Recensione: San Diego - Disco

“Disco” è il disco indie del 2018. O almeno così mi han detto.

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ott 31 2017, 2:31pm

Un giovane e talentuoso discografico del futuro, che probabilmente non sa di essere giovane né di essere un discografico (ma sa di essere talentuoso) mi ha detto "San Diego è il cantante indie del 2018". Visto che mi piacciono gli assolutismi, ho deciso di ascoltare San Diego e ho anche deciso che — a prescindere dall'ascolto del disco — il suo sarebbe stato "il disco indie del 2018", tanto siamo ancora nel 2017, non credo freghi già a qualcuno del disco del 2018. Per cui San Diego potrà godere di un primato per tutto novembre, tutto dicembre e perché no, magari un bel pezzettino di gennaio. Non male.

Il disco, che si chiama Disco (e sarà un successo, come già l'album che si chiamava Album) è un ascolto più che piacevole, mi hanno detto che nelle recensioni a un certo punto bisogna mettere un termine di paragone per cui dirò: è quello che dovrebbe voler fare il personaggio di Tommi P se Tommi P poi non volesse fare le colonne sonore per i film di Jerry Calà (che poi in realtà è il film di Rovazzi), e non è certo un caso che nell'ultima traccia ci sia lo Sgaragabonzi, che va a chiudere questo infinito cerchio che inizia con Tommaso Paradiso (come ogni cosa su questo pianeta) e finisce con un disco che si chiama Disco che, oh, a me è piaciuto, spero piaccia anche a te.

Ci sono tutti i riferimenti al mondo indie necessari perché la profezia del giovane talentuoso discografico di cui sopra si avveri, ma in più ci sono anche continue strizzatine e inside joke tipo una sveglia che suona all'inizio di "Paperopoli" (ti ricordi, vero, dell'album che si chiama Album e del disco che si chiama Disco?) che mi fa pensare che alla fine San Diego un po' ci stia trollando tutti. Probabilmente la colpa è mia che se sento cosa come "ti ho ancora nelle vene" mi emoziono, penso a quanto sia bello inserire questi riferimenti alla droga parlando d'amore. Alla fine sono un ragazzo semplice. In una recensione, poi, dovrebbe esserci anche tutta una parte descrittiva di come suonano i dischi, io però di musica ma posso dirti che ci sono tutti dei bei synth un po' da giostra, un po' dance e mi sento dentro quella nostalgia degli anni Ottanta che piace tanto a tutti noi, prendo una bici, combatto il Demogorgone e immagino di essere Lucas — perché il vero sogno della mia vita sarebbe avere l'afro.

Visto che, come tutto il mondo indie, San Diego ha dei titoli molto evocativi, ho deciso che — visto che sono una sega con le conclusioni — comporrò una frase di senso compiuto con la tracklist del disco: "Dio, che merda sto Vueling per Paperopoli, menomale che il Meteo è quello di Agosto, perché sono una Campionessa di Acquagym. No raga scherzavo, era tutto un Meme rimango a Arezzo a raccogliere Conchiglie con lo Sgargabonzi".

Disco è uscito il 27 ottobre per Stradischi.

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