Foto per gentile concessione di Mystic Jungle Tribe.

Napoli è una giungla mistica

Attorno al nome Mystic Jungle Tribe ruota un collettivo di musicisti, produttori e promoter campani che fanno tremare la città a botte di disco, funk e elettronica varia. E questa settimana arriva anche il festival: NoEgo.

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dic 6 2017, 9:24am

Foto per gentile concessione di Mystic Jungle Tribe.

Non sarà certo la prima volta che sentirete dire che Napoli è un posto che vive di suggestioni. L’immaginario napoletano, quando si stacca da quello melodico e dai canoni estetici che più comunemente vengono comunicati, si nutre della stessa dose di voglia di sperimentalità, fascinazione per il collettivo e ripescaggio dalla enorme e molto varia cultura cittadina della fine degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta. Gli anni, cioè, della nascita del Neapolitan Power, di quando la musica nera arriva in Italia a fondersi con la nostra tradizione cantautorale.

È, in parte, quella Napoli che la Mystic Jungle Tribe – composta da Mystic Jungle (Dario Di Pace), Whodamanny (Raffaele Arcella) e Milord (Enrico Fierro) – cerca di riprodurre ogni volta che si appresta alla composizione di un brano. "Noi quando facciamo musica immaginiamo, letteralmente, di essere in un determinato momento storico quando siamo in studio. Il nostro riferimento quindi non è mai qualcosa che è stato fatto, ma facciamo finta di star facendo musica in un preciso momento storico. Può essere nella prima metà degli anni ’80. Da lì poi iniziamo a giocare con l’attrezzatura, con i sintetizzatori, tecniche di mixaggio particolari, suonare il basso in un certo modo. Questo per dire che tutto nasce dalla voglia di suonare in un’epoca e non di emulare un brano che è stato già fatto. Non essendo musicisti accademici – siamo autodidatti al 100% - ci facciamo trasportare magari da qualche storia immaginando uno scenario. Facciamo un vero e proprio sound design, creando un suono magari più teso o più morbido, creando una scala di colori e di emozioni. L’idea che voglio che passi è davvero quella del gioco: magari è inverno e noi siamo nel nostro studio con la stufa accesa e ci lasciamo suggestionare da questa cosa", ci dice Mystic Jungle, fondatore della Tribe con un passato nella scena techno/deep house napoletana.

Questa scena è stata tra le prime a emergere nel primo decennio del millennio. In città i party si moltiplicavano e i nomi degli allora giovani pionieri del genere, uno su tutti Marco Carola, diventavano via via più conosciuti all’estero, fino a diventare veri e propri pilastri del genere. È invece durante quel momento che Dario Di Pace crea MJ: "Mystic Jungle nasce come progetto parallelo. Io all’epoca lavoravo come Rio Padice e MJ all’inizio era solamente un side project. Feci il primo disco che neanche si discostava troppo dalle sonorità in cui già ero. Da lì nacque l’esigenza di sfruttare questo alter ego per far partire un progetto che potesse essere diverso, vergine. Rico e Raffaele nel frattempo avevano cominciato con il loro progetto The Normalmen, che è ancora oggi attivo. Con il primo ci conoscevamo già, mentre Raffaele era letteralmente il mio vicino di casa, ma non c’erano mai stati contatti musicali tra di noi. Non lavoravamo quindi insieme, io avevo il mio studio al Vomero e loro erano più su, verso i Camaldoli. Ci incontrammo quando mi proposero dei brani per la Early Sounds. Il primo disco a nome Mystic Jungle Tribe, che è stato Solaria, nasce in maniera molto naturale. Non c’era nulla di deciso, io avevo cominciato a buttare giù delle idee per dei brani ai quali hanno collaborato diversi artisti, dai Nu Guinea a LKSMN, e Raffaele e Rico più degli altri. Volevo fare un disco in cui ci fosse tutta quella che era la mia crew, il mio giro di riferimento. E da lì nasce Mystic Jungle Tribe. In quel primo disco infatti non si capisce ancora bene la formazione della Tribe. Ci siamo definiti in un secondo momento, quando abbiamo costruito uno studio comune sempre nella zona dei Camaldoli. Cominciando a vivere la musica in simbiosi è stato naturale arrivare a questa formazione dei Mystic Jungle Tribe, come un gruppo di tre. Arrivano quindi poi Quisisana, Plenilunio e questo disco registrato live durante la prima volta in cui noi tre ci esibimmo live a Napoli".

Il background di Mystic Jungle e della Tribe, così come quello dei Nu Guinea, si ritrova quindi nella techno, parte di un percorso secondo Dario naturale, certamente influenzato dalla giovane età e dalla “scena”. Con la maturità invece arriva la capacità di assimilare e modellare in maniera diversa gli ascolti del passato, quelle sonorità funky, boogie e disco anni ’80 patrimonio sia italiano che cittadino. Comincia quindi la transizione, che passa pure dalla Early Sounds, etichetta che nasce nel 2012 da una idea di Dario e Massimo Di Lena (metà dei Nu Guinea) e Pellegrino. Una realtà ad oggi ancora molto solida che nel breve futuro si internazionalizzerà e a cui è associato un progetto di Massi, che si chiama Halfway Ritmo, che è un blog dove si pubblicano interviste a musicisti “underrated” degli anni Settanta/Ottanta, che oggi tornano ad esercitare un certo fascino "sperimentale". Lui incontra queste persone, alcune delle quali sono anche anziani, le intervista, raccoglie nastri e ci saranno delle collaborazioni tra Halfway Ritmo e Early Sounds per pubblicare questi materiali inediti. Ma non è musica fatta a Napoli, ma va in Germania, Brasile.

Da una costola di Early Sounds invece, è nata Periodica, la “casa” della Tribe e di tutti i progetti che gli gravitano attorno. Nasce dall’esigenza di dare uno sfogo a quelle influenze musicali che si facevano sempre più pressanti, con release che diventavano sempre più frequenti e più strutturate: "Inizialmente era una vera e propria sotto-etichetta, producevamo cassette, CD, roba molto lo-fi in tutti in sensi. Era una etichetta piccola, con il quale ci limitavamo a quelli che potremmo definire esercizi di stile. Doveva servire un po’ da sfogo per quelle cose che non potevano uscire sul catalogo di Early Sounds, che si stava facendo di un certo spessore per quelle che erano le dinamiche di mercato. Da sfogo poi è diventata una etichetta con cui abbiamo promosso artisti emergenti. Il primo disco uscito fu quello di Whoodamanny, che era al suo esordio, Riccardo Schirò, sempre all’esordio, MCMCX, Piyojo, Zenna. Insomma, il nostro obiettivo inizialmente era un po’ quello di fare da talent scout". A guardare il catalogo di Periodica, che ha saputo fare della nicchia un pregio riconducendosi ad una concezione di DIY sempre più rara e allo stesso tempo affascinante, si nota subito come con le prime uscite il concetto di “napoletanità” non fosse poi così forte: "La prima cassetta ad esempio è stata quella di Maurizio Aghemo (Icio Omegha) che è uno che faceva world music negli anni Ottanta, che io ho conosciuto a Stromboli, mentre ero lì in vacanza. Mi fece sentire queste registrazioni vecchie, dell’epoca e subito pensai di registrarle su cassetta. Era davvero una sorta di gioco, di puro divertimento, proponendo ovviamente delle cose che avessero il nostro canone estetico".

Con l’idea della napoletanità arriva anche la decisione di lasciare andare Early Sounds verso un percorso di etichetta più “mainstream”, pur se con riferimento a quella che è un mercato ben definito, dedicandosi quindi a Periodica per far uscire materiale che fosse esclusivamente locale, prodotto quindi o nello studio della Tribe, o da chiunque altro faccia parte di quella crew che si è andata a formare: "E quindi abbiamo dirottato tutto su Periodica. È un movimento ristretto ma nel senso che coinvolge tutte persone legate a Napoli, dai Super Mega Funkyn' Machine, appena usciti su La Scimmia Records – un'etichetta comunque correlata a Periodica. C’è un bel movimento attualmente. Inizialmente il nostro gruppo era chiuso ma non per una questione di nostra chiusura mentale, ma semplicemente perché, esponendoci, facendo le varie uscite, attraverso l’apertura del negozio, Futuribile Records, dei party Soul Express, impegnandoci tutti in una sola direzione, la rete si è ovviamente allargata e non ti nascondo che ancora oggi conosciamo persone che fanno musica a Napoli, veramente brave, che vengono da noi a farci sentire le cose. Piano piano si è creata veramente una comunità, un vero e proprio network. È bastato esporci un attimo, dare visibilità alle etichette e alla fine la montagna va da Maometto. È stato un mettere in evidenza tutto quello che succedeva in città e che si distaccava, magari, completamente da quello per cui Napoli è sempre stata conosciuta negli anni, dalla techno. È un momento molto stimolante".

Il 7 dicembre la Mystic Jungle Tribe si esibirà, in concerto, all’interno del NoEgo, nuovissimo festival partenopeo nato dalla volontà di rimettere la musica al centro del villaggio, lasciando da parte ego e velleità personali. Sarà la prima volta infatti che buona parte delle organizzazioni di eventi cittadine lavoreranno insieme per la realizzazione di qualcosa. "Il NoEgo non è certo il primo festival a Napoli, però nelle altre volte è come se mancasse la volontà di dare importanza alla cosa, soprattutto a quello che è il concetto stesso di festival a Napoli. Non c’era un terreno fertile. Per indole, le organizzazioni di promoter napoletani non sono mai state troppo collaborative, ora invece sta succedendo. Noi siamo molto felici di essere il gruppo scelto per rappresentare Napoli e abbiamo preparato questo nuovo live che proporremo come apertura del festival", ci ha detto Rico Milord, uno dei componenti della Tribe.

Il punto focale infatti, per la musica dei Mystic Jungle Tribe, resta Napoli: "Napoli ci condiziona in maniera totale. Viviamo anche molto la vita notturna della città, anche grazie alle nostre amicizie, da Fabio Agostini a Cristiano Cesarano (insieme a Giampiero Iodice e Merko Palomba) di Soul Express, che fanno party che sono poi anche un po’ cuciti addosso a quella che è la 'scena' di cui facciamo parte. Per noi è anche relativamente facile vivere la notte di Napoli in un modo sano. Poi, essendo perennemente squattrinati, ci viviamo anche la Napoli (e la Campania in generale) estiva al 100%, abbiamo uno studio abbastanza suggestivo, c’è il negozio di dischi che è una fonte inesauribile perché diventa un luogo di incontro. Siamo anche persone che non lasceranno mai la città, da parte nostra non c’è nessuna voglia di andare fuori, Berlino e Londra non ci interessano. Per quello che è il nostro modo di fare musica e di stare con le persone non c’è niente che non possiamo trovare qua, abbiamo già tutto. Aggiungici pure il network che si è creato, e immagina come si allarga il cerchio. La vera sfida non è quella di fare fortuna fuori, è quella di creare qualcosa qui. Non cambieremo idea, siamo molto fermi su questo concetto", sottolinea Mystic Jungle.

Il negozio a cui fa riferimento Dario è Futuribile Records, segnalato anche da Vinyl Factory come uno dei migliori record shop della città, nasce dalla volontà di creare prima di tuto un punto di incontro: "ci siamo organizzati con un certo tipo di discoteca – come si chiamava una volta – con cataloghi di dischi di un certo genere, roba italiana, prevalentemente italo-disco. Abbiamo anche fatto ovviamente un po’ leva sulle nostre potenzialità e su quelli che erano i nostri progetti discografici sia per dargli visibilità sia per aiutare il negozio. È una scelta che non rimpiangiamo assolutamente, e le cose vanno anche abbastanza bene".

Se la musica della Mystic Jungle Tribe nasce soprattutto per immagini, come gli stessi titoli dei dischi sottolineano, sono i luoghi che, per primi, installano il ricordo che poi i tre, in studio, elaborano in musica. Ci siamo fatti quindi accompagnare in giro per alcuni dei loro posti preferiti di Napoli, attraversandola tutta, dalla zona collinare fino al centro storico, per arrivare in uno dei posti più suggestivi dell’intero capoluogo campano.

West Hill Studio – Camaldoli

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West Hill Studio, foto per concessione di Mystic Jungle Tribe.

Fulcro di ogni attività legata alla musica, scenario e colori cambiano a seconda della stagione. È senza alcun dubbio il posto dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo, dove ogni cosa ha un nome ed uno scopo.
Raccontare cosa accade qui è superfluo e facilmente deducibile ed una nottata al West Hill è un passaggio obbligatorio per ogni nostro ospite che si trova a passare per Napoli.
Durante l’inverno quando fuori c’è il gelo e la nebbia, stufa ardente e coperte di lana:

D’estate, quando il vespro rinfresca l’aria al termine di una torrida giornata:

Perditempo - Vico San Pietro a Maiella

Perditempo, screenshot via Google Streetview.

Questo è un bar storico del Centro di Napoli. Milord è un resident fisso della serata Mass Mirage, dove suona tutto quello che non suonerebbe mai nelle altre serate che facciamo magari come Tribe o con il suo progetto. Per noi il Perditempo è un vero e proprio “buco nero”, nel senso che è il classico posto dove puoi incontrare personaggi pittoreschi, quasi felliniani: la signora anziana col cappello enorme, trans e scambisti. È un posto dove riescono a convivere persone e varie realtà. Tutto questo scatena una tensione così alta che unita alla musica notoriamente sperimentale, noise, wave provoca un risultato che è certamente fonte di ispirazione. Ci sono infatti dei brani – soprattutto quelli più sperimentali e strani – che vengono proprio da lì.

Party Soul Express

L’antagonista per eccellenza della situazione che si crea al Perditempo è invece il party Soul Express, che è un party che con tempo e tanta pazienza – soprattutto pazienza di chi sta dietro a produrre l’evento – hanno letteralmente educato un pubblico ad un determinato tipo di suono. Ogni volta che c’è un party suoniamo davvero, dalle 11 di sera fino alle 6 del mattino solo musica boogie, funk, disco con leggere digressioni. Siamo riusciti così a catturare un pubblico che poi, fedelmente, ci ha seguito in questa avventura. Ed è una cosa molto bella, molto sincera. Da cliente, c’è un divertimento molto sano.

Gaiola

Gaiola, foto di Antonio Manfredonio via Flickr.

Tappa essenziale durante il periodo estivo. Riserva naturale, è fondamentalmente un posto scomodo e bisogna faticosamente ritagliarsi uno spazio tra scogli e rocce, ma ne vale davvero la pena. Colonna sonora di un paio d’estati fa, messa in loop da un nostro amico di Ginevra (Antoine C. , da un mixato di Mike Burns):

Ristorante La Contessa – Via dell’Eremo

Pizzeria La Contessa, screenshot via Google Streetview.

Nonostante ci siano pizzerie più quotate e gettonate dalle varie guide gastronomiche, noi siamo affezionati alla Contessa e al nostro pizzaiolo di fiducia Salvatore. Ed è qui che facciamo assaggiare la vera pizza napoletana a chi ci viene a trovare da fuori (ed è davvero buona).
Accompagna la digestione:

Francesco Abazia scrive di tante cose, spesso c'entra Napoli. Seguilo su Twitter: @abadiglielotu.

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