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Recensione: The Body & Full of Hell - Ascending a Mountain of Heavy Light

Questa è gente che sta male, e dà sfogo al proprio disagio con le chitarre e i campionamenti. L’alternativa era prendere la lupara e iniziare a sparare all’angolo del primo KFC.

Andrea Bosetti

Andrea Bosetti

A The Body e Full Of Hell era piaciuto talmente tanto collaborare su Neurot con One Day You Will Ache Like I Ache (no, non volevano omaggiare Courtney Love, volevano trollare Courtney Love) che hanno deciso di rifarlo, stavolta su Thrill Jockey. Ok che da un lato The Body sono da qualche tempo accasati da queste parti, dall’altro però quasi ti aspetteresti che passando dall’etichetta di casa Neurosis a quella degli Arbouretum e di Entrance questi pazzi furiosi abbassino un po’ i toni, e invece no; poi ci pensi e ti ricordi che Thrill Jockey ormai è anche la casa dei Lightning Bolt.

E proprio dai Lightning Bolt vale la pena di partire, perché Ascending A Mountain Of Heavy Light, come un perfetto gioco di incastri, beneficia dei possenti bicipiti di Brian Chippendale, loro batterista, ed è stato scritto e registrato nell’arco di una settimana a Providence, Rhode Island - di nuovo, casa dei Lightning Bolt, ma anche di The Body prima che si spostassero in Oregon. Risultato: delirio puro. Hanno di che scrivere artisti ed etichetta, nei loro comunicati stampa, che “Ascending… mette da parte i dogmi della musica heavy, non si basa su meditazioni da macho o mode competitive”, qualsiasi cosa significhi, perché la verità è che questa è gente che sta male, e dà sfogo al proprio disagio con le chitarre e i campionamenti. L’alternativa era prendere la lupara e iniziare a sparare all’angolo del primo KFC.

Ben vengano i trentacinque minuti di urla, effetti, putredini e addirittura qualche beat con rimbombi industriali presi dritti dritti dal turno di notte dell’impianto petrolchimico dove lavora mio cuggino (“Didn’t The Night End”), sempre meglio che dover contare i morti perché ‘sta povera gente non aveva altra valvola di sfogo per mettere in ordine i propri pensieri sulla vita e sul mondo e soprattutto sul genere umano. Pensieri completamente destrutturati, ma con una sorta di lucidità di fondo; peccato solo che questa lucidità sia completamente inaccessibile a noi poveri normie.

Va detto che rispetto allo sforzo congiunto dell’anno scorso, stavolta il lavoro propende molto di più verso la follia astratta dei The Body che non per il powerviolence più definito dei Full Of Hell: poche sfuriate, nessuna “canzone”, Ascending... è un vero e proprio troiaio mentale, un insieme di cose brutte che capitano, come se quell’aggeggio dell’omicidio per lussuria di Se7en te lo piantassero nel cervello e poi iniziassero a farlo roteare a mo’ di Minipimer. Un album che, nel pieno rispetto della carriera di The Body, trascende qualsiasi tentativo di canonizzazione, così come il concetto stesso di “bello” o “brutto”. L’importante è ricordarsi sempre che nessuno si merita la felicità.

Ascending a Mountain of Heavy Light è uscito il 17 novembre per Thrill Jockey.

Ascolta Ascending a Mountain of Heavy Light su Bandcamp:

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