L'equilibrio di Rkomi

"Mai più" mette ordine in mezzo alla malinconia di "Apnea" e all'incazzatura di "Solo".

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ago 25 2017, 10:37am

Fotografia via Facebook.

"Beato chi ci nasce non io / Un castello di carte sta in equilibrio, cade ma a pezzi."

Rkomi comincia "Mai più", il terzo singolo estratto dal suo album d'esordio Io in Terra, con una frase che grida orgoglio nella fragilità: una qualità ormai parte integrante della narrazione rap contemporanea, lontana dal machismo a tutti i costi che imperversava a inizio millennio. È un artista di estremi, Mirko, e i suoi primi pezzi lo hanno messo in chiaro fin da subito. Basta riascoltare "Dasein Sollen", una strofa grezza, scheggiata e carica di significato che univa cazzimma di quartiere—il tipo con la "faccia di cazzo", il personaggio di Falco—e un "viaggio in testa" che si dipana tra paure, paranoie e limiti da superare; perché in fondo, "se sei il primo a crederci è come una droga". In "Mai più", Mirko si pone una domanda: come fai a continuare ad avere la stessa convinzione nelle tue forze quando gli stimoli per crederci cominciano a trasformarsi in conferme?

Per trovare la risposta dobbiamo prima definire prima i limiti della questione, e lo possiamo fare con i primi due singoli tratti da Io in terra, rappresentazioni di due estremi. "Apnea" racconta una relazione in cui la differenza tra amore e odio è quasi impercettibile—una sorta di caos pacifico, tonificante in quanto parte del passato: Mirko lo esplora con la memoria e il groppo in gola. "Solo", invece, è un pezzo rabbioso e confuso: la voce narrante, circondata da stimoli, rivolge continuamente la propria attenzione in direzioni diverse. Mirko manda affanculo un generico "tu", parla ai suoi amici di una vita e a una ragazza che definisce "il suo opposto", si immedesima nel padre, interrompe sul nascere un paragone con Bukowski (umiltà, dicevamo); e tutto solo nella prima strofa.

Se "Apnea" si abbandona alla pace dolceamara dei ricordi e "Solo" si scatena in invettive e dichiarazioni impetuose, "Mai più" è un punto di equilibrio all'interno della psiche di Rkomi. "La vita che facevo prima / La testa che c'avevo prima", motivi di disequilibrio, non torneranno "mai più"; Mirko si abbandona fatalisticamente al caso, al treno [delle occasioni] che lo ha portato fino a qua. Sa di essere fragile come un castello di carte, che può fallire e cadere in pezzi, ma al contempo sa di poter provare a influenzare il suo destino: "O scrivo rime o muoio di fame, ma mai di parole". Anche l'amore è più lucido, in "Mai più": dopo "una sera a lume di candela" la voce di Mirko e quella della sua interlocutrice diventano la stessa cosa, e la relazione stessa non è più una bestia incomprensibile come quella di "Apnea" ma un dato di fatto. Certo, i problemi ci sono ancora—" È che c'ho certi cazzi in casa / Vestiti sparsi mi fan strada al ritorno". Ma il punto fermo al pezzo è evidenza di evoluzione, un segnale di cambiamento, un momento di lucidità: " Ora che tutto è diverso".

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