Nu Guinea, foto via OSS.

Cosa ascoltare (e cosa mangiare) per capire il nuovo Napoli Sound

“Non c’è disco, non c’è scelta, non c’è discorso che non veda tutti quanti noi coinvolti”, ci hanno detto della scena partenopea Mystic Jungle, Nu Guinea e Filippo Zenna, prima di passare a consigliarci le trattorie.

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mag 30 2018, 9:27am

Nu Guinea, foto via OSS.

Questo articolo è realizzato in collaborazione con Ortigia Sound System 2018. Lo showcase di Napoli Sound con Mystic Jungle, Nu Guinea e Filippo Zenna chiuderà il festival il 29 luglio al Castello Maniace, con vista sul Golfo di Siracusa. Acquista i biglietti sul sito del festival.

A settembre 2017 MixMag ha pubblicato un articolo sulla “New School of Italo Disco” che segnava quel momento che chiunque segua una scena musicale egualmente teme e aspetta: il momento in cui arrivano “tutti gli altri”. Nei mesi successivi sono comparsi approfondimenti su riviste non-musicali, showcase in Triennale e set radio dedicati alla città e ai suoi artisti. Ovviamente è un bene, poi da un certo punto di vista qualcuno troverà di cui lamentarsi—ma è semplicemente come vanno le cose.

Nel mentre si sente più spesso parlare—interessante notare, solo da parte di chi non ci vive ma ha accesso a Instagram—di rinascita della città partenopea (prove a favore: Converse che crea Liberato, svariate serie TV, Elena Ferrante, documentari di VICE ¯\_(ツ)_/¯).

Ormai dunque sapete di cosa parliamo quando parliamo di Napoli Sound. Ma, ovviamente, questa scena non è sorta dalle pagine di MixMag, bensì da un percorso musicale e un background culturale comune ai suoi musicisti di spicco. Ci siamo fatti raccontare la nascita e l’essenza della ‘new school of Italo disco’ da Mystic Jungle, Nu Guinea e Filippo Zenna.

Dario Di Pace (Proprietario di Periodica, co-fondatore di Early Sounds, co-proprietario di Futuribile e musicista a nome Mystic Jungle)

Più che la musica è una certa estetica musicale che influenza in modo determinante sia il processo creativo che quello lavorativo. [Da parte nostra] c’è coscienza di riprendere un discorso culturale, un approccio mentale, una metodologia che si è persa nel corso dei decenni. Qualsiasi ascolto di un preciso momento storico può risultare fondamentale indipendentemente dalla provenienza geografica: "Napoli Sound" è un semplice riconoscimento territoriale, un’etichetta creata dalle riviste del settore circa un anno fa per definire la "nuova onda" artistica della città.

L’aspetto mitologico e ancestrale [di Napoli], che inevitabilmente mescola folklore, astronomia e astrologia, e lo scenario costiero nonché cittadino con le sue mete cult hanno contribuito e contribuiscono in modo significativo a delineare il concept musicale e visivo della nostra produzione. Per esempio in "Qvisisana", "Plenilunio", "Nero di Seppia", "Incontro al Club Ventuno".

Per svariati anni ho rilasciato musica all’interno di un circuito abbastanza confortevole e pre-costruito, poi ho deciso di rimescolare le carte in tavola e ripartire da zero con una maggiore presa di coscienza e l’intento di costruire una scena locale, affiancato da una squadra di artisti e collaboratori validi. Non c’è autoreferenzialismo: facciamo musica per sopravvivere e sostentarci.

Il discorso di collettività è fondamentale. C’è una struttura solida che si è forgiata nel tempo: lo studio di registrazione, fulcro di ogni attività artistica e logistica, il negozio di dischi, l’organizzazione di eventi e l’agenzia di booking. C’è anche un dialogo intimo e reale con giornalisti, stampa e artisti da tutto il mondo. Il rapporto costante con tutte le realtà estere affini, lo scambio di materiale ed il confronto sono aspetti fondamentali di crescita, oltre a demonizzare il rischio di ghettizzarsi. C’è un riconoscimento rispetto al lavoro che stiamo svolgendo, il che è un meccanismo del tutto naturale se alla base di una strategia discografica c’è un forte sentimento di appartenenza alle proprie radici e alla propria città. Questo tipo di interesse lo riscontriamo quotidianamente dal numero di stranieri che vengono a trovarci da Futuribile, il nostro punto vendita fisico.

Nu Guinea (NG Records / Early Sounds Recordings)

Chiunque abbia vissuto a Napoli sa quanto sia forte l’energia che questa città sprigiona, molti l’attribuiscono alla lava che scorre a poche centinaia di metri nel sottosuolo.

Napoli, situata al centro del bacino del Mediterraneo è da sempre stata teatro di forti scambi culturali e musicali. Questo aspetto ci ha da sempre affascinato e inevitabilmente ha influenzato il nostro percorso artistico. Nu Guinea infatti fonda le sue basi sul concetto di fusione tra generi e linguaggi differenti.

Negli ultimi tre-quattro anni ci siamo immersi più profondamente nella riscoperta del patrimonio musicale napoletano degli anni Settanta-Ottanta, tra cui una serie di artisti e gruppi meno conosciuti rispetto ai grandi Pino Daniele, Tony Esposito, Napoli Centrale. Una scena alternativa che sfortunatamente non riuscì a uscire dai confini campani: gruppi come gli Oro o Tonica & Dominante, o cantanti come Antonio Sorrentino si possono trovare quasi esclusivamente nell’aria vesuviana rovistando fra le cianfrusaglie dei mercatini delle pulci. A breve, tra l’altro, annunceremo l'uscita di una compilation contenente alcuni brani degli artisti sopracitati, selezionati da noi, da Famiglia Discocristiana e da DNApoli. La scoperta di questa realtà musicale sommersa ci ha decisamente influenzato nella fase embrionale del nostro recente album Nuova Napoli (uscito per NG, l’etichetta appena fondata dai due).

In passato abbiamo spesso seguito le tendenze “del momento”, rilasciando sotto vari pseudonimi musica su importanti etichette straniere. Ma è come se a un certo punto il tempo si fosse fermato, facendo sì che ci disinteressassimo del mercato discografico contemporaneo e decidessimo di intraprendere un percorso alternativo, sicuramente più tortuoso, ma decisamente più stimolante. Ognuno di noi, nel corso degli ultimi anni, ha lavorato a una propria identità sonora ben definita. Nonostante ciò sentiamo che c’è una forte matrice comune che ci lega tutti. Noi ci siamo trasferiti a Berlino, dove abbiamo uno scambio continuo con Pellegrino, ma capita spesso anche di tornare a Napoli e alimentare la condivisione con i ragazzi di Periodica. Quando siamo a distanza ci teniamo aggiornati fra note vocali e briefing su Skype.

Filippo Zenna (Periodica Records)

La mia è una storia semplice, fatta di dischi e di amore per il djing. A 16 anni la scintilla durante un set di cinque ore di Francois Kevorkian (era il 1998): una performance unica, qualcosa che a distanza di vent’anni nessuno sarebbe capace di emulare. Sono cresciuto nei garage, prima ad ascoltare e poi ad imparare le tecniche di mixaggio da Nello Mariniello, uno che potrebbe far scuola a molti.

Sono nato e cresciuto a circa 40 chilometri da Napoli, ma la sento mia, come se quella minima distanza non fosse mai esistita, in maniera particolare negli ultimi anni in cui l’amicizia con Dario [Di Pace], Raffaele, Enrico, Cristiano, Fabio si è trasformato nella famiglia Periodica. Napoli è caos ed equilibrio, è sentimento, è poesia, è storia. E ha forgiato il mio carattere, le mie abitudini, i miei gusti e chiaramente la mia musica.

Quasi banale riconoscere l’influenza che ha avuto nei gusti e nelle scelte l’ascolto di dischi quali Rosso Napoletano di Toni Esposito o il primo album dei Napoli Centrale.

Ma—come ribadito più volte dal mentore Dario Di Pace—è l’estetica ad affascinare tutti noi, piuttosto che un sound preciso. E credo che proprio quell’estetica abbia dato un’identità precisa ai nostri cataloghi, nonostante i diversi spettri musicali. Prendete Cosmic Morphology di Whodamanny, il mio So You Are e poi Plenilunio della Tribe: si va dall’ambient psichedelico alla wave, passando per il boogie. Ma il metodo di pensiero, di elaborazione e produzione—che poi partorisce l’estetica—rende omogenei e riconoscibili tre dischi di diverse estrazioni. Napoli Sound è un’etichetta creata dalle riviste specializzate: ovviamente la accettiamo con piacere, ma sottolineando che riguarda l’estetica e il fermento di idee di un gruppo di amici molto affiatato. Non c’è disco, non c’è scelta, non c’è discorso che non veda tutti quanti noi coinvolti. Si ragiona insieme. E così facendo, si riducono i margini di errore.


Già che si parla di Napoli, non potevamo non chiedere consigli su dove andare a mangiare se ci trovassimo in città. Gli intervistati consigliano Lo Spiedo D’Oro, nel cuore di Spaccanapoli, che ha allietato la permanenza dei Nu Guinea per le registrazioni dell’ultimo album. “Consigliamo di provare la loro pasta 'alla genovese' (che nonostante il nome è un piatto tipico della tradizione napoletana), servita solo il martedì e il giovedì”. Filippo Zenna aggiunge: “Da dieci anni devo perdere peso, ma ogni anno è almeno un chilo in più. La sfogliatella di Attanasio, il Caffè del Mexico a piazza Dante, la pizza di Zì Michele, la pasta e patate di Nennella: bisogna provare assolutamente queste specialità una volta in città”.

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Elena è editor di VICE e le piace molto il mare. Seguila su Instagram.

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