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Recensione: Jovanotti - Oh, Vita!

Con Rick Rubin Jovanotti voleva "andare al cuore della sua musica", ma forse ha scavato un po' troppo ed è facile intuire che cosa ci abbia trovato.

Demented Burrocacao

Demented Burrocacao

Sono qui, in un bel mattino di dicembre dell'Anno Domini 2017, a fare colazione. Ma so che questo bel mattino potrebbe cambiare colore e diventare una mortifera e sterile giornata, perché mi accingo a recensire l’ultimo di Jovanotti. E infatti appena partono le “soavi” note di Oh, Vita!, la colazione mi va di traverso e anzi comincio a pensare che il disco me l’abbiano commissionato per punizione (ragazzi, la prossima volta prendetemi direttamente a calci in faccia senza tanti voli pindarci, grazie).

Ci troviamo davanti al peggior disco uscito in Italia negli ultimi ventimila anni, una roba che se la pestassi per strada in un momento di distrazione farei causa al Comune; e la colpa non è di Rick Rubin, che come ben sapete è una leggenda e ha prodotto tutti i migliori facendo sempre centro (a parte rare eccezioni, tipo questa). La colpa è di Jovanotti che pensava che Licensed to Ill, la roba dei Run DMC e tutti i dischi mitici della sua infanzia firmata Def Jam si fossero scritti da sé, e poi Rubin tanto con la sua magia può salvare tutto. Invece questa volta Lorenzo ha fatto il passo più lungo della gamba.

Che ha fatto Rick? Ha cercato di togliere tutti gli orpelli sonori, dagli effetti alla voce alle produzioni gonfiate, o almeno ci ha provato (ha lasciato l’autotune solo perché tocca strizzare l’occhio ai ggiovani e correggere le stonature), per far uscire il vero Jovanotti. Addirittura la voce sembra più ruvida, ma per cantare cosa di preciso? "Ritmo, mozzarella, pomodoro / Ecco una pizza" e “Viva la libertà”?

I luoghi comuni sulla nostra Penisola sciorinati nell’originalissimo titolo “In Italia” suonano molto meno efficaci di quelli di Fabri Fibra quando ha provato a fare l’intellettuale. In un altro pezzo abbiamo il racconto di storie di emigrazione in Inghilterra, scritte con il pretesto della canzone-verità e invece alla fine si tratta di un normale Erasmus qualsiasi. Tutto si riduce al solito pigro kuduro terzomondista, le solite canzoni d’amore pelose sulla sua bella e ai tentativi di trovare una terza via che tenga insieme i fan di Calcutta e quelli di De Andrè. Allo scopo degne di nota le citazioni a Lucio Dalla tagliate con Happy Days, tanto per sciacquarle un po' di significato... Insomma, un mischione di musica e poesia che a chiamarla così le fai proprio un regalo.

Jovanotti ha dichiarato: "Mi sento all'inizio di una storia, questo è il mio disco meno pop, è scarno ed essenziale, senza orpelli inutili: con Rubin sono andato al cuore della mia musica". E invece no: Jovanotti è andato nelle viscere della sua musica, ed è facile intuire che cosa ci abbia trovato.

Oh, Vita! è uscito il 1 dicembre per Universal.

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