Da Pino D'Angiò a Beethoven

Intervista a un innovatore della musica italiana, sempre rimasto nell'ombra. Dalle hit degli anni Ottanta al nuovo "Dagli italiani A Beethoven".

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26 maggio 2016, 8:00am

Si può essere degli innovatori riconosciuti della musica italiana e ciononostante rimanere nel'ombra? A quanto pare sì. L' esempio di Pino D'Angiò e' peculiare in questo senso. L'uomo d' oro della megahit "Ma Quale Idea" ha sempre agito senza badare ai riflettori: non che ne sia allergico, ma semplicemente li "tiene al guinzaglio" come diceva un pezzo dei Pooh. In occasione dell'uscita del suo nuovo album, "Dagli italiani a Beethoven", da fan decido di contattarlo. Speravo in un incontro in carne ed ossa, ma il nostro vive ad Amalfi, in "terre assai luntane". E quindi ci accontentiamo di un' intervista "via telegrafo" in cui il carisma, l'onirismo e la presenza di Pino non vengono assolutamente a mancare, anzi. Sembra proprio di vederlo qui davanti a me, col suo proverbiale pacchetto di sigarette in mano.

Noisey: Allora Pino..innanzitutto è un piacere sentire che sei ancora in pista…che fine avevi fatto?
Pino D'Angiò: Ho avuto un minuscolo incidente , una piccola vacanza forzata: Sette operazioni di cancro alla gola in sei anni.

Eh, lo so…tu sei un tabagista mai pentito.. Questa tua passione ti ha creato un bel po’ di problemi...
Invece… Devo confessarti che ora sono pentito. Fumo perché in quello sono irrimediabilmente stupido. Ne farei volentieri a meno ma non riesco. Il fumo è esattamente ed innegabilmente una droga e uccide ogni anno cento volte di più di quelli uccisi da tutte le altre droghe messi insieme. Sono riuscito a fare da solo cose difficilissime… Ma con il fumo ho perso la partita.

Nonostante questo sei ancora qui e c’è questo disco nuovo… me ne parli?
Difficile parlare di un disco nuovo. Davvero. Un disco bisogna che sia ascoltato. Dovendolo fare posso dirti che rappresenta il riassunto finale della mia storia. Non credo che ne farò altri , ma è sicuramente il migliore di sempre. Cantato in spagnolo, italiano, inglese, c’è perfino un brano con dell’arabo dentro. Sonorità moderne ma anche una sonata di Beethoven. Per quanto agli antipodi lo slogan potrebbe essere: “Balla… e Pensa" ma ho deciso, per ovvie ragioni, di chiamarlo Dagli Italiani A Beethoven.



Il singolo sembra un po’ un “Povera Patria” versione rap. Perché questa urgenza di parlare dell’ Italia in un momento come questo in cui scadere nel nazionalismo becero è facile? Forse e' una ricetta "anti Salvini"?
Mi vergogno , davvero, ma non conosco “Povera Patria”… spero non sia grave. Tutti possono essere accusati di nazionalismo ma io proprio no… “Italiani” non è un vero e proprio singolo, in realtà è solo uno tra i dieci brani ma i discografici fanno il resto. Ci sono brani originalissimi di certo, come "Arabic Love" o "Notte Segreta"… ma è il pubblico che deve scegliere. Non potrei chiedere a un pittore qual è il suo miglior quadro, non sarebbe capace di rispondere e la sua risposta eventuale non collimerebbe con l’opinione della critica. È una scelta affettiva e mai estetica o commerciale. C’è una cosa, però, davvero curiosa collegata a questo album: Sei videoclip in HD, ben quattro realizzati con Avatar 3D. Credo che sei videoclip per un solo album sia davvero un record mondiale. La produzione ha speso l’ira di Dio perché sono convinti. Se non va bene rischio la fucilazione. Anzi, ora che ci penso, anche se va bene. Poi essere tra i rarissimi artisti italiani segnalati da Vevo è già un successo. A proposito, ma cos’è mai il successo? Nessuno lo sa.

Infatti trovo sia coraggioso come disco. È interessante che ti sia spostato sull’electro a livello di basi… come mai? Ne ascolti parecchio?
Ascolto un po di tutto, ma distrattamente. Comunque ci sono certamente influenze d’epoca e d’ambiente che si subiscono, e poi , essendo un individualista assoluto , non avrei mai potuto convocare dodici violini o una sezione di fiati in casa mia… perché il disco è nato tutto a dieci metri dalla cucina. Solo il mixing è stato fatto tra Lione e il Rupa-Rupa Studio in Italia. Lo studio di Lione poi, con buona pace dei francesi, era un vero schifo, con dei tecnici iperprofessionali e così a la page… Che un buon elettrauto italiano poteva essere il loro guru. Ho mandato tutti non posso dirti dove e questo ha allungato a dismisura i tempi di realizzazione…

Pensando alle "influenze d'epoca", il Pino D’Angio’ autore viene sempre ricordato per la dirompente “Ma Quale Idea”, che ancora oggi quando la passi in pista la gente si spoglia nuda.. È davvero il primo pezzo rap europeo? Allora non arriva prima Celentano con Prisencolinensinainciusol, come lui sbandiera sempre ai quattro venti…
Sì, in realtà il primo Rap della storia, addirittura molto prima degli americani, lo ha effettivamente fatto, senza neanche saperlo, Adriano Celentano, ma non lo sapeva… lo dissi io a sua figlia Rosita e lei glielo riferì. Dopo altri quindici anni, poi, è nato il rap americano . Ma il primo rap "ufficiale" europeo forse è stato davvero il mio .

In effetti tu ti eri ispirato a "Ringo" dello stesso Celentano... Come ti è venuta l’ idea?
Si , Ringo di Celentano era una filastrocca carina che mi divertiva. E poi Celentano è Celentano, ne ha inventate di cose… Ma non è che mi abbia ispirato la canzone in sè… Però ne giustificava il tipo di confezione perchè costituiva un importante precedente.

Ovviamente non pensavi che Ma Quale Idea" avrebbe avuto tanto successo da sfiorare i 12 milioni di copie nel mondo…
No, non fino a questo punto. Anzi, i discografici avevano anche paura a pubblicarla. Tutti mi dissero che era una cosa comica e non avrebbe mai venduto… Poi, tutti si sono messi a fare (dopo) quelli che lo avevano previsto! Come sempre.

Io trovo che la cosa più interessante sia il tuo uso del loop , poi essere considerato uno dei primi in Italia ad aver “campionato” un giro di basso…in questo caso dei Mc Fadden & Whitehead. Come avevi conosciuto il pezzo? Dai l’idea di uno che musicalmente abita un po’ ovunque tranne che in Italia…
In realtà, se un normalissimo musicista scrivesse lo spartito di "Ma Quale Idea" e quello di McFadden, le note dei due giri di basso sono totalmente e assolutamente diverse, non ce n’è una sola che coincida, ma l’ispirazione per il giro mi è effettivamete venuta da lì. Fatto sta che "Ma Quale Idea" è stato quasi un fenomeno di costume… è stato il primo pezzo Dance in lingua italiana entrato nelle discoteche di tutto il mondo e in classifica in Inghilterra. E poi c’era il personaggio un po ironico e strafottente, la sigaretta , un inciso che ti entrava nella testa… un testo divertente dove mi prendevo in giro da solo … insomma , una roba mai vista prima . In un periodo in cui in Italia si cantava "Io, Tu E Le Rose" di Orietta Berti… allo Studio 54 di New York si ballava la mia canzone. Apprezzo un buon loop, è un must della musica attuale, un po come il tormentone per la comicità degli anni Settanta e Ottanta. È vero, mi dicono spesso che non sembro Italiano, ma a parte il fatto di aver vissuto l’adolescenza all’estero con la famiglia… cosa vuol dire "Essere Italiano"? In Italia c’è sempre stata gente un po diversa dal trend dell’epoca , all’avanguardia nell’industria, nello sport, nella pittura, nella musica. Non credo (e spero) che basti essere non banale per essere definito non-italiano Sarebbe un’offesa agli italiani. Sono italiano eccome.

A questo proposito: Quanto ti condiziona creativamente il posto in cui vivi attualmente? Mi hai detto che abiti ad Amalfi e che “la connessione è come in Uganda quando piove, d'inverno e in mancanza di energia elettrica ...” Si direbbe un eremo...
Si, lo è. Difficile da raggiungere, difficile per spostarsi, bello da morire, con panorami mozzafiato, un mare di cristallo… Ma deserto d’inverno e affollatissimo d’estat . Pieno di turisti nordici che a marzo o ad ottobre fanno il bagno con le mutande lunghe… Un posto ideale per isolarsi e scrivere… Ma anche un posto difficile da "vivere", dove alcuni servizi sono precari, come le linee internet, l’emergenza sanitaria, la viabilità… Molti non lo sanno, ma tra Amalfi e Ravello si snodarono le vite di tanti personaggi come Ibsen, Wagner, Greta Garbo, D’Annunzio, Jacqueline Kennedy… A pochi passi da me ha una casa Luciano De Crescenzo , ma Salvatore Quasimodo morì qui ad Amalfi perché l’ambulanza a causa del traffico non arrivò in tempo. Ogni medaglia ha due facce, qui a volte anche tre!

Sempre per mettere i puntini sulle i tu dici che "Julius Ceasar Plum Cake Dance", dell’82, è il primo pezzo in assoluto cantato in latino…ma nello stesso anno esce anche "Tenax" di Diana Est con testo di Ruggeri in latino, in cui ci sono dei fiati sintetici stranamente molto simili... Ti hanno “plagiato”?
Non lo so, stimo Enrico e non credo proprio … è troppo intelligente (uno dei pochi ) e francamente chissenefrega! Era proprio l’epoca in cui si cominciava a usare le tastiere con suoni virtuali. Per esempio il DX7 della Yamaha, tastiera ora storica… era in tutti gli studi di incisione. I suoni cominciarono ad essere tutti uguali o simili e del resto era ovvio, non suonavano più musicisti diversi ma una sola tastiera per tutti. Sapessi quante trasmissioni televisive mi hanno copiato, quante mie idee sono state usate senza nemmeno essere consultato… Si potrebbe riempire una settimana enigmistica! Ma non è successo solo a me, lo stesso vale per tanti altri. Fa parte del gioco. E poi le note, retorico ma vero , sono solo sette… e anche le intuizioni possono essere contemporanee , succede spesso .

Ritornando a quel pezzo , probabilmente sei l’unico in italia ad aver preso il testimone dei Tom Tom Club, con quel tipo di funk bianco d’intrattenimento. Come mai questo collegamento stretto con l’America? Forse sei il piu’ americano dei musicisti italiani…
Credimi, non sono in grado di risponderti. In realtà non sono un vero musicista . Suono la chitarra e strimpello le tastiere … ma mi piacerebbe esserlo . Come musicista "all’americana" ci sono stati molti sicuramente più americani di me: Sergio Caputo, Beppe Cantarelli (il grande e giovane musicista italiano che era il preferito da Quincy Jones), Pino Daniele con il suo straordinario “blues “ napoletano che era molto più americano di tanti americani… Non so, non so risponderti francamente...

La cosa che mi ha sempre affascinato dei tuoi pezzi è lo straniamento dei testi, che un po’ ricordano il piglio del punk “demenziale” ma in un contesto funk. Insomma ti ritrovi nell’ idea di un funk futurista, forse degno successore degli esperimenti vocali e linguistici del Petrolini di "Fortunello"?
Magari! No, non esageriamo. Petrolini ha segnato un’epoca. È una pietra miliare come Valentino, Toscanini, De Chirico… Insomma, onestamente, senza falsa modestia credo di essere bravo… Ma anche nei paragoni ci sono dei limiti! Scrivo come mi viene, anzi, come mi diverte, ma non so perché poi viene fuori tutto così.

Insomma il gusto per lo sberleffo ma piu’ che altro per l’ironia: prima di tutto con se stessi, cosa che manca all’interno della fin troppo costruita scena pop italica da un po’ a questa parte...
Mi conosco benino. So quanto sono ridicolo e stupido in certe cose e imprevedibile ed innovatore in altr . Devo dirti però che mi è capitato spesso di ridere di me, più di quanto abbia mai riso degli altri. Le mie brutte figure in situazioni imbarazzanti , nella mia follia , specialmente da adolescente , sono quelle che ancora adesso mi fanno sbellicare dalle risate .

I tuoi pezzi sono quadretti in cui crei prima un paesaggio, poi coi testi crei il personaggio, e poi con l’arrangiamento ti occupi della perfezione del particolare quasi impercettibile che suggerisce il dinamismo della storia. ..d’altronde sei anche autore televisivo e radiofonico, hai fatto teatro..ho letto che hai addirittura presentato l’elezione di Miss Universo in Venezuela!!
Si, in effetti mi è capitato di essere invitato a fare un po di tutto. Ma credo sia normale. Il mondo è talmente confuso e caotico che spesso pensi di vendere delle ottime cravatte e invece ti ritrovi a fare il pasticciere! A Caracas mi chiesero di presentare Miss Mondo in diretta mondiale… Ed in Spagnolo. Non chiedermi perché, davvero non lo so. Tante cose non me le sono mai spiegate . E’ successo anche che mentre cercavo di scrivere un libro… Invece mi scomparve il libro dalla testa e mi ritrovai con una commedia musicale su Gershwin e Miller! Come mai? Non lo so, è andata così. Talento? Fortuna? Caos? Genialità? Follia? Come ti dicevo prima, non mi sono mai considerato un cantante e basta. E poi come merlo canterino… La mia voce sarà si personale e bassa (ora, dopo le operazioni, anche troppo!) ma certo non sono io il rappresentante del bel canto!

Nella tua musica ci sono diverse commistioni a mio parere: Questa cosa si direbbe venga confermata dalla scelta dei collaboratori. Penso ad Oscar Rocchi per, appunto, i “paesaggi sonori”: nome importante delle library italiane e autore di un disco seminale con Tullio De Piscopo, oppure a Enrico Intra autore di un grandissimo disco elettrofunk del 1978, Momento Intra (con anche Roberto Colombo)... E penso alla tua sezione ritmica che spazia dal funk alla new wave con gente come Dall’Aglio e Stefano Cerri, rispettivamente i muscoli di "Io ti venderei" di Battisti e dei vari Ivan Cattaneo e Faust' O… da dove viene questo tuo eclettismo?
Dal piacere di conoscere e apprezzare e rispettare la gente capace , le persone vere… E dalla fortuna di poterlo fare. Mio padre da bambino mi diceva sempre: "Frequenta chi è migliore di te… imparerai tante cose". È quel che è successo. Sono sempre stato curioso e voglioso di imparare. Enrico Intra era il miglior jazzista Italiano, Stefano Cerri era il genio assoluto del basso, lo suonava come fosse un violino.

E poi l’italo disco: ti considerano un padrino del genere, hai lavorato anche con Alfredo Di Mauro, tecnico del suono per 'Lectric Workers ecc. Che ci racconti del tuo rapporto con la nascita di questo stile? Ti ritieni anche qui un pioniere?
N , non credo… L’Italo disco è venuto dopo di me ed era una cosa diversa. A parte poche cose davvero originali (cito Gazebo, ad esempio) … l’italo disco fu un fenomeno elefantiaco, si incidevano brani in serie. Carri bestiame pieni di canzoni con la cassa in quattro. Non c’era nulla da salvare, niente cultura funky o jazz, niente novità… ma si ballavano bene, e poi quasi tutte con falsi nomi stranieri. Se un cantante si chiamava Gennaro Quaglialasguinza o Tonio Lottazzo con lo pseudonimo diventava Jerry Sheen o Robby Cunningham! Freddy Naggiar inventò il genere e lo rese… invasivo. Fu una operazione commerciale geniale ma non me la sento addosso per niente.

Dall’ Italo alla dance moderna il passo è breve… Non tutti sanno che tu in qualche modo sei un apripista/fondatore anche della Trance, con la storica e pluricoverizzata "The Age Of Love" del 1990 che ti vede fra gli autori, e non lo dico io ma lo dice BillBoard. Su Youtube ha oltre 30 milioni di visualizzazioni in una decina di versioni diverse e si trova su oltre 400 compilation. Anche qui torna il gusto per il loop, in maniera massiccia. Che ci racconti della faccenda? Qualche aneddoto?
Oh si … altrochè ! Ero in Belgio a casa di un mio amico , un grande editore Franco-Belga (Philippe De Koukeleire) e lui mi disse: “Dai vieni in studio, ho una base musicale e vorrei che tu la sentissi, magari se ne fa qualcosa... “Era davvero oscena, insopportabile, orrenda… una batteria tutta di piatti e bordo rullante, senza corpo, un basso senza capo ne coda , una tastiera che gemeva in sottofondo come una gallina muta con le coliche. Un vero incidente musicale! Non sapevo che fare . Suonai una sequenza ripetuta all’infinito, cambiai tutti i pad e mi inventai un testo a vanvera, in inglese, lì in piedi di fronte al microfono e davvero tanto per fare qualcosa. Poi uscii dallo studio e dissi al mio amico: “Fanne quello che vuoi, ma non metterci il mio nome sopra, abbi pietà! Mi raccomando." Dopo sei mesi era il primo successo mondiale di un nuovo genere musicale, ma nonostante io risulti come autore… ancora mi gratto la testa e non capisco. Non so cosa fosse. Si racconta che Fleming scoprì la penicillina più o meno nello stesso modo… Da morire dal ridere.

Torniamo un attimo indietro: che ci racconti dell’ operazione Envelonpappà Envelonmammà? Perché anche li prima dei vari Jovanotti e compagnia bella, ovvero pallide imitazioni di quello che arrivava oltreoceano, abbiamo forse il primo vero esempio di breakdance in Italia, (penso alla fantasmagorica "Una Notte Maledetta") ma anche di un pop elettronico che cerca altre strade anche a costo di sbagliare mira... dico bene? Anche se è uscito prima in Portogallo, giusto? Come mai questa scelta “latina”molto in anticipo sui tempi se penso alle attuali commistioni musicali in quel paese, forse il tentativo di mischiare le carte già l’avevi in testa …
Quello fu un lavoro di Equipe. Un Puzzle. La musica era di Renato Pareti, il testo mio, la scelta del pezzo di Roberto Danè e l’arrangiamento di Pinuccio Pirazzoli. C’erano stato altri arrangiatori, tra cui uno famosissimo che aveva genialmente arrangiato un album di Lucio Battisti, ma dovemmo protestarli tutti perche topparono uno ad uno. Era un pezzo così facile e semplice che risultava quasi impossibile dargli una propria personalità sonora. Pinuccio ebbe la trovata geniale di esaltare la parte elettronica che avevo appena accennato nel provino ampliandola e migliorandola enormemente. Venne fuori un mix stranissimo. Non ricordo se uscì prima in Portogallo o in Spagna, ma forse hai ragione tu. La label volle prima vedere che effetto faceva su un certo pubblico una cosa così… acidamente elettrica a quei tempi. Non pensavo potesse diventare un successo.

È evidente che ascolti molto jazz. In quel periodo sei stato influenzato anche da Hancock? Alla fine se penso al suo Sunlight mi immagino un po’ quell’ approccio … quali sono i tuoi musicisti preferiti?
Si , da Herbie Hancock ad Al Jearreau, Gato Barbieri, Perigeo , PFM e nonostante le diverse epoche e stili , sempre e comunque… Pink Floyd. Assolutamente Pink Floyd. Ora e sempre Pink Floyd. Ancora adesso Pink Floyd. Li considero l’unico caso di "Musica Classica trans-generazionale" dell’epoca moderna. Oggi Chopin o Ravel, se ancora ci fossero, comprerebbero i loro dischi.

Sei stato anche l’unico italiano a figurare nel DVD World Tribute to the Funk, edito dalla Sony Music nel 2003 che è enciclopedia universale della funky music mondiale. Nel 2001, unico italiano ad averlo ricevuto, ti sei aggiudicato negli USA il Rhythm & Soul Music Awards. Per quale motivo proprio nel 2001 e non prima, visti i tuoi precedenti? Come mai la notizia qui è passata quasi in sordina?
Perché in sordina? La stampa di massa dell’epoca non si occupava di te se non eri della RCA, della CBS o simili ed anche adesso per i giovani è così. Poi non andai neanche a ritirarlo. Forse commisi un grosso sbaglio… ma chi non lo fa prima o poi? Io mi ci sono impegnato! Perché non prima? Beh, forse prima non me lo ero meritato.

Che rapporti hai ed hai avuto con il mercato USA?
Negli Usa ho fatto tre tour, uno di questi finita al Madison Square Garden… e piu della metà del pubblico non era di origine italiana. Un’altro con un allungamento interminabile in Canada. Il terzo più breve… fu un mini tour di 3 date soltanto. Erano altri tempi, e neanche troppo sereni. Meglio ora, beh… quasi.

Anche il mercato europeo ti tiene in palmo di mano, fonti certe mi dicono che sei spessissimo in Germania…
Si, Spagna, Germania e Francia sono , discograficamente parlando, le mie seconde patrie, forse perfino più dell’Italia .

Ti ritieni un autore scomodo per il mercato attuale italiano?
Perché, c’è ancora un mercato Italiano? Anzi, c’è ancora un mercato? Davvero non lo so più. La musica è polverizzata, regalata, offesa e violentata… è diventata quasi un rumore di fondo. Vedo sempre più gente che sale in macchina, accende la radio, poi parla dei fatti suoi e nemmeno ascolta. Poi arriva e spegne. Prova a chiedergli che hanno sentito: Non lo sanno.

Tutti sanno che hai scritto la grandissima "Ma Chi È Quello Lì" per Mina, ma vuoi ricordare al lettore medio altre delle tue creazioni per altri ?
Sarebbe più facile farlo in Francia e Spagna… ma provo. Molti brani per Claude Barzotti, venerato da trent’anni in Francia e Belgio più di Cocciante, poi Cutugno, un divo popolare, melodico, che convinsi a cantare un Reggae e fu bravissimo nonostante fosse lontano da quel genere. Un paio di pezzi famosi, ceduti ad altri autori per ragioni… Hem , come dire , contrattuali. “Don’t Call ME Baby”, cantato dai Madison Avenue, che ha fatto il giro del mondo all’infinito ed è entrato in classifica in America e Inghilterra. Se poi vedi il mio curriculum SIAE moltissime colonne sonore di film, da Tinto Brass a Lina Wertmuller. Sacro e profano (o al contrario ). Se poi vuoi anche l’elenco degli insuccessi… beh, quanto tempo hai?

Ahhaha beh… a questo proposito Nel 2005 i Flaminio Maphia, con un’operazione ovviamente furbetta, hanno ritirato fuori ma quale idea ed ovviamente è stato un successo, forse l’unico serio della loro carriera ( ovviamente). Segui la nuova scena hip hop italiana? Che ne pensi adesso che il rap in Italia è a tutti gli effetti il mainstream a volte anche di quelli più deleteri?
L’Hip Hop non è materia per noi , non centra niente con noi , con la lingua , con la cultura, con la tradizione o con la gioventù italiana. È come se gli americani si mettessero a cantare “O Sole mio “ e "Mia bella Madunina" o i tedeschi a scrivere un tango. Per carità. A ognuno il suo. Qualcuno (ma pochi davvero) fa bene il rap e tanto di cappello, ma poca roba buona in giro. Il mio rap era uno sfottò, autoironico e irridente… ma il rap vero oggi è protesta sociale mentre qui quasi sempre è un povero e squallido scimmiottamento. Vedo e sento cose penose… e sto minimizzando: Peggio .

Cmq collabori con giovani musicisti. Ad esempio mi pare tu abbia fatto di recente un feat. coi Vidra giusto? Segui la scena underground italiana?
Non molto… ma lei segue me. Spero che non mi acchiappi sennò sono guai. Parlando sul serio, di gente brava ce n’è , come sempre… Ma il guaio è che quelli bravi (tra cui Vidra) sono troppo spesso sepolti, travolti, nascosti da un’orda gigantesca di pezzenti mental-musicali che tutto sommerge. Qualsiasi idiota oggi con un pc e un piccolo software si atteggia a cantante, autore, arrangiatore, DJ o produttore. Poi gli chiedi chi è Marvin Gaye o li metti davanti a un pianoforte e boccheggiano che devi portarli al pronto soccorso. Non è democrazia, è il peggio della plebaglia al potere. In musica come in politica. In tutto.

Guardando all’ estero: non so se segui la scena EDM o la trap… Sarebbe bello avere un tuo disco in questa salsa, potrebbe superare ogni aspettativa…
Non ne sono certo. Ti ringrazio della stima a credito ma … dovrei imparare tutto e da capo. Sarebbe bello, ma ognuno di noi ha una collocazione e una storia personale. Sto bene dove sto. Probabilmente starei male altrove. Chissà.

Visto che sei un vulcano in eruzione (e sei nato a Pompei), quali sono i tuoi prossimi progetti?
Crederai che sia una inutile battuta ma… Non ne ho la minima idea!! Non ho mai saputo oggi quel che avrei fatto domani ed è ancora così. Di voglie ne ho tante… ma alcune all’improvviso mi annoiano. Ho molti sogni nel cassetto ma spesso perdo le chiavi .

Per concludere ti faccio una domanda “alla Marzullo”: sei uno degli esempi in cui una personalità multipla creativa puo’ convivere senza problemi. Quante vite hai e quante ne vorresti?
Essere ancora qui è già stato un enorme ed insperato regalo. Sto zitto e doverosamente ringrazio. Comunque vada.

Beh noi di Italian Folgorati speriamo che vada benone. D'altronde, a giudicare dal suo sito www.pinodangio.com, finora Pino è sempre stato sul pezzo: e di questo lo ringraziamo noi.