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Foto per gentile concessione di His Electro Blue Voice.

Il nuovo album di His Electro Blue Voice è ipno-violento

DiGiacomo StefaninieZachary Lipez

Il nuovo LP della band punk noise di Como s'intitola 'Mental Hoop' ed è un altro blocco di granito nichilista; te lo facciamo sentire in anteprima.

Foto per gentile concessione di His Electro Blue Voice.

His Electro Blue Voice è una creatura davvero anomala nel panorama italiano. Non solo perché fa parte di quella strettissima cerchia di artisti nostrani che ha più successo all'estero, ma anche perché si tratta di un progetto dall'attitudine unicamente antagonistica. Per i primi dieci anni circa di esistenza, la band è rimasta un totale mistero. Si sapeva che in studio erano più o meno due o tre, e che avevano base in zona Como. Le uniche comunicazioni erano EP contenenti una sostanza musicale fangosa e nerissima che coniugava i muri di distorsione dell'hardcore mutante di Nirvana, Butthole Surfers o Melvins con le atmosfere austere del nord del Regno Unito (intendo Manchester, ma anche Sheffield) e la ripetitività ossessiva della kosmische musik tedesca. Non salgono mai su un palco. Non parlano volentieri. Foto? E perché mai?

Poi, nel 2013, la svolta: Sub Pop, la mitica etichetta di Seattle che ha "inventato" il grunge, li mette sotto contratto per un LP, Ruthless Sperm, che è la spinta giusta per farli uscire dal guscio. Francesco Mariani, fondatore e mente della band, recluta alcuni sodali per cominciare a suonare dal vivo, e per un po' i tre (o quattro, a seconda) mettono a ferro e fuoco i palchi di tutta Europa. Nel 2015 pubblicano "Tartlas", una canzone-mostro da 19 minuti che occupa un intero lato dello split LP con Havah, uscito per Maple Death. Poi cala di nuovo il silenzio.

Ora HEBV ritorna con un nuovo disco, Mental Hoop, in uscita venerdì 24 novembre per Maple Death in Europa e per Iron Lung (che, per inciso, è una delle migliori etichette punk hardcore in attività) negli USA. Qui abbandonano per un attimo gli incubi circolari delle loro composizioni più lunghe e sfornano sette pezzi (e un intro) diretti, concisi aggressivi, prima di concludere con i quasi 12 minuti di "Oneiut", un viaggio tra incubi industriali e panorami sognanti alla Neu!. Per il resto, lo schema è semplice ed efficace: pattern geometrici di basso e batteria su cui si abbattono cascate di rumore bianco tagliate da lampi di melodia, mastodontici riff hardcore da due note e una voce da trapianto di corde vocali. Praticamente una sessione di ipnosi durante la quale si viene presi a schiaffoni da un energumeno vestito da qualunque personaggio ti facesse più paura da bambino. Ma è inutile che stia qua a spiegarvelo per filo e per segno, abbiamo lo streaming in anteprima esclusiva qua sotto.

Zachary Lipez di Noisey USA ha mandato alcune domande a Francesco che fanno un po' di luce sul mistero HEBV, leggi l'intervista dopo l'embed.

Mental Hoop esce domani per Maple Death e Iron Lung. Ordinalo sul sito Maple Death.

Noisey: Sono passati quattro anni dall’ultimo album, cosa hai fatto nel frattempo? Chi c’è nella nuova lineup? È un duo o avete altri membri a rotazione?
Francesco Mariani: C'è stato il brano intitolato "Tartlas", pezzo da 19 minuti contenuto nello split con Havah, che considero una delle migliori cose fatte da HEBV. Se fosse stato isolato con l'aggiunta di 3-4 pezzi avremmo potuto avere un disco già due anni fa. I brani li scrivo praticamente da solo. In studio, sia in "Tartlas" che in Mental Hoop la batteria è suonata da Andrea Cantaluppi. Al basso, dal vivo, ormai da tre anni suona Nicola Ferloni. Per ora è così. In futuro l'assetto potrebbe modificarsi magari ampliarsi in maniera più stabile o anche no.

Sono cambiati i tuoi interessi in quanto a musica e testi? Il disco sfreccia veloce. C’è stata una decisione di produrre uno shock breve e tagliente o è semplicemente successo così? L’album suona un po’ più teso e claustrofobico, anche se questi elementi non mancavano nelle release precedenti. Sono anche facilmente impressionabile da ciò che leggo nei comunicati stampa.
Ho rincominciato a leggere, vedere film come non mai, e mi è tornata pure la passione per i videogiochi dopo vent'anni. Dai testi è quasi del tutto scomparso il sesso, non so neanche io quale argomento abbia preso il suo posto, i pezzi spesso finiscono di netto senza lasciare respiro o dialogo. Mi piace pensare che Ruthless Sperm e Mental Hoop si completino a vicenda. Non c'è un taglio netto con il passato. Lo strappo è stato fatto e racchiuso in "Tartlas". Io ascolto di tutto, spero sempre ci siano artisti in grado di stupirmi con particolari da poter rielaborare e far calzare nei pezzi da scrivere. Che si tratti di strutture o semplici particolari. Capita a volte di essere ispirati da qualcosa in un brano altrui che ti porta a riaprire pezzi che avevi abbandonato da mesi, trasformandoli da scarti incompiuti a pezzi titolari da album.

Cosa è successo con Sub Pop e come siete finiti con Iron Lung? Di sicuro avete fan devoti che vi seguono ovunque, ma siete demoralizzati o contenti dello stato della band? Ma poi ci pensate a cose come queste?
Niente di ché. Sì che ci penso. Ognuno ha le proprie ambizioni ed è giusto poterle inseguire. Ci siamo persi un po' con il passare dei mesi. Grazie a Sub Pop abbiamo avuto un attenzione maggiore a quella solitamente riservata a gruppi punk noise, senza che noi dovessimo spingere più di tanto l'LP. Non avevamo mai suonato dal vivo e nonostante questo siamo stati pubblicati. Roba da pazzi. Ora usciamo con due etichette che sono già da tempo nostre fan. Maple Death con cui abbiamo inaugurato l'etichetta con lo split di cui parlavo prima, e Iron Lung di Seattle, che appena ha saputo che eravamo in cerca di un'etichetta ci ha contattato.

Citate l’Italo-hardcore come influenza. Per i nostri lettori che magari non conoscono gruppi come i Wretched, chi intendete? Venite dalla scena hardcore? Venite da o vi identificate in una scena precisa, visto che molte persone hanno sempre problemi a etichettarvi? Quando citate una band come i Big Black, dove vi collocate nel 2017?
Non sono un grande esperto di HC in generale, se capita che con HEBV si sfiora il genere è solo perché mi piace sfogarmi cosi, con urla e riff incazzati. Se qualcuno sente queste influenze per me non può che essere un complimento. La prima volta che ho ascoltato gruppi come Indigesti o Nerorgasmo non mi aspettavano di trovarmi di fronte materiale all'altezza di band estere molto più discusse negli anni a venire. Direi che hanno un bel po' di idee da cui si potrebbe ancora saccheggiare. I Big Black rimangono una bomba.

Non veniamo da nessuna scena, tranne che quella del writing. Il primo nucleo era formato da 3 writers, dipingevamo muri e treni. Mi manca quell'adrenalina e non so se il suonare possa aver superato il piacere di quegli anni. Probabilmente dovrei smettere di suonare per capire a fondo cosa ho vissuto e condiviso con grandi nerd appassionati di musica in questi ultimi anni. Arrivavamo da un ambiente spesso più accomunato al hip hop e non eravamo neanche presi troppo sul serio. Spinti dall'istinto di risultare diversi, il fatto di sentirci isolati stilisticamente ci ha permesso di azzardare soluzioni inconsuete per quello che potevamo scorgere nella nostra piccola provincia. Ogni volta che si andava in studio chi ci registrava ci dava dei pazzi. Paragonati ad altre band chiaramente siamo sanissimi, ma da queste parti al 90 percento l'andazzo è questo.

Le band subiscono sempre più pressioni per essere politiche. Vi influenza in qualche modo la cosa? Pensi HEBV abbia una filosofia/visione (semi)coerente?
Non è mai stata trattata la politica nei mie testi, non voglio dare indicazioni a nessuno tramite le canzoni, né citare l'attualità più vicina. Per il 99 percento i miei testi potrebbero essere stati scritti pure cento anni fa. Non do per scontato che in futuro non ci possa essere un cambiamento. Prima o poi potrei anche sciogliermi e scrollarmi di dosso delle fissazioni aggiungendo delle gag.

Come è stato scritto/registrato Mental Hoop? A cosa fa riferimento il titolo?
Proprio due anni fa ci siamo presi una pausa dall'attività live, cosa che per me risultava solo una distrazione, per dedicare tempo solo alla scrittura di nuovi pezzi. Dopo un anno di demo con un digital recorder siamo andati all'EDAC studio in provincia di Como, a venti minuti da casa. Li abbiamo unito alcune tracce fatte con il multitrack in precedenza. Suoni alla quale mi ero affezionato o che consideravo irrisuonabili che contengono la parte più lo-fi. Tramite lo studio si è cercato un suono più naturale per le batterie, la voce e poter chiudere il tutto con un occhio di riguardo al mix e le frequenze, apprendendo consigli tecnici. Mental Hoop è il nome dato a quello che vedi raffigurato in copertina. È qualcosa che vorresti comprendere e decifrare per comodità ma che invece ti dovrai portare addosso come dubbio per molto tempo.

Le influenze kraut rock sono state un pilastro sin dalle prime release. Perché la ripetizione è così soddisfacente? Quando sai che è il momento di liberare la tensione? Siete degli esperti in questo campo.
Amo la musica ripetitiva, che sia kraut, techno, rap, drone, funk o ambient. In questo disco come nei precedenti ogni pezzo è caratterizzato da un solo riff di basso, magari c'è un cambio in due pezzi ma nulla più. Anche la batteria, sempre dritta e a testa bassa. Rullatine veloci e via. Dopodiché mi piace decorare, cercando variazioni di chitarra, aggiungendo synth e suoni vari sia suonati che campionati. "Onieut" per esempio ha un basso che non cambia mai per 12 minuti e nonostante questo ha 4-5 parti ben distinte tra di loro. Non credo di essere sempre in grado di liberare la tensione nelle canzoni. Forse non sono ancora così esperto. Io la libererei mettendo un disco di qualcun altro o skippando.

Qual è stato il primo disco che hai comprato? Sia da bambino che da adolescente.
Inizialmente non avevo desiderio di comprare, mi accontentavo di ascoltare i vinili di mia mamma a disposizione. Il primo CD che ho chiesto è stato Live at Wembley dei Queen, ma rimasi deluso perché non mi aspettavo che i brani suonassero diversi da quelli registrati in studio. Così mi sono ributtato sui dischi che avevo già, perlopiù musica pop, ma che essendo anni Settanta-Ottanta risentivano di parecchie contaminazioni annacquate da funk e soul. I primi dischi alternativi arrivarono a 14 anni, e nel 1995 acquistai in CD Different Class dei Pulp e Me Against the World di 2Pac, fino ad ad arrivare ai quattro classici gruppi che ormai 15 anni fa hanno messo le basi per HEBV: Nirvana, Sonic Youth, The Smiths e Joy Division - mischiati a etichette black dalla gestione sfrontata e discutibile come Death Row e Ruthless Records.

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