Recensione: Roberto Cacciapaglia - Quarto Tempo (10th Anniversary Edition)

Questa ristampa di uno dei lavori più famosi del compositore italiano serve solo a ricordarci quanto fossero superiori le sue opere tra gli anni Settanta e Ottanta.

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30 novembre 2017, 11:24am

Esce in edizione deluxe, per festeggiarne il decennale, Quarto Tempo di Roberto Cacciapaglia. È uno dei suoi lavori più famosi e di maggiore successo, alcuni brani del disco sono stati utilizzati per spot pubblicitari e per spettacoli all’Expo di Milano, ed è stato interamente suonato con la Royal Philarmonic Orchestra; la nuova edizione contiene inoltre tutto il disco reinterpretato per piano solo e l’inedito “The Boy Who Dreamed Aeroplanes”.

Va detto però che si tratta di un lavoro di facile ascolto, quel tipo di classica con melodie piacevoli che si può mettere di sottofondo senza che disturbi troppo, che si usa per rilassarsi dopo una giornata di lavoro, musica tutto sommato innocua. Per quanto magari in fase compositiva possa essere costato più fatica questo disco, non è certo per questo che Cacciapaglia entrerà nella storia della musica.

Vi consigliamo allora piuttosto di andare a recuperare quel capolavoro di Pollution di Franco Battiato, dove Cacciapaglia suona il piano e il VCS, o soprattutto i primi lavori del musicista milanese. Sonanze, il suo esordio del 1975, è stato pubblicato nientemeno che dalla Die Kosmischen Kuriere/Ohr di Rolf Ulrich Kaiser ed è il miglior disco di kosmische music mai uscito in Italia ma in grado di battersela anche con i tedeschi (non a caso a seguito di quell’album suonerà con i Popol Vuh).

Nel 1979 viene invece il turno di Sei Note In Logica, vero capolavoro riconosciuto come tale in tutto il mondo. Con questo disco Cacciapaglia si avvicina al minimalismo, soprattutto a quello della cosiddetta “prima ondata” di Steve Reich e Terry Riley, ma lo fa in modo molto personale, utilizzando computer e sintetizzatori uniti a parti orchestrali e voce. In un'unica suite, gruppi di sei note si trasformano e mutano con estrema originalità e inventiva, l’elettronica si mischia alle voci femminili creando un impressionante effetto di trance estatica, rarissimo e prezioso, che fa di questo album un capolavoro assoluto degli anni Settanta tutti e uno dei dischi italiani migliori di sempre.

Successivamente, nel 1981, Cacciapaglia pubblica The Ann Steel Album, disco di pop elettronico cantato, che per la particolarità delle sonorità e degli arrangiamenti ricorda certe cose giapponesi come i lavori di Miharu Koshi prodotti da Haruomi Hosono. Il disco era originariamente uscito a nome della cantante (attrice del Living Theatre) ma poi Cacciapaglia ha deciso nelle ristampe successive di attribuirsene la paternità e relegare la Steel al ruolo di voce, visto che il disco era fondamentalmente opera sua (tra gli strumentisti però compare anche quel Franco Leprino del quale consigliamo assolutamente il disco Integrati… Disintegrati del 1977). Questo lavoro resta un unicum nella carriera di Cacciapaglia, ma è nondimeno un interessantissimo disco di pop sperimentale, realizzato facendo suonare strumenti acustici come se fossero elettronici e con ampio uso di effetti molto all’avanguardia sui tempi, cose che in pochi stavano sperimentando in quel momento, e ben lontano dalle nostre latitudini.

Vi consigliamo di partire da questi dischi se volete avvicinarvi a Roberto Cacciapaglia e capire perché il suo nome va inserito a buon diritto tra quelli dei maggiori sperimentatori del nostro paese, che tanto per invecchiare e mettere su un disco piacevole e innocuo dopo una dura giornata di lavoro c’è sempre tempo.

Quarto Tempo (10th Anniversary Edition) è uscito il 24 novembre per Believe.

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