Alfio Antico - Antico

Un veterano della musica popolare che ha fatto un disco potentissimo, incredibilmente vicino alla psichedelia occulta che tanto ci piace.

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dic 22 2015, 3:09pm

È molto bello quando un certo filone artistico, per quanto già canonizzato e sulla bocca dei più, continua a manifestarsi spontaneamente, nel lavoro di artisti che probabilmente sono del tutto ignari che il mondo là fuori stia parlando di qualcosa che gli assomiglia, o gli assomiglierebbe se solo entrambe le parti si aprissero un po'. Questo per dire che molto probabilmente Alfio Antico non ha che una vaga idea di cosa sia la Italian Occult Psychedelia, eppure il suo album Antico, in uscita a gennaio sulla nuova label Origine, potrebbe stare benissimo dentro il genere, addirittura esserne considerato uno dei capolavori. Si tratta di un disco che riprende la tradizione popolare scarnificandola fino a tirarne fuori solo i caratteri più arcaici, quelli che riverberano oltre lo scandirsi delle epoche.

Nato e cresciuto nella campagna siciliana, Alfio ha fatto il pastore fino a diciotto anni, imparando a tamburellare e a cantare da sua nonna. Come si deve a ogni vero sciamano, è lui stesso a fabbricare i suoi tamburi, e li usa per evocare una energia spirituale che usa le proprie specificità geografico-culturali per rendersi attraversabile, aperta alle contaminazioni e a mutazioni infinite. Lasciata la sua terra, Alfio ha passato gli anni Settanta a Firenze, tra lotta politica, canto popolare e speriementazioni, iniziando una carriera che lo porterà soprattutto a collaboraro con cantautori come De André e a lavorare molto in teatro. In anni più recenti ha lavorato con l'orchestra di Giovanni Sollima e con Capossela, lanciando una carriera da solista nel 2000.

Ma questo nuovo lavoro è un passo oltre: i suoi tamburi entrano uno spazio tanto organico quanto elettronico, che suona "oscuro" solo per la potenza elementale dell'interazione tra corpo, natura e tecnologia, La sua voce, che canta rigorosamente in dialetto, scorre lungo un flusso concavo, in cui le possibilità tonali si fanno eventi. È magia popolare, priva di connotazioni moralistiche, vitale. Gli innesti e i soundscape scuri che spesso ammantano tutto, non fanno che radicarne ancora di più il suono in un altrove onnipresente. Facile che il merito sa molto della collaborazione con i producer Mario Conte e Lorenzo Urciullo (cioè Colapesce, inspiegabilmente). I racconti sono semplici, tradizionali, talvolta assurdi.

Se vi siete scimiati con il mediterraneo di Mai Mai Mai e Donato Epiro, non potete assolutamente perdervelo. Ma la cosa strana è che potrebbe piacere anche a quelli che non sono mai andati oltre Le Nuvole di De André.