Se criticate i 5000 euro a Calcutta poi non rompete se suonate gratis

La compilazione di una playlist di Capodanno per la città di Bologna è un lavoro creativo, e il lavoro creativo è ancora lavoro, anche quando viene pagato "tanto".

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dic 28 2017, 5:10pm

Foto via Facebook.

Fra qualche giorno celebreremo il quarto anniversario di quel piccolo gioiellino di campagna che i più ricorderanno come #coglioneno — anche perché effettivamente era quello il suo nome. Negli ultimi quattro anni il mondo dei cosiddetti creativi si è rivoltato, ha protestato, ha abbassato la testa e tutta un’altra serie di gesti che hanno fatto sì che tutto rimanesse così com’era, se si esclude un'ingiustificata ammirazione per i social media manager delle aziende da parte di una grossa fetta di pubblico.

Bene, nella grande insurrezione del “anche il lavoro creativo è un lavoro”, poi, arriva sempre quel momento in cui i soldi che servono a pagare questi cosiddetti creativi escono dalle tasche di chi fino a quel momento ha protestato, provocando un cortocircuito spazio-temporale che dà vita a un grosso dilemma: smetto di protestare o continuo a protestare ma dalla sponda opposta?

L’ultimo caso ad aver scatenato un'altra tempesta di contraddizione e di lotte intestine è la notizia che al comune di Bologna hanno scelto di spendere dei soldi per far ascoltare della musica ai propri cittadini e/o ai turisti durante le festività natalizie. E, visto che le varie versioni di “Feliz Navidad” sembravano una tortura fin troppo dura per i poveri abitanti della città, qualcuno ha avuto un'ideona: "facciamoci aiutare da un artista che sia bravo e abbia successo". E quindi ecco la notizia: Calcutta è stato ingaggiato dal comune di Bologna per creare una playlist da mandare in filodiffusione in tutta la città per l’ultimo giorno del 2017, ed è stato pagato. Senza neanche presentarsi a Bologna per consegnare a mano il CD masterizzato. Pazzesco, no?

No, non proprio. Qui c’è un articolo di Repubblica che spiega nel dettaglio cosa accadrà a Bologna fra qualche giorno, ma la parte più interessante è il titolo molto mirato verso la #polemichetta: “Bologna, 5mila euro a Calcutta per fare la playlist di Capodanno 2018 (ma lui non ci sarà)”. Analizziamo il messaggio che lancia:

• Ma chi è sto Calcutta?
• 5 mila euro gli diamo, a questo qua;
• Lui in cambio ci dà una playlist, che è una cosa che sappiamo fare tutti;
• Con tutti i soldi che gli diamo, non si presenta nemmeno di persona.

Repubblica sa bene che la gente ha sempre bisogno di qualcosa per cui indignarsi e, nel periodo delle feste, bisogna accontentarsi. Ma se hai pensato anche solo per un secondo una di queste cose, be’, amico mio, mi spiace, ma non comprerò il tuo poster serigrafato con la grafica copiata a un gruppo metal.

La questione è molto semplice: al di là dei gusti personali — i miei sono a favore di Calcutta, ma stiamo parlando di quanto stronzi siete voi, non di quanto lo sia io — l’artista di Bomba Dischi è, appunto, un artista. Il fatto che, come tale, venda il proprio lavoro creativo (so che può sembrare assurdo perché lo fa anche tuo cugino per lo stereo dei nonni, ma selezionare delle tracce secondo un criterio, sì, è un lavoro ¯\_(ツ)_/¯) e lo faccia al prezzo che ritiene più consono è un bene.

In questa faccenda ci sono molti fattori positivi: il fatto che un Comune riesca in qualche modo a stare al passo coi tempi, che nessuno abbia chiesto a Calcutta di fare cover di Natale e di pubblicarle su un disco in vinile chiamato “Merry Calcuttas” e che in qualche modo il fatto che anche il miglior paradigma della gerontocrazia, l’amministrazione pubblica, riconosca il lavoro creativo come tale conferendogli un valore economico. Cioè che paghino soldi veri per qualcosa che non si può toccare, senza fare bandi per stagisti sfigati che pensano di svoltare o con concorsi su siti costruiti in HTML.

Per cui consoliamoci: se il lavoro creativo di Calcutta vale 5mila euro, può essere che presto — non molto presto, ma abbastanza presto — anche quello schifo che fate tu e quegli altri tre disperati in garage valga qualcosa di più di due birre annacquate e due sonore pacche sulle spalle.

Tommaso è su Instagram: @tom.hardee.

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