Ascolta in anteprima il nuovo delirio febbrile dei Rijgs

La psichedelia cosmica del quartetto bolognese con il nuovo EP 'II' attraversa deserti, oceani e spazi siderali.

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21 dicembre 2017, 12:45pm

Foto per concessione della band.

Chi segue la musica da vicino sa che nella fase di risacca di una grande onda spesso si trovano pepite magari più piccole ma di una purezza non meno scintillante rispetto alle maggiori. Questo per dire che sì, certo, è innegabile che il big bang di quella che era stata chiamata Italian Occult Psychedelia sia ormai un puntino nello specchietto retrovisore, ma la sua influenza sulla scena musicale italiana si sente ancora, eccome. È nella galassia che ha creato che i mondi dell'underground, diciamo, "rock" e della musica sperimentale continuano a intrecciare le proprie orbite, favorendo le contaminazioni e i viaggi (mai termine fu più appropriato) tra i due pianeti.

Voi direte: bello sto intro tutto metaforico (grazie), ma di che stiamo parlando? Stiamo parlando del secondo EP della formazione bolognese Rijgs, di cui avevamo già trattato l'esordio un anno e mezzo fa. Rijgs II è un altro affare da due canzoni, lunghe composizioni che occuperanno un lato di un 12" (esce anche su CD però). Lo stile minimalista che avevano già espresso diventa ancora più severo qui, già a partire dalla copertina, virtualmente inesistente: soltanto un'etichetta con le informazioni di base richieste.

Il primo brano è "Derech Hayam", che si muove lento e parte da una base drone che ricorda gli Earth di lavori come Pentastar e III, per poi spostarsi in territori più desertici, grazie a un pigro twang di chitarra, e, sul finale, salire su un razzo a propulsione motorika che riverbera di feedback scintillanti e intonati. "Eponym", sull'altro lato, è un colosso drone-rock che punta tutto sull'emotività, con un basso malinconico che sembra a tratti un pianoforte, la batteria che accentua i crescendo e un muro di distorsione mono-nota a fare da epica scenografia.

Come al solito ho usato una marea di parole quando sarebbe bastato dire: indossa le cuffie, clicca sul tasto play arancione qua sotto e ascolta il disco in anteprima. L'uscita ufficiale è domani, e segna anche il debutto dell'etichetta Fieberwahn (che in tedesco significa "delirio febbrile"), fondata dal chitarrista e principale compositore dei Rijgs Iacopo Bianchi. Io e Iacopo ci siamo anche sentiti via email per parlare un po' di questo album, e puoi leggere quello che ci siamo detti dopo l'embed.

Rijgs II esce domani in LP e CD per Fieberwahn records. Segui i Rijgs su Facebook per info su come acquistarlo e dove vederli dal vivo.

Noisey: Siete di ritorno dopo un anno esatto di pausa; che cos'è successo nel frattempo?
Iacopo Bianchi: Che dire, se è da un anno che siamo in pausa dai palchi è perché molto semplicemente ci siamo dedicati ad altri progetti artistici e non ci siamo preoccupati di cercare ulteriori date in giro per il bel paese. Alcuni di noi hanno suonato all’interno di altre formazioni, io in particolare ho anche lavorato alla scrittura di un disco solista che dovrebbe vedere la luce - salvo complicazioni - entro il 2018.

Lo stile del nuovo EP ha una qualità più meditativa. Si tratta sempre di frammenti di improvvisazioni o avete adottato un nuovo approccio compositivo? Che cosa è cambiato secondo voi?
Il modus operandi rimane lo stesso: nel momento in cui reputo che alcune bozze da me elaborate possano diventare delle canzoni con una loro identità le sottopongo all’attenzione degli altri membri e si inizia tutti assieme a lavorarci su. Se nel secondo disco è cambiato qualcosa queste sono unicamente le atmosfere. Come hai notato si tratta di un disco più meditativo, più dilatato, un disco che si avvale di un linguaggio differente pur muovendosi ancora una volta all’interno di una struttura che, nel complesso, potremmo definire minimale.

Da cosa deriva la scelta di autoprodurre il disco? È la prima uscita per l'etichetta, che direzione vorresti intraprendere?
La scelta deriva dalla voglia di evitare tutta una serie di difficoltà che subentrano nel momento in cui ci si trova a voler rilasciare un disco per conto terzi. Innanzitutto l’etichetta la si deve trovare, poi ci si deve accordare su tiratura, supporti, promozione, quote e compensi, sono tutte questioni che autoproducendosi non sussistono. Inoltre devo dire che nutrivo da tempo un profondo interesse nel fondare un’etichetta e nel gestirla in solitaria, mi piaceva l’idea che si identificasse unicamente con quelli che sono i miei gusti, le mie preferenze.

Poi, per quanto riguarda Fieberwahn in particolare, direi che nasce come una sorta di contenitore volto a includere al suo interno i miei progetti in primis e, chissà, forse un giorno anche quelli di alcuni altri musicisti che reputerò validi da un punto di vista meramente qualitativo - i défilé li lascio volentieri agli stilisti. Per il momento, se proprio dovessi pensare ad un plausibile roster, non baderei granché alla ricerca di un vincolo formale che accomuni le uscite in catalogo. mi piacerebbe piuttosto intraprendere un percorso che proceda unicamente nel segno dell’autenticità e che valorizzi la personalità dei singoli artisti.

"Derech Hayam" è un termine che ha a che fare con la via Maris, l'antica strada che collegava l'Europa e l'Oriente. "Eponym" è un altro termine del campo semantico della geografia. Da dove vengono questi titoli? C'è una mappa nascosta in questo disco?
Dici bene, “derech hayam” è la traslitterazione in caratteri latini di un’espressione ebraica che sta difatti a significare “via del mare”. si tratta di quella “via maris” che fece un tempo da collegamento tra il vicino Oriente e l’Egitto attraversando l’intera costa settentrionale del Sinai. L’eponimo fu invece, nel mondo antico, colui al quale si attribuiva la fondazione di una città che, giustappunto, veniva battezzata col suo nome.

Non so se possa celarsi una mappa all’interno di questo disco, qualcosa mi lascia però intuire che, nel caso fosse così, si tratterebbe di un esemplare incompiuto. Rijgs II è un disco che si distanzia dal precedente ma che al contempo mi sembra anticipare qualcosa di altrettanto distante e sconosciuto, caratteristica che si desume del resto anche dai titoli delle tracce. La figura dell’eponimo, come quella del viaggiatore che si trovava un tempo a costeggiare il mediterraneo lungo la “via del mare”, sono legate a condizioni esistenziali tutto sommato simili poiché entrambe costrette ad esperire l’ignoto nelle sue forme più suggestive. Da una parte il brivido provocato dalla fondazione di una nuova comunità, dall’altra le piste carovaniere e il mare con tutto il suo corredo di imponderabilità e mistero.

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