Fotografie di Kamisalak.

Ketama126 fa schifo

Ed è proprio per questo che il suo nuovo album Rehab è un capolavoro.

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mag 30 2018, 9:38am

Fotografie di Kamisalak.

Nel 2015 John Gibson, prete e professore di New Orleans, andò al lavoro, si dimise, tornò a casa e si suicidò. I suoi dati personali erano tra quelli pubblicati dal collettivo di hacker che era riuscito a ottenere accesso al database di Ashley Madison, sito di dating per chi voleva tradire il proprio partner. Era un uomo che aveva scelto di nascondere quelle che riteneva essere pulsioni verso l'orrido e lo sbagliato dietro a una facciata composta da famiglia, fede e fedeltà. Caduta questa, non ha concepito altro modo di andare avanti.

Ci sono esseri umani che percepiscono i propri desideri come problemi e conducono esistenze simili a grandi messe in scena, sperando di non sbagliare mai una battuta. Storicamente, gli artisti non sono tra questi. L'artista non considera i propri impulsi come "bassi" o "alti", scelte da prendere, ma come dati di fatto. Wilde l'esteta, Rimbaud e Verlaine gli amanti adulteri e libertini, Schiele il pedofilo, Cobain il suicida: la storia dell'arte è piena di uomini (e gravemente priva di donne) che hanno reso i loro impulsi centrali nella loro opera e da essi sono stati definiti e resi leggendari, in barba alla morale, alla legge e alle opinioni della società.

Fotografie di Kamisalak.

Ketama126 non compie gesti realmente scandalosi, ma il ragionamento alla base di Rehab è esattamente quello per cui un artista si rende conto che sono i suoi bisogni, anche se considerati beceri dalla società, a renderlo chi è. "Se voglio la droga mi drogo / Se voglio scopare la scopo", dice in "Lucciole". Ci sono migliaia di rapper che dicono di fare quello che vogliono; pochissimi che suonano convincenti mentre lo dicono. Ketama126, forte dell'autocoscienza del suo schifo, è uno di quelli.

Oh Madonna conteneva già un suggerimento della sincerità che anima Rehab, la cui intensità lirica è aumentata da un senso per la melodia che racconta il buio con la luce, gioca di contrasti e spiazzamenti, e beneficio della qualità del prodotto finale. C'era l'uso di termini ributtanti nella loro tenerezza, ad esempio: "Rotoliamoci sulla sabbia / Facciamo la cotoletta"; "Cipolle dentro le mutande". Nascondere le proprie imperfezioni è una tendenza naturale dell'essere umano, dal bambino che spacca qualcosa in casa e mente ai genitori fino al padre di famiglia da cui abbiamo cominciato. Ketama, usando un linguaggio terreno e viscerale, le mette in primo piano: è la rockstar nel suo punto più lurido e dissoluto, contraltare dell’affascinante bambolo patinato interpretato da Sfera.

Fotografie di Kamisalak.

"Lei mi crede carino / Ma non sa che faccio schifo" è la barra che contiene il senso più profondo di Rehab. Con DrefGold eravamo già arrivati all'assenza di contenuti come punto d'orgoglio, ma se il rapper di Bologna parla di nulla con la gioia nel cuore Ketama lo fa lacerato tra estremi di bellezza e orrido: "Parlo sempre di droga perché non facciamo altro / Non ho contenuti perché sono vuoto dentro". Imbevuto del senso di liberatorio dolore dell'emo, come testimoniano le chitarrine che dettagliano i suoi nuovi beat, Rehab è la confessione di un peccatore che non ha intenzione di prendere la retta via.

Alterna allarmi e rassicurazioni, Ketama: "Tranquilli, non moriamo di overdose". Tutto a posto? No, perché "Non so' tranquillo per un cazzo". Lo dice pure l'intero ritornello di un pezzo, come a sfidare la beatitudine che trapela da ogni rima e ogni vocalizzo dell’album: "Oh mio dio, mi sento male". La morte è una promessa, in Rehab, in egual misura garanzia di leggenda e desiderata pace da una vita tanto felice quanto effimera e sregolata: "Seppellitemi con tutti gli euro in tasca / E la droga in corpo, la nostra vita vale poco", grida "Potrei". Fare cosa? "Andarmene domani, farla finita / Ma posso vivere anche dopo questa vita".

Fotografie di Kamisalak.

Ketama vibra delle stesse onde che attraversavano il rap di Lil Peep. Sebbene sia macabro disegnare una linea che li inserisce nello stesso insieme, entrambe le loro arti sono intrise di autodistruzione e morbosità. Quei sentimenti che tanti nascondono dietro a vuoti slogan di autocelebrazione e loro, come pochi altri, hanno (avuto) il coraggio e l'onestà di rivelare.

Rehab è uscito venerdì 26 maggio per Asian Fake.

Ascolta Rehab su Spotify:

Tracklist:

1. Angeli Caduti
2. Rehab
3. S.Q.C.S. (feat. Pretty Solero)
4. Misentomale (feat. Franco126)
5. Sporco
6. Con te
7. Lucciole
8. Potrei

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