Quando i Rage Against The Machine protestarono nudi contro la censura

Sono passati 25 anni dal giorno in cui i Rage si fecero 15 minuti con i piselli all'aria sul palco del concerto più importante della loro vita in nome di un ideale.

di Cam Lindsay; traduzione di Giulia Fornetti
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26 luglio 2018, 3:05pm

Quando i Rage Against the Machine arrivano a Philadelphia per un concerto di 15 minuti sul palco del Lollapalooza ‘93, uno dei festival rock più importanti del mondo, sanno già di essere nei guai. Zack de la Rocha, il loro cantante esplosivo dalla dialettica schietta e potente, è senza voce. Un mese di tour a supporto del loro album d’esordio ha distrutto le sue corde vocali. La band però è ancora agli inizi, sta cercando di conquistarsi il favore del pubblico e non può certo permettersi di cancellare uno show su un palco così importante.

Si tratta di fare una scelta: cancellare il concerto, lasciare posto a un’altra band, oppure tentare di esibirsi con un altro cantante? Niente di tutto questo. I quattro membri del gruppo hanno ben altro in mente.

“Dovevamo suonare per primi sul palco principale. Era il momento in cui iniziavamo a farci conoscere in America. Era la nostra grande occasione,” dirà il bassista Tim Commerford a ESPN nel 2015. “Nello stesso periodo, Tipper Gore, moglie dell'allora vicepresidente Al Gore, aveva creato il Parents Music Resource Center [Centro d'Informazione Musicale per Genitori, ndt], quello che mette gli adesivi Parental Advisory sui dischi. Noi non eravamo d’accordo, pensavamo fosse davvero una cazzata. E così abbiamo scelto la protesta, ‘Non suoniamo a questo show, protestiamo.’”

“Siamo saliti sul palco, ma invece di suonare abbiamo appoggiato le chitarre agli amplificatori, creando così un riverbero continuo, e siamo rimasti fermi impalati davanti al pubblico. Ah, eravamo completamente nudi. Ognuno di noi aveva una lettera scritta sul petto a formare la sigla PMRC.”

Il 18 luglio 1993, i Rage Against the Machine salgono sul palco davanti a migliaia di persone a Philadelphia in tutto il loro splendore, così come mamma li ha fatti.

La band di Los Angeles si è formata da un anno quando firma il suo primo contratto con una major, nel 1992. Il loro sound sta tra heavy metal, funk, punk e rap, attira parecchio l’attenzione e solleva anche qualche polemica. All’epoca delle collaborazioni tra rock e hip-hop come quella tra Aerosmith e Run-DMC, o quella tra gli Anthrax e i Public Enemy, i Rage Against the Machine sono una vera e propria rivelazione. Dal vivo, poi, sono ancora più forti che in studio. Hanno una potenza tale da far partire il pogo sotto al palco, ma allo stesso tempo da animare un dibattito politico. La sezione ritmica di Tim Commerford e Brad Wilk, rispettivamente al basso e alla batteria, fa da base ai riff delle chitarre di Tom Morello, violente ma non convenzionali, mentre il frontman Zack de la Rocha sbraita i suoi manifesti taglienti in modo talmente aggressivo e dogmatico da obbligare la gente a starlo a sentire.

Rage Against the Machine è anche il titolo del loro fortunato album d’esordio, che nel 1992 ha un forte impatto sia a livello musicale sia visivo, grazie a una copertina fortemente evocativa che non lascia spazio a dubbi quanto all’orientamento politico del gruppo. L’immagine, divenuta la rappresentazione di un’epoca, è quella del monaco buddista Thích Quảng Đức avvolto dalle fiamme a Saigon, in Vietnam, in segno di protesta contro il regime cattolico per l’uguaglianza tra le religioni. L’immagine vincerà il premio Pulitzer per la fotografia, ma per tutta la generazione X diventerà, semplicemente, il simbolo dei Rage.

Pubblicato il 3 novembre 1992—giorno in cui Bill Clinton sconfigge George Bush alle elezioni presidenziali—Rage Against the Machine è un successo immediato. Contiene un pezzo che ripete per ben 17 volte "fuck", e sarà proprio quello a trascinarli verso la gloria. Si tratta ovviamente di quello che diventerà il loro inno, “Killing in the Name,” inizialmente censurato dalle radio e da MTV.

Come molti altri album pieni di “fuck” e “shit” di quegli anni, anche Rage Against the Machine si merita lo spregevole adesivo “Parental Advisory – Explicit Lyrics” in copertina, cosa che i Rage non prendono benissimo considerandolo un affronto alla libertà di espressione. Nel 1985 il PMRC, il comitato dei genitori di cui sopra, aveva infatti stabilito che tutti gli album con contenuti espliciti dovessero riportare questa etichetta denigratoria. Musicisti come Frank Zappa, Dee Snider dei Twisted Sister e John Denver cercarono di protestare e fare ricorso, ma la decisione fu confermata in appello.

L'adesivo riempiva di orgoglio gli adulti perbenisti che cercavano di ripulire l’industria musicale, ma allo stesso tempo incuriosiva ancora di più i ragazzini in preda alla voglia di trasgressione. I dischi con l’adesivo erano i più fighi e accattivanti di tutti, proprio come i film in cui c'erano scene di violenza o nudo.

Molti artisti hanno parlato della campagna Parental Advisory nei loro testi, ma nessuno è riuscito a superare Ice-T in quanto a rabbia e potenza. In “Freedom of Speech”, pubblicata nel 1989, si rivolgeva direttamente ai giurati di questo santissimo comitato con le seguenti parole: “Hey, PMRC, idioti pezzi di merda / È l'adesivo sul disco che mi fa diventare ricco / Non ve ne rendete conto, stupidi ubriachi? / Più cercate di reprimerci, più cresciamo.”

Quando ai Rage Against the Machine fu offerto il posto in apertura al Lollapalooza, fu un colpo grosso che molte band invidiarono moltissimo. E nonostante l’importanza dell’occasione, i RATM non si tirarono indietro e decisero di portare avanti la loro protesta.

Dal palco di Barrie, in Ontario, de la Rocha aveva spiegato al pubblico la scelta della band di non vendere merchandising: “Alcuni pensano che ce la tiriamo, ma in realtà abbiamo deciso di non vendere T-shirt per non piegarci al consumismo spinto e vendere maglie a 23 dollari, quando a noi costano sette dollari di produzione.” Questa scelta fu solo l’inizio della presa di posizione forte della band, che non faceva altro che onorare il proprio nome.

Quel pomeriggio, de la Rocha e soci salirono sul palco con del nastro isolante sulla bocca e le lettere disegnate sul petto a comporre l’acronimo del collettivo moralista, PMRC. Mentre le casse alle loro spalle riverberavano, i quattro rimasero nudi di fronte al pubblico per quindici minuti, in segno di protesta contro la censura musicale.

“L’esibizione quel giorno fu una sorta di performance artistica, più che un vero concerto rock,” come dirà poi Morello a NME. “Volevamo solo ricordare a tutti che non potevamo più dare nulla per scontato, nemmeno che avremmo potuto continuare ad ascoltare musica contro lo status quo. Volevano portarci via i diritti del Primo Emendamento.”

Inizialmente il pubblico incoraggiò, divertito, l’iniziativa della band sul palco, ma quando si rese conto che i RATM non avrebbero mai nemmeno accennato una nota iniziò a infastidirsi. “Inizialmente la gente rideva e ci incitava, ma dopo dieci minuti che ce ne stavamo nudi sul palco, hanno iniziato a tirarci addosso bottiglie e insultarci. Erano molto delusi.”

Nei ricordi di Morello, la cosa più dolorosa furono le monetine. “Lasciatemelo dire: ci hanno tirato un sacco di monetine sul cazzo quel giorno,” ha detto a NME.

Alla fine, la polizia dovette scortare la band giù dal palco, ma nessuno fu arrestato per atti osceni in luogo pubblico. Per farsi perdonare, i Rage tornarono a Philadelphia qualche mese più tardi per un concerto gratuito, e in quell’occasione si misero a vendere merchandise a prezzi onesti: 8 dollari per la t-shirt, 10 dollari per la maglia a maniche lunghe.

Intervistato da Modern Drummer, Brad Wilk racconterà quello che gli passò per la testa in quel momento: “Pensavo alla sensazione del vento sulle palle, a quello che avrebbero pensato le persone lì davanti, a tutte le telecamere e a cosa sarebbe venuto fuori nelle riprese. Ma la cosa in sé, per me non fu un problema. Non mi spaventava. Anzi fu un momento liberatorio, è così che veniamo al mondo.”

Sono passati 25 anni da quando i Rage fecero bella mostra dei loro genitali sul palco del Lollapalooza, eppure la censura musicale non ha fatto grandi passi avanti. Il comitato PMRC non superò gli anni Novanta, ma l’adesivo Parental Advisory viene applicato ancora oggi a tutti quegli album che usano un linguaggio offensivo, mentre le canzoni vengono ancora modificate per poter essere passate in radio. La cosa davvero assurda è che la foto dei Rage sul palco di Philadelphia, l'unica mai pubblicata dell'accaduto, è comunque sempre censurata quando appare online.

I Rage Against the Machine non si arresero e portarono avanti le loro battaglie. Nel 1997, Morello fu arrestato durante una marcia contro lo sfruttamento in fabbrica. La band suonò inoltre in concerti di protesta sia nel 2000 alla convention dei democratici, sia nel 2008 alla convention repubblicana, dove però si limitarono a salire sul palco con tute arancioni e cappucci neri, come i prigionieri di Guantanamo, senza suonare.

Impossibile non citare il video di "Sleep Now in the Fire", che documenta il loro show improvvisato e abusivo davanti alla borsa di New York e che, soprattutto, aveva previsto la presidenza Trump con ben 16 anni di anticipo. Ma alla fine, di tutti i loro atti di ribellione, quello che rimarrà nella storia sarà proprio il loro spogliarello sul palco del Lollapalooza.

Questo articolo è apparso originariamente su Noisey US.

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