Anastasio è il rapper per chi non ascolta rap

Se in Italia ci si esalta per Anastasio è solo perché il grande pubblico è fatto di gente troppo pigra per ascoltare il rap che già esiste.

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30 novembre 2018, 3:30pm

Anastasio, screenshot da X Factor

Fra due settimane X Factor finirà. Mancano ancora le semifinali e la finale, dopodiché avremo un nuovo artista di punta per i prossimi dodici mesi e poi tendenzialmente questo sparirà. Se durante la scorsa edizione i vincitori annunciati sembravano essere i Måneskin (che invece non hanno vinto, ma sono anche durati più di quei canonici dodici mesi) nella dodicesima edizione del talent show di SKY, il vincitore annunciato sembra solo uno: Anastasio.

Bene, direte voi, qual è il problema? Ecco, il problema è che Anastasio è un rapper. Se non avessi letto determinate cose, mai mi sarei immaginato di andare contro a un concorrente di X Factor: ci ho lavorato, so benissimo cosa significa passare per un talent show, so cosa vuol dire “pubblico generalista”.

Come l’anno scorso non avevo alcun dubbio che i Måneskin non stessero salvando il rock, quando quest’anno mi hanno informato che ci fosse un rapper tra i finalisti ero sicuro che non sarebbe stato il nuovo Tupac. Ma probabilmente ero l’unico a pensarlo

So che la comunicazione da social comprende spesso delle iperboli tramite cui tutto diventa capolavoro. Per di più odio Eminem, quindi non mi sono neanche sentito toccato nell’orgoglio perché ho temuto che qualcuno sostituisse il mio poster in cameretta con quello del papabile vincitore di X Factor. Il mio problema, però, è che messaggi come questi sono letteralmente almeno il 20% dei miei feed social.

Se anche voi avete anche solo una briciola di XF nei vostri feed sicuramente vi sarete imbattuti in commenti che vanno dal “Ah, ma Fedez come si sentirà a dover giudicare un rapper molto più bravo di lui” a “Mai visto uno così cattivo”, il che, in definitiva, significa solo una cosa: il 90% di chi parla di rap non sa neanche cosa sia il rap e tutti i commenti su Anastasio hanno almeno una cosa sbagliata.

Ma cosa ha Anastasio di sbagliato? Visto che non abbiamo molto materiale su cui discutere, se non una manciata di puntate di un programma televisivo, qualche cover e un singolo, andiamo per punti.

LO STILE

Parto decisamente dall’aspetto più marginale, da quello che ai fan di Anastasio—e quindi ai non fan del rap—farà dire "e sti cazzi?". Bene, una persona che lavora nell’ambiente mi dice sempre “Diffida dal rapper senz’oro. Sempre”. Ora, sicuramente questa è un’esagerazione, ma è molto utile a capire cosa non vada in Anastasio e a fare un quadro in cinque parole del rap mondiale.

Probabilmente è difficile far emergere il proprio stile in un contesto in cui fai solo cover, ma anche un aspetto apparentemente laterale come il nome d’arte fa capire molte cose di te. "Il nome d’arte, arte nel nome, prova di stile, il tuo è il cognome”, rappava Fibra per attaccare Vacca. Ok, anche Anastasio è il cognome. Decisamente più cacofonico di Vacca, tra l’altro.

LA (NON) RABBIA

Nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione dell’inedito di Anastasio "La fine del mondo"—già presentato nelle fasi di selezione—ciò che sentivo dire del suo autore era, suppergiù, "finalmente un giovane che ha voglia di spaccare il mondo, una rabbia positiva". Posto che il riscatto sociale e la rivendicazione della propria posizione non debba necessariamente passare dall’odio nei testi e dato per assodato che, partendo da Mr. Simpatia fino ad arrivare a Haterproof, praticamente qualunque rapper italiano ha mosso i suoi primi passi nella “cattiveria”, sono andato a vedere quanto odio e voglia di spaccare il mondo trapelasse dalle parole de "La fine del mondo". La risposta?

Non mi rompete il cazzo con sta fretta di decidersi
Lasciatemi, non fatemi alzare dal letto
Scendetemi di dosso con sta fretta di decidersi
Voi, voi non fatemi alzare dal letto
Non mi rompete il cazzo con sta fretta di decidersi
Lasciatemi, non fatemi alzare dal letto
Scendetemi di dosso con sta fretta di decidersi
Voi, voi non fatemi alzare dal letto

Che metafora o no, sono esattamente le stesse cose che dico io quando mi suona la sveglia e sul telefono ho già tre mail dei miei editor che mi chiedono modifiche per gli articoli. Ed ecco, alle nove di mattina non sono esattamente la cosa più vicina a uno-che-vuole-spaccare-il-mondo.

Semplicemente Anastasio urla. Non ha una tecnica eccelsa, non ha un vocabolario incredibile, non ha doppie/terze/quarte rime. Non ha nulla sopra la norma, ha un’interpretazione probabilmente diversa da chi oggi va per la maggiore, visto che la trap è più melodia che vocabolario, ma il talento di una persona non si dovrebbe misurare certo per i demeriti altrui.

IL CONTENUTO

Ma la cosa più grave, a mio modesto modo di vedere, di Anastasio, è la completa assenza di originalità nel contenuto. Al di là del passaggio già analizzato, il rapper parla di come oggi non abbia niente, ma un domani vorrebbe la Cappella Sistina (Started from the bottom, nah mean?), per poi aggiungere una visione apocalittica—che probabilmente sottintende anche una critica alla Chiesa—che suona per nulla incisiva, tanto che gli ci vogliono otto barre per descrivere una chiesa che viene giù.

Parla, poi, persino di ansia, strizzando l'occhiolino al grande successo degli ansiolitici come “nuova” droga. Anastasio non ha neanche un linguaggio così aulico da giustificare l’entusiasmo o un vezzo artistico come le parole mozzate per Quentin40 che giustifichi il suo successo.

Anastasio è solo un frutto di laboratorio che sintetizza tutto quel lato un po’ più conscious del rap e lo porta al grande pubblico, che a quel punto esplode in giubilo. Ma è qualcosa che nel mare magnum del rap italiano esiste già, in versione decisamente migliore (e neanche troppo a fondo, se pensiamo che per esempio Rancore, decisamente più bravo a scrivere e rappare, è stato protagonista di un programma su MTV) e che per pigrizia nessuno ha mai deciso di approfondire.

L’unica cosa fastidiosa, di tutto ciò è che ancora oggi sono in pochi quelli che non fanno le corna con le dita quando parlano di rap, ed è davvero difficilissimo in un paese come l’Italia trovare qualcuno che a livello generalista non tratti il rap o i rapper come un fenomeno da baraccone. Anastasio permetterà dunque a milioni di ignoranti di insegnare al mercato cos’è il rap e come va fatto il rap. Ecco, ascoltate un altro ignorante: no, il rap non va fatto come lo fa Anastasio. Ascoltatelo, per carità, ma non usatelo come paradigma.

Tommaso è su Instagram.

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