Fatela finita con le classifiche di fine anno

E dopo la nostra classifica di fine anno, ecco spiegato perché la musica non è una gara, l'imparzialità non esiste e siamo tutti capre arroganti.

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22 dicembre 2016, 10:26am

Ed eccoci qui, ci siamo. Siamo alla fine dell'anno. Al solito quando arriva questo momento orribile, ci ritroviamo risucchiati nella routine tipica del caso: dove andare a mangiare e come organizzarsi per il capodanno, evitare di beccarsi un petardo in capoccia e tutte queste stronzate qui. Che palle. Ma questo alla fine possiamo pure sopportarlo, si tratta comunque di magnà e beve e gozzovigliare nella più sana tradizione pagana: quello che invece è insopportabile sono LE PLAYLIST DI FINE ANNO.

A un certo punto mi sono visto la bacheca di Facebook tempestata di top 10 o di "i migliori del 2016", che ancora stavamo tipo al 3 di dicembre. Ma chi ve l'ha chiesto? Chi vi credete di essere, Luzzatto Fegiz? E soprattutto che senso hanno questo tipo di classifiche nel 2016? A mio parere lo stesso senso che può avere un pesce in una gabbia di uccelli.

Ragionateci un attimo: quanti siamo sul pianeta? Attualmente, secondo recenti studi, siamo ben 7,4 miliardi di abitanti. Ora mi vorreste dire che avete ascoltato TUTTA la musica di TUTTI? Che su sette miliardi solo dieci stronzi sanno fare bei dischi? La cosa era già impossibile nei passati decenni, in cui al massimo nelle varie top ten ci entravano esclusivamente personaggi di chiara estrazione occidentale, ma adesso con tonnellate di musiche autoprodotte, "campi di gruppo", "nuvole di suono", etichette che spuntano come funghi ai quattro lati del Pianeta e quello che vi pare, è ovvio che chi vi tira fuori la classifica delle migliori vi sta prendendo sonoramente per il culo. Sarebbe più onesto parlare di classifica di "quello che ci ricordiamo" oppure, "quello che sono riuscito ad ascoltare" o meglio "quello che mi è passato sottomano e che mi sono ascoltato di più perché altrimenti avrei dovuto passare ore e ore a cercare roba migliore" ma chiaramente ciò non vuol dire che abbiamo sottomano l'eccellenza, anzi. Forse c'avemo la merda.

Poi l'eccellenza di che? A parte i sacrosanti gusti personali, una classifica di solito si basa su criteri che c'entrano poco con la qualità. Esempio? Be', negli anni Ottanta le classifiche top 50 erano comunque vincolate dalle vendite dei dischi. Ovviamente se Phil Collins vendeva tot e gli altri di meno, la classifica indicava una schiacciante superiorità commerciale che in qualche modo era onesta. Lì si tratta di danèe, il discorso artistico c'entra fino a un certo punto. Ovviamente oggi vedere gente spinta come se esistessero ancora le major e ci fossero prenotazioni di migliaia di copie quando invece trattasi per lo più di etichette indipendenti che al massimo ottengono il disco d'oro (che oggi si potrebbe ottenere anche lavando i vetri al semaforo con omaggio di cd incluso), o dischi di platino ottenuti vendendo il prodotto direttamente nelle edicole… insomma dai, nessuno si compra più un cazzo, tantomeno il vinile che è roba da nerd.

Almeno possiamo essere franchi e dire: ok ragazzi, in realtà facciamo 'sta classifica perché se non la facciamo sembriamo degli sfigati non al passo con i tempi… ma ne faremmo volentieri a meno. Difficile confessare a se stessi che nel 2016 sì e no avremo ascoltato due dischi usciti di recente e invece ci si è ammazzati di prog, di roba vecchia psichedelica, di dischi jazz di duemila anni fa che non conoscevamo, che il Duemilasedici è caratterizzato da ristampe. E non li si conosceva, questi dischi, indovinate un po' perché? Perché all'epoca nove su dieci erano fuori da qualsiasi classifica dei best of. Ora però, toh!, sono la migliore cosa che ho ascoltato nel 2016! E avanti così, come un uroboro che si mozzica il culo.

Ma arriviamo alla sedicente stampa musicale. Mica crederete che le playlist dei "mejo" siano sempre spontanee? E no, cari. Per la maggior parte dei casi rispondono a esigenze "editoriali", quindi quello che è in linea è in, il resto è out. Fine della storia. Siparietto classico: tu dici "ohi ma sai che i tizio e caio hanno fatto un discone?" E lui: "Ma come, ancora stai appresso a quelli! Ma dai…" Eh ma l'hai ascoltato sto disco o no? E la candida, prevedibile risposta: "NO". E allora chi ci mettiamo in queste meravigliose classifiche? Ci mettiamo il più delle volte gente che fa un mero lavoro di agenzia, di marketing, una pubblicità a se stessi tale che alla fine senti comunque parlare di loro e quindi dai… impossibile ignorarli, no? In questo, nonostante per il settanta per cento delle volte io lo detesti, Oneohtrix Point Never va rispettato: ha messo su una playlist di gente che conosce praticamente solo lui e che cazzo… Era ora! Bravo OPN. Ciò non significa che ora OPN lo debba mettere fra i migliori dell'anno, comunque (anche perché fortunatamente non ha fatto uscire nulla di nuovo). Anzi, mo' che ha fatto la classifica mi sta ancora più sulle balle.

Che poi: vogliamo dare una guardata alle classifiche del passato? Beh, quanti dischi dell'anno sono rimasti veramente nel tempo? Credo una quarantina. Facciamo subito un esempio pratico: abbiamo qui fra le mani una copia di Rockstar del gennaio 1983, che nonostante le apparenze è una copia di fine anno (Madness vestiti da babbo natale nel poster interno, illustrazioni con i Beatles che augurano buon Natale, probabilmente è uscito dopo una pausa natalizia). Ebbene andiamo subito nella sezione migliori dischi scelti dalla critica. Il disco del mese (perché la rubrica sui migliori dischi dell'anno non è proprio concepita), è di Grace Jones che la spunta su… Tom Petty? Fra i papabili c'è 1999 di Prince, che la critica pare non cacarsi di striscio piazzandolo al penultimo posto. Poi giri pagina e chi ti vedi? Le recensioni dei dischi con gente come i Sound, gli XTC: nonostante i voti altissimi, niente. Non hanno posto nella classifica.

Apro allora un Ciao 2001 del 21 dicembre del 1980, ma nessuna traccia anche qui di dischi dell'anno. Le classifiche, come al solito, sono giustamente quelle di vendita. Allora ritorno su un Rockstar del dicembre del 1984 e il disco del mese è Steeltown dei Big Country. Ok, scelta giustissima, peccato che ecco… ora non se lo ricordi anima viva a parte me. Ma nella stessa classifica Frank Zappa è accusato di superare "ogni limite di noia e di piattezza". Ah sì? Allora vado alle recensioni e anche qui vediamo i Fall con quasi il massimo dei voti, Anne Clark che buca la pagina a forza di stellette, e altri grandi personaggi assolutamente snobbati nella classifica finale. E la cosa divertente è che Frank Zappa, nelle recensioni, ha un punteggio di tutto rispetto e il commento critico è "la naturalezza e la credibilità con cui Zappa attraversa i generi e cita materiali di epoche diverse, l'energia con cui suona, fanno ancora una volta ritenere più che utile l'acquisto". Ma come, non faceva cagare? Beh... vi risparmio invece quelli che vengono letteralmente umiliati, a volte in maniera del tutto gratuita (alcuni nomi? Depeche Mode, Lydia Lunch, James Senese). Unico dato certo è che a parte il completo relativismo di tutte queste operazioni, nessuno all'epoca si sognava di redigere classifiche dell'anno. 

Insomma, da questo esempio è evidente che le classifiche annuali sono un insulto all'intelligenza umana, uno schiaffo alla logica e quel che è peggio, oppio dei popoli. Ma di base tutte le classifiche lo sono. Mi ricordo perfettamente delle recensioni su riviste di settore che stroncavano dischi, li mettevano fra i peggiori dell'anno, tutta una serie di lusinghieri voti quali 4, 5, 3. Risultato, tutta sta gente è diventata di culto. Chissà come mai? Forse è vero che gli ultimi saranno i primi?

In effetti però di che mi lamento? Almeno le classifiche di cui sto parlando cicciano fuori a fine anno. Ma ho visto  anche delle playlist che erano fuori già da settembre! Ecco, a casa mia un anno è fatto di 12 mesi: quindi, santa madonna, perché iniziate a fare le playlist dei migliori a settembre? Pepe ar culo? Che è tutta sta fretta per decretare il vincitore (che poi capirai, vincitore de che?). Alla gente non frega una minchia se fai un disco bello, l'importante è che stai in vetrina da qualche parte. Il massimo che puoi fare è guardare nella classifica e dire ci sono, tirando un sospiro di sollievo perché oggi esiste solo chi appare. Lo fanno sia gli artisti che i recensori. E poi magari piangono in silenzio all'angoletto subito dopo, perché sono andati a finire, ovviamente, all'ultimo gradino (il recensore probabilmente l'hanno licenziato per imparzialità).

Un vero appassionato di musica secondo me se ne sbatte delle classifiche. Gli interessa solo condividere con gli altri della roba ok, quello puoi farlo tutto l'anno con tutte le musiche di tutte le ere planetarie. Che cazzo, internet ha questo di buono, no? Ma ti pare possibile che dobbiamo essere schiavi dell'attualità a tutti i costi? Che cosa facciamo musica o capi di abbigliamento alla moda? Siamo forse alle medie che dovevamo fare la classifica del più bello o della più bella (che poi era tutto limitato a venti stronzi in una classe, tra l'altro per la gran parte cessi brufolosi)? No davvero, quest'anno sono usciti un sacco di dischi fighi, sul serio: un'ottima annata. Ma non sono quelli che avete ascoltato e segnalato nelle vostre top 10 del cazzo. Solo che quando ve ne accorgerete non potrete aggiungere nulla alla lista, nisba, nada. Oramai avete decretato i migliori, sarà per un'altra volta, tanto c'è sempre la sezione vintage da riempire, dico male?

E poi ci sono le playlist dei musicisti, che sono davvero ridicole. Voglio dire, fai una playlist e non ci metti il tuo stesso disco solo per questioni di political correctness? Beh, amico, sei ipocrita. Oppure il tuo disco fa davvero cagare, insomma che cazzo: se neanche tu pensi sia degno di stare in una classifica, figurati gli altri. Se ci metti gli amici non vale, lì stai dando un contentino alla scena: a quel punto mettici solo gli amici e te stesso, vedrai che il mondo sarà un posto migliore e la gente penserà ad ascoltare la musica per fare gruppo, per aggregarsi, non per fare i cazzoni che vogliono in tutti i modi essere hype a costo di regalarsi alla mafia russa. Insomma, o si pensa alla musica o alle classifiche, e sono due cose agli antipodi ragazzi. 

Quando fai una classifica come minimo ci deve essere un criterio del tipo: siamo cinquanta? Ok, allora su cinquanta i migliori saranno tre. Un campione, cristo. Non si può fare una classifica sulla musica, al massimo la puoi fare su chi corre in Formula Uno, chi gioca al campionato di calcio, ma mica è una gara. C'è gente che ha fatto il miglior disco di sempre e se lo tiene nel cassetto, di quello che vogliamo farne? Dire che non esiste solo perché non l'avete ascoltato e forse mai l'ascolterete? Forse quel giorno che vi hanno mandato un link per ascoltarlo eravate impegnati a guardare un video d'arte su YouPorn e quindi niente, è rimasto nel limbo della rete e non nelle vostre classifiche di merda? Bene, è proprio quello che non ascoltate la cosa migliore. Che poi ascoltare al giorno d'oggi è quasi un insulto, sarebbe meglio dire vedere. E infatti vediamo che grandi nomi abbiamo nelle playlist. Gente che quando suona si scaccola e dice che è "un'azione concettuale" o che scrive i testi facendo cut-up delle frasi di Melissa P. Ma per favore.

Io onestamente non mi sento di fare nessuna playlist. Non mi ricordo un cazzo di quello che ho ascoltato, non penso di poter capire un disco realmente nell'anno stesso in cui esce, anzi spero di non capirlo mai, altrimenti vuol dire che invecchia velocemente e che fa schifo. Penso che un disco debba rimanere nel tempo, quindi necessiti almeno di un paio d'anni per crescere, come quando fai invecchiare il vino. Quello che mi è piaciuto fra le nuove uscite rimane una visione parziale dell'annata, anche perché, per dio, ho due orecchie, non sette miliardi. Per cui al massimo potrei stilare una lista di dischi che, per vari motivi dovuti principalmente al caso, mi sono arrivati alle orecchie e mi hanno garbato. Ma da questo a dire che sono i migliori, ma manco per il cazzo.  E ovviamente non farò nessuna playlist, nessuno salirà sul mio podio, niente di niente. Tanto lo sappiamo tutti che quando suona uno scarso si riempie la sala e quando suonano i veri maestri si svuota. Ne riparleremo fra dieci anni e lì davvero saprete quali erano i miei migliori dischi del 2016. Quando finalmente farò questa classifica, con tutta probabilità il mondo sarà finito. Speriamo: per ora un buon 2017 a tutti e, mi raccomando, siate inclassificabili.  Perché come diceva Süskind: "Più si conosce la musica, meno si è in grado di dire qualcosa di valido".

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