Giro d'Italia: il prisma Ferrara

Questa settimana andiamo a Ferrara, la città universitaria in cui i fuorisede mollano lo djembé e imbracciano la chitarra elettrica.

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lug 19 2016, 9:38am

GIRO D'ITALIA è una rubrica in cui chiediamo a corrispondenti locali di raccontarci la loro prospettiva sulla vita musicale della propria città. Dopo essere stati a Bologna, a Trento, a Cagliari, a Perugia, Latina, Venezia, Bari e Torino, oggi andiamo a Ferrara, città che sotto il livello del Grande Indie brulica di progetti unici, frutto di una scena incestuosa dove tutti si chiamano per nome e di una città universitaria in cui i fuorisede mollano lo djembé e imbracciano la chitarra elettrica.

Foto via.

L'artista Andrea Amaducci qualche tempo fa ha dipinto su un muro la scritta “500 anni fa Ferrara era New York”: potremmo stare qui a discutere quanto di effettivamente provocatorio ci sia in questa frase e alimentare il mio disturbo dell'attenzione, invece lo userò furbescamente come gancio dicendo che, per me, almeno musicalmente, Ferrara era New York intorno al 2010/2011.

Piccola premessa prima di iniziare: io dai 6 ai 19 anni ho odiato profondamente Ferrara. Per me a Ferrara non c'era niente, non era un posto da cui poteva nascere qualcosa di buono. I miei amici non capivano i miei gusti e quelli che suonavano facevano mediamente musica che mi faceva stronzare. Io non sapevo niente di quello che succedeva effettivamente nella mia città, frequentavo un giro parallelo a quello delle persone che mi sarebbe piaciuto frequentare e mi limitavo a guardare le suddette divertirsi e fare discorsi alti fuori da Zuni (RIP mecca dell'aperitivo per la Ferrara alternativa) pensando che probabilmente non mi avrebbero mai filata di striscio. Insomma, io ero quella seduta nell'angolo e loro erano quelli “too cool for school”.

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Noisey Italia

Fortunatamente ai tempi è nata una cosa bellissima che si chiamava Sonikart, una serie di concerti DIY senza palco né pretese dentro la sede di Sonika, la sala prove comunale (ex-centro sociale sgomberato). È durata solo un anno, ma è stato un anno intenso: lì ho visto un sacco di concerti indimenticabili di gruppi indimenticabili, i più dei quali oggi non ci sono più (i gruppi, non i membri dei gruppi); lì ho visto molti di quei tizi fichi che vedevo fuori da Zuni suonare in gruppi che mi hanno spalancato davanti una Ferrara che non pensavo esistesse. Nella mia città c'erano persone che facevano la musica che avrei voluto fare io. Non solo lo shock è stato enorme, ma è stato orribile scoprire che come al solito le mie idee non erano affatto originali e che, come si dice dalle mie parti, ero arrivata dopo la puzza.

E così ho capito che a Ferrara esisteva una scena musicale e che potevo farne parte anch'io, il che è uno dei motivi per cui non mi sono ancora buttata nel fossato del Castello Estense con un bel paio di Hogan di cemento.

Impact, foto via LoveHate80.it

TENTATIVO DI CENNI STORICI

Partiamo dal presupposto che il vero cancro della mia generazione è vivere in tempi mosci in cui tutto è già stato masticato e rigurgitato e, essendomi persa per questioni anagrafiche gran parte della leggendaria musica prodotta a Ferrara nei decenni passati, non so dare veri cenni storici. Però posso ricordarvi delle cose ovvie. Gli Impact, per esempio. Patrimonio storico della città al pari del Castello Estense, della Salama da Sugo e della spocchia della medio borghesia.

Aaaah, i punk! A Ferrara c'erano i punk, potete crederci?! Ed erano anche piuttosto incazzati. C'erano i Disarmo Totale, dimostrazione del fatto che il livello della cattiveria musicale spesso sale in provincia. A portare alta la bandiera della wave oscura e (a tratti bauhausiana) c'erano invece i Go Flamingo, trio tuttora attivo. Poi per me c'è un vuoto di un po' di anni, dovevo occuparmi dello sviluppo precoce del mio corpo, del punk, del dentista, dei compiti e di guardare le mie amiche alle prese con i loro primi fidanzatini mentre io leggevo Le vite de' più eccellenti pittori, scultori, e architettori di Vasari (true story). Finché, nel 2007 più o meno, non ho scoperto durante un festival nel sottomura una band di ragazze mega toste. Sorelle Kraus, questo era il loro nome. Rimasi con la mascella per terra, anche perché era il primo contatto reale con delle ragazze che suonavano.

Larsen (versione duo).

Prima di passare oltre vorrei spendere due righe su quei gruppi che purtroppo non esistono più ma hanno dato un po' di dignità al vivere nelle nebbie.
I più grandi di tutti, i Larsen. Erano proprio spaziali. Nient'altro da dire. Sono stati due, poi tre, poi quattro, poi di nuovo due, ma ciò non toglieva il fatto che spaccassero. Se esistesse una giustizia, qualche critico con un po' di credibilità dovrebbe elevarli allo status di eroi dell'underground.
Stessa cosa dovrebbe succedere per i Big Squalo in Formalina, che nel mio cuore rimarranno sempre i Flipper emiliani. Abortiti troppo presto.
Riposino In Pace anche i The Calorifer Is Very Hot!, che poi fortunatamente cambiarono nome in Calorifero. A sentirli suonare ti sembrava di sentire una band americana o, perlomeno, sicuramente non una band formata da persone che incroci per la piazza. Ricordo di aver consumato il loro Marzapan in Zurich (2008).
Poi ci sono stati anche i Silver Rocket, che avevano quel suono bellissimo un po' lo-fi, un po' Spacemen 3, un po' psych. Anche loro mi mancano.

È importante sottolineare che, per quanto molte di queste band non siano più in attività, la maggior parte di queste persone suona ancora. Ma per parlarne c'è il paragrafo seguente.

For Food, immagine di Dead Tamagotchi.

QUI E ORA

Ho molta paura che dimenticherò qualcosa.
Non dimenticherò di dirvi subito però che a mia volta faccio musica, quindi butterò a caso nel calderone i nomi dei miei gruppi, ma senza parlarne perchè non so gestire bene il conflitto d'interesse: per esempio io e mia sorella abbiamo un gruppo che si chiama Frown (fuori uno, è stato facile).

Per essere una città che si regge su una delle cucine più pesanti di sempre, la gente qui non dorme mica. Vi ricordate quando ho detto che secondo me nel 2011 Ferrara era New York? La prima band che mi fatto sentire così sono stati i For Food, che a mio avviso sono di gran lunga la cosa migliore che sia uscita dalle nebbie dopo gli Impact. Trio portavoce del suono di un'altra dimensione, troppo spesso considerato sonicyouthiano (che mi sembra un po' riduttivo), i FF mi spalancarono le porte della percezione. La loro ultima uscita, Don't Believe in Time del 2014 è uno di quei dischi che mannaggialcazzo lo ascolti e dici: “È quello che ho sempre voluto fare!”. Però tu non le puoi fare, quelle robe lì, perchè non sei loro. Uno dei dischi più belli che io abbia mai sentito. Per loro funziona uno strano effetto che chiameremo Il Triangolo delle Bermuda, in quanto tre e in quanto hanno una potenza compositiva ed espressiva spaventosa mantenendo sempre gli stessi membri, ma ruotando le posizioni come in un Gira la Moda del genio. L'ordine degli addendi muta e stavolta il risultato cambia. Il risultato in questione sono i Dead Horses, branca polverosa e desertica nata dal progetto solista Zufux, che sarebbe il batterista dei FF e già fondatore dei Larsen, stufo di stare sul palco da solo con le sue ballate di vagabondi e pezzi di merda. Per inciso, spaccava tantissimo anche da solo. Giusto per farvi capire che uno rosica a ragion veduta, se sono fighi insieme ma pure singolarmente. La vita è ingiusta.

Not the Pilot, foto di Valentina Storelli.

Per un periodo nei FF ci ha suonato una delle ex Sorelle Kraus, Eugenia: una tipa tosta, una bravissima bassista e una che c'era già quando la musica underground è comparsa in Italia. Dopo le Kraus ha avuto diversi progetti e attualmente è attiva nei Not the Pilot, duo “amante di Kevin Ayers e del vino rosso” (cito testualmente). Il loro suono secondo me ha qualcosa di romanticamente anni '90 mischiato con una buona dose di folk un po' psichedelico. Bravi ma cazzoni, non ci sono altre tracce della loro esistenza se non quelle su Soundcloud. Eugenia suona anche negli Operazione San Gennaro, ferraresi per ben due terzi e capitanati dal prode Amarezza (già Black Candy): suono potente e romantico allo stesso tempo, tipo gli Hüsker Dü, per intenderci. Duri e puri come sanno essere quelli che suonano perchè se lo sentono proprio.

Faccio un passetto indietro: nell'ultimo periodo della loro vita di gruppo, le Sorelle Kraus avevano come chitarrista una sottile ragazza dai lunghi capelli scuri di nome Sara Ardizzoni (già nei Pazi Mine), oggi in arte Dagger Moth: senza alcun dubbio una dei migliori chitarristi che io abbia mai sentito; non solo tecnicamente ma anche per il gusto elegante e vellutato con cui con la sola chitarra ed effetti riesce a creare un'impalcatura di suoni che se fossero terra e acqua avrebbero la forma della Sfinge. È appena uscito un nuovo album intitolato Silk around the marrow che segna un altro traguardo nel suo percorso d'artista, uno più vicino al viscerale ma allo stesso tempo all'astrazione sonica.

Death On/Off, foto via Facebook.

Recuperando con un gancio inesistente il discorso “persone che hanno fatto parte di gruppi storici e non hanno mai smesso di suonare”, Janz, già chitarrista degli Impact, ora suona la batteria in un gruppo grindcore che si chiama Death On/Off. Spaventosamente veloci e impattanti, propongono un muro di suono e violenza dalle venature decisamente più scure rispetto alla norma del genere. Da Reality Is Obscene del 2013 fino all'ormai prossimo split con i modenesi Grumo, è tutto grind che cola. La voce della cantante Mariya è la cigliegina sulla torta alla cicuta.

Diego, che è stato sia negli Impact che nei Disarmo Totale, ora suona il basso e canta negli Yes, We Kill, altra formazione viulenta ma virata su toni più HC old school: dritto, secco, pugno in faccia. Così. Se vi manca Hermosa Beach, il loro nuovo disco Pronti Al Peggio fa per voi. Sullo stesso versante troviamo anche gli Overdrive Banzai, ormai certezza assoluta nel panorama punk HC. Veloci, velocissimi, dei proiettili proprio.

Ad un gruppo neanche troppo ristretto di Ferraresi piace il punk. Un po' di questi punk nel tempo hanno messo su band su band con un incestuoso gioco di scambio di membri, che spesso sono durati il tempo di qualche concerto o meglio, non sono mai usciti. Sappiamo della loro esistenza per testimonianza orale ma nulla più. Il punk piace un sacco anche ai Problems, che attualmente sono una delle cose che preferisco in zona. Teoricamente potremmo chiamarla una all star band dato che tutti hanno militato almeno in un paio di gruppi (tra cui i già citati Silver Rocket). Non c'è ancora un vero e proprio disco, ma potete ascoltarli su Bandcamp. Poi ditemi se dopo aver premuto play non vi trasformate in Sid Vicious in mutande sulla moto in cameretta. Io sì.

Dagger Moth, foto di Davide Menegatti.

E siccome nella nebbia si nasconde un sacco di rabbia, le band che si dedicano all'antica arte della musica pesante sono molte e se vi piacciono le sonorità più southern, per voi ci sono i Shoot the White Flag. Echi di panteriana memoria, chitarra tosta, suono greve che ti fa fare la faccia cattiva e fare headbanging.
I Doctors in Mexico sono meno violenti all'impatto ma non meno incisivi: duo strumentale a metà tra il math rock e stoner, hanno prodotto un bel disco (nonchè il loro debutto) che si chiama Bile. Niente parole se non quelle dei testi che hanno chiesto di scrivere ad alcuni amici, ma che non sono cantati nelle tracce. Così ognuno fa un po' come si sente. I Doctors condividono un membro con i Bloss, insieme a ex-Calorifer e gente di svariati altri progetti, per suonare pezzi d'ispirazione shoegaze/new wave.
Dalle ceneri dei Margot (che molto amai da giovane) sono nati (è nato?) Il Maltempo. Anche qua c'è una bella spolverata di math rock, post rock e tempi dispari.
Nuovi nuovi, freschi freschi di registrazione abbiamo i NIET, due regaz parecchio incazzati che hanno messo insieme il loro primo ep, Home, che sa un po' di Melvins e un po' di Pigs ma con una componente fortemente melancolica (come un po' tutte le cose che vengono prodotte in zona).

Un sacco di persone qui decidono di suonare da sole. Suonano nei gruppi e poi se ne vanno a decomprimere lontano dagli occhi di tutti, producendo cose belle a volte. Un mio amico molto alto di nome Matteo (già Larsen) un giorno si è risvegliato texano e ha deciso di prendere la chitarra e cantare ballate un po' blues, un po' country e un po' Montedison (sì, la centrale elettrica, quella piena di luci) con il nome di King Bean (cucina un'ottima fagiolata). Non ha praticamente niente di registrato ma su Soundcloud trovate “Hold the door and go” che è un gran bel pezzo.
Un altro cavaliere solitario e presenza fissa della scena musicale cittadina è Giacomo Marighelli (aka Margaret Lee), non solo cantautore ma anche artista performativo a tutto tondo e poeta. E' iniziata invece come duo l'avventura di Re Cane e Suo Marito, che da un cantautorato new wave dagli arrangiamenti un po' techno (li ricordo con affetto, RIP) è passato prima a formazioni dal numero variabile con cui intraprendeva veri e propri happening dal sapore teatrale, per poi approdare alla formazione odierna: trio con un'interessante incastro di voci femminile/maschile, chitarre acustiche e percussioni. E' uscito da poco il loro Scherzo sul serio.

Urban Disorder 2012, foto via Facebook.

C'è stato un periodo in cui nei ferraresi si era risvegliato il fuoco sacro del clubbing: dal 2010 al 2012 il festival Urban Disorder ha visto avvicendarsi in console dj di fama internazionali e i resident. Tra di essi figurava anche Peedoo, gloria della musica balearica e fondatore della Hell Yeah! Records (che tra gli altri fa uscire Tempelhof, Crimea X e Confusional Quartet tra gli altri), specializzata in club music ultra ricercata e d'avanguardia. Grande qualità. Tra i resident dj UD c'era anche VKNG (che tra l'altro è il batterista de Il Maltempo), responsabile di uno dei miei pochi contatti con la dubstep (Skrillex era ancora là che si leccava le ferite dopo i From First to Last). La mia preferita però è decisamente Karola Hoffer, non credo di averla mai conosciuta di persona e non so neanche bene che legame abbia con Ferrara ma ci ha fatto un bel po' di DJ set e io l'ho amata. Poi ci sono gli Eternal Entropy e Natlek che tengono alta la bandiera del clubbing dalle nebbie padane nel mondo. Esperimento interessante anche quello dei neonati Black Victims, elettro-pop spudoratamente 80s, ma non posso dirvi di più perché non sono ancora riuscita a sentirli dal vivo.

Un'altra componente importante è quella dei fuorisede, che normalmente in quanto autoctona chiamerei maledetti fuorisede, ma è innegabile che in alcuni casi abbiano portato un contributo musicale importante alla città.

I FUORISEDE

Ferrara è una città universitaria. Non c'è molto da aggiungere. Una di quelle città in cui c'è un giorno DELLA SETTIMANA, non del weekend, in cui è concesso suonare gli djembé in piazza fino alle 5 del mattino.
Non fraintendetemi, alcuni dei miei migliori amici non sono autoctoni, compresa l'altra metà delle Glass Furs, il secondo dei gruppi in cui suono (conflitto d'interesse numero due). Prendo in prestito il termine solo per identificare quella strana razza che decide di venire ad abitare a Ferrara pur potendo scegliere.

Glass Furs, foto via Facebook.

Ci sono esempi celebri in proposito: Giorgio Canali, Alfio Antico. Nei rari casi in cui il fuorisede di oggigiorno non si ritrova in gruppo solo per bere le birre, fumare le canne e urlare di notte disturbando il vicinato, capita che suoni. Uno degli esempi più calzanti di questa cosa sono stati i Mirrorism: nessuno di loro era di Ferrara eppure sono arrivati, hanno formato una band, hanno fatto un disco e se ne sono andati. Ricordo il loro debutto live come uno di quei momenti di folgorazione di cui parlavo all'inizio di questo articolo; facevano post punk? Facevano art punk? Non lo so. Però erano molto groovy e hanno fatto anche un bel disco omonimo che è gratis su Bandcamp, non siate pigri. Speriamo ancora nella reunion.

Mirrorism, foto di Zufux.

Il batterista dei Mirrorism, Dived, suona anche da solo, chitarra acustica e voce, sotto il nome Gorn. In un'ipotetica lista dei miei dischi preferiti partoriti da queste parti, Fish cannot carry guns sarebbe di sicuro almeno nella top 3. A parte avere una voce bellissima, è proprio uno che ti smuove roba dentro quando suona. Ho sempre avuto l'impressione che in realtà di questa cosa non gliene fregasse niente, e forse è per questo ce la fa. È uno alla Syd Barrett.

OLTRE IL CASTELLO

La musica la fanno anche i luoghi.
In piena tradizione emiliano-romagnola a Ferrara hanno giocato un ruolo importante i circoli Arci. Molti ce ne sono stati in passato e... Be', non molti ne sono rimasti nel presente. Dopo la chiusura di Zuni nel 2015, che nel tempo ci aveva portato band che altrimenti difficilmente avrebbero messo piede in questa zona, i concerti si sono accentrati in quel dell'Arci Bolognesi, rimasto l'unico locale a proporre una costante (e interessante) programmazione all'interno della mura. La sua parte, al di fuori del circuito Arci, la fa anche il Centro Sociale La Resistenza, spesso sotto la minaccia di un vicinato ostile, che oltre ad essere fulcro di quasi tutti i collettivi cittadini, riesce a mantenere viva tra le sue attività anche quella concertistica (nell'ultimo anno quasi totalmente in acustico). Se la vita in centro città si sta trasformando, nemmeno troppo velocemente, in un desolante tiro al piattello Comune vs locali, poco al di fuori delle mura cittadine fioriscono altre realtà: la menzione d'onore va sicuramente all'Arci Zone K, la cui programmazione dalla sua apertura ad ora ha visto alternarsi sul palco super nomi internazionali, giovani di belle speranze e realtà sotterranee.

I Jesus and Mary Chain al festival Ferrara Sotto Le Stelle, foto via.

Ragazz* indie, non esiste solo Ferrara Sotto le Stelle sai? Che, per carità, è un'istituzione eh. Insomma, io ci ho visto i Sonic Youth. Credo che ci sia più gente che conosce Ferrara per questo festival che per l'Addizione Erculea, ma ci sono anche tante altre manifestazioni che vale la pena conoscere, che chiaramente si tengono fuori dal centro cittadino, dove “ok, chiamiamo i Jesus and Mary Chain, ma mi raccomando facciamoli suonare come se stessero bisbigliando nell'orecchio di uno a caso nella prima fila”.

Ma usciti dal gioiello medievale del centro, dove le parole d'ordine sono "inquinamento acustico" e "mezzanotte", la gente provvede in prima persona all'organizzazione del proprio divertimento.
Portomaggiore porta alta la bandiera con il What is rock?, festival organizzato dai ragazzi della Banda del Coltello (BDC), collettivo attivissimo sulla promozione di eventi musicali in zona; anche qui la missione diventa la promozione della musica italiana alle masse. Mi piace molto andarmi a sbronzare lì, potrete farlo anche voi dato che sarà dal 30 Luglio al 7 Agosto.
A portarci la musica viulenta ci pensa il Distruggi la Bassa, dove in mezzo alle zanzare si può pogare con la creme de la creme della scena punk e HC italiana e internazionale. L'anno scorso ci hanno portato i Million of Dead Cops, mi spiego? Quest'anno come headliners c'erano Adolescents e TSOL, mi spiego?

Contro le malsane politiche dettate dalla SIAE si staglia fiero e cazzuto Borderline – festival delle etichette e delle produzioni indipendenti, che riunisce sotto lo stesso tetto molti di quei collettivi che durante l'anno si ritrovano al Centro Sociale La Resistenza. Non solo concerti, ma anche tavoli di discussione sullo stato dell'arte in Italia, sullo stato dell'indipendenza della musica, esposizioni e proiezioni di artisti che nascono, crescono e lottano nel cosiddetto underground. E banchetti su banchetti su banchetti di dischi a cura delle migliori label dello stivale, poster, magliette e tutto quello che si può produrre indipendentemente. Quest'anno sarà il 3 e il 4 settembre.

Ferrara vive nell'eterno limbo dell'essere non una città di provincia vera e propria, ma neanche una grande città e questo limbo si ripropone su diversi piani esistenziali, creando quello che mi piace chiamare "l'effetto Balto" ("non è cane, non è lupo, sa soltanto quello che non è"). Secondo me, in alcuni casi, la particolarità e la complessità delle cose che vengono prodotte qui dipende anche da questo. Dentro di noi non sappiamo cosa siamo esattamente, e nemmeno ci interessa. Ci basta sapere che non stiamo dormendo.

Ludovica suona in Frown e Glass Furs, va a più concerti che può e disegna. Puoi seguirla su Tumblr.