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Big Mouth ha messo la pubertà in musica meglio di tutti

Confusione, stonature, fantasmi, mostri e un tampax che canta una canzone dei REM. Impossibile fare di meglio.

Simone Zivillica

Tutti gli screenshot via Netflix.

Big Mouth è una delle migliori serie Netflix, non solo tra quelle animate. Parla proprio della pubertà indagando tutti gli aspetti e le stranezze degli anni più difficili e strani e innovativi di qualsiasi adolescente. Ogni personaggio ha circa dodici anni, ma le voci sono quelle di attori maturi, proprio come accade a dodici anni quando siamo degli abomini cacofonici. Tutto questo è già qualcosa di geniale di per sé. Ma Big Mouth va ben oltre l’arguzia delle battute e le personificazioni maschili e femminili delle pulsioni ormonali - Maurice Hormone Monster e Connie Hormone Monstress. La mia parte preferita è quella musicale. Per ognuno dei momenti chiave nella vita di un preadolescente, c'è una canzone appropriata.

Hormon Monstress a sinistra, Hormon Monster a destra, inevitabilmente attratti a vicenda.

Le scelte musicali sono un viaggio semantico e tematico dentro l’universo del devo-crescere-ma-non-voglio-eppure-cresco-oddio-cosa-mi-sta-succedendo-aiuto. A partire dalla sigla firmata Charles Bradley, uno che ha lasciato il lavoro e a quasi quarant’anni si è messo a fare il giro dell’America imitando James Brown. Poi, Bradley ha fatto tre album uno più bello dell’altro ed è da poco - ahinoi - passato a miglior vita. La sua canzone usata nella sigla è una cover dei Black Sabbath e si chiama “Changes”, e canta di una storia d’amore finita che porta inevitabilmente, appunto, cambiamenti. Nella sigla, ovviamente, c’è solo il ritornello che ripete a squarciagola “I’m going through changes” (sto vivendo dei cambiamenti), mentre scorrono illustrazioni dei vari cambiamenti del corpo durante la pubertà. Totale.

Esempio delle illustrazioni nella sigla. C’è davvero bisogno di una didascalia?

La genialità è lampante, ma la genialità non nasce dal nulla. In questo caso nasce dalle teste di una squadra di autori, tre uomini e una donna: Andrew Godberg, Mark Levin, Jennifer Flackett e Nick Kroll. Poi c’è la deliziosa perizia di Mark Rivers per le scelte musicali e gli arrangiamenti, che risultano perfetti in modo quasi sconvolgente.

Il primo ha scritto anche per Family Guy, ovvero I Griffin, ma soprattutto ha pubblicato il libro Family Guy: Brian's Guide to Booze, Broads, and the Lost Art of Being a Man, pagine dentro le quali Brian - il cane dei Griffin - se la prende con le relazioni, con gli uomini, i padroni dei cani e su quanto sia difficile per un cane trovare un osso al giorno d’oggi. Non è la cosa più emozionante mai sentita dopo Peter Griffin che dimentica come ci si siede?

Nick Kroll è un autore e attore comico artefice insieme a John Mulaney di un grande successo a Broadway con il musical Oh, Hello, e qui è molto divertente pensare che sia la sua voce a dare vita a ben dieci dei personaggi di Big Mouth (per la cronaca: Nick Birch, Maurice the Hormone Monster, Coach Steve, Lola, Lady Liberty, Ladybug, Joe Walsh, il fantasma di Picasso, il fantasma di Richard Burton, Italian Stallion).

Mark Levin, invece, tra le altre cose è anche sceneggiatore di Wimbledon, commedia romantica all’inglese, qualunque cosa voglia dire. Comunque piacevole per una domenica pomeriggio pre-Natale. Durante la creazione di Wimbledon è nata la collaborazione con Jennifer Flackett, unica quota rosa tra gli autori di Big Mouth. Troppo poco, forse, per creare qualcosa di veramente femminile. Voglio dire, Big Mouth fa morire dal ridere ed è attento a spiegare bene tutte le dinamiche ormonali e sentimentali sia dei maschi che delle femmine, ma per quanto riguarda la parte comica, le battute rischiano spesso di riuscire a far ridere quasi solo i primi. Prova a vederlo con la tua ragazza e capirai.

“Essere una donna non è altro che miseria, una serie di figli non voluti da terribili amanti. Ma soprattutto: les cramps!” Cit. La Statua della Libertà

A ogni modo, la Flackett porta una sana ventata di anni Novanta perché è l’artefice di molte delle sceneggiature di Beverly Hills 90210. Se non sai cosa sia, beh è semplicemente male. Anni Novanta che si sentono tutti, in primis proprio con le scelte musicali, ma in genere con il tema maestro della serie. Big Mouth altro non è che un teen-drama, filone squisitamente anni Novanta. A pensarci bene, in effetti, è una specie di Dawson’s Creek ambientato dentro la testa di ognuno dei suoi Pacey Witter, Joy Potter e compagnia felice - o meno.

Trovato da dove viene il genio, è utile andare a vedere come si manifesta. Gli interludi musicali, si diceva. Sono quelli a dare la nota distintiva - l’ennesima - a questo teen-drama-anime-comedy-show. Questi momenti sono presenti in quasi in ognuna delle dieci puntate. Qui ne ho scelti tre che reputo i più divertenti, significativi e surreali.

"Everybody Bleeds", aka Michael Stimpax

Nel secondo episodio, la protagonista femminile diventa donna. Le succede, povera stella, durante una visita guidata alla Statua della Libertà, che le parla in un inglese francesizzato mettendola in guardia su quanto difficile sia essere una donna. D’altronde ha tre amici maschi, con chi può confidarsi se non con la Statua della Libertà? E se è difficile per la donna più grande del mondo, non può essere una passeggiata per la piccola Jessi che, per l’occasione, ha indossato un grazioso paio di shorts bianchi e non ha un assorbente con sé - rimedierà l’amico portandole un asciugamano da spiaggia. Tra l’altro, sono l’unico ad aver notato lo stesso schema - tre uomini, una donna - della squadra degli autori? Comunque, finita la chiacchierata con Madame Liberté, il bus giallo ti riporta a casa e come ogni gita che si rispetti, ti metti a guardare fuori dal finestrino malinconico. È a questo punto che vorresti che un musical-flash-mob si scatenasse in mezzo all’autostrada e saltasse fuori un tampax cantante dalle sembianze di Michael Stipe che canta una versione tutta speciale di "Everybody Hurts". Ecco, in Big Mouth succede.

Am I gay? Risponde Freddy Mercury

"Goodbye everybody" diventa "goodbye vaginas" con la band che saluta dalla poppa di una nave militare due vagine con le gambe, tristi per il prematuro addio. Siamo nel terzo episodio e Andrew - il protagonista - si convince di essere gay, così il fantasma di Duke Ellington - che vive nella casa del suo migliore amico Nick - viene raggiunto dal fantasma di Freddy Mercury dei Queen, che intona una canzone intitolata “I’m gay, totally gay”. Il pezzo è talmente fatto bene che quasi viene da chiedersi se non siano stati gli stessi Queen a suonare e cantare questo arrangiamento—magari è un outtake ripescato da qualche cassaforte. A scanso di equivoci, no. La creazione è dovuta alla band di Rivers e la voce è quella di Brendan McCreary. A proposito della perfezione, il pezzo cantato da Andrew (John Mulaney) è chiaramente stonato, ma è giusto così, e proprio Mark Rivers spiega perché, impartendo una preziosa lezione di musica: “Il mio istinto come musicista è di rendere [il pezzo in questione] il più perfetto possibile, ma a volte devi lasciare che la crudezza e i difetti splendano attraverso [quelle stesse imperfezioni]”.

Sexy Red Bra, i pro e i contro della "femminilità"

"Aveva ragione mia madre" - "Non dirlo mai più".

Al quinto episodio, Jessi riesce finalmente a convincere la madre a comprarle un reggiseno push up rosso e super sexy. Così Connie - la Hormone Monstress - tira fuori chitarra e vestito floreale spagnolo e intona un rovente flamenco mentre Jessi si fa strada per i corridoi della scuola, fiera di quel simbolo di femminilità che s'intravede da sotto la canottiera, tra gli sguardi attoniti dei ragazzini e quelli invidiosi delle ragazzine. Il testo della canzone riesce a mettere insieme tutta l'arroganza dell'adolescenza con l'inevitabile tracollo che ne consegue.

Attraversi la porta aperta
Verso avventure che non hai mai visto
Senti la tua sicurezza, il tuo coraggio
E la tua taglia di seno cresce magicamente
Farà montagne delle tue colline
E ti garantirà una vita di interminabili brividi
Infiamma le passioni, giù
Nelle profondità della tua anima di donna
Sexy Red Bra
Sexy Red Bra
Ti trasformerò
In un oggetto di invidia e stupore
Sexy Red Bra
Sexy Red Bra
Porterà in alto la tua vita, mia cara
Ma sta' attenta alla caduta

Per tutta la canzone la donna è volutamente trattata come un oggetto, a far finta che sia proprio solo quella cosa che fa maturare meraviglia negli occhi degli uomini e invidia in quelli delle rivali. È così che Jessi capisce che nemmeno il sexy reggiseno rosso è la risposta ai suoi problemi. Ciò che lei non sa, ma che sicuramente sanno gli autori della serie, è che quella risposta non arriverà mai per tutta la vita, anche oltre l'adolescenza - o perlomeno non arriverà in una scatola con sopra il logo di un negozio o di un marchio. Tocca continuare a cercare, però, e se lo facciamo cantando magari ci passa anche meglio.

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