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Recensioni

Quali dischi ci hanno fatto vomitare e quali ci hanno messo il sorriso questa settimana: Baustelle, David Bowie, Brian Eno e altri.

Ogni Settimana Noisey recensisce le nuove uscite, i dischi in arrivo e quelli appena arrivati. Il metro utilizzato è estremamente semplice: o ci piacciono e ci fanno sorridere, o non ci piacciono e ci fanno vomitare.

BAUSTELLE
L'Amore e la Violenza
(Warner)

Qualche tempo fa sono capitata sul listone di fine anno di un sito di approfondimento culturale abbastanza noto. In questo listone c'erano elencati i consigli su libri letti nel 2016 da ogni intellettuale interpellato. Uno di loro nella sua lista ha messo La Recherche di Proust. La Recherche. Tutta. LA RECHERCHE porca puttana. Cioè questa persona, nell'anno domini 2016, ha letto, oltre che gli altri cinque o sei libri che consigliava, TUTTO À la recherche du temps perdu di Proust e ha pensato che fosse il caso di consigliarlo ai lettori di un sito di approfondimento culturale. Ok. Il nuovo album dei Baustelle è più o meno come i consigli per la lettura di quell'intellettuale: la prova del fatto che non leggi veramente niente di nuovo da un milione di anni, ma lo stesso ci tieni a rimarcare che sei culturalmente su un altro livello e a far sentire cretino il tuo interlocutore. In altre parole, tutto il contrario di quello che un promotore culturale dovrebbe fare. Aggiungo che la mania citazionista del circuito alternativo italiano si sta infilando in un vicolo cieco e che il povero Sebastien Tellier dovrebbe sentirsi un po' offeso da questo rip-off del titolo di un suo pezzo.
TI VEDO BIANCONE

DAVID BOWIE
No Plan EP
(Columbia)

Dopo la sua dipartita, tutti si aspettavano uno sfruttamento commerciale imminente di qualsiasi cosa riguardasse Bowie: ma nessuno poteva aspettarsi un EP del genere proprio nel giorno del suo compleanno. E la cosa ancora più assurda è che i tre inediti presenti ("Lazarus" c'è solo per motivi simbolici e, per quanto i brani circolassero nella versione musical, cantati dal vate non c'è proprio storia) sono già dei classici assoluti del repertorio bowiano. Soprattutto la title track, in cui il nostro addirittura ci parla della sua vita nell'aldilà, con una saggezza micidiale e disarmante che a pensarci ti viene la tremarella: ma anche "Killing a Little Time" è una specie di missile che ti fa pensare che magari non è morto, semplicemente si è fatto ibernare e magari fra qualche anno lo scongelano. Dopo quest'uscita di sicuro il 2017 per me si apre con un motto pieno di buoni propositi: No Plan, appunto.
BREAKSTAR

CHIEF KEEF
Two Zero One Seven
(Autoproduzione)

Non è che i rapper devono sempre metterci l'anima quando pronunciano i loro testi, eh. Sennò J. Cole non sarebbe dov'è, e ci saremmo tutti rotti il cazzo del flow di Gucci Mane dopo due tape e mezzo. Però su Two Zero One Seven, che è la sua prima uscita dopo un anno di pausa, Chief Keef rappa come se volesse fare qualsiasi altra cosa invece di essere sulla traccia. Tipo prendere un bel gelatino coi suoi amici, o farsi una passeggiata, o giocare alla Play. Cose che, tra l'altro, farei volentieri anch'io invece di sentire il solito nuovo tape trap senza niente di nuovo, anche se arriva da un Dio come Keef. Mi piacerebbe essere come quelli che commentano i suoi testi su Genius dicendo cose tipo "Shit's fire". Ma sfortunatamente questa merda non mi sembra fuoco. Magari ho troppa poca droga in corpo in questo momento, chissà.
EL CAMPESINO

THIGH MASTER
Early Times
(Bruit Direct Disques)

Chi mi conosce lo sa, non sono proprio il tipo da musica incoraggiante. Non intendo dire che ascolto solo musica depressa e nichilista, ma generalmente, se proprio mi sento allegro, la mia idea di allegria in musica consta più che altro di superficialità, vandalismo e altri comportamenti che coniughino il divertimento con l'antisocialità. Mai e poi mai andrei a cercare musica edificante e ottimistica. Ma ci sono dei momenti, come quando un'etichetta che stimi ti manda un promo, in cui bisogna superare le proprie fisime (o serie malattie mentali, a seconda di come la vogliamo vedere) e aprire le proprie orecchie anche alla gioia e alle melodie che scaldano il cuore. I Thigh Master vengono da Brisbane, Australia, e a differenza dello stereotipo che vorrebbe  gli australiani con le chitarre ubriachi e sempre pronti a fare a botte, sembrano gente piuttosto sensibile. La loro musica ha una base melodica molto forte che ricorda la scuola lo-fi di inizio anni Novanta, Guided By Voices, Sebadoh e Polvo per dare coordinate precise, senza dimenticare le escursioni in zona Jay Reatard (RIP) epoca Matador e le melodie buzzcocksiane. Chitarre scordate e rumori di fondo rendono il tutto ancora più simile a una festa in cortile che sta per raggiungere il momento dei gavettoni, e proprio come nei miei peggiori incubi non riesco a trattenere un sorriso di speranza e un dondolio di testa compiaciuto nell'ascoltare questo album.
JACK PATURNIA

BRIAN ENO
Reflection
(Warp)

Dopo un Capodanno un po' sopra le righe, mi sono svegliato nel tardo pomeriggio del primo di gennaio con 39 di febbre. Per due giorni praticamente non ho fatto altro che stare a letto, bere litri di acqua, leggere e tenere in sottofondo il nuovo album di Brian Eno, che sarebbe poi quello del famoso ritorno all'ambient. Ambient che peraltro è stata ideata appunto da un letto durante una convalescenza, e che aveva tra le sue linee guida originarie quella di dover essere apprezzabile sia con attenzione, sia trascurandola e facendo altro. Ho già letto in giro un po' di critiche che gli danno del disco inutile, brutti suoni, roba vecchia, roba che ha senso forse solo nella sua forma "generativa" che viene con un'app da 40 euro. Io so solo che mi ha accompagnato molto piacevolmente e che già dopo 24 ore la febbre non l'avevo più, e il secondo giorno è passato anche il raffreddore. È un presidio medico chirurgico, leggere attentamente il foglio illustrativo, se il sintomo persiste consultare il medico.
TACHIPIR ENO

SIX FEET TALL
S/T EP
(ÙA)

ÙA è questa nuova etichetta italiana che pubblica dischi con un fumetto allegato, mettendo così insieme gli ultimi baluardi del mondo dell'arte fisica di consumo aka le ultime due cose rimaste che la gente compra non in formato virtuale. Bella idea. La seconda uscita in catalogo è questo EP dei Six Feet Tall, band di Roma dal suono super anni Novanta che sembra ispirarsi a Unsane e Fugazi. Basso metallico in primo piano, voce melodica ma distorta e chitarroni grunge tenuti leggermente indietro nel mix per un muro di suono grande e grosso e ciccione. I pezzi sono forti, carichi, senza fronzoli; il mio preferito è "Zen Ar Cane" che ha un riff da due note rock'n'roll che se strizzi un po' gli occhi può ricordare anche i feedtime. L'unica cosa veramente irritante del tutto sono i titoli, tutti giochi di parole basati su titoli di album, manco fossero firme delle recensioni di Noisey; per quanto io sia famoso per il mio senso dell'umorismo da nonno, a tutto c'è un limite. Il fumetto allegato è opera di Spugna ed è ispirato al film Harvey: c'è un bar, alcuni tristi ubriaconi e un centinaio di conigli bianchi; mi ha riportato alla mente il racconto di Julio Cortázar Lettera a una signorina a Parigi
EMO MORSELLI

SOHN
Rennen
(4AD)

La mia bff Nicol mi ha fatto notare che ero piena di pregiudizi nei confronti di SOHN, artista che ingenuamente ho sempre messo in quel calderone di roba nu-soul che non mi dice niente tipo Chet Faker. Me l'ha fatto notare chiaramente a male parole, dicendomi che sono una snob del cazzo, ma soprattutto mi ha fatto capire che mi sbagliavo quando ho visto i suoi allievi (Nicol insegna teatro) portare in scena una coreografia su un pezzo di SOHN. C'è una profonda dolcezza nelle composizioni di questo artista, una componente umana che non saprei come identificare, ma che rende immediata un'identificazione reciproca, un senso di appartenenza, ed è questo che lo differenzia da molti artisti sonoramente simili. Rennen è un lavoro notturno, scritto in solitaria, ed è espressione diretta del sentimento profondo che soltanto una ricerca totalmente scollegata dall'inseguimento dell'hype può catturare, ed è per questo che riesce a entrare sottopelle in chi lo ascolta, che diventa immediatamente un complice della sua anima.
OLIO DI PARMA

GOMMA
Toska
(V4V)

Prevedo che i Gomma diventeranno presto sufficientemente grossi da guadagnarsi l'hating. Già pare non siano stati accolti benissimo in apertura a Calcutta, e negli ultimi giorni hanno cominciato a vedersi i primi post del tipo "davvero vi piace 'sta roba?" che tendono a sancire un punto di arrivo: quando fino a quel momento se ne è parlato solo bene e qualcuno ci tiene a fare il diverso. Per quanto mi riguarda hanno un immaginario molto tumblr-adolescenziale che mi piace poco (ma del resto SONO adolescenti, cazzo, e io un vecchio di merda), e non mi fanno impazzire quando si prendono troppo sul serio (tipo con i testi recitati - a parte l'ultima perché c'è Orsini che urla e allora ok). Mi piacciono invece quando sono grezzi e zozzi, e spero non si ripuliscano in futuro e non si mettano a registrare "meglio", perché è quello il loro bello. In un momento in cui vanno per la maggiore i gruppi indie che si ispirano al Venditti degli anni '80, un gruppo indie che sembra i Distanti con la voce femminile si merita la faccina sorridente.
MICHELE MONTACAZZO

PINK GUY aka FILTHY FRANK
Pink Season
(Pink Records)

Questo album potrebbe essere più o meno l'equivalente trap di It Just Gets Worse degli Anal Cunt, se Filthy Frank fosse molto più eroinomane e malato di quello che è. Mentre Seth Putnam era davvero un matto, Frankie nostro si mette delle tutine rosa e parla di sperma e vasectomie solo per ridere. Questo, comunque, non toglie valore a tutte le hit istantanee di Pink Season, che è il modo migliore per iniziare il vostro 2017. "White Is Right" è un inno trap all'incesto e al razzismo campagnolo ("Vado in chiesa / E poi scopo mia madre") con sotto un banjo campionato. "Gays 4 Donald" potrebbe finalmente risolvere il problema di chi cazzo potrebbe suonare all'inaugurazione di Trump ("Donnie, trapanami il culo con uno strap-on"). "Help" è "5 Years Time" dei Noah and the Whale con la depressione al posto della melassa ("C'è un urlo assordante e distorto nella mia anima / Tutto è buio e vuoto e non so come mettere le cose a posto"). Trentacinque canzoni di pura gioia, ragazzi. Siate felici.
METRO A BOOMIN

KLEENEX/LiLiPUT
First Songs
(Kill Rock Stars/Mississippi)

Per chi scrive, le LiLiPUT (aka Kleenex agli albori della loro storia) sono state una band fondamentale per giustificare qualsiasi esperimentazzo, sgattaiolando esse fra un gancio pop, reiterazioni autistiche, spunkettate varie e intuizioni proto noise al limite con gli "sticazzi attacca e suona". A mio parere si mangiavano a colazione le Slits, ma essendo svizzere non potevano ahimè godere del giusto riscontro. Adesso possiamo vivere appieno la loro importanza pioneristica nell'ambito dell'art rock femminile, vista questa ristampa galattica che copre il periodo dal '78 all'82 con tanto di materiale inedito, bombe atomiche e chi più ne ha più ne metta. Occasione propizia di studio per tutti quei gruppi gggiovani che ancora imitano male i Fugazi usando però testi che parlano di allacciarsi le scarpe: per gli altri invece ancora una volta un'eterna boccata di etere, più che di ossigeno.
GRANDE PUFFO

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