nella vita.

Tutto sommato questo siparietto iniziale non fa nemmeno così pena, quindi il nostro ottimismo è in qualche modo blandito dalla realtà dei fatti (speriamo che comunque non sostituisca la panoramica trash della città di Sanremo, un classico inevitabile.)

Insomma, siamo talmente ben disposti che qualcuno tra i miei opinionisti afferma addirittura che le critiche a quanto costa San Remo siano superflue—in effetti ci costano di più le auto blu. Questo per dire che davvero nessuno era intenzionato a demolire questa edizione per partito preso, sarebbe stato troppo facile e per difendere Fazio ci vuole tanto zelo, oltre che ottimismo.

Ma finalmente, finita la gag pre-natale, inizia ufficialmente il Festival con un'inquadratura traballante di un tendone su cui è proiettata l'immagine di una scenografia un po' decadente.


Era meglio il render.

Sembra tutto ok, visto che il festival stesso è la quintessenza della decadenza, è bene accettare le proprie caratteristiche e sottolinearle con stile (siamo talmente positivi che ci domandiamo se qualcuno ci ha per caso drogato il cocktail). Nonostante ciò, la mia opinionista grafica mette a tutti la pulce nell'orecchio quando comunica che il pavimento ad illuminati e il montaggio in after effect sono espedienti di bassissima qualità. Ahia. Iniziamo ad avere qualche dubbio già dai primi momenti, tant'è che il sipario si blocca. E questo non è un espediente. Tant'è che il cattocomunista Fabio Von Trier esordisce con un mezzo discorso sulle Grandi Opere in cui a tratti sembra voglia endorsare l'alba di Renzi.

Si mette male.

Urla dalla platea, anzi dalla galleria. Subito un suicida. Anzi due. Dopo primi momenti in cui abbiamo onestamente creduto fosse una citazione di quell'uomo di Baudo, ci rendiamo conto che neppure questo è un espediente.

Lars il catechista intima ai due individui dissidenti, due cassaintegrati campani, di tornare al posto. Gli tirano una lettera, lui promette di leggerla purché non si lancino sulla platea, loro si lasciano catturare dai gendarmi e vengono immediatamente consegnati agli agenti del massacro della Diaz reintegrati nell'Ordine. Meno male che i gestori dei social di Sanremo sanno trattare l'argomento con delicatezza.

Nemmeno @sanremochiuso ha avuto la forza di accanirsi su questa roba.

Seguono momenti di comicità altissima, soprattutto nel sermone in cui Lars tenta di giustificare il fatto che non voglia leggere la lettera e che "il mondo esterno, i problemi che esistono anche quando esiste il Festival" sono solo il mondo e i problemi di cui decide di parlare lui. Torniamo pure all'aforisma iniziale, non lo vediamo tutti leggermente sbiadito? Già.

Di male in peggio, Ligabue.

Come gli artisti che seguiranno, Liga sembra una lesbica. Più nel dettaglio, qualcosa nella linea di brizzolatura che va da Richard Gere ad AnnaPaola Concia.

Dopo che Lars tocca la mano di Dori Ghezzi, Paola Concia si ficca in un omaggio a De André.


Lotta per i diritti LGBT!

Forse verrò scomunicata dall'umanità per questo, ma pensavo davvero peggio. Forse il problema sono quindi le canzoni di Ligabue e non Ligabue stesso.

Non ci libereremo mai di questo stressante ottimismo.

Ma non ci libereremo mai nemmeno di queste dissolvenze sovraimposte.

Commento tecnico sulla scenografia/disposizione dell'orchestra: "Bellissima, mi ricorda il gioco dei Nove!"

Inizia, per la terza volta, ufficialmente il Festival con la Littizzetto accolta da un esercito di glutei.

Sono le nove e mezza e ancora devono cantare tutti quanti, tutti la doppia canzone (argomento che divide molto i miei opinionisti, alcuni sono dell'opinione che sia un ottimo modo di omaggiare gli esordi del Festival, altri, me inclusa, sono convinti che spargendo la concentrazione in un doppio pacco anziché in uno unico, il risultato non cambi, anzi probabilmente abbassi il livello.)

Via con Arisa (una delle nostre favorite, insieme a Noemi ai Perturbazione e a Giusy), che canta una canzone scritta da Cristina Donà, che dovrebbe essere sinonimo di qualità (questa sarà una serata contraddistinta dagli accenti. Donà, Carrà, Marò, fortunatamente assente l'accento sui Modà). In ogni caso, noi opinionisti facciamo il tifo per lei.

La sobria Arisa esordisce con una canzone carina, dalla cadenza trotterellante, un po' Mina un po' Jimmy Fontana. La canzone parla delle conseguenze della canzone per fare un albero ci vuole un seme sulla popolazione fruttariana del nordest dell'Alsazia dopo che hanno scoperto la fisica newtoniana.

Tocca di nuovo ad Arisa. La sua seconda cavalla di battaglia è un plagio testuale di Laura Bono, nonostante non riusciamo a capire di cosa sia un plagio a livello melodico. "Prova a cantarla in Sherazam e vedere cosa esce" mi suggeriscono. Da quando il mio entourage è composto non più di esperti, ma di opinionisti, l'accuratezza dei loro interventi è aleatoria.

Entrambi i pezzi insieme, comunque non sono neanche l'ombra di "La Notte".

La Littizzetto coprolalica come un quindicenne ha rotto onestamente la minchia.

Alla fin della fiera, passa il Plagio.

Lo annuncia Tito Stagno, giustamente un plagio come lo sbarco sulla Luna di Kubrick.

Noto che il mio calzino si integra perfettamente con la scenografia.


Grazie per l'omaggio, Lars!

Torna pubblico dopo anni di inutilità Frankie Hi NRG—confermata la regola per cui, per ora, ogni cantante salito sul palco sembra una lesbica. Appena entrato in scena, ci arriva un messaggio da un opinionista dislocato in un'altra giuria demoscopica: "È già fuori luogo."

Ma il fuoriluoghismo fisico è richiamato dal fuoriloghismo di flow: già se avesse saputo rappare (si dice così?) sarebbe stato ridicolo, così decontestualizzato, ma questo per di più sembra il rap che fanno quelli che non sanno fare il rap, e la canzone è in pratica il prolungamento dell'incipit di "Battito Animale" cantata da Jovanotti e scritto da Povia (variando l'ordine degli addendi il risultato è sempre infimo).

Credevamo che con questo primo pezzo il caro Frankie avesse toccato il fondo, invece ci stupisce con una nuova hit, che porta sul Palco di Sanremo l'unica oscenità che ancora non ci aveva messo piede: i Sud Sound System.

Nonostante le apparenze, questa seconda canzone non si chiama "viva lu sule viva lu mare", ma "PEDALA" ed è un'AGGHIACCIANTE leccata di culo ai fruitori di bici fissa.

Dato che per far cagare del tutto ci mancava solo che il titolo fosse un hashtag, ho deciso di fare questo mio regalo personale a zio Frank e di mettercelo io.

#PEDALA

Ecco, così è un'opera da prolasso uterino al 100%.

Continuo a chiedermi perché oggi Fazio non indossi la maglia "Persona Non Grata". In compenso ha inventato l'iPod.

(Forse fanno così tante pubblicità perché Lars Von Trier ha problemi di prostata.)

Non si capisce per quale motivo Lars tenti di fare le stronzate à la Pippo Baudo riuscendo solamente a darci l'impressione di un'agonia prolungata.

Laetitia Casta canta una canzone dedicata al catechista Fazio che ha convinto i due cassaintegrati (disperati) a desistere dal gesto estremo. Appropriata.

#PEDALA

Alcuni opinionisti qui presenti sostengono che abbiano riciclato la Casta perché siamo al confine con Nizza ed era conveniente.

Segue un siparietto in cui nessuno si aspettava che alla Casta si sarebbe sostituita a sorpresa la Littizzetto. LOL.

Comunque forse l'intenzione di Lars in questi siparietti è far buttare giù altra gente dalle piccionaie.

Ma tentiamo di dimenticarci lo scempio e di guardare al futuro, al nuovo. Antonella Ruggiero. Nonostante la scarsa simpatia che suscita in noi la sua impagliata persona, riconosciamo che essa è forse l'unica in tutto il Festival che può eguagliare Arisa quanto a intonazione.

Sale sul palco e ci aspettiamo che canti "Friday I'm in Love" e "Lullaby" invece le sue canzoni sono entrambe delle nenie in cui non si distinguono nemmeno le parole.

Capiamo che si sta lamentando di qualcosa ma non capiamo di cosa, forse dell'esibizione precedente. La ragazza è l'eterna seconda ma stasera crediamo che possa stare tranquilla perché ha fatto quasi peggio di Frankie Hi NRG.

La sua seconda canzone è "Impressioni di Settembre".

"Mi può dispiacere che la Ruggiero che ha cantato delle canzoni meravigliose oggi porti una canzone di merda? Il suo problema è che come la Claudia Koll e tante altre donne italiane ha avuto una svolta mistica".

Forse è per questo che ha deciso di non usare più i due occhi canonici e guardare solo col terzo occhio.

"Però ha un igienista dentale migliore della Casta"

Arriva un manzo sul palco e la Littizzetto fa battute a sfondo sessuale. LOL.

Ma ecco finalmente il momento più comico della serata, per davvero. L'ingresso di quello che i miei opinionisti, guardando la copertina di TV, Sorrisi e Canzoni, avevano definito "Il signore con gli spicchi d'arancio in testa."

Capiamo subito che in pratica il suo ruolo, al fianco di Gualazzi, è ficcare un innocuo arpeggiator e suonare il basso con le falangette. So Bloody!

Tentiamo subito di decifrare il plagio sotteso al loro pezzo, inizialmente restringiamo il cerchio in quanto "Assomiglia a una canzone del Matrimonio del mio miglior amico" ma poi ci accorgiamo che è qualcosa tra "Natural Woman" e "Come il sole all'improvviso" di Zucchero (però accusare qualcuno di plagiare Zucchero è come accusarlo di rubare una fetta di pane in un bar di Piazza San Marco a Venezia), alla fine concordiamo sia Alicia Keys.

Però forse un problemino con Zucchero ce l'hanno, dato che la seconda canzone del duo è "Baila Morena".

La mia opinionista Simona Bastioni non ha comunque perso il senso dell'umorismo, nonostante la disgrazia in atto, e commenta così: "Per ora lui è il più coerente perché a un Sanremo così ci andrei solo con una maschera in testa".

Ma ecco finalmente sul palco la Carrà che canta una canzone di Bloody Beetroots, oramai detto Bloody.

"Comunque se non ci fosse la Carrà non ci sarebbe stata Madonna"

"Ma chi vuoi che stia a guardare l'Italia?"

"Ma come chi? Michael Jackson"

"Lei è la mia speranza che a continuare a fare la decolorazione non mi cadano i capelli"

"Comunque ha 70 anni"

"Lei è l'unica ad aver parlato dei gay negli anni Ottanta"

"La Carrà ha rischiato di essere TORTURATA perché trattava temi scomodi"

"Se Putin avesse l'eurovisione, ci sarebbe già un'atomica in volo verso la Liguria"

Ed altri aforismi del genere, durante la SOBRIA esibizione di Raffaella, cui segue un altro siparietto LOL della Littizzetto: ha il collarino perché le è venuto un colpo di frusta a imitare la Carrà. Da questo momento in poi molti di voi avranno giustamente spento la televisione, quindi io e la mia giuria demoscopica meritiamo la vostra stima perché nonostante ciò abbiamo continuato a guardare il Festival.

Dopo la manata di ballerini lievemente effeminate, per controbilanciare, tornano le lesbiche sul palco dell'Ariston, questa volta nella persona di Cristiano De Andrè, che canta un pezzo (plagio anch'esso) in cui sembra Fabio Concato con la raucedine.

Il plagio, per chi se lo chiedesse, è qualcosa di indefinito tra "Why" di Annie Lennox, Gotye e i Kings Of Convenience.

Nella seconda esibizione Criber si trasforma definitivamente in Luciano Ligabue—da qualche parte l'universo doveva riprendere l'equilibrio.

Oltre ad essere un plagio della persona stessa Ligabue, i miei opinionisti sostengono che questo secondo brano somigli a "Quella canzone dei Velvet super mega quasi impegnata" ("Dovevo dirti molte cose", NdR)

Arriva a decretare il pezzo vincente la Capotondi, a sorpresa odiatissima da tutti.

Addirittura, alla domanda "È peggio la Capotondi o la Carrà che arringa a favore dei due Marò?" la risposta è stata:

"Comunque la Capotondi non è mai stata la Carrà da giovane."


Tiè!

Come al solito non manca il gruppo che fa una canzone sull'Italia (ved. Emanuele Filiberto "quando ha cantato insieme a Pupo e a Claudio Lippi."—reminiscenza dello storico momento carbonaro in cui l'orchestra ha tirato gli spartiti.), in questo caso tocca ai Perturbazione continuare la tradizione "Sguardo sull'Italia" inaugurata da Elio, marcata dagli Afterhours e affermata da quell'altro trio alternativo di cui sopra.

Noi i Perturbazione li prevediamo secondi dopo Noemi, prima ancora di sentirli, diamo un po' di fiducia a questi GIOVANI ALTERNATIVI.

Il primo brano in gara però non è quello sull'Italia, ma una ballata tutto sommato carina (non mi sento di complimentarla di più perché pure questa è infarcita di plagi, che però non siamo ancora riusciti a identificare del tutto. A prima vista pare "Salirò" di Daniele Silvestri con un testo basato sul libro del Cile, poi c'è qualcosa di Max Gazzè e qualcosa di Max Pezzali, in particolare "Me la caverò"). Se avete altri suggerimenti vi prego di non esitare a inviarmeli.

Ma poi ecco la tradizionale canzone sull'Italia, questa Italia triste e malconcia, ma alla fine vogliamo bene al nostro pazzo Paese.

Dicono che l'eccessiva perturbazione porti a cecità.

Fortunatamente passa l'altro pezzo.

Scusate se mi astengo dal commentare Gramellini, ogni tanto ho problemi di prostata anche io.

A una cert'ora si fa sentire pure la stanchezza, ma giuro che è un miracolo se siamo arrivati fino a qui.

Da una parte la nostra sofferenza è premiata perché, dopo tanti anni, si rivede Yusuf Islam precedentemente conosciuto come Cat Stevens che ora si chiama con una via di mezzo. Nonostante le imbarazzanti domande di Lars, questo è l'unico momento sensato del Festival.


Grazie Alberto perché hai dato a Flavia Vento la voce che lei stessa non ha avuto il coraggio di avere.

Chiude questa estenuante Kermesse (prima o poi dovevo usare la parola Kermesse, scusate) la sexy Giusy Ferreri featuring Bloody Beetroots. Dalla base a cassadritta sembrava, invece no.

Il primo pezzo già è carino, può darsi che arrivi sul podio.

Poi "Ti porto a cena con me"

"Paghi te? Mi viene da chiedere"

Ah, i miei esilaranti opinionisti. Sempre con la battuta pronta.

Be', questa sua seconda canzone, se non fosse che a mio parere vincerà Noemi, dato che ha una trasmissione in canna, è finora la migliore, la possibile vincitrice, (Casalino è sempre una garanzia).

Sembra una canzone di Tiziano Ferro comunque. Il che non è un male. Anzi ha quell'allure del dimenticato Michele Bravi a X Factor quindi carte in regola per la vittoria quantomeno radiofonica.

Ho consapevolmente sorvolato sull'orrendo momento dedicato a Freak Antoni in cui la nostra LOL girl ci delizia con aforismi del buon Roberto, buttati lì a muzzo, ma forse è meglio così perché non avrei sopportato che lo omaggiasse Ligabue o tantomeno una gag del calibro delle precedenti.

Per concludere al meglio la serata ecco la cartolina di Sanremo montata con Photoboot.

Siamo molto stanchi e non garantiamo di poter reggere altre ore di tortura nei prossimi giorni, ma tenteremo di farlo per puro masochismo.

#PEDALA

Se sai di cosa è plagio la canzone dei Perturbazione e vuoi suggerirlo a Virginia, scrivile su Twitter @virginia_W_

Altro riguardo al Festival:

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