Abbiamo parlato con Tommy Kuti del razzismo nel rap italiano

Perché ci sono così pochi rapper neri in Italia? Perché quasi nessuno prende posizione? Ce lo siamo chiesti con Tommy Kuti.

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30 novembre 2018, 12:35pm

La prima volta che ho sentito parlare di Tommy Kuti è stato grazie alla sua manager, Paola Zukar. Non era ancora uscito Maruego, Ghali era solo “quello della Troupe D’Elite” e Paola mi spiegava che, all’ultimo Hip Hop TV Birthday Party era presente anche il presidente di Universal Francia che, a fine concerto, si rivolse a lei chiedendo perché su quel palco i rapper fossero sì bravi, ma tutti bianchi.

Avanti veloce: siamo nel 2018, Salvini è al governo e l’uomo nero sembra essere diventato il primo nemico di molti, tanto che basta che un video di un rapper nero (fa ridere doverlo specificare, no?) venga condiviso da Spotify Italia su Facebook e che i commenti sono tutti “Ah ecco cosa ci fanno con 35 euro al giorno” e simili. Bene, Tommy Kuti è nero ma italiano e se questi commenti stanno sul cazzo a voi (noi), figuratevi a lui.

Così Tommy qualche giorno fa si è sfogato su Instagram, chiedendosi, per usare una cit dei Club Dogo, come fosse possibile che ci fosse gente che ascoltava rap con l’avatar di Adolf Hitler.
L’Italia, infatti, è piena di rapper che si auto-proclamano ne*ri, ma che se poi alle conferenze stampa vengono sollecitati a parlare della situazione politica italiana attuale, preferiscono non commentare, perché fanno i rapper, mica i politici.



Noisey: Tommy, che cosa ti ha spinto a prendere posizione sul tema?
Tommy Kuti: Gli americani, lo saprai meglio di me, parlano in continuazione di questo fenomeno: l’appropriazione culturale. Ora, io non voglio che sia la mia guerra, è presente sicuramente anche in Italia, ma è un fenomeno che puoi comprendere appieno solo in determinati contesti sociali. Per me la Kardashian e Jeremy Lin sono liberissimi di farsi le treccine, se poi conoscono e rispettano la reference culturale che appartiene a quello stile. Ecco, il problema del rap italiano è questo: i rapper si sono appropriati di questa cultura, ma non lo hanno fatto in modo rispettoso.

Chiarissimo. Però penso che finché sei giovane sia normale assorbire senza farsi troppe domande: vedi il video di "Still D.R.E.", hai 8 anni, capisci che quelli nel video non sono come i tuoi amici, ma molto più stilosi, cerchi di copiarli, in tutto e per tutto. Poi arrivi a 20 anni, vedi Kendrick Lamar che si incazza con una fan bianca che dice la n-word sul palco e ti fai due domande…
Mi stai facendo degli esempi estremi. Do il lasciapassare alle persone di cantare le mie canzoni, che contengono anche quella parola: perché è la mia arte, stanno in qualche mondo diffondendo il mio verbo. Il mio discorso è semplicemente che ogni tanto mi fa incazzare che tutti apprezzino questa cultura, si divertano con lei e soprattutto ci facciano i soldi. Prendono i modi di comunicare degli afro-americani, però ora che in Italia viviamo una situazione come quella attuale non c’è nessuno che con la propria arte spenda una parola a proposito. È un po’ triste perché questa cosa nasce come unica via d’uscita per certe persone, l’unico mezzo per raccontare certe realtà, mentre in Italia… Non dico che mi aspetto che tutto il rap sia impegnato socialmente, ma se siamo qui a fare questa roba qua non è giusto che solo io debba parlare di determinate cose e solo io mi debba incazzare per determinate cose. In America si incazzano sia bianchi che neri, se accadono determinate cose.

Sì, basta pensare a Eminem contro Trump o a G-Eazy e Macklemore che collaborano con YG per "FDT (Fuck Donald Trump) Part 2"
Capisci? Entriamo in quell’universo lì, dai.

Guarda, ricordo quest’intervento di Obama in cui dice che la n-word alla fine è solo una parola: se la svuotiamo di significato smette di essere un insulto. Quasi a dire di usarla con leggerezza. Però devi avere un certo tipo di atteggiamento per usarla: tu nelle tue stories hai messo tre situazioni completamente diverse in cui in un pezzo molto vecchio, in un pezzo potenzialmente mainstream e in un pezzo mainstream ma solo per la rete veniva usata questa parola con leggerezza assurda, senza che il contesto poi lo giustificasse…
Quello che si vive un nero, oggi nel 2018, è uno struggle assurdo. È anche una cosa bella, lo riconosci, è in qualche modo stiloso: se un bianco sovrappeso si vestisse come me sembrerebbe un coglione [ride]. Però d’altra parte è palese a tutti quanto sia una merda. Per me è dunque triste che determinate persone si vivano solo il bello della mia condizione.

Penso che gran parte dei rapper oggi che usano con leggerezza certi termini siano in definitiva ragazzini stupidi che traducono i testi, perché quel termine fa parte di un linguaggio. Non li sto giustificando, mi sto chiedendo se con determinate accortezze questi possano continuare a copiare, per così dire…
È banalissimo, ti ripeto: basta riconoscere il paese in cui viviamo. Ci sono dei cazzo di problemi sociali, c’è Salvini al potere, ci sono persone che subiscono violenze per il colore della pelle, quindi bisogna avere un po’ di rispetto e un po’ di attenzione per queste persone. Fine. L’Italia è l’unico paese al mondo in cui è la normalità spiegare alle persone perché mi dà fastidio se tu dici ne*ro. Io sono stato in tutto il mondo: Francia, Inghilterra, Africa, America. L’Italia è l’unico posto al mondo in cui chiunque vuole trovare la maniera per giustificare un certo tipo di linguaggio e se ti offendi è colpa tua. Di base manca un po’ di empatia. L'hip-hop dà grande fortuna e ricchezza a certe persone, ma dovrebbe dare anche un po’ di responsabilità. Ti ripeto, non mi aspetto che la gente faccia delle campagne, ma queste persone hanno un grosso potere mediatico, sarei già felice se solo non si impegnassero per peggiorare le cose.

Sì, se tu metti senza contesto una parola in bocca a un ragazzino è facilissimo che quel ragazzino la usi come se fosse una barzelletta
Eh, appunto. Soprattutto in un paese in cui c’è così tanta confusione. Non è una sorpresa che girino spesso voci che i soci di molti rapper che usano a caso la parola ne*ro siano poi neo-fascisti. Che calderone di confusione è? Ma com’è possibile?

Te lo chiedo io: com’è possibile?
Parliamoci chiaro: l’Italia è l’unico paese in cui i rapper sono tutti bianchi. Noi siamo i primi ragazzi di seconda generazione, l’Italia ha una storia diversa da Francia e Inghilterra, i primi italiani di colore sono quelli della mia età, se ce ne sono di più vecchi sono più un’eccezione che una regola, visto che l’immigrazione massiccia è iniziata con la fine degli anni Ottanta, l’inizio dei Novanta. Paola Zukar mi ha preso perché ne aveva in qualche modo bisogno, non aveva neanche troppe opzioni. Non è che io abbia troppi rivali, non ci sono molti ragazzi neri che si esprimono perfettamente in italiano e rappano.

Certo.

Aggiungo questa cosa: la situazione italiana è così assurda che tutti ne parlano. Cioè: quante volte ti capita di parlare con conoscenti e finire a parlare di Salvini, razzismo, politica, lo schifo? E perché invece nel rap nessuno dice nulla? Forse Salmo, Gemitaiz, ma nelle storie, neanche troppo nella loro arte. Cazzo! Se io faccio arte è perché voglio comunicare qualcosa, non perché voglio appropriarmi di qualcosa. L'hip-hop è nato per dire cose. A volte mi deludono anche quelli della vecchia guardia che sostengono di più gli artisti stupidi, ma con i numeri, piuttosto che quelli che hanno da dire cose, ma con meno numeri. Un’altra cosa poco hip-hop: gli artisti grossi non fanno neanche più digging tra i colleghi meritevoli ma forti. Prendi Yank, quanto è forte? C’è un bianco che faccia robe così? No. È in qualche disco di un collega bianco più forte? No.

Ma tu vedi una soluzione?
Nell’Italia di oggi tutti hanno capito che "l'ignoranza" porta soldi, un sacco di soldi. Per questa ragione nessuno si sente in dovere di portare avanti discorsi che potrebbero risultare pericolosi. C’è un grande vuoto culturale che nessuno si sente in dovere di colmare, non gli artisti che propongono sempre solo canzoni poco impegnate e superficiali, non le istituzioni che marciano sull'ignoranza, e soprattutto non gli organismi di informazione legati all'hip-hop che hanno trovato nella scena trap la propria gallina dalle uova d’oro da assecondare. Spesso quando ho espresso certi pareri, ci sono stati giornalisti e addetti ai lavori che mi hanno fatto notare che non posso mettermi contro gente "che sta lavorando molto". Io spero che un giorno l’Italia torni ad essere coraggiosa, un luogo in cui gli artisti dicono quello che pensano veramente, i giornalisti non hanno paura di pestare i piedi agli artisti e gli ascoltatori tornano a mettere la musica al primo posto invece che il personaggio e gli outfit dei vari artisti.

Sembra un cane che si morde la coda.
È proprio un problema di cultura, l’Italia ha una mentalità molto provinciale. Non è un caso che sia stata D&G e non Chanel o Louis Vuitton a fare una gaffe con i cinesi. Poteva solo accadere a degli italiani, diciamoci la verità. In Italia non esiste una visione del mondo. La mia fortuna è stata quella di vivere all’estero, non è così comune. Qua siamo in un paese retrogrado, ma senza empatia. Vuoi sapere un’altra cosa?

Dimmi, ho deciso che intervengo pochissimo e lascio parlare te, mi sembra che tu abbia molto da dire.
Perché nessuno mi chiama a parlare di razzismo? Hai mai visto un nero parlare di razzismo in TV che non fosse un meme che azzera il livello di dibattito come Bello Figo Gu. Te lo dico io: no. Io a volte mi sento Eminem in 8 Mile, ma al contrario [ride].

Tra l’altro, a proposito di Eminem: è praticamente l’unico americano che fa concerti grossi in Italia.
Eh, certo. Noi non abbiamo un minimo di cultura. Non sappiamo riconoscere da dove venga questa cosa, per noi Eminem non è solo la normalità, è il paradigma. Anche il primo rapper che è scoppiato davvero, Fibra, si ispirava in qualche modo a lui. Persino Jay-Z fa un posto grosso solo se con Beyonce…

Dai, Beyonce però è nera!
È mulatta! Fidati, è proprio diversa la percezione, per l’Italia conta. Persino Ghali è Ghali solo perché sembra “esotico”, non sembra lo spaccino all’angolo. Chiedi a tua mamma di indovinare da dove viene Ghali. Non ti dirà mai Tunisia, perché associa la Tunisia a tutto un altro immaginario. Io a Ghali voglio bene, ma se fosse nero come me col cazzo che farebbe il Forum. E non sto dicendo solo di me, eh: ma appunto nemmeno Jay-Z, 50 Cent, Kendrick Lamar.

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