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Cosa c'è dietro l'ossessione dei rapper italiani per la Purple Drank?

Mattia Costioli

Mattia Costioli

Dietro al gusto di Sfera Ebbasta, Dark Polo Gang e della nuova scena rap italiana per la codeina c'è qualcosa di molto più banale di quanto non si potrebbe pensare.

Immagine via Sfera Ebbasta

Di solito per rispondere alla domanda cosa c'è dietro l'ossessione per una droga basterebbe rispondere la droga, ma quando ti accorgi che in Italia insieme alla trap è diventato di moda un cocktail fatto di gazosa e codeina, allora ti chiedi se anche le droghe seguono qualche strana dinamica sconosciuta agli stupidi che si fanno ancora le cannette sul balcone.

La Purple Drank, o sizzurp, lean, syrup, barre, purple jelly, Texas tea, dirty Sprite, e tanti nomi più fichi di droga viola che potete trovare su Wikipedia, ha stonato il primo cervello intorno agli anni Sessanta dalle party di Houston quando gli esponenti della scena blues hanno iniziato a tagliare uno sciroppo per tosse con la birra. Nel giro di qualche tempo la birra è diventata prima vino e poi soda al limone, passando dalle mani dei musicisti blues a quelle dei ragazzi che stavano per mettere in piedi una delle prime scene hip-hop.


Uno sciroppo a base di Prometazina e Codeina

In sostanza si tratta(va) di una droga tecnicamente legale, dal momento che è possibile estrarla (o non estrarla, a seconda di quanto ne valga la pena) da farmaci disponibili senza ricetta in farmacia che contengano codeina. A livello pratico la codeina è un alcaloide (ovvero una sostanza organica con un ottimo rapporto dose/effetto farmacologico) presente nei papaveri da oppio.

In Italia è un po' più complicato, perché i due unici farmaci che contengono codeina (Tachidol e Co-Efferalgan) contengono anche un altro tot di cose necessarie a curarsi, ma non a drogarsi, che potrebbero uccidervi prima che la botta di codeina arrivi al cervello. Su Motherboard il processo di estrazione è già stato raccontato in modo più dettagliato e per quanto non sembri nulla di complicato ancora ci sembra qualcosa di troppo elaborato per essere preparato da Andrea Diprè, tra un pompino nel parco e l'altro.

Prima di provare a capire la diffusione culturale della questione Purple Drank in Italia, proviamo a sfruttare il video di Andrea Diprè per capire qualcosa sulla bevanda. Prima di tutto possiamo notare che il liquido a disposizione dell'Avvocato è effettivamente viola, dal momento che si tratta di uno sciroppo per curare la tosse a base di codeina e prometazina aromatizzato alla fragola. Il processo a freddo di cui si è parlato più sopra non permette di ottenere il tipico colore viola e, a meno di un sapiente uso della post-produzione, nel vostro video rap il bicchiere di Sprite e Codeina sembrerà un semplice bicchiere di Sprite. Per ottenere una boccetta di quel tipo bisogna farsi un giro in Svizzera, o avere uno spacciatore che si faccia più giri in Svizzera per voi, il che la allontana da quella fascia di consumatori senza una lira quali sono gli adolescenti.

Ciò che viene mischiato nel video è un sedativo per la tosse che ha effettivamente la funzione di rallentare il vostro organismo, non di curare la tosse. Un po' come tutti i sedativi l'obiettivo è placare un sintomo e per farlo ci si affida a questo oppiaceo, la codeina, che non disponendo di raziocinio o di una laurea in medicina seda qualsiasi cosa all'interno del vostro corpo. Gli effetti collaterali alla tosse placata sono pupille dilatate e che non rispondono bene agli stimoli luminosi, battito cardiaco rallentato, difficoltà motorie, perdita di coordinazione (compresa, in alcuni casi, la coordinazione necessaria a tenere il vostro sfintere contratto), un senso generale di scarsa lucidità e una voce particolarmente roca, dovuta al rallentamento dei processi di salivazione. Se fate uso di marijuana (e non rientrate in quella categoria di persone che si impanica facilmente negli stati limitrofi all'overdose) gli effetti sono piuttosto simili alla prima volta in cui avete provato, o proverete, un vaporizzatore come si deve o qualche altro congegno per l'assunzione di thc meno facilmente regolabile di un tiro di sigaretta.

Questo ottundimento, tipico di tutti gli oppiacei, è ciò che ha reso così caratteristica la musica di DJ Screw, il cui tempo rallentava di pari passo con il suo cuore, fino al punto che la musica ha smesso di esserci, così come il battito cardiaco. DJ Screw è stato in un certo senso il capostipite di questo revival culturale dei derivati dalla morfina che, pur non essendo mai uscita dai radar dei SERT di tutto il mondo grazie a una sempre più nutrita schiera di psichiatri con la ricetta facile, non aveva una grande incidenza socio-culturale. Raramente nei film di Hollywood ci sono personaggi dipendenti da morfina, che non rientra nelle droghe culturalmente accettabili o interessanti per uno sceneggiatore.

Un video di Sfera Ebbasta, il cui immaginario è legato a filo doppio con la Purple Drank

La diffusione della codeina nell'ambiente hip-hop dal 2000 in poi è egregiamente analizzata da questo saggio di uno studente dell'Università di Austin, in Texas. Per dimostrare una volta di più quanto gli effetti dell'incombenza culturale americana sul rap italiano siano lenti a manifestarsi, possiamo limitarci a tradurre un passaggio fondamentale:

Anche se ancora oggi la Purple Drank è molto popolare tra musicisti del calibro di Justin Bieber, Soulja Boy, Gucci Mane [che recentemente ci è quasi rimasto, ndr], a breve potremmo assistere alla fine della popolarità della sizzurp.

In conclusione è facile sostenere che non esista un'altra droga così intrinsecamente legata ad una cultura come lo è la Purple Drank con l'hip hop. Cresciute insieme fin dagli albori, codeina e hip-hop sono esplose come un fenomeno locale a Houston per poi guadagnare la ribalta nazionale verso la fine degli anni Novanta e fino a metà degli anni Zero. Anche se alcune delle persone che hanno contribuito a costruire quella cultura – come DJ Screw, Big Moe, e Pimp C – sono state distrutte dalla stessa droga che hanno contribuito a rendere popolare. A questo punto il futuro della sizzurp nella musica hip-hop è poco chiaro, ma possiamo solo sperare che la sua diffusione sia stroncata prima che stronchi qualche altro musicista.

In Italia invece questa diffusione è soltanto all'inizio e forse per la prima volta, se escludiamo la marijuana (che però gode di una base culturale molto più ampia) o la cocaina (che dal Truceklan ai Club Dogo è sempre stata ricorrente nei temi delle canzoni, ma mai approvata esplicitamente come sostanza ricreativa, o quantomeno non all'esterno di dinamiche sofferte), c'è una fetta emergente di rapper italiani che parlano di codeina con un registro simile a quello che Guè utilizza per il Dom Pérignon. Ad esempio nel pezzo qui sopra e nel testo qui sotto.

Nel bicchiere rosso ma non è una festa
Bere un po' ci da alla testa
Porta la Sprite e la Seven
Noi portiamo gli extra
Per bere Dom Pè voi fate colletta
Tutti i miei frà, anche chi non beve viola
Poi rientra nel club
Con una bottiglietta
Lo sai siamo noi la festa

["Blunt e Sprite" - Sfera Ebbasta & Charlie Charles]


Immagine di Ginko Graphics via Facebook

Forse stiamo mettendo troppa carne (di infame) al fuoco, ma per un momento sarebbe il caso di astrarsi e capire come si faccia a rendere accettabilmente cool una droga. Sappiamo che nel mondo hip-hop italiano la cocaina non è esplicitamente accettabile ed è percepita in maniera diversa dalle orecchie del pubblico e, nonostante Noyz Narcos e Caneda, viene difficile immaginare che gli ascoltatori del rap italiano potranno mai accettare l'arrivo dell'O.T. Genasis nostrano. Parlare di cocaina come Sfera parla di codeina è molto difficile e nelle canzoni a tema ci sono quasi sempre gravi conseguenze all'interno dello stesso narrato poetico di cui fa parte la canzone (e per l'amor di Cristo, imparate a scindere il racconto dalla realtà, o non potremo mai essere amici).

Per Sfera Ebbasta succede qualcosa di diverso e improvvisamente una droga pesante, una di quelle il cui utilizzo, per una lunga serie di motivi condivisibili o meno, viene ancora condannato apertamente da una percentuale altissima di società, diventa un argomento di cui si può cantare in modo relativamente frivolo. Quindi cosa c'è dietro questa ossessione per la Purple Drank? Probabilmente qualcosa di molto più banale di quanto non si potrebbe pensare, c'è il colore viola, c'è il logo della Sprite che, tra i vari brand di Coca-Cola, è uno di quelli che ha subito più aggiornamenti nel corso degli ultimi cinque anni. Se vi sembra una stupidaggine è solo perché con tutta probabilità lo è. Il fascino nei confronti della Purple Drank è basilare, quasi bambinesco, è una bibita colorata con le bollicine e che profuma di fragola, la si beve in un bicchiere come quelli che hanno popolato tutte le scene di feste con cui siete cresciuti da Animal House in poi. È una bevanda che ha così tanti riferimenti culturali e richiami al vostro trascorso personale che ve la potrebbero servire mentre sognate di tornare alle elementari a festeggiare con un Happy Meal dentro una di quelle costruzioni con scivoli e palline sudice di sudore di piedi che piazzavano dentro i McDonald's prima di fargli il restyling.

Nel corso degli ultimi mesi abbiamo parlato con Sfera, Ghali, Alessandro Murdaca e la Dark Polo Gang per provare a dare un senso a quella che, in qualche modo, è diventata una specie di sottocultura giovanile e la Purple Drank rappresenta una parte consistente dell'estetica legata a questo mondo che è stato semplicemente importato acriticamente come fosse un gioco, senza cercare di dargli troppi riferimenti culturali e allo stesso modo si è diffusa, come una cazzata a cui metti like su Facebook senza pensarci troppo.

Per cui alla fine, che cosa c'è dietro questa nuova moda? Niente, ma è divertente.

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