Recensione: Dark Polo Gang - Sick Side

Anche se sembra un tantino ridicolo dirlo, 'Sick Side' ci restituisce il lato migliore della Dark Polo Gang.

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gen 8 2018, 12:14pm

Uno dei più grandi rimpianti della mia vita è essere stato in fila subito dietro un tipo che ha deciso di crollare a terra all’ingresso del locale, portando la sicurezza alla decisione di non far entrare più nessuno all’Agarthy per il primo live della Dark Polo Gang, ormai tre anni fa. Da quel momento ho visto la DPG live un numero di volte così alto che quasi mi vergogno a metterlo in forma scritta, ma per sempre mi rimarrà l’amaro in gola di non essere stato a quel primo live.

Questa frustrazione ha portato a un attaccamento al gruppo romano fuori dal normale, fino a farmi provare qualcosa che non avevo mai provato, specie dopo l’uscita di Twins: la nostalgia. Vuoi perché tre anni fa ero giovane e spensierato, vuoi perché era una delle prime volte che vedevo nascere qualcosa praticamente da zero e lo vedevo esplodere in definitiva worldwide, vuoi perché a un certo punto chi ha messo le mani sulla Dark Polo Gang ha travisato quello che io credevo fosse il valore della Dark Polo Gang e un po’ me ne ha fatto disinnamorare. Per la prima volta in vita mia ho pensato — senza dirlo ad alta voce, non è ancora arrivato quel momento — “Non sono più quelli di Mi Fist”.

Così, mentre smettevo di seguire Tony Effe su Instagram, il mio cuore andava in mille pezzi, almeno fino al 5 gennaio.

Non appena Side ha deciso di postare sei frammenti della cover per poi dichiarare “fuori a mezzanotte” ho sentito dentro di me qualcosa che non provavo dall’Halloween in cui era uscito The Dark Album, qualcosa che mi aspettavo di provare fin da quando su YouTube era comparsa “Cosa?”.

Sick Side è un disco del quale si parlava, non so se in maniera più ufficiale o ufficiosa, da un po’ di tempo; finalmente è tra noi e sottolinea un concetto fondamentale: la DPG sa ancora fare la DPG. Tutto ciò che cercavamo nel triplo sette prima che diventassero profondamente consapevole di essere la nostra serie TV preferita. Sick Luke si conferma uno dei producer più in forma del panorama, Side uno dei più in forma del quartetto di Rione Monti. Ogni canzone è ricca di quotable, unica nota stonata il featuring esterno alla Gang, che però è nelle canzone che contiene la barra: “Siamo una famiglia, facciamo un bambino, chiamiamolo milione e poi guardiamolo crescere”, che quindi compensa il possibile disappunto nel sentire Hermit G.

Dal disco trasuda quell’attaccamento alla gang che ha reso il gruppo una sorta di corazzata, nonché tutte quelle velleità così naïf da averli resi irresistibili: si parla di soldi, di quanto siano importanti e di quanto non contino un cazzo, ci sono Wayne, Tony Effe e Prynce, si parla di amore, famiglia, si ringraziano persone e sopratutto si fa rimare “rubini” con “Rubchinsky”, che credo che basti a definire Sick Side un progetto necessario. Grazie DPG, mi eri mancata.

Sick Side è uscito il 5 gennaio per Triplosette.

Ascolta Sick Side su Spotify:

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