Recensione: Yves Tumor - Safe In The Hands Of Love

Il nuovo album di Yves Tumor è bellissimo e indescrivibile, abbiamo provato a spiegarlo parlando di noise, ambient, pop, r&b e post punk, ma probabilmente non ci siamo riusciti.

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set 13 2018, 9:21am

Che bello ‘sto disco di Yves Tumor. Pensavo bello, ma non così tanto. Lui si chiama Sean Bowie e la sua biografia è un po’ misteriosa. Molte fonti in giro per Internet dicono addirittura che viva a Torino, ma in realtà nessuno sembra averlo mai visto, se non quando ha suonato a Club To Club.

Sta di fatto che è diventato “famoso” (ok, entro determinati circuiti) grazie alla berlinese PAN, una delle etichette più importanti di questo decennio e francamente se non lo sapete non so cosa ci fate qua e andate pure a studiare un po’ che non è che ogni volta si può ripetere proprio tutto da capo. Il suo Serpent Music era un ottimo disco, molto vario, fatto di bozzetti e paesaggi, rumori e pacificazione, che aveva fatto drizzare le orecchie a tanti. Gli aveva fatto seguito anche un bellissimo pezzo ambient sull’ottima compilation (di casa PAN) Mono No Aware.

Live è una forza della natura, un’esperienza estrema che va vissuta più che raccontata. Arriva trascinato da un uomo col cappuccio che, dopo avere spintonato il pubblico, lo incatena alle transenne. Per una decina di minuti prende a testate tutto quello che lo circonda per liberarsi dalla morsa, e una volta libero passa alla violenza sonora. Bordate insostenibili condite da crowd surfing, un inferno rosso di luci e visual, arrampicamenti sulla consolle e il dimenarsi tarantolato sul palco: uno dei live più fisici che si possano vedere in giro. Poi la firma su Warp e l’arrivo di questo disco. Che essendo difficilissimo da inquadrare proveremo a inquadrare noiosamente pezzo dopo pezzo, sicuri di non riuscirci.

L’introduzione sembra una band registrata in lontananza, un po' alla Caretaker, ma è solo un’intro. Poi arriva “Economy of Freedom" dagli echi quasi R&B immersi nella pece e si comincia a fare sul serio, con la partecipazione di Loke Rahbek/Croatian Amor, fondatore della danese Posh Isolation - etichetta di riferimento per le elettroniche distorte degli ultimi anni. Poi c'è “Honesty”, che sembra un pezzo da MTV americana anni Novanta mixato da Burial. Poi c’è “Noid” a disorientare… Un pezzo pop? Sembra un pezzo dei Gorillaz (?!) ma suona in modo più interessante di qualsiasi cosa questi abbiano fatto negli ultimi otto anni

“Licking An Orchid”, con la partecipazione di James K, fondatrice dell'etichetta She Rocks!, è post punk in purezza ma anche ambient, dark wave e in generale... boh, chi se ne frega di cos’è, è una cosa che non si riesce a definire del tutto (verso i tre quarti entra pure del rumore), ma che suona bene. Ed è un pezzo pop, a modo suo. Anche se sicuramente nessuna radio italiana si sognerebbe mai di passarlo. “Lifetime” è un altro pezzo cruciale del disco ed è… art pop? Robert Wyatt alle prese con il post punk? “Hope In Suffering” è allo stesso tempo il pezzo “strano” (spoken word, rumori) ma anche il pezzo che ti aspetteresti da lui, quello che sorprende di meno.

“Recognizing The Enemy” parte come un pezzo bellissimo del prossimo disco di Oneohtrix Point Never, si normalizza e poi chiude come un pezzo rock tutto dispari e storto. “All The Love We Have Now” sembra guardare alla direzione che la musica di Yves potrebbe prendere, frullando insieme tante delle cose che abbiamo sentito finora, un loop, le ritmiche decise, il cantato, cose che sembrano non poter stare insieme ma che in qualche modo ci stanno. Non so se sia una cazzata il fatto che mi sono venuti in mente gli Avalanches. Per ora non è uno dei miei pezzi preferiti del disco ma nel contesto di un lavoro così ampio ha un suo perché.

La chiusura è affidata a “Let The Lioness In You Flow Freely”, dove lascia effettivamente andare tutto. Un loop di quel momento in cui il free jazz diventa noise che posto a suggello di un album del genere acquisisce per forza di cose una funzione catartica (quanto è abusata questa espressione? Significa esattamente quello che voglio dire però è così abusata da suonare bruttissima).

In definitiva questo Safe In The Hands Of Love è molto più che una conferma. Un disco che riesce a mettere insieme in modo credibile noise e ambient, pop e R&B, post punk e oscurità assortite, ma soprattutto a farlo con personalità e carattere. E tanta bellezza. I pezzi sono proprio belli. Ed è un disco assolutamente contemporaneo, di uno di quegli artisti che provano a fare qualcosa di nuovo e di diverso invece delle solite robe. Un disco che dura 42 minuti ma sembra durarne cinque, che non annoia neanche per un secondo, sorprende, tiene sempre alta l’attenzione e fa venire voglia di riascoltarlo ancora e ancora. Sicuramente in lizza tra i dischi dell’anno.

Safe In The Hands Of Love è uscito il 5 settembre per Warp.

Ascolta Safe In The Hands Of Love su Spotify:

TRACKLIST:
1. Faith In Nothing Except In Salvation
2. Economy of Freedom
3. Honesty
4. Noid
5. Licking An Orchid
6. Lifetime
7. Hope In Suffering (Escaping Oblivion & Overcoming Powerlessness)
8. Recognizing The Enemy
9. All The Love We Have Now
10. Let The Lioness In You Flow Freely

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Yves Tumor suonerà a novembre a Le Guess Who?, un festival in Olanda a cui dovresti andare.