Fotografia: Etienne Ruggeri.

Il mahraganat è il futuro dell'elettronica

Sei pezzi per capire il mahraganat, un'elettronica ibrida, frenetica e cantata con l'autotune, nata in Egitto negli anni della Primavera Araba.

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31 marzo 2017, 10:35am

Fotografia: Etienne Ruggeri.


Al Cairo, la capitale dell'Egitto, l'unica cosa che si sente per le strade è il mahraganat. È un genere di musica elettronica nato nelle parti più povere della città—un'enorme metropoli in cui vivono quasi 20 milioni e mezzo di persone—negli anni della Primavera Araba, a partire dal 2011. Il mahraganat, che significa "festival" in arabo e a volte viene chiamato "electro chaabi", è diventato parte integrante della cultura urban egiziana: è un miscuglio assurdo di ritmi locali e rap autotunato che manda gli egiziani fuori di testa. È percepito come qualcosa di controverso da parte della scena locale, ma ha un indubbio potenziale creativo: è musica da matrimoni urbani, un ricettacolo di slang, il sottofondo delle acrobazie di breakdancer locali e un'ottima scusa per mettersi in testa delle creste assurde.

Una delle figure fondamentali della scena mahraganat è Mahmoud Refat, fondatore dell'etichetta locale 100Copies. Non è un personaggio di spicco del genere—le sue radici sono nell'heavy metal e nell'elettronica sperimentale. Ma Refat vide il potenziale del mahraganat già nei suoi primi anni, tra il 2011 e il 2012, e negli ultimi tempi ha collaborato con artisti locali come Sadat, Islam Chipsy con i suoi EEK e Filo, lavorando come loro produttore, ingegnere del suono, esibendosi anche assieme a loro e organizzando concerti mahraganat a livello globale. 

Tutto questo per dire che siamo andati a trovare Refat agli uffici della sua etichetta al Cairo per parlare dei pezzi migliori a cui ha lavorato negli ultimi anni—pezzi che, tra l'altro, gli hanno permesso di essere ormai economicamente indipendente. Anche se la 100Copies è nata come un progetto underground (il nome viene dall'idea di stampare solo, appunto, 100 copie in CD di ogni album pubblicato), l'anno scorso l'etichetta si è spostata da un ufficio e studio al secondo piano di un palazzo del centro del Cairo a un enorme quartier generale vicino a piazza Tahrir. Il loro ufficio è al decimo piano e ha una vista clamorosa sulla città e uno studio dedicato. Lì, Refat ci ha raccontato la storia dietro alle sei produzioni mahraganat più importanti a cui ha lavorato negli ultimi anni, una serie di esempi per capire in che direzione sta andando l'elettronica nordafricana. 

1. Hysa, Halabessa and Sweasy - "Hitta Minni"

"Un elemento chiave del mahraganat, che abbiamo introdotto noi, è l'uso di elementi live nelle produzioni—principalmente sample di batteria registrati dal vivo. Abbiamo costruito una libreria di sample, e praticamente tutti i produttori più importanti l'hanno usata nei loro pezzi, negli ultimi due anni. Questo pezzo è diventato molto, molto famoso, è il primo in cui sono stati usati sample di batteria live ed è stato percepito come innovativo principalmente perché ha un BPM più basso.

Il beat è il nucleo del pezzo. Il beat deve essere il pezzo. Se hai un buon beat, puoi metterci sopra qualsiasi cosa—è ok. Poi, quando parliamo di mahraganat, dobbiamo fare attenzione all'elemento più "potente", al tiro e alla "botta" che il pezzo ti lascia. L'obbiettivo è fare roba sempre più casinara."

2. Sadat & Alaa Fifty - "Hooga"

"Anche le rime sono molto importanti, e diverse da tutto il resto che si sente in giro da queste parti. Pià sono sporche e assurde meglio è. Devi praticamente sembrare minaccioso. Più il tuo personaggio è spaventoso, meglio sei considerato al microfono."

3. Hysa & Halabessa - "T3arif"

"Usiamo l'autotune sia, ovviamente, per fare stare bene la voce sul pezzo ma anche come elemento fondante del mahraganat. È una questione di cinquanta e cinquanta, la necessità e lo stile. Dà una certa luminosità e una certa forza alla voce. I ragazzi che cantano non si vergognano di non aver studiato canto o roba simile. È più una cosa legata alle feste di matrimonio, alle cerimonie, a un sentimento di gioia e felicità."

4. Ahmed El-Sweasy - "Aznabto Ya Rabbi"

"Sweasy è un personaggio particolare, che non si limita a fare mahraganat. Canta molto bene, ed è la vera nuova rock star egiziana. Ha un side project in cui suona con un gruppo, li abbiamo invitati a produrre un pezzo qua in studio e allora abbiamo cominciato a collaborare. Ma senti che voce ha? Cristo. Ed è un ragazzo di strada, in tutti i sensi."

5. Islam Chipsy & EEK - "Kahraba"

"Chipsy è il re delle tastiere. È il miglior tastierista di sempre. Me ne hanno parlato e sono andato a vedere quello che faceva. Mi sono preso subito. Una mia amica si è sposata recentemente, non sapeva bene cosa fare e chi far suonare, e io le ho detto di prenderlo a suonare dal vivo. È stata una cerimonia davvero figa, in una bella villa un po' fuori dal Cairo. Lì ci siamo conosciuti veramente, gli ho detto che insieme avremmo fatto grandi cose, e lui, "Sì, sì, ovvio. Buonanotte, divertiti!" Qualche giorno dopo lo chiamo, gli chiedo se si ricordava di me, e ora sono il suo manager e suono la batteria con gli EEK."

6. Filo - "El Slek Lammes"

"Come posso dirlo senza sembrare stronzo? Fanculo le elite. Nessuno può decidere che cosa è "sperimentale", che cosa è "nuovo" o "diverso." La cultura giovanile è la cosa più importante, secondo me. È l'unica cosa a cui vale la pena lavorare per avere un futuro. Non mi importa ragionare in termini occidentali, di mainstream e non mainstream. Siamo qua, con due stanze. Veniamo qua e facciamo le nostre cose, il caso ha voluto che avessero successo e sono molto felice. È capitato che sono diventate anche una fonte economica, e ora abbiamo una compagnia con cui organizziamo un festival, e sponsorizzazioni per i nostri video. Ma continuo a lavorare con i ragazzi con cui ho sempre lavorato. Non cambio, la fonte rimane la stessa. Ma il punto è avere un'influenza, un impatto culturale: altrimenti che cosa vivo a fare, che cosa produco musica a fare?"

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