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Mamitori Ulithi Empress Yonaguni San - 25/12/2013

Un disco talmente strano e incomprensibile che è impossibile non amarlo.

Ok, questo album è delirante. Tanto per cominciare il nome della band non ha senso neanche se si conosce il giapponese, ma non si può dire che non sia evocativo. Il comunicato stampa dell'etichetta francese Bruit Direct, nostra vecchia conoscenza e responsabile della pubblicazione di questo disco, spiega che Mamitori è un uccello dal piumaggio particolarmente cangiante; Yonaguni è il nome della falena gigante che vive su un isola che porta il suo nome; Ulithi è l'imperatrice di un atollo della Micronesia. Benissimo.

Ma l'album non è una massa informe di freak rock da figli dei fiori come potrebbe sembrare. Si tratta invece di una raccolta di sei canzoni in bilico tra la no wave e il rock psichedelico free form, che vanno dall'assalto lungo due minuti all'assalto lungo sei minuti (non ci sono pezzi che non sono un assalto). Non c'è spazio per lasciarsi cullare da morbide jam tra assoli annegati nel wah-wah, linee di basso oscillanti e percussioni ipnotiche, cifre stilistiche ormai consunte del rock psichedelico moderno. Tutto è registrato dal vivo e, su richiesta della band, totalmente privo di editing, per cui tutto inizia con il familiare suono delle chitarre che vengono accordate, interrotto all'improvviso da uno spietato quattro quarti a tutta velocità a cura della sezione ritmica. Da lì si parte, e non è il caso di aspettarsi un fine crescendo cinematografico dai Mamitori: anche "Gaia Saver 五色地図 グザーヌス Dreaming Girl14", che inizia con un delay e una dolcissima linea di basso, si trasforma quasi immediatamente in una matassa intricatissima di mutant disco e kraut rock rumorista, punteggiata da chitarre metalliche e stridii di tromba, in cui spicca l'improvvisata linea vocale che mi fa pensare a Damo Suzuki che canta una canzone dei Guided By Voices.

Non sto dicendo che questo disco sia la rivelazione pop dell'anno, e molti potrebbero avere delle difficoltà ad entrare in questo caleidoscopio frenetico e brillante senza sentire l'impulso a scappare urlando, ma chi ama la ricerca e ha un senso estetico obliquo e una certa antipatia per i cliché, può ritrovarci la propria strana corazza, che un po' ripara dal mondo e un po' lo incuriosisce e lo avvicina. Arrivati al secondo lato, grazie agli intermezzi in cui i musicisti parlano tra di loro e si preparano per il prossimo pezzo, si percepisce uno strano legame con queste persone e questa musica, come se si arrivasse a conoscerle personalmente. L'ambiente, il suono e la particolare struttura dell'album arrivano così a smussare gli spigoli di un album che a un ascolto superficiale potrebbe apparire impenetrabile.

Ascolta "Ethereal Sadness Fairy Tail Interno Dress Cattle Mutilation られる" qui sotto e ordina il disco sul sito di Bruit Direct.