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La trap nippo-coreana è il futuro

Dexter Thomas

"It G Ma", il pezzone di Keith Ape, JayAllday, Loota, Okasian e Kohh ha sfondato il muro tra Giappone e Corea, e tra oriente e resto del mondo.

C'è qualcosa di "Gangnam Style" che mi è sempre puzzato di marcio.

Certo, il pezzo, il balletto e tutto quanto erano praticamente impossibili da eliminare dalla memoria a breve termine (e per alcuni sfortunati, anche da quella a lungo), ma c'era qualcosa di particolare in quell'insieme: i balletti, il tono, il modo di fare erano molto vicini a quelli che appartengono, tradizionalmente, alla cultura black.

Non sono moltissimi gli orientali in grado di smarcarsi dal ruolo dell'orientale all'interno dell'immaginario mainstream. Pensateci: nei grossi blockbuster hollywoodiani di solito le loro parti raramente sono più che marginali o confinate, ne è prova il fatto che per il film di Ghost In the Shell, basato su un anime in cui il personaggio principale si chiama Motoko Kusanagi, danno la parte a Scarlett Johansson. Pare che ancora non siamo pronti per svincolare il nostro immaginario da cliché come quello per cui gli asiatici siano necessariamente gestori di una lavanderia a gettoni che si rivelano poi essere campioni di kung-fu, e gente come Eddie Huang (che tra l'altro ha uno show tutto suo sul vertical alimentare di VICE, Munchies) deve tener conto del fatto che gli romperanno sempre i coglioni sull'uso delle bacchette quando mangia. Insomma, PSY in qualche modo è stato funzionale: nessuno ha dovuto pagare gente che interpretasse un coreano, perché c'era un coreano vero che incarnava ogni stereotipo pan-orientale che ci accompagna.

Se però esiste una giustizia a questo mondo, PSY e i ragazzi del K-Pop non devono essere gli unici coreani autorizzati ad esportare la propria musica. Le cose più interessanti uscite dalla Corea non sono affatto pop, anzi, sembrano quasi OG Maco.

I NUOVI SAMURAI DELLA TRAP:

Eccoli qui. I blog di rap hanno prontamente chiamato questa traccia la "U guessed It" coreana. Questo paragone è comprensibile, dato che il sound è quello (ci arriveremo), ma solo in parte accurato, dato che i rapper che vi partecipano sono cinque: Keith Ape, JayAllday, Loota, Okasian e Kohh. Solo il primo, il secondo e il quarto sono coreani, mentre Loota e Kohh sono giapponesi.

Keith Ape (che tra l'altro sarà in Italia a fine mese) è quello che da questa traccia viene più fuori, ma noi abbiamo parlato co JayAllDay, la mente dietro questa collaborazione internazionale. Jay ha viaggiato parecchio, da ragazzino: è nato a Seoul, ma ha vissuto sei anni tra Boston e Philadelphia e quattro anni a Tokyo, città in cui è entrato nel giro rap, tanto che ha iniziato a tirar fuori mixtape in Giappone prima di tornare in Corea. Quando Keith Ape gli ha inviato il beat, Jay ha pensato di chiamare un po' di amici e chiedere loro se fossero interessati a collaborare.

È per questo che tocca a Jay aprire la traccia, con un verso bilingue:

잊지 마, 잊지 마, 우리가 이찌방(一番)
It G Ma, It G Ma, Uri ga Ichiban.
Don't forget, don't forget that we are Ichiban.

Ecco, se avete già sentito la parola "Ichiban" forse vi renderete conto che non è coreana, ma giapponese, e significa "il numero uno", "il migliore".

Se ascoltando questo pezzo non avete la minima idea di ciò che dice, non sentitevi soli, perché anche un sacco di coreani ci capiscono poco. Quando Loota e Kohh (i due rapper giapponesi) arrivano, contribuiscono a incasinare la situazione ancora di più. Tutto sommato, parliamo di una collaborazione al 50%: metà coreana, metà giapponese, con qualcosa in inglese. Al mondo non sono in molti a riuscire a capire tutto il pezzo.

Anche se siete tra i pochi fortunati in grado di capire tutte le lingue parlate qui, può darsi che rimaniate comunque un po' sbigottiti. Di Keith si sa più o meno quello che c'è scritto nella descrizione del suo profilo sul sito di Hilite Records: è un tipo abbastanza strambo. In passato ha trasformato "Hot Nigga" di Bobby Shmurda in "Hot Ninja", traccia accompagnata da un video in puro stile vaporwave 8-bit, tutto tramite un viaggio internet-psichedelico.

Lo stesso stile è stato ripreso per il video di "It G Ma" da Artdealer, che Keith ha incontrato tramite gli altri rapper con cui ha collaborato per la traccia. Stavolta però sembra più quel genere di psichedelia Pimp che troviamo nelle cover art degli album di No Limit passati per un trattamento estetico à la Sega Saturn.

GLI OG MACO DELL'EST

Quando chiedo a Jay se si ritrova in questa definizione, mi risponde "non posso mentire, diciamo che ci siamo ispirati a quello stile, ma non è che ci siamo detti: ok, ora copiamo la roba di OG Maco, mi capisci?" In ogni caso, non c'è segno di sforzo per nascondere le similitudini, e ovviamente Jay sperava che i fan del rap statunitense fossero subito attratti dal pezzo. Il titolo della traccia, "It G Ma," ("Non dimenticarti" in coreano) è trascritto foneticamente, in modo che tutti potessero capire come si dice.

Lo scopo di Jay e dei suoi soci giapponesi, comunque, non è mai stato cercare di inculcare l'asiaticità della loro musica al mercato internazionale. Non ci sono elementi visivi o riferimenti testuali a Seoul, agli anime o a qualsiasi immaginario facilmente collegabile a un prodotto asiatico. È semplicemente un video trap, solo che i protagonisti hanno gli occhi a mandorla. Si tratta di una carrellata in sovraesposizione di "orca ninjas going rambo" (qualsiasi cosa significhi) in una stanza d'hotel.

Questo non significa che non ci siano riferimenti alla cultura asiatica qua e là, solo che non sono così evidenti. Jay dice che all'ultimo minuto del video hanno pensato di dare un sapore particolare al linguaggio universale di soldi, rap e alcol. Kohh, ad esempio, fa riferimento ai Blue Hearts (un gruppo punk giapponese degli anni Ottanta) mentre impugna una lattina di Cass, una birra coreana, il tutto in una cornice di simboli di Yen e Won.

Oltretutto, la bottiglia che Keith fa girare come se fosse una boccia di Dompe non è champagne, è una bottiglia di plastica anche abbastanza cheap di Makgeolli, un vino di riso coreano crudo che, fino a qualche anno fa, chi ci teneva al proprio status di persona chic non avrebbe toccato neanche a morire. Jay ne scandisce il nome come "mack gully", che non solo lo rende più facile da pronunciare per chi non sa il coreano, ma lo rende una roba che può pure sembrare una figata da bere.

In fin dei conti, però, chi se ne frega di cosa bevono questi ragazzi, chissene pure della loro nazionalità. Quello che Keith Ape, Jay e gli altri fanno, il loro stile e le mine che tirano sono indubbiamente di una potenza che va oltre tutti questi dettagli, tanto che a pochi giorni dall'uscita della traccia, Vine è impazzito con la tag #itGma e un sacco di gente ha iniziato a filmarsi mentre urlava pezzi del testo.

INSOMMA, DI CHE CAZZO PARLANO?

Ci sono alcune tracce hip-hop che condensano rapper da diverse parti del mondo, che parlano lingue diverse, tipo quelle cagate di Band Aid o simili. Qui però, per fortuna, non si tratta di cercare di edulcorare in alcun modo le differenze culturali, non c'è un sottotesto che recita "siamo tutti uguali, volemose bene", anzi, i temi sono sempre quelli: soldi, erba e vestiti (una delle barre di Keith consiste praticamente nell'urlare "BAPE" cinque volte di fila).

Il che suona un po' strano, dato che il gioco andrebbe a favore della scena giapponese: recentemente la cultura coreana ha invaso il mercato nipponico, ciononostante rimangono ancora i frutti di una sorta di avversione decennale tra Giappone e Corea, con episodi di razzismo che affiorano sia nella cultura mainstream che nell'underground. Ultimamente le cose sembrano addirittura peggiorate. Negli scorsi anni, in Giappone, gruppi di estrema destra hanno iniziato a marciare per i quartieri abitati da coreani, sollevando cartelli che dicevano robe tipo "Coreani buoni e coreani cattivi, ammazzateli tutti." Di seguito, si sono creati sciami di personaggi carichi di sentimenti anti-coreani, e pure nell'hip-hop giapponese, anche se non ci sono mai stati beef diretti a quello coreano, esistono punte di xenofobia nemmeno troppo nascoste.

Ovviamente, quindi, volevo sapere cosa ne pensasse Jay di tutto questo. Gli ho domandato in maniera anche abbastanza articolata se dietro questo progetto ci fossero anche intenti politici, e mi ha risposto in maniera secca.

"Abbiamo tutti la nostra storia," mi ha detto, "Ma a me non frega un cazzo. Penso sia meglio per la nostra generazione agire in maniera positiva, fianco a fianco. I nostri Paesi qui non c'entrano un cazzo, però. C'entrano gli individui."

O, per dirla con le parole (giapponesi) di Kohh:

過去の話すんのださいから
昔のこと忘れちゃったらいい
Kako no hanashi, sunno dasai kara
Mukashi no koto wasurechattara ii
Parlare del passato è triste, quindi
Dimenticati quello che è successo!

Questo, però, non significa che Jay non sia consapevole di quello che è successo con questa traccia. Poco dopo l'uscita di "It G Ma", il video aveva già mezzo milione di visualizzazioni su YouTube. In quel momento Jay ha usato Twitter per dire questo: "Azn boys [in US, UK, and Europe] been hitting me up like 'yo u and yo squad r my hero. All the girls in school look at me different now'."

Gli chiedo del suo tweet, e mi risponde "se ci pensi è così: le ragazze asiatiche sono adorate ovunque, sono addirittura oggetto di culto, ma non è la stessa cosa per i maschi. Mi capisci? Sono felice di aver dato un contributo a cambiare la situazione con questo pezzo. Ha!"

Ripensandoci, mi sono sentito anche scemo a chiedere dichiarazioni politiche a uno che fa il genere di musica che ci ha portato OT Genasis e Bobby Shmurda, o forse sono semplicemente stato ingenuo a non pensare che mettere insieme cinque rapper di cui due giapponesi, due coreani e uno nippocoreano sulla stessa traccia non fosse già di per sé una dichiarazione politica. Da una parte c'è la coreana Hilite Records, che non scherza un cazzo, e dall'altra c'è Kohh, che è una superstar nel vero senso della parola e domina la scena giapponese da un paio di anni (tanto che esiste un documentario di VICE Giappone su di lui). Nonostante il testo della traccia non dica molto di concreto, è successo che alcuni pesi massimi del rap si siano incontrati sul confine, e una cosa del genere non era mai successa, in Asia. Jay merita che gli venga riconosciuto non solo il valore del pezzo in sé, ma qualcosa di più importante: con questo trick ha fatto un gesto storicamente importantissimo. Speriamo solo che sia d'esempio.

Come se non bastasse, per quanto riguarda il discorso sugli stereotipi che l'Occidente insiste ad avere sugli orientali, è successo che la traccia sia stata rivisitata da A$AP Ferg, Father, Dumbfoundead e Waka Flocka Flame, a dimostrazione che con un pezzo composto fottendosene di ogni pregiudizio, i ragazzi sono riusciti a fottere ogni pregiudizio e ad arrivare molto più lontano di quanto si fossero immaginati.

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