"Largo all'avanguardia!": quando il punk sconvolse Bologna

In questo estratto in esclusiva da 'La storia del Punk' di Stefano Gilardino scopriamo cosa succedeva nelle cantine di Bologna nel 1977, dove nacquero gli Skiantos e i Gaznevada.

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13 ottobre 2017, 9:12am

Ieri ci siamo fatti una cultura con la playlist di Stefano Gilardino sulle radici del punk, ora ci tuffiamo in profondità nel suo libro La storia del Punk in uscita oggi, 13 ottobre, per la casa editrice Hoepli.

La storia del Punk per Stefano inizia nel salotto di casa dei suoi a Biella, nel 1977, quando vede in TV un servizio della Rai sul fenomeno punk che impazzava a Londra. Quello è il punto di non ritorno. In questo libro ripercorre ordinatamente correnti, mode e mutazioni di un genere musicale che non ha canone: in quasi 400 pagine si parte dagli eccessi glam e hard rock di fine anni Sessanta, genitori della rivoluzione del '76, e si arriva al pop punk degli anni Duemila, passando per post-punk, hardcore, emo, noise, no-wave, tutto raccontato in modo chiaro e avvincente. Menzione particolare va al capitolo "Art Attack - non solo musica" in cui si fa ordine tra cinema, arte e letteratura punk per un perfetto compendio, spesso ignorato, alla discografia che è la spina dorsale di questa cultura.

Una cosa che sicuramente non si troverà in nessun altro dei libri sul punk scritti da penne internazionali è una nutrita sezione sulla nascita e lo sviluppo del punk in Italia, processo che Stefano ha seguito da vicino per quasi tutta la sua durata. Nel capitolo che vi presentiamo oggi in anteprima si parla dello scoppio punk del '77 in una delle città più problematiche del Paese, Bologna, in cui lo scontro tra istituzioni e controcultura si trovava già a un livello considerevole prima che arrivassero borchie, creste colorate e spille da balia.

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MAMMA DAMMI LA BENZA

Nel 1977 anche "Bologna is burning", ma per ben altri motivi rispetto alla capitale inglese. E anche la musica nasce come risposta creativa a una situazione politica esplosiva, fuori controllo.

1-2-6-9. La nostra storia potrebbe cominciare così, con la versione maccheronica del "one-two-three-four" che apre migliaia di canzoni rock inglesi o americane. Introduce una canzone che si intitola Permanent flebo e la canta Roberto Antoni, in arte Freak Antoni, uno dei tre frontman di un'improbabile formazione bolognese, composta da una decina di persone, che si ritrova in uno scantinato nel novembre del 1977 per incidere quello che diventerà il primo vagito del Bologna Rock, l'atto di nascita di un movimento artistico che segnerà i successivi cinque anni di storia della musica italiana.

Ma facciamo un passo indietro… l'11 marzo di quello stesso anno, la città felsinea è teatro di gravissimi scontri di piazza tra la sinistra extraparlamentare e la polizia, successivi alla contestazione di un'assemblea di Comunione e Liberazione e durante i quali viene ucciso lo studente Francesco Lo Russo, militante di Lotta Continua. La reazione del movimento di estrema sinistra non si fa attendere e migliaia di persone invadono le strade di Bologna, fronteggiate sistematicamente dalle forze dell'ordine. Non migliora la situazione la decisione del Ministro degli Interni Francesco Cossiga di mandare mezzi blindati nelle vie del centro, aumentando così la percezione di una città militarizzata.

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Il catalogo Italian records.

A ricordare quegli avvenimenti è Oderso Rubini, figura fondamentale della scena bolognese, nonché fondatore di Harpo's Bazaar e Italian Records: "L'omicidio Lo Russo è stata la molla che ha spinto tutti i movimenti controculturali a compattarsi e a collaborare assieme. Anche quelli che non prendevano parte attivamente alla vita politica si trovarono in strada a manifestare e a protestare per quella morte assurda, me compreso. È stato un momento in cui tutti hanno aperto gli occhi su quanto stava succedendo. Non voglio dire che sia stato solo questo, ma penso che senza quell'episodio le cose sarebbero state diverse. Tra il marzo del 1977 e il settembre dello stesso anno, in cui si svolge il Convegno sulla Repressione, sono capitate moltissime cose, quelle che hanno dato linfa vitale ai cinque anni successivi. Noi come cooperativa siamo nati per riprendere con una telecamera proprio quel convegno, un modo per documentare un evento importante".

Sarà proprio quella cooperativa, chiamata Harpo's Bazaar, a pubblicare l'esordio su cassetta – ristampato in vinile poco dopo – degli Skiantos, intitolato Inascoltable. Al di là delle deficienze tecniche (e anche un po' dei singoli componenti, verrebbe da dire scherzosamente…), Inascoltable rappresenta non solo il primo segnale del punk in Italia, ma al contempo la nascita di un genere a sé stante, il rock demenziale. Lo spiega lo stesso Freak all'interno del libro che accompagna la ristampa in CD su Edizioni Shake: "Gli Skiantos degli esordi avevano due riferimenti culturali ben precisi: da una parte la musica rock con i suoi idoli anglosassoni, dall'altra le avanguardie artistiche europee a cavallo dei primi del Novecento. Dall'avanguardia surreal-dada-futurista, il gruppo prese l'azzardo della provocazione estrema: il lancio della verdura sul pubblico, la pausa caffé durante i concerti. Del rock gli Skiantos presero quasi tutto, tranne un genere preciso e compiuto perché inventarono il loro stile demenziale, che voleva essere respingente, esteticamente ributtante, ruvido e… inascoltabile appunto".

E si ritorna dunque a quel capolavoro di fine 1977, registrato in una notte e mixato la mattina successiva dal compianto Gianni Gitti, così ricco di spunti per il futuro da risultare quasi alieno persino oggi. Tra errori, ripartenze e stonature, gli Skiantos pongono le basi per un punk all'italiana, con testi in rima baciata davvero dementi e titoli come Permanent flebo, Makaroni ("Makaroni, sono buoni, al ragù, mi piaci tu"), Io ti spacco la faccia, Spacco tutto e Sono rozzo, sono grezzo. Tanto basta per diventare le star della nascente scena locale e aggiudicarsi un contratto con l'attenta Cramps di Gianni Sassi, svelta ad accaparrarsi la muova sensazione del rock italiano.

Dopo il singolo Karabigniere Blues/Io sono un autonomo, i sette (oltre a Freak troviamo Jimmy Bellafronte, Stefano Spisni Sbarbo, Dandy Bestia, Andy Bellombrosa, Frankie Grossolani, Leo Tormento Pestoduro, a riconferma di una demenza sfrontata) pubblicano il secondo capolavoro, decisamente più rifinito e maturo, Mono/Tono. Dietro alla splendida copertina apribile, su cui troneggia una scena tratta dal film di fantascienza Gorgo del 1961, si celano alcuni tra i classici intramontabili del gruppo: Eptadone (con un'esilarante introduzione parlata che ispirerà il nome di Elio E Le Storie Tese), Panka Rock, Io me la meno, Io sono uno skianto e l'inno Largo all'avanguardia, attuale tanto nel 1978 quanto oggi. Il gruppo sarà quindi l'attrazione principale di un festival cittadino, il celebre e celebrato Bologna Rock, kermesse che si tiene al Palasport il 2 aprile del 1979 e che raccoglie tutti i nuovi talenti della città. Partecipano Bieki, Rusk Und Brusk, Confusional Jazz Rock Quartet, Gaznevada, Windopen, Luti Chroma, Naphta, Andy J. Forest e, chiaramente, gli Skiantos, accolti dal "pubblico di merda" a gavettoni d'acqua, mossa tanto demente quanto pericolosa.

bologna rock 1979 harpo's bazaar skiantos

I sette rispondono alla provocazione (e alle urla "fate cagare") degli oltre seimila paganti, una cifra da capogiro, con la famosa "spaghetti performance": mentre in sottofondo suona Inascoltable, i musicisti cucinano gli spaghetti sul palco, suscitando ira e fastidio. È sempre Rubini a parlare: "Oltre a tutto il festival in sé, mi viene in mente una cosa buffa. Noi della Harpo's Bazaar che ci chiediamo a fine concerto come fare a portare a casa tutto l'incasso, assolutamente superiore alle attese. Centinaia di biglietti da mille lire dentro a delle buste di plastica della spesa e noi con la paura di qualche malintenzionato che ce li rubi alle quattro di notte. A parte questo, ricordo una grande incoscienza (la gente stipata nel Palasport era molta più di quanto consentito dalla sicurezza), ma anche un grande orgoglio per aver organizzato un simile avvenimento, di esserne uno dei responsabili. Il Bologna Rock è stato il culmine di tre anni di intenso lavoro, il momento in cui abbiamo avuto la percezione che la scena stesse compiendo dei decisi passi in avanti. Tieni conto che, ottimisticamente, ci aspettavamo la metà delle persone intervenute e, quindi, puoi capire la nostra sorpresa, senza sottovalutare il livello artistico delle band coinvolte".

Il prosieguo di carriera degli Skiantos mantiene ancora le aspettative con il curato e quasi new wave Kinotto del 1979 (con l'altro inno Mi piaccion le sbarbine), prima che il momentaneo abbandono di Freak Antoni e Dandy Bestia dia vita a una parabola discendente ben esemplificata da Pesissimo! e poi da una frazione molto lunga, caratterizzata da fasi più ispirate e altre di maniera, nonostante il ritorno di Antoni alla guida del gruppo. La sua scomparsa nel 2014 metterà, comunque, la parola fine alla storia pluridecennale della band.

Nati come Centro D'Urlo Metropolitano, con cui pubblicano il primo brano – Mamma dammi la benza – su una cassetta in occasione del Convegno sulla Repressione, i Gaznevada rappresentano l'ala più sperimentale, oscura e autenticamente innovativa del movimento bolognese. Lo racconta il cantante Sandro Raffini, in arte Sandy Banana e poi Billy Blade: "Gravitavamo tutti quanti attorno alla casa occupata di via Clavature, la famosa Traumfabrik dove abitava anche il disegnatore Filippo Scozzari, ed eravamo innamorati del punk. Io ero più per Iggy Pop e gli Stooges, ma anche i Ramones erano importanti. L'idea di formare un gruppo arrivò per caso e così nacque il Centro D'Urlo Metropolitano. Il nome lo cambiammo poco dopo e, vista la nostra passione per il cinema noir e Raymond Chandler, la scelta cadde su Nevadagaz, il titolo di un suo racconto che cambiammo in Gaznevada. Provavamo in sei in un buco piccolissimo, si faticava persino a entrare e uno dei nostri primi concerti fu Gaznevada Plays Ramones. Andò benissimo e cominciammo così a comporre pezzi nostri, finendo per attirare l'attenzione della Harpo's Bazaar che ci propose di fare una cassetta".

La tape omonima è sintomatica di quello che accadrà di lì a poco e oltre al piccolo classico Mamma dammi la benza, è ancora fortemente influenzata dal punk (Criminale, Teleporno T.V., Bestiola) sebbene faccia già intravedere finezze che verranno sviluppate successivamente ( Donna di gomma, il pezzo migliore del lotto, e Nevadagaz). I testi, ancora ingenui e provocatori, alimentano l'equivoco che vuole il gruppo come un esponente del rock demenziale alla Skiantos. Ancora Raffini: "Odio quella definizione. Quando i giornalisti si accorsero della scena bolognese, ci chiesero di spiegare le intenzioni del rock demenziale. Era difficile fargli capire che non c'entravamo nulla, che volevamo essere diversi, anzi lo eravamo. Anche a costo di fare gli antipatici o quelli che se la tiravano. Noi eravamo tutta un'altra cosa, più cattivi e cerebrali".

Dopo l'uscita del primo vero album in vinile, Sick Soundtrack (Italian Records), nessuno metterà più in rapporto la provocazione di Freak Antoni e soci con la sperimentazione dei Gaznevada, tarati su coordinate differenti, innamorati di Suicide, Pere Ubu e della no wave newyorchese, da cui si faranno influenzare volentieri. Decisamente adatto a definire un momento ben preciso di questa storia, Sick Soundtrack è uno degli apici della parabola dei Gaz, pari al seguente mini-LP, Dressed To Kill, pregno delle atmosfere cupe e violente del film di Brian De Palma, virato verso un maggior uso di un'elettronica glaciale e ultima prova con la classica line-up composta da Andy Nevada (Giorgio Lavagna), Billy Blade (Sandro Raffini), E. Robert Squibb (Ciro Pagano), Chainsaw Sally (Marco Bongiovanni) e Bat Matic (Marco Dondini). I primi screzi interni al gruppo e gli eccessi da rockstar che accompagnano i timidi riscontri di pubblico e critica allontanano Lavagna, l'anima più sperimentale della band, lasciando la leadership nella mani del chitarrista Ciro Pagano, ostinato alla ricerca del successo e responsabile della svolta dance (prima) e italo-disco (poi).

Le parole di Rubini chiariscono anche quel momento di transizione: "Le cose cominciarono ad andare male con la cosiddetta svolta dance dei Gaznevada, una band nata all'interno del movimento e che fu tacciata di tradimento, in qualche modo. Quello che sarebbe dovuto essere il concerto della loro definitiva consacrazione, a livello cittadino soprattutto, si trasformò in un disastro totale. Quella sera in Piazza Verdi, con un pubblico numerosissimo, un piccolo gruppo di militanti di estrema sinistra scatenò una sassaiola contro il gruppo, interrompendo e ponendo fine al concerto in maniera brusca. La contestazione era rivolta soprattutto al Comune di Bologna, colpevole di aver concesso a noi l'autorizzazione per un concerto e non a loro per una manifestazione. Quello fu l'attimo in cui le cose cominciarono a prendere una piega sbagliata, l'inizio del declino. Forse, se avessimo prestato più attenzione ai malumori che si stavano creando, le cose sarebbero andate in modo diverso. Tornando a quel concerto, bisogna dire che anche i Gaznevada non stavano passando un periodo brillante: se n'era andato Giorgio, segno che qualche problema stava cominciando ad affiorare. La sua mancanza era gravissima e Sandro, l'altro vocalist, non era in grado di reggere da solo i nuovi pezzi più dance che la band stava approntando. Poco dopo se ne andò anche Bat Matic, sostituito da Gianni Cuoghi del Confusional Quartet, ma il sound non fu più lo stesso. A seguire ci fu il contratto con la EMI e un graduale abbandono del genere musicale che li aveva caratterizzati, alla ricerca del successo di massa. Il passo tra il punk e la discoteca era un po' troppo lungo".

Psicopatico Party sarà l'album della svolta definitiva, con quei due singoli a metà tra dance e italo-disco di successo – Agente Speciale e I.C. Love Affair – che segneranno la linea guida del futuro. L'amara chiusura spetta ancora a Raffini: "Per me i Gaz finiscono con quel disco, registrammo ancora degli orribili dischi dance che non vendettero nulla e raggiungemmo il culmine durante un concerto in Sicilia in cui la gente ci fischiò tutto il tempo. Avevano ragione, li avevamo traditi".

L'arrivo di Cuoghi nella band sancisce anche la fine di un'altra formazione fondamentale di quegli anni, i Confusional Quartet, meno legati all'impeto del punk, ma devoti seguaci dell'intelligenza artistica dei Devo e della no wave di Contortions e DNA. Oltre al batterista, ne fanno parte Lucio Ardito al basso, Enrico Serotti alla chitarra e Marco Bertoni alla batteria. La scelta di un repertorio interamente strumentale caratterizza da subito la loro proposta e l'album omonimo di debutto del 1980, come al solito su Italian Records, è uno dei manufatti più pregevoli di quell'epoca. Ci sono new wave e jazz, futurismo e campionamenti, tecnica sopraffina e sperimentazione azzardata e il disco raggiunge vette eccelse con la cover de-evoluta di un classico della canzone italiana, Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno, qui semplicemente Volare. A completamento di una breve carriera – ripresa con risultati e dischi eccellenti, in tempi recenti – ci sono un 10" ancora senza titolo e una raccolta di tre flexi disc, Documentario. Tutti ristampati sia in versione CD che in un lussuoso cofanetto da tre vinili, …In The Box, indispensabile per capire la ricchezza artistica di quel formidabili quinquennio all'ombra delle due torri.

Stefano Gilardino è autore e giornalista musicale freelance. Inoltre ha fondato insieme a Stefano Ghittoni l'etichetta Intervallo, dedicata alle ristampe di library music italiana. Seguilo su Instagram.

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