Vieni anche tu a suonare le Alpi

Isamit Morales è un'artista multimediale che ha deciso di sonorizzare le alpi e il giro d'Italia. L'abbiamo fatta intervistare da una dei nostri stagisti, che ha anche partecipato a un suo progetto

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mag 7 2014, 11:48am

"Daniella Isamit Morales, professionalmente conosciuta come Isamit Morales, è un'artista, musicista e DJ, nata a Caracas, Venezuela nel 1982" è l'informazione più strutturata che io sia riuscita a trovare nell'Internet riguardo Isamit Morales: le prime due righe della sua pagina Wikipedia. Il resto delle sue tracce online sono frammentarie ma sfiziose… chi è? In che modo interviene nel panorama sonoro italiano?

Queste ed altre domande mi sono posta nel momento in cui Isamit (o dovrei dire Daniella? o dovrei dire Isamit?) mi ha contattata per propormi la collaborazione ad un progetto live: Alps Covers. "Ti mando un'onda sonora estratta dal tracciato del percorso di una tappa del giro d'Italia del '98, puoi farne ciò che vuoi, poi facciamo una session e suoniamo tutto il giro d'italia sulle Alpi."

Dal momento che ho deciso di accettare ancora prima di saperne di più, l'ho bombardata di punti interrogativi che si sono risolti in questa intervista.

Noisey: Da quanto tempo vivi in Italia? Come mai hai scelto di vivere qui?

Daniella Isamit Morales: È già da 5 anni che mi trovo da queste parti, dopo aver fatto una scelta istintiva: ho guardato la mappa dell'Europa e Milano mi sembrava quasi al centro. In Italia non conoscevo nessuno, questo mi piaceva. La cosa più divertente è che per trovare l'accademia ho googolato “Milan visual arts” ed è venuta fuori la NABA come primo risultato in inglese, così me la sono un po' studiata e ci ho provato. Dopo 5 mesi ero qui.

Come hai iniziato ad includere il suono nella tua pratica artistica? Qual è stato il tuo primo progetto che ha avuto a che fare con il suono?

Dare forma a dei progetti col suono è un processo recente iniziato nell’inverno del 2011 quando, durante una festa dopo un concerto a Cà Blasé, si è formato “Tisana”, un gruppo musicale creato insieme ad Adele Pappalardo (Adele H) e a Dafne Boggeri. Abbiamo trovato alcuni strumenti abbandonati in una stanza un po' lontana dalla festa e prendendoli senza nessun pudore abbiamo suonato. Si è creata una situazione magico-religiosa abbastanza anomala, un altro concerto che è andato avanti circa un'ora e mezza in cui noi eravamo gli elementi “centrali” ma piano piano si aggiungevano altre persone e suoni in maniera completamente spontanea, trasformando tutto in un'intuizione condivisa. “Tisana” prende il nome dall'ultimo mantra che abbiamo cantato.

Mesi dopo, da un’altra città italiana, Lindsay Benedict organizzava un progetto per la sua residenza alla Fondazione Pistoletto. Non prevedeva coordinate o regole precise, ma semplicemente avere voglia di ballare, così ha chiesto ad alcune ragazze che conosceva a Torino se volessero partecipare e mi sono fatta tirare in mezzo immediatamente. Le riunioni sono state poi chiamate “band practice”, anche se non si suonava e nemmeno si ballava, almeno non in termini tradizionali. Incontro dopo incontro, tutto ciò si è evoluto nel progetto Vecchio Merda Danz Band. Queste sono state le prime due esperienze in cui ho iniziato a includere la pratica musicale in quella artistica, i suoi termini, i suoi codici linguistici e definizioni. Lavorare con concetti e suoni fa sì che le regole delle due discipline creino cortocircuiti. Provare a parlare di "cover" quando ti riferisci a un’opera d'arte, per esempio, crea problemi divertenti. Il primo progetto che avevo in mente, ma che non ho ancora formalizzato, partiva dall'idea di fare una cover di un concerto di Laurie Anderson, An afternoon of automotive transmission, durante il quale lei ha composto una sinfonia per clacson, suonata da alcune auto in un parcheggio nel Vermont, USA. Sto ancora cercando una documentazione completa di questa performance del ’72 e vorrei in qualche modo "risuonarla."

Approfondiamo un po' la storia dell’ esperienza/progetto Vecchio Merda Danz Band...

Vecchio Merda prende forma a Torino durante l'estate del 2012 con un invito rivolto a me e ad altre amiche (Lia Cecchin, Lisa Perrucci...). Non c’erano aspettative precise, l'unica idea di formato erano le “band practice”, che, come ti dicevo, erano incontri che si svolgevano una volta alla settimana in cui conversavamo della nostra situazione sentimentale, guardavamo video di danza e si suonavamo strumenti in maniera poco accurata. L’esperienza poi si è evoluta in una quantità di materiale continuamente in crescita, documentato in un portfolio di VMDB e Internet. Abbiamo creato canzoni con applicazioni per iPhone, invaso palcoscenici di altri musicisti per suonare i loro strumenti, cantato gli auguri ad un altro collettivo di artiste in Belgio su Skype in occasione di un loro evento, creato un karaoke sotto casa, ecc. Non essendoci “regole” precise, tutto era permesso. Tutto ciò per noi era “danza”.

Di quel progetto si dice che “non è un YouTube meme anche se ne avrebbe le potenzialità”. Qual è il tuo rapporto con Internet? Come lavori alla tua presenza online?

Faccio poca attenzione alla mia presenza come persona singola su Internet, non la prendo troppo sul serio. Internet è una grossa memoria corta. L'unico gesto recente che ho fatto a riguardo è stato tagliare il mio nome—Daniella—e tenere “Isamit Morales” —i miei 2 cognomi—come uno pseudonimo contenitore della mia pratica artistica, musicale, dei miei disegni, dei miei Djset e mixtape. Si apre a tante interpretazioni, non si capisce immediatamente se si tratti di una comunità di persone, di una donna, di un uomo, di un umano, di un marchio. Con Internet ho una attitudine aperta a metà: mi piace la maniera in cui l'autorialità sfuma e scompare con gesti che derivano dai social in cui si condividono contenuti: Tumblr o Facebook... immagini che viaggiano e perdono tutte le coordinate e il contesto da cui sono nate, diventando “proprietà” di chi le ha postate, in qualche modo, per il semplice fatto che sono state scelte e condivise. Mi interessa questo tratto di post-produzione di riedizione, che utilizzo spesso come attitudine nella mia pratica.

Molti dei tuoi progetti, soprattutto quelli che hanno a che fare con il suono, prevedono la collaborazione con altre persone. Come scegli le persone con cui collaborare?

La maggior parte delle persone con cui collaboro sono amici o amici di amici; la componente umana per me è importante, ma non parte da un gesto pianificato, di solito ci troviamo a parlare di un tema che ci stimola e da qui ci viene voglia di fare qualcosa insieme. Quelli con cui collaboro hanno una genetica, una predisposizione ad essere espansivi e alla condivisione—parlo del gruppo che si è creato tra gli artisti di Cherimus come Derek di Fabio, Matteo Rubbi, Carlo Spiga, alle iniziative di Dafne Boggeri come Full Moon Saloon oppure Sprint. Sono occasioni in cui si sono incontrate tante realtà provenienti da discipline e origini diversissime. È un corpo di artisti mutevole, fluido, liquido.

Quanto è rilevante la collaborazione nel tuo lavoro?

La collaborazione funziona come una mia estensione in certi progetti, ma non è una caratteristica di tutti i miei lavori. Funziona come una pratica allargata.

I tuoi lavori hanno spesso a che fare con il concetto di identità, la tua identità come donna, come artista, come cittadina residente in un paese dell’Unione Europea. Come si inserisce questo discorso nei tuoi progetti musicali?

Probabilmente poichè io stessa mi devo adattare/sottoporre alle politiche geografiche, presto particolare attenzione ai nomi delle cose, delle persone, dei territori. Il corpo di lavori sonori su cui sto lavorando parlano della geografia. Partono dalla pretesa di voler suonare i paesaggi. I miei altri interventi sonori non hanno direttamente a che fare con l’identità. In generale, non mi muovo su una singola linea di ricerca. Quello che sto per presentare al Mirror Project 5 nella doppia personale insieme a Franco Ariaudo fa parte di una serie intitolata “European Sculptures”. In questa mostra presenterò una video preview che racconta il concerto e il disco “Alps Covers – Giro d'italia”, alcuni volantini promozionali con le date e i luoghi che ospiteranno questo concerto/performance e tre sculture direttamente ispirate alle strutture architettonico-scultoree fittizie che compaiono sulle banconote degli Euro.

Parliamo un po’ di Alps. Mi dici in poche parole di cosa si tratta?

Per “Alps Covers – Giro d'Italia” ho scelto alcune tappe percorse sulle Alpi dai ciclisti durante il Giro d'italia '98, ho sintetizzato delle curve tridimensionali delineate da questi percorsi e con l'aiuto del di un software per disegnare musica 3d, ho creato forme ottenendo suoni, suoni della forma delle Alpi. Ho invitato diversi musicisti ed artisti che utilizzano il suono a lavorare su queste basi che ho fornito loro liberamente: potevano decidere di fischiare così come fare un loop con il pezzo scelto. Così è nato il disco online “Alps Covers”, che in occasione del Mirror Project 5 verrà raccontato come un vero concerto in tour: in mostra ci sarà l'invito ai concerti, il che estende idealmente lo spazio della mostra da Barriera al mio studio a Torino, a Soap Milano e a Sonnentube in Svizzera.

Perché proprio le Alpi? Perché il giro d’Italia?

Il primo abbozzo del lavoro è stato durante il finissage della personale di Matteo Rubbi “Let the stars sit wherever they will” presso lo studio Guenzani: uno dei lavori era un puzzle delle Alpi scala 1:100000. Quando Matteo mi ha proposto di fare un intervento nella sua mostra, immediatamente ho deciso di mettermi in dialogo con quella scultura. Da mesi che riflettevo sulla possibilità di interpretare le onde disegnate dalle catene alpine e conversando con Matteo, abbiamo deciso di approcciarci alle Alpi concentrarci sulle tappe del Giro d'italia del ’98. Questo per quanto riguarda la mostra, poi ho deciso di continuare a sviluppare il concept anche nel mio lavoro perchè mi piaceva la dimensione narrativa che stava prendendo forma. Suonare i percorsi è un omaggio al contatto con il tracciato, come se idealmente le Alpi venissero suonate ogni volta che qualcuno ci passa, per questo la bici, è qualcosa di umano e rimanda all'idea di tracciato continuo, fluido, come un suono.

Cosa dobbiamo aspettarci dalle serate del tour?

Cori di tenori sardi, video concerti da NY e dalla Francia, tessuti e tenute creati appositamente, Soap sapone a Milano, Sonnentube a Lugano, il mio studio, invitati segreti, Krafcave’s breathing, drum machines, Marco Pantani, Nizza e feste per ciclisti e (shh spoilerone...) possibili date random a giugno!

Altri progetti in progress?

Per ora sono concentrata su questa serie di lavori che riflettono sulla geografia: c'è una installazione che vorrei iniziare a costruire con dell'acqua per ricreare tutti i rumori dei fiumi italiani con materiali di uso comune come bottiglie di plastica o contenitori tupperware... percorsi creati con oggetti vari. Vorrei

chiamarla “Cover dei fiumi d’Italia.” Un altro progetto sul quale ragiono da mesi è un giardino con piante triassiche che si ipotizza siano sopravvissute fino ai giorni nostri, una ricerca sul paesaggio che viaggia e muta nel tempo. Poi vorrei presentare un dj-set fatto solo con un disco, dal titolo All Bob Marley Compilation Song,” un lavoro noise creato dalla sovrapposizione di tutte le canzoni di Bob Marley, una sorte di anti-tribute. E poi...la cover di Laurie Anderson!

Alps sarà in tour a Torino, Milano e Lugano il 9, 10 e 11 maggio.

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