Spazi di comunione: Spaziokamino

Spaziokamino è stato il punto di riferimento romano per la neonata scena rave degli anni Novanta. Ci siamo fatti raccontare la storia da Mr. 3P di Truckstop76th.

|
17 novembre 2015, 12:03pm

La neonata realtà dei rave dei primi anni Novanta, in Italia, con un occhio di riguardo alla scena romana—e dintorni—alla Street Parade di Ostia del 1997 e agli Ostia Rioters, una delle primissime crew ad organizzare rave illegali in Europa, ve l'abbiamo mostrata un paio di mesi fa in questo post. Alla fascinazione dietro a questo tipo di documenti si aggiunge la consapevolezza che di quegli anni, in cui comunione e condivisione di esperienze tra i membri della suddetta comunità venivano sublimate tramite la musica in un moto di aggregazione totalizzante, oggi è arrivato solo un bisogno di evasione corporea/sensoriale fine a se stessa, che non sempre ha risvolti costruttivi. Ad ogni modo, è un argomento che è stato egregiamente già trattato e non c'è bisogno di ripetersi.

A Roma, il punto di riferimento per queste prime coscienze è stato, per oltre un decennio, SpazioKamino (SPZK), uno spazio liberato e autogestito dal 1989 nel cuore di Ostia lido. Sono entrata in contatto con Ferdinando Marco Raffone, detto 3Palle—e da lì Mr. 3P—tra i protagonisti di questa storia sia negli anni in cui SPZK operava, sia quando poi è stato sgomberato, protraendone l'eredità fino ai giorni nostri con l'etichetta Truckstop76th. Come vedremo, l'etichetta racchiude un bel nocciolo duro di ragazzi cresciuti a SPZK, ed è affiancata da tante altre "sorelle" che sono facilmente considerabili prosecutori dell'esperienza SPZK nel suo complesso. Partiamo dal principio.

"Personalmente sono entrato in contatto con questo giro tramite un mio compagno delle scuole medie," mi spiega Ferdinando, "facevamo entrambi il primo superiore e ancora ricordo la prima volta che mi ci ha portato ci aprirono la portone blindato dopo un veloce riconoscimento fatto da uno spioncino. Poco tempo dopo a SPZK ebbe subito inizio uno speciale rapporto con la musica techno."

Analogamente a qualsiasi altro CSOA, Spaziokamino non nasce come luogo pensato esclusivamente all'organizzazione di eventi musicali. Eppure a Roma, ad inizio anni Novanta, c'era poco da fare se non travolgere e lasciarsi travolgere dalla suggestione che un fenomeno come la techno poteva suscitare. "Il treno della techno lo abbiamo preso in pieno volto, non era plausibile per una realtà che volesse interpretare le controculture giovanili e dare una voce al disagio delle periferie prescindere da questo nuovo linguaggio," prosegue Ferdinando, "inoltre quei tempi le feste techno legali erano organizzate e frequentate troppo spesso da personaggi ambigui, legati all'estrema destra e alle sue frange più criminali."

Il fine di SPZK era in primis quello di liberare, per quanto perlomeno concerneva il litorale ostiense, la musica elettronica dai suoi stessi stigmi, e l'intero territorio ne ha giovato. "Così nacquero gli Ostia Rioters e il Plastik che per piu' di un decennio fu IL rave di Roma. Un appuntamento annuale che aveva per tutti qualcosa di magico difficile da descrivere."

"L'offerta musicale non avrebbe dovuto essere una questione centrale, ma per molti di noi lo diventò. Il movimento dei rave illegali (embrione locale di ciò che a breve avrebbe travolto l'Europa intera) ebbe un impatto sulla città devastante e nel giro di pochi mesi l'ambiente giovanile cambiò completamente volto." Tutto ciò andò naturalmente a infierire su chi era stato da sempre abituato a vedere quell'acerba forma di "clubbing" come facile intrattenimento, e quindi a speculare sull'industria del sabato sera. Niente a che vedere dunque con lo spirito di SPZK.

"Ribaltammo la scala di valori che caratterizzava la vita notturna della capitale, riuscimmo ad imporre un'esperienza di crescita la dove la disco music aveva creato il deserto culturale di fine anni Ottanta. Era in corso un rigetto verso i privati dai toni piccolo borghesi, provvisti di locali dove si poteva entrare solo se vestiti in un dato modo o se 'accompagnati'... con noi tutto questo esplodeva. Il nostro compito era travolgere e abbattere le convenzioni sociali e morali dietro a queste dinamiche." Ciò non toglieva che era la stessa realtà interna a SPZK doverci fare i conti, quotidianamente. L'assenza di un'ideologia dominante—e l'annichilimento di quelle esistenti—comportava una ragionevole presa di coscienza che era proprio dall'interno che si doveva attuare un cambiamento.

"Le conseguenze furono molto simili a quelle determinate dal movimento punk, ed in un certo senso la nostra esperienza fu una sintesi tra quei presupposti e le nuove implicazioni che il fenomeno elettronico comportava. D'altronde erano proprio gli anni del movimento cyberpunk e noi decidemmo di raccogliere la sfida delle T.A.Z [Zone Temporaneamente Autonome]."

Per quanto riguarda l'offerta musicale di SPZK, mi spiega Ferdinando che si possono distinguere due filoni musicali paralleli: "uno squisitamente techno, con una certa attenzione anche verso le produzioni electro più dure, l'altro industriale scuro ed in parte sperimentale." È da questi tracciati che germoglieranno in seguito le label che, come dicevamo all'inizio, possono essere viste come degne eredi del percorso di Spaziokamino. "Se non altro musicalmente parlando mi riferisco a Audio Resistance, i Radical Fiction, la Truckstop76th, che gestisco personalmente e che vede la collaborazione di amici storici come Deka, Nrn, Valerio Maina, Stealther, Luca Antonioli. Poi c'è Idroscalo Dischi di Anna Bolena, che attualmente risiede a Berlino, Stirpe999, gestita dal combo industriale Fire At Work, Stato Elettrico, Node Zero e tanti tanti ragazzi e ormai meno ragazzi che sono cresciuti con e nella passione che in quegli anni Ostia e SPZK emanavano. Molti di loro sono diventati bravi dj e alcuni anche bravi produttori."

Quando il movimento dei rave illegali incontra le carovane dei traveller, la proposta musicale cambia bruscamente. L'esperienza della Fintech, fatiscente rudere di una fabbrica di costruzioni edilizie situato sulla Pontina, alle porte di Roma, in cui per anni sono stati realizzati rave fino a quando praticamente non è iniziata a morirci gente, ha portato alla nascita dei Kernel Panik, e alla diffusione dell'hard techno, la famosa tekno con la k. "Quella musica che affettuosamente ad Ostia definivamo 'barattoli'. Chiaramente non lasciammo che la tendenza travolgesse il nostro gusto musicale, benché all'inizio fossimo stati i primi a collaborare con i Kernel Panik, ad esempio, quando ancora neanche si chiamavano così. È tutto sfumato—sempre con naturalezza e senza problemi—perché col tempo ci siamo resi conto delle loro derive traveller, da cui volevamo in realtà distanziarci. Non per antipatia eh (siamo tutti grandi amici) ma per il diverso approccio che avevamo nei confronti dell'esperienza del rave. Abbiamo perseverato nel proporre la musica che più ci apparteneva, e negli anni questo approccio ci ha reso—agli occhi di molti—strenui difensori della techno vs la tekno, ma non solo. Più in generale rappresentavamo quella parte di movimento che aveva scelto di non lasciarsi trasportare dal fiume in piena, conservando invece una propria unicità, e lo dico senza alcuna vena polemica, sia chiaro."

"La cosa più eccitante era sentirsi al centro del mondo. Senza alcun dubbio la nostra è stata la generazione più europea che la storia abbia conosciuto.
Molto spesso sound system e crew straniere sostavano in carovana a SPZK, e senza accorgercene un giorno ci siamo accorti che eravamo parte di una famiglia che non conosceva confini. È così che siamo stati costretti a imparare l'inglese."

Da SPZK sono transitate innumerevoli realtà che hanno contribuito a farne la storia, assieme ai già citati Ostia Rioters. Alcuni nomi sono Kamikaze, Mutoid, Kernel Panik, Desert Storm, Tomahawk, Total Resistance, Hekate, Les Trolls, la Praxis di Cristoph Fringeli.

"La resa dei conti con la società avvenne nel 2001. Una mattina ci svegliammo e al posto di SPZK trovammo un plotone di celere, le chiamate furono immediate ma ormai c'era solo da osservare. Era tutto finito." Ora al posto di SPZK c'è una ludoteca, che stando a quanto racconta Ferdinando è per la maggior parte del tempo vuota. "Fu uno dei primi punti verde qualità [I Punti Verde Qualità sono un'idea della Giunta Rutelli nel 1995, che affidava a piccoli imprenditori una determinata zona per dare la possibilità di sviluppare nell'area verde servizi per il quartiere ad essere assegnati], possiamo quindi considerare il nostro sgombero come la prova generale delle speculazioni mafiose oggi tristemente note anche sotto il nome di mafia capitale. Ora ad Ostia c'è il deserto, e il lungo muro eretto impedisce pure di vedere il mare."

"Qualche tempo dopo occupammo ZK, uno squat piu isolato che ad oggi,dopo più di 10 anni, ancora resiste. È immerso in un contesto storico e territoriale completamente diverso, di conseguenza non può e non ha mai preteso di svolgere lo stesso ruolo di SPZK. Molto dell'ottimo lavoro fatto negli anni prima è andato perduto, ma questo e' un discorso troppo lungo da affrontare."

L'eredità musicale, come ribadito più volte, è costituita dalle label e dall'attività dei producer ed organizzatori che ancora, per fortuna, è più che prolifica.
"Tra le esperienze successive sicuramente spiccano Electrode FestIval al Forte Prenestino ed il Free Field Fest, happening che abbiamo concepito come momento di confronto con la scena internazionale ma che cerchiamo di gestire sempre nel modo piu' 'indipendente' possibile. SpazioKamino ha cambiato la vita di molti a Ostia e non solo, ma sicuramente ha cambiato la mia e a quel posto personalmente devo tanto."


Mr. 3P

"176% Fresh Like Future "

"Aziona disturbo, Alimenta riot" cit SPZK, il Tempio della Pezza, 1989/2001


Segui Sonia su Twitter—@acideyes