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Contro l'isolamento dell'era digitale, ascolta "Uranium" di His Clancyness

La band bolognese esplora territori tra l'art-pop e il post-punk nel nuovo album "Isolation Culture", in uscita a ottobre.

Giacomo Stefanini

Giacomo Stefanini

Foto per concessione di His Clancyness.

La cosa buffa di His Clancyness è che il nome, derivante dal frontman italo-canadese Jonathan Clancy che originariamente aveva dato vita al progetto in veste solista, ha una qualità altisonante, una certa arroganza. Sua Clancytà, ma chi si crede di essere, il papa? Poi ascolti, per dire, "Pale Fear", il singolo che ha anticipato il nuovo album Isolation Culture: il primo verso dice "Sometimes I think I'm a failure", e poi, tra un tappeto di tom frammentati, synth spettrali e fruscio analogico, prosegue parlando di quel senso di terrore che ti prende quando ti senti sempre fuori posto. Altroché arroganza, se c'è una qualità di cui Clancy e i suoi co-cospiratori Jacopo Beta (già nei Disco Drive), Giulia Mazza (responsabile tra l'altro dell'aspetto grafico e video della band) e Nico Pasquini (che era nei leggendari Buzz Aldrin e ora droneggia e ipnotizza con il suo progetto solista Stromboli) possiedono in grande quantità è il coraggio di mostrare la propria vulnerabilità, la stessa attitudine che ha reso gente come Jonathan Richman e Calvin Johnson punti di riferimento contro-contro-controculturali.

Il secondo album di His Clancyness esce il 14 ottobre in Europa e UK per Maple Death Records (etichetta gestita dallo stesso Clancy) e Tannen Records, mentre al resto del mondo ci penserà la canadese Hand Drawn Dracula. Abbiamo ottenuto in anteprima streaming la canzone che apre il disco, "Uranium". Il pezzo mette subito in chiaro che, tre anni dopo e con una formazione stabile alle spalle, i nuovi His Clancyness si sono spinti molto più a fondo rispetto al debutto Vicious. Un ritmo motorik accompagnato da uno stratificato lamento synthetico dipingono un paesaggio claustrofobico, abitato dalla sola voce riverberata di Jonathan e da una chitarra dugga dugga dugga che non fa niente per rendere la scena meno minimalista e severa, anzi, suona un po' come quei pensieri circolari che non ti fanno dormire la notte, ma in versione ballabile. Fortunatamente l'umore della traccia è riequilibrato dal calore della registrazione analogica e da un ammiccante scintillio pop.

Tra questa anticipazione e "Pale Fear", Isolation Culture si preannuncia un album permeato dal suggestivo grigiore dell'Inghilterra in cui è stato registrato, in cui una certa innocenza slacker alla Kurt Vile incontra l'approccio artisticamente lo-fi degli Swell Maps, ma anche l'austerità del Bowie berlinese e il romanticismo stramboide delle prime uscite 4AD.

È già possibile pre-ordinare Isolation Culture dal sito di Maple Death Records. Ascolta "Uranium" qua sotto:

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