Gli Apes On Tapes sanno come far ballare le persone

In quasi 10 anni di esperienza hanno scoperto uno o due trucchetti, ce li siamo fatti raccontare.

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ott 1 2014, 8:41am

Lo Smartwave Festival di Chieti equivale a due giorni in cui sarà praticamente impossibile rimanere fermi, dato che l’Associazione Culturale Ideali, che lo organizza, si è presa il carico di far sì che il climax ascendens delle attività del Villaggio Mediterraneo abbia un finale col botto.

Tra i vari artisti che saranno presenti (Stév, Redrum Alone, Foxhound…) ci saranno anche gli Apes On Tapes, che avevamo già intervistato in occasione dell’uscita del loro ultimo album, Pitagora’s Bitch. Siamo tornati da Joe Antani e soci per fargli qualche domanda e scoprire il loro #partyinstinct e tutti i segreti per far venire i crampi da dancefloor alla gente.

Party Instinct: Ciao Joe, raccontaci un po' come si compone il vostro live, quali macchine usate?
Il nostro live è modulare, ma di base io ho un laptop con Ableton 9, un launchpad mappato con Automap e un Maschine ri-mappato. Shapka ha un laptop con Ableton 9, mini launchpad e un Akai mpd 36, ri-mappato. Dyami ha un laptop con Ableton 9 o Serato, un launchpad, un Techncis, un mixer da dj e il MIC. In ogni caso il setup live si evolve con noi.

Parlaci dello show che porterete a Smartwave, cosa vi piace fare sul palco? Come siete arrivati a questa scaletta?
Nel live attuale volevamo inserire molti pezzi dell'EP nuovo, ma senza esagerare. Non volevamo rischiare di seguire pedissequamente Pitagora's Bitch. Quindi, come al solito, abbiamo selezionato dei pezzi "chiave" che fanno da colonna al live, e li abbiamo alternati ad altri groove, break e pezzi inediti vecchi e nuovi: alcuni funzionali alla performance live, alcune vecchie glorie del passato e altri pezzi non ancora ultimati per introdurre un po' di rischio. Anche perché provare i pezzi live è il modo migliore di testarne l'impatto. Ci piace mantenere una componente "punk" sia nella scaletta che nell'esecuzione dei nostri brani e quindi capita spesso di testare le bozze dei pezzi nuovi direttamente sulla gente, cercando di arrangiarli dal vivo.

Una volta ci hai raccontato che per voi l'importante è suonare i pezzi dal vivo. Mi spieghi questa dinamica "da festa" e come si declina in quello che fate?
Io e Shapka abbiamo, nei rispettivi laptop, una "saracinesca" di pezzi "frantumati" in piccoli loop e scene, in modo che l'arrangiamento possa essere reinterpretato ogni volta. Nello specifico dei controllers, io ho 128 samples spalmati con Automap sul launchpad: una parte di questi è relativa ai pezzi in scaletta, mentre l'altra è riempita di tools (raisers, esplosioni, kicks, snares, pads, soundfx). Il Maschine è mappato in modo da avere, sulla prima pagina, gli effetti invasivi sul master (xloop, repeat, tapestop, delay, flangers, filters, funzionali alla modifica live delle strutture ritmiche e melodiche) con i loro relativi controlli e la navigazione su Ableton (up/down/playscene). Sulla seconda pagina ci sono gli effetti per i samples e i volumi dei campioni, sulla terza un synth midi con note. Shapka hai i suoi campioni sul mini launchpad, sopratutto tool ritmici, voci e synth d'impatto e la navigazione su Ableton. L'mpd è mappato in modo molto simile al mio, ma con una personalizzazione diversa. Rimangono gli effetti invasivi sul master e gli effetti sui campioni, ma disposti in modo da avere una differenza dinamica tra i due. Dyami ha sia i campioni su launchpad che gli scratch tools personalizzati Apes su Serato, in modo da poter usare le sue skill da turntablist sui nostri suoni originali (ma all'occorrenza può mandare anche lui le scene di Ableton). Il mixer che si porta dietro, ha anche una banca di effetti con cui potenziare il tutto. Come dicevo prima, nonostante il suono elettronico, ci piace mantenere un'attitudine punk nel modo di riproporre i pezzi, infatti spesso e volentieri, iniziamo i pezzi nella loro versione originale per arrivare a snaturarli nella seconda parte con il massiccio uso di effetti e campioni, proprio per mantenere l'unicità da live. Preferiamo l'errore umano alla precisione chirurgica: a casa senti il disco, dal vivo senti gli Apes. Dyami nel frattempo farcisce tutto con gli scratch ad hoc e spesso e volentieri è il nostro faro guida rispetto alla reazione del pubblico. Anche se spesso ci proponiamo di seguire una scaletta ben precisa, ogni volta decidiamo sul momento cosa suonare e come, proprio in rapporto alla reazione del pubblico. Infatti, oltre a portarci il live stabilito, spesso carichiamo progetti di vecchi live e riproponiamo vecchie hit. In mezzo a una marea di beat e groove strumentali, ci sono alcuni pezzi dove è richiesta la presenza vocale di Dyami, dove di solito i beat vengono lasciati più lineari in modo da lasciare esprimere meglio l'Mc e dare al pubblico un momento di distensione. Non sempre mixiamo i pezzi, ogni tanto ci fermiamo e interagiamo con il pubblico, proprio per ristabilire la dimensione live e distaccarci dall'esperienza del dj set.

Qual è il pezzo su cui sapete di andare sul sicuro col pubblico?
Beh, da dopo l'uscita di “Pitagora's bitch”, “Cattlestar” è il cavallo di battaglia. Ma ci sono delle chicche mai edite che fanno sempre il loro effetto, nonostante siano anni che le portiamo in giro.

Grazie ragazzi.

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