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Recensione: Fluxus - Non si sa dove mettersi

Il ritorno delle leggende post hardcore anni Novanta è amaro, paranoico, suggestivo ma a tratti troppo conservatore.

Demented Burrocacao

Demented Burrocacao

Dopo una lunghissima pausa di riflessione tornano i Fluxus, e la curiosità è tanta visto che la storica band era una di quelle che nei Novanta dava filo da torcere a gente come Starfuckers e Massimo Volume. Quindi ficchiamo il naso nella press release e leggiamo che il titolo del disco, Non si sa dove mettersi, è la citazione di un brano degli Stormy Six: qualcosa non quadra, e in effetti il titolo esatto del pezzo degli Stormy Six è “Non si sa dove stare”, traccia micidiale contenuto nel loro canto del cigno, il meraviglioso e misconosciuto Al Volo.

Più che citazione, quindi, trattasi di ispirazione, e in effetti è un buon indizio per capire meglio il loro nuovo lavoro. Al Volo è una pietra di paragone che è probabilmente il motore di tutto, perché nell’album degli Stormy Six era descritta un’umanità perduta in una modernità allo stesso tempo oppressiva ed evanescente, spersonalizzante quanto dolorosamente vera e tangibile, tematica che ritroviamo anche in Non si sa dove mettersi.

Le differenze, ovviamente, si notano. Là gli Stormy Six si mettevano in gioco cambiando completamente modo di suonare, rischiando la fanbase, buttandosi in una no wave devoluta per loro inedita, e giungendo radicalmente alla fine del gruppo stesso portando all’estremo i loro stessi assunti. Qui i Fluxus invece non si schiodano dal modello post hardcore anni Novanta, facendo addirittura dei passi indietro (certe svisate alla CSI parlano chiaro, come la copertina vetero-industrial, ma anche lo stesso testo di “Ma ero già indietro” dice tutto).

Là i testi degli Stormy erano criptici, surreali, fantapolitici e nello stesso tempo descrivevano situazioni reali di un cupo pessimismo. Qui il pessimismo nei testi (al solito di ottima fattura) è ugualmente cupo, c’è fantapolitica, ma c’è anche il retaggio hardcore dell’invettiva che in qualche modo rende tutto più esplicito, talvolta fino alla didascalia. In un certo senso è evidente che i Fluxus si vivono malissimo il presente, forse pure troppo, e la risposta a questo è appunto barricarsi dietro un’identità sonora e lirica riconoscibile (cosa che viene palesata in “Licenziami”), un “io non ci sto“ che ricorda in qualche modo il ritorno/conversione al rock dei GNOD.

Come dire: nessuno si caga più il rock, quindi c'è bisogno di tornare a praticarlo. È un problema generazionale? Una difesa contro il tempo che passa spietato? Chi lo sa. Quello che è certo è che il disco è un viaggio verso il vero fulcro della questione, la bellissima “Alieni per la strada”, in cui finalmente sentiamo i Fluxus che vogliamo. Radicali, incazzati, conservatori ma non reazionari, aperti a un nuovo modo di descrivere presente, passato e futuro verso un nichilismo tanto attivo quanto a prova di bomba. E scusate se è poco nel 2018.

Non si sa dove mettersi è uscito l'8 febbraio autoprodotto.

Ascolta Non si sa dove mettersi su Bandcamp:

TRACKLIST:
1. Nei secoli fedeli
2. Licenziami
3. Ma ero già indietro
4. Ami gli oggetti
5. Prescrivimi qualcosa
6. La decima vittima
7. Mi sveglio e sono stanco
8. Gli schiavi felici
9. Bianca materia
10. Datemi il nulla
11. Alieni per la strada

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