Juan Atkins è incazzatissimo con i razzisti di The DJ List

L'inventore della Detroit techno ha denunciato la carenza di DJ di colore in classifica sulla propria pagina Facebook.

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28 gennaio 2016, 11:46am

Foto per gentile concessione dell'artista.

Juan Atkins—membro dei Belleville Three e riconosciuto come inventore della techno di Detroit—ha scritto che il sito di classifiche The DJ List sarebbe razzista perché non ha incluso abbastanza DJ neri nella propria top 100. In un post sulla propria pagina Facebook, Atkins ha scritto che il sito, che valuta olter 25.000 DJ, "ha istantaneamente perso credibilità dopo aver pubblicato questa lista razzista".

Nel post, che vanta oltre 2000 like, Atkins scrive: "Siamo nel 2016 e non c'è più posto nella cultura DJ, o da qualunque altra parte, per il razzismo". Ha poi fatto notare che solamente due dei 100 DJ in classifica sono neri, e che icone detroitiane come Derrick May e Jeff Mills non sono entrati in lista. Continua dicendo che il sito dovrebbe essere "Distrutto, Smantellato, Cancellato e Rimpiazzato" prima di lanciare minacce simili a DJ Mag, la rivista che pubblica una classifica annuale dei cento migliori DJ ma non è collegata a The DJ List, in un commento: "Non gli conviene che scateni l'Ira di Dio su di loro e gli faccia un trattamento da Vangelo di Matteo".

I commenti di Atkins sulla scarsità di riconoscimenti per artisti di colore arrivano in un momento in cui un numero considerevole di attori di Hollywood invoca il boicottaggio per la lista solo-bianchi delle nomination all'Oscar 2016. E non si tratta nemmeno del primo DJ a parlare di razzismo nel proprio mondo. DJ Pierre dei PHUTURE ha parlato pubblicamente della sua esperienza con il razzismo a Chicago e, soltanto la settimana scorsa, THUMP ha scritto del problema razzismo nella nightlife londinese, dove tanto i clienti quanto i professionisti del settore di colore dichiarano di avere problemi ad entrare nelle discoteche del West End.

David DeMember, direttore di The DJ List, ha dichiarato a THUMP che i commenti di Atkins gli hanno aperto gli occhi. "Io sono cresciuto a Detroit, sono stato a DEMF (prima che si chiamasse Movement), The Works, Motor, Necto, Effigy Studios e feste illegali per sentire Juan, Derrick, Kevin, Jeff e tutti gli altri. Leggere questa cosa mi ha fatto male", scrive DeMember in un'email. "Ma abbiamo preso a cuore la cosa e ora più che mai la nostra missione è portare la buona musica al mondo, apprezzando il vero talento dei DJ".

DeMember ha anche risposto direttamente al post di Atkins su Facebook, chiedendo al producer di mettersi in contatto con The DJ List in modo da trovare assieme una soluzione. "Sarebbe bellissimo parlare con te di come migliorare (sappiamo che c'è ancora MOLTO da migliorare)", ha scritto.

A quel punto, anche Derrick May è entrato nella discussione, sostenendo l'idea di Atkins. In risposta a DeMember, May scrive: "Le azioni o la mancanza di azioni, oltre alle sviste da parte dei tuoi contemporanei di altre pubblicazioni ha alimentato e ha scoperchiato un vaso di Pandora creativo, ispirando tanti altri a continuare a lottare e rimanere entusiasti come e più di sempre".

DeMember ha spiegato a THUMP che The DJ List, a differenza di altre liste controverse come la Top 100 annuale di DJ Mag e la classifica di Resident Advisor, "per compilare la classifica usa algoritmi e dati di utenti invece di social media e votazioni, fonti che possono entrambe venire facilmente inquinate". Anche se DeMember non ha spiegato nel dettaglio come funzionano questi algoritmi—o se ci fosse un hacker dietro al risultato della top 100 The DJ List—ci tiene a sottolineare la necessità di trovare un sistema migiore.

"Siamo appena sopravvissuti all'EDM da consumo e ora ci troviamo con milioni di utenti da tutto il mondo che cercano qualcosa che vada oltre, che si tratti di Bass, House o Techno", spiega DeMemeber. "Dovremo lavorare per cambiare il nostro modo di presentarci ed enfatizzare la diversità all'interno della nostra cultura, non solo dal punto di vista della razza o del genere, ma anche da quello di sottogenere musicale, stile, età e il resto delle cose che rendono la nostra cultura così aperta, ciò che ha attratto tutti noi a partire dall'inizio."

Quando lo abbiamo contattato per un commento, Atkins non è stato in grado di rispondere perché si trovava in viaggio.

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