È il momento di farla finita con PC Music?

Da progetto artistico a una specie di major, l'etichetta sembra essersi frantumata a contatto con la realtà non-virtuale.

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ago 29 2016, 6:50am


Con il cuore in mano e una lacrima sull'occhio è giunta l'ora di ammettere che è forse giunta l'ora di PC Music. E come quel Dell impolverato che ancora teniamo nell'angolo perché ci piange il cuore a buttarlo via, nemmeno PC Music si accenderà più, e rimarrà un oggetto di arredamento particolare. Potremmo tentare di schiacciare il pulsante ON con tutta la nostra forza, ma forse sarà tutto inutile. Il problema non sta nemmeno tanto nell'hardware, ma nel contenuto, perché le ultime release di quella che un tempo sembrava la label più promettente del panorama internazionale sono proprio un po' MEH.

Vi ricordate il 2013? In quell'anno eravamo tutti impazziti per "Pink and Blue" di Hannah Diamond, forse la traccia più fica mai uscita per la label: qualcosa di totalmente spiazzante, tra una canzone della Disney e l'arte del futuro. Un sound che attecchiva subito su ogni superficie, come un velcro o una gelatina appiccicosa. Poi è arrivata "Bipp" di SOPHIE—amico e collaboratore di A.G. Cook, anche se non è mai ufficialmente uscito per PC Music—e ne fummo tutti sbaragliati, come quando fai un'overdose di zuccheri e poi inali un palloncino all'elio e un altro palloncino esilarante. Il mondo è così bello con le tracce di Sophie! Ecco, quando eravamo ragazzini e la tristezza del mondo non ci aveva ancora preso a schiaffi eravamo tutti un po' PC Music.

Dagli esordi a ora, però, la label non sembra essersi evoluta in alcun modo, e il movimento è rimasto completamente piatto.

Il pericolo di avere a che fare con lavori "concettuali" sta nel complicato snodo tra fare qualcosa che si prende gioco delle corporate e dei loro marchi in un mondo che ti costringe ad averci a che fare per poterti sostentare. E come ogni artista che fa la fame, anche PC Music ha dovuto trovare il modo di mangiare qualcosina in più del caffè di Starbucks così amato da GFOTY. All'inizio tutto era super: le parodie dei Lipgloss Twins o la presentazione di QT come un energy drink anziché una persona in carne ed ossa erano qualcosa di totalmente innovativo. Da allora però tutto ha assunto toni più confusionari.

E mentre l'arte dovrebbe essere un sollievo dagli orrori della vita di tutti i giorni, l'arte nata per commentare questa triste realtà deve comunque farci i conti.

Come faceva notare Michelle Lhooq quando era andata a vedere il lancio del loro Pop Cube, il loro network multimediale di intrattenimento, ad un certo punto gli si è rivoltato contro. Lhooq si chiedeva "dove andrà a parare la loro deriva (realmente) commerciale"? E la risposta, purtroppo, è l'emoji del pollice verso. Sembra quasi un'ovvietà, ma è difficile sostenere la propria critica al mondo commerciale con un enorme logo della Red Bull sulla propria testa. I fan riuscivano ancora a salvare qualcosa sostenendo che quella fosse una mossa per distruggere il sistema dall'interno, in pieno stile PC Music, ma tutta quella post-ironia rendeva tutto ancora più confuso e il messaggio della label si perdeva in un mare di loghi, performance apparentemente vuote e visual che non comunicavano niente di più che la superficialità del progetto. In tutto questo, la contraddizione principale rimaneva il modo in cui PC Music tirava su i soldi necessari per procedere.

Per qualche tempo, la magia della label stava nel fatto stesso che fosse una pseudo-label. Fino alla fine del 2014, il progetto viveva praticamente solo su Soundcloud, che era utilizzato come una sorta di galleria d'arte in cui comparivano, a caso, tracce del producer Kane West e di altri artisti, che sembravano più vicini a personaggi della Looney Tunes che a musicisti reali. Ogni settimana arrivava un diverso punto di vista da un diverso producer.

Poi sono arrivati i download a pagamento, e poi lo showcase al SXSW. E poi arrivò la major, Columbia Records. Nonostante sia triste allinearsi allo stereotipo per cui le cose erano più interessanti quando erano veramente underground e nessuno se le cagava, questo è uno dei casi in cui quello stereotipo è realmente giustificato, perché PC Music aveva realmente un altro significato quando se ne stava ai margini del baraccone mangiasoldi dell'industria discografica. Chiaramente è ingenuo far finta che i musicisti non abbiano bisogno di soldi per sostentarsi, ma non è forse l'ingenuità che ci ha permesso di amare quegli artisti così tanto, proprio perché anche loro fondavano gran parte della comunicazione sulla loro aria naïf e spensierata? O almeno, è quello che volevano farci credere.

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Hannah Diamond (foto via Diamond Wright)

Al di là della crisi della struttura concettuale, cose più basilari—come la musica—sono finite per deteriorarsi. Il tanto atteso album di SOPHIE—pur non trattandosi di un'uscita ufficiale PC Music—è stato un'occasione sprecata, pieno di porcate stupefacenti. È un esempio perfetto del problema di PC Music in generale: se accumuli un gruppo di producer di talento—cosa che sono, senza dubbio—perché dedicare così tanto tempo a cazzeggiare con "concetti" incredibilmente vaghi che obbligano l'ascoltatore a immergersi sotto sei strati di ironia? Perché prendere in giro il pop che in realtà volete produrre? E, a essere sinceri, quanti veri classici sono emersi da questo collettivo? Una manciata a dir tanti. E non bastano, quando si parla di quella che doveva essere una rivoluzione.

Forse la crisi creativa ha a che fare con il fatto che parte della squadra sembra passare più tempo a lavorare con altri artisti invece che sui propri progetti. Certo, alcune di queste collaborazioni hanno dato alla luce figate—quella recente di Danny L. Harle con Carly Rae Jepson rasenta la perfezione nella categoria pop ultra-dolce, per esempio—ma c'è stato più di un "ft." di troppo. Non puoi aspettarti originalità se chiami A.G. Cook ogni volta che ti serve un po' di provocazione artistoide patinata. Lo shock della novità—e qui va evidenziato quanto sia apparso radicale e sinceramente appassionante l'approccio multimediale degli esordi—tende sempre a trasformarsi nel familiare ronzio dell'ordinarietà.

L'espansione nel mondo reale sembra aver richiesto un prezzo alto per loro. La peculiarità del progetto come commento online sul mondo dei commenti online, comprensibilmente, non ha mantenuto la stessa efficacia nel passaggio da URL a IRL. Showcase, Boiler Room, live e serate nelle discoteche hanno tutti rivelato un certo piattume. La sensazione di novità si sbriciola scontrandosi con i rigori dell'ambiente che si propone di parodiare o imitare. In questo caso, l'idea che PC Music fosse musica fatta per l'iperrealtà del club è stata un flop quando i veri club hanno iniziato a trasmetterla.

La forza di PC Music era, e fino a un certo punto è ancora, quella di trattarsi di un progetto artistico che comprendeva completamente il contesto in cui si era situato. Le cose cambiano, però, specialmente nel regno virtuale. L'universalità cambia con la velocità del meme settimanale, e di conseguenza il contesto si altera a un ritmo che fino a qualche anno fa era inimmaginabile. Il mondo irreale e patinato che PC Music presenta in modo scintillante e puro è, perlomeno al momento, disconnesso da quello che sta effettivamente accadendo nel mondo. E mentre l'arte deve essere ed è una fuga dagli orrori che ci troviamo ad affrontare ogni giorno, l'arte che si propone di fornire un commento deve forzosamente avere un legame con la realtà. Parodiare la cultura usa-e-getta di internet e il consumismo rampante è un po' meno interessante, divertente e incisivo quando mentre lo fai tradisci un approccio da "prendi i soldi e scappa".

PC Music sembra non aver mai capito se voleva essere un progetto artistico o una etichetta major, ed è finita per cadere goffamente a metà tra le due cose. Che sia ora di staccare la spina? Perlomeno, sarebbe il caso di premere "Riavvia".

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