Mr. Simpatia di Fabri Fibra è l'unico album rap italiano che ho mai ascoltato

Il disco che ha cambiato il rap italiano oggi compie 13 anni, e per me resta tuttora l'unico interessante del genere.

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01 settembre 2017, 10:14am

È luglio 2004, io compierò 18 anni tra meno di un mese. La mia attività principale, oltre a riempire un Blogspot di incomprensibili invettive contro tutto il mondo, è andare ai concerti garage punk in giro per l'Italia e spendere tutti i soldi dei miei in dischi. I miei album preferiti, a questo punto, sono probabilmente un accozzaglia di classico rock'n'roll (Sonics, MC5), punk 77 (Dead Boys, Ramones) e garage/punk'n'roll anni Novanta (Teengenerate, Supercharger, Loli & the Chones, New Bomb Turks). Tra questi, svettano improbabili band sconosciute dalle più inculate province italiane di cui colleziono ogni manifestazione come se fossi il Prescelto che un giorno dovrà portare alle future generazioni la testimonianza di una scena importantissima. Naturalmente non è andata proprio così, e oggi casa mia è piena di album e singoli di rara inutilità. Ma sarebbe potuta andare peggio: sarei potuto nascere negli USA ed essere uno di quelli che sparano alla gente in mensa.

È luglio 2004 e sulle colline sopra Verona si svolge un festival garage-beat di quelli perlopiù frequentati da gente vestita tipo Happy Days. Non ricordo bene com'è successo, ma una mia amica mi dice "Dài, andiamo a rompere il cazzo alla festa, ti vengo a prendere in stazione a Verona". Lo so che tutto questo non c'entra nulla con il titolo dell'articolo, ma abbiate pazienza. Quando salgo in macchina, alla guida c'è un tizio di cui, per motivi vari, non posso rivelarvi dettagli—anche se si meriterebbe un articolo a parte. Vi basti sapere che per me, a quei tempi come oggi, è un vero eroe, oltre che un pazzo pericoloso. Mentre sfrecciamo sulle strade tortuose della Valpolicella, il guidatore estrae un CD masterizzato e lo sbatte nell'autoradio. "Senti questa merda", mi dice. "È un disco che deve ancora uscire, l'ha registrato il mio amico DJ T nel suo studio. È di un rapper delle Marche, si chiama Fabri Fibra". Io storco il naso. Che cazzo dici? Da quando ci fotte qualcosa del rap italiano? E poi che cazzo di nome è Fabri Fibra, cosa fa, i giochi di parole? A noi piace la musica di merda, la roba sbagliata, sguaiata, misantropa, non le filastrocche. "No, fidati. Questo è uno squilibrato. Senti qua", e, sempre rischiando di finire fuori strada a tutta velocità in una strada piena di tornanti, alza il volume a palla di fuoco e si fa passare una birra.

Quella è stata la prima volta che ho sentito Mr. Simpatia. Poco più di un mese dopo torno a Verona apposta per cercare il negozio di Vibrarecords e procurarmi il CD. Da quel momento quel disco diventerà una specie di ossessione per me. Ma so di non essere l'unico. Anzi, si può dire che il boom del rap italiano, quello che stiamo vivendo oggi e che mi costringe a scrivere questo articolo, sia iniziato proprio da qua. Solo che io non me ne sono mai particolarmente accorto: Mr. Simpatia è rimasto, nei 13 anni passati dalla sua uscita, l'unico album hip hop italiano che ho ascoltato e amato sul serio.

Esatto, del rap italiano non me ne frega un cazzo—esattamente come a te, lettore che ha appena acquistato delle grillz placcate oro per i denti, non interessa il rock'n'roll. È una questione di indole, di clima culturale, di come si cresce. Inutile discutere. È però interessante notare che la resurrezione del rap in Italia sia arrivata anche grazie a un album che tematicamente ed esteticamente è più vicino a Darby Crash che a 2Pac.

Ma con quest'ultima frase sembra che voglia dire, come se fossi il fantasma di tutti i peggiori critici musicali, che "Mr. Simpatia è un disco punk", ma se facessi una cosa del genere meriterei di essere gambizzato. No, Mr. Simpatia si insinua in quella tradizione di dischi da disturbati per disturbati, come Lie di Charles Manson, (GI) dei Germs, Rembrandt Pussyhorse dei Butthole Surfers… Il motivo per cui, a memoria, posso citarne mille così è che, l'avrete capito, sono un appassionato di musica da disturbati.


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Sono sicuro che si potrebbe costruire il profilo psicologico di una persona osservando le sue barre preferite tratte da questo disco. Preferite quelle autodistruttive, quelle violente, quelle stupide? Quelle sulle celebrità o quelle sul suo capoufficio o sua madre? Le rime misogine, quelle sulla droga, sull'alcol? Mr. Simpatia, il personaggio, riesce sempre a essere fuori luogo, estremo, ma soprattutto ridicolo. Perché se questo album non fosse attraversato da uno spesso filone di umorismo, per quanto nerissimo, sarebbe impossibile da ascoltare.

È così che 13 anni fa Fabri Fibra, con Mr. Simpatia, ha vinto su tutti gli altri musicisti italiani: rendendosi ridicolo e mettendo a disagio gli ascoltatori. Sbattendosene il cazzo e creando un album per tutti quelli a cui scappa da ridere ai funerali, quelli che sputano veleno appoggiati al bancone brindando "a chi ci vuole male", quelli che esplorano gli angoli bui della vita con un ghigno appiccicato in faccia. L'unica cosa che non riesco a capire è come faccia a piacere a così tanti italiani. Le cose sono due: o io non sono pazzo come credo, oppure siete voi che sotto sotto siete dei pezzi di merda con un buon senso dell'umorismo.

Giacomo sta ridendo delle tue tragedie su Instagram.

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