Abbiamo parlato con la ragazza che ha fatto esplodere il caso Habanero

La ragazza che ha condiviso i messaggi in cui le è stato chiesto del sesso in cambio della pubblicazione di un libro per Habanero ha scelto di parlare con noi per dire la sua sull'accaduto.

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22 novembre 2018, 3:13pm

Ieri con un post su Facebook il cantante dei Diaframma, Federico Fiumani, ha accusato di molestie e violenze una persona che molti hanno ricollegato a Emanuele Podestà, esponente della scena indie genovese, proprietario della casa editrice Habanero Edizioni e dell'agenzia di booking Supernova.

Nel suo post, Fiumani accusava Podestà di pubblicare libri di giovani scrittrici in cambio di prestazioni sessuali. A sollevare l'attenzione sul tema era stata mesi fa una ragazza che aveva condiviso screenshot di conversazioni ed email per corroborare la sua storia. Questa ragazza, Giulia, ha deciso di parlare con noi in esclusiva per dire la sua sull'accaduto.

Noisey: Ripercorriamo il tuo rapporto con Emanuele Podestà. Come vi siete conosciuti?
Giulia: A vent'anni inizio a scrivere un libro e la mia migliore amica, che è di Genova, mi propone di mandarlo ai ragazzi di Habanero e Supernova. Li contatto via mail il 13 agosto 2016 mandandogli una parte del libro. Mi risponde Podestà, dicendo che la casa editrice è molto interessata al mio lavoro. Ora, parti dal presupposto che io vengo dalla Sardegna, vivevo a Torino da un paio d'anni e quindi non sapevo niente dell'ambiente editoriale. La prima cosa che Emanuele fa è chiamarmi. Iniziamo a parlare, mi chiede quanti anni ho, chi sono. Io gli chiedo di incontrarci a Genova. Teoria vuole che se hai una casa editrice hai anche degli uffici, a cui gli chiedo di incontrarci. Lui mi risponde che non è possibile dicendo, se ricordo bene, che in quel momento stavano traslocando.

Intanto Podestà mi aggiunge sui social e comincia a mettermi like su commenti e foto. Poi commenta una mia foto profilo, io commento un suo stato e cominciamo a parlare su Messenger. Il 23 agosto mi fa una prima battuta a sfondo sessuale, a cui io rispondo con una risata. A questo punto mi dice che sarebbe stato a Torino per il TOdays e di incontrarci in quei giorni: casualità vuole che ci andavo anch’io, non per lui ma per i concerti. Mi dice di vederci per "stringerci la mano". Io lì sarei andata, quindi gli dico di sì, ma lui mi scrive che non sa se io "ci sarei stata". Gli chiedo di spiegarsi ma lui praticamente non risponde e mi dà appuntamento al festival, che sarebbe stato quel sabato. A questo punto cominciano le conversazioni che ho pubblicato su Facebook in cui mi chiede di fargli sesso orale per poi scusarsi il giorno dopo dicendo che aveva bevuto.

In tutto questo tu non l'hai ancora incontrato?
Sì, questa conversazione è avvenuta tre o quattro giorni prima del nostro primo incontro, che è stato a Torino nei giorni di TOdays. Nel frattempo avevo ricevuto da Podestà un'offerta di contratto che avremmo dovuto discutere. Avevo chiesto a mio fratello, che è più grande di me, di accompagnarmi. Ci siamo incontrati in centro, ci siamo presentati e incamminati. Io ed Emanuele eravamo fianco a fianco mentre mio fratello restava qualche passo indietro. "Pensavo venissi da sola", mi ha detto. Ci fermiamo, cominciamo a parlare del contratto ma lascio che sia mio fratello a gestire la cosa dato che io di marketing e soldi non so nulla. Ricordo che mio fratello si è scazzato perché Emanuele non voleva aggiungere delle cose nel contratto, che senza quelle aggiunte non sarebbe stato legale, ma non sono arrivati a toni altissimi.

A incontro finito, Emanuele mi manda su Whatsapp un audio di due minuti di un autore, tale "Dodi", che racconta quanto si è trovato bene con Habanero. Io non rispondo. Mi manda un'altra mail in cui mi dice che ha pensato a come modificare il contratto e cambia le cifre su cui ci eravamo accordati. Queste email sono nei commenti del mio stato su Facebook. Io gli dico che non sono d'accordo e lui praticamente, con toni minacciosi, mi dice che possiamo anche non rivederci mai più. Anche questi messaggi sono stati pubblicati.

Come hai pensato di reagire all'accaduto?
Inizialmente ne ho parlato con mio fratello, a cui ho chiesto se valeva la pena querelarlo. Lui mi ha detto di non fare niente, dato che ero agli inizi. Avendo lui molti anni in più di me, mi sono fidata di lui.

E poi invece perché hai scelto di pubblicare quegli screen?
Sei mesi dopo l'accaduto ne parlai con Alessandra Perna dei Luminal [che ieri ha scritto uno status Facebook commentando le voci su Podestà ndr] perché aveva scritto il suo primo libro con Habanero. Le mandai pezzi delle conversazioni. Lei mi disse che sapeva di altre ragazze a cui era successa la stessa cosa, che a lei non era successa e cambiò discorso. Con il passare del tempo ho poi parlato dell'accaduto con diversi amici che mi hanno detto che avrei dovuto dire questa cosa. Tutti quelli che mi hanno detto di parlare di questa roba sono stati uomini. È strano. Ad ogni modo, la domanda che mi sono posta è: "Come dirlo?" Una cosa che ho imparato grazie a Fiumani è che ha valore chi dice le cose, non la cosa in sé e per sé. A un certo punto a luglio mi sono svegliata e ho pensato, "Se non combatto io le mie battaglie non le combatte nessuno". E ho pubblicato parte degli screenshot, che ora sono lì.

Una volta fatto quel post Podestà ti ha contattata di nuovo?
No, è scomparso. Da lì però hanno iniziato a contattarmi un sacco di amici e persone dell'ambiente musicale. Tutti mi raccontavano di cose successe ad amiche, ragazze ed ex ragazze, ma senza parlare di violenze. Mi parlavano di stalking e messaggi spinti. Il che è brutto, ma ok. Il mio post gira un po' ma non succede nulla. Quindi ho ripubblicato tutto il materiale su Instagram taggando Habanero, e ancora nulla. A un certo punto una ragazza ha commentato il mio post segnalando che Habanero aveva postato una open call per nuovi scrittori con cui lavorare, quindi ricondivido il tutto sulla loro pagina Facebook e contatto tutte le persone che avevano messo like a quel post o lo avevano condiviso mandandogli screen e tutto.

Poi sono stata contattata dai ragazzi di Concertino dal Balconcino, un collettivo di amici che organizza concerti a Torino con cui collaboro come fotografa e videomaker. Mi hanno chiesto di parlare al microfono della mia storia ed è stato fantastico. Tenendoci alla mia battaglia, mi hanno poi portata a una webradio a cui avrebbero dovuto rilasciare un'intervista per permettermi di parlarne anche ai loro microfoni. Il pezzo in cui facevo nomi e cognomi venne però cancellato dalla webradio, dato che volevano prima sentire anche la parte lesa.

E come arriviamo al post di Fiumani?
Non sapevo nulla del post di domenica di Fiumani finché non me lo hanno mandato. Non sapevo avesse citato la mia storia, la cosa mi è piovuta dal cielo. Hanno cominciato a contattarmi persone che hanno avuto a che fare con Podestà, a dirmi che ero stata l'unica donna ad aver detto questa cosa a voce alta. Mi hanno parlato di violenze, sebbene siano questioni di cui non so nulla e con cui non c'entro. Prima mi hanno cercato gli Hipster Democratici per chiedermi l'autorizzazione di pubblicare la mia cosa. Poi sei arrivato tu, e quando tu hai pubblicato questa cosa è scoppiato il caso.

Ho chiamato Fiumani domenica e lui mi ha detto che aveva contatti con un giornalista di Repubblica. Mi ha chiesto se volevo fare un'intervista con lui, e sul momento io ho accettato. Lo stesso ho fatto con Il Secolo XIX, da cui ero stata contattata tramite un amico che a che fare con loro. Volevo però gestire la questione con i miei tempi, con calma, parlarne. Magari preparare un'inchiesta, raccogliere dati. L'articolo di ieri ha però aperto questa roba anche ai giornali e quindi tutti adesso vogliono cavalcare quest'onda. Ho poi deciso che volevo parlare solo con voi e Bossy.

Che cosa è successo quindi dopo il post?
Mi hanno chiamato una serie di persone per dirmi che Podestà ha fatto questo e quest'altro. Io mi sono chiesta, e ho chiesto, perché nessuna ha denunciato e non ho avuto risposte certe. Ho parlato quasi esclusivamente con uomini, solo con una ragazza che fece una diffida contro di lui nel 2016 perché la aggredì fisicamente, e mi ha detto che all'epoca era incensurato.

Come stai vivendo questa cosa che sei diventata il simbolo di una città non tua, di una vicenda così ampia?
In una maniera stranissima. Non penso di essere strumentalizzata in questo momento, né che Federico abbia voluto strumentalizzare la mia storia suggerendo che se quello che è successo a me è vero allora anche tutte le voci sono vere. Sennò mi avrebbe taggato, avrebbe fatto altro. Ma è così che il pubblico ha percepito la cosa e secondo me è un problema. Io sono responsabile della mia storia, non di quella degli altri. A me non è successo niente di fisico.

In che modo questa storia, secondo te, si collega al femminismo italiano?
Ti racconto una cosa. Quando lanciarono il #metoo in Italia una scrittrice, Giulia Blasi, ne fece una versione italiana, #quellavoltache. Io pubblicai su Twitter la cosa di Habanero, loro mi chiesero l'autorizzazione per pubblicare la cosa nel loro libro. E tutto bene. Un mese dopo ricevo un'email [firmata "Le curatrici di Quella volta che", e in cui si invitava a imitare la loro azione di marketing di massa, spiegata nei dettagli]... non l'ho fatto. Insomma, non mi piacciono queste derive. E penso che in Italia non esista un movimento femminista compatto.

Nel senso che sono troppe correnti, divisioni, e non si riesce ad avere una battaglia comune?
Penso che ci siano battaglie che estremizzano l'opinione in una maniera allucinante. Il #metoo a cosa serve? È migliorata la tutela della donne dopo il #metoo? Non penso. Secondo me ha creato una situazione tipo squadre di calcio, almeno in questo momento e in Italia. Poi sono nate anche argomentazioni cretine, come "Adesso non ci puoi neanche provare con le donne". Te la dico un po' come la direbbe un comico: "Io credo che sia maschilismo quando la donna non ti vuole scopare". Insomma, il movimento ha legittimato una serie di robe che in realtà non sono vere. Se un belloccio ti fischia per strada è ok, se uno è brutto, grasso e straniero ci fai cinque post su Facebook. È un problema culturale, di mentalità. In Italia siamo abituati ad avere una certa visione dell'uomo e della donna che è stata convalidata soprattutto grazie al cinema straniero. E invece mancano prodotti culturali per aiutare il femminismo. È l'arte che ci aiuta in queste situazioni, più che le manifestazioni o le condivisioni. The Handmaid's Tale quanto ha aiutato alla battaglia per il corpo della donna?

C'è qualcosa che non abbiamo detto di importante da condividere?
Ci sono persone che stanno dicendo in giro i nomi delle ragazze che hanno subito violenze e non vogliono parlare. C'è chi sta insinuando che siccome dei musicisti hanno suonato in quei posti allora c'è dell'omertà. Sì, ma con dei musicisti che non hanno parlato ci ho parlato io personalmente. Se alcuni non hanno parlato è perché non ne avevano i mezzi, non perché conniventi.

In tutto questo, come ti fa sentire il ruolo di Fiumani nella vicenda?
La mia storia, senza Fiumani, non sarebbe mai emersa. Ed è interessante che l'ha fatta emergere un uomo di potere. Io ne avevo parlato da sola ma nessuno mi si era inculato a livello mediatico. Che gli devi dire, a Fiumani? Sono contenta che stia facendo questa cosa, ma l'uscita che ha fatto ieri a cosa porta? Non è una guerra tra bande, è una cosa importante. Se tutti la stiamo riducendo a un giustizialismo, a una gogna mediatica, anche il mio sarà l'ennesimo hashtag che useremo arbitrariamente per parlare dei cazzi nostri.

Quali speri siano le conseguenze di tutta questa storia?
A conti fatti volevo semplicemente dire a più persone di non lavorare con questa casa editrice e con questa persona, non gridavo alla giustizia mediatica. Io volevo parlare di editoria a pagamento. Anche di molestie, ovviamente, ma la cosa che è successa a me è partita dalla scrittura.

Non sono io la portavoce di questa battaglia. Io sono la portavoce della mia battaglia. Che aiuto posso dare? Cosa abbiamo concluso dopo tutto questo? Io vorrei che si facesse un attimo ordine in questa situazione, senza che Fiumani faccia la scheggia impazzita. Non è un problema che lui abbia voluto condividere la storia con giornalisti e amici. Per me è un problema se si auspica il carcere, la violenza contro questa persona. Sono cose che a livello pratico non puoi dire. Magari è tutto vero, forse le accuse sono romanzate, però ci devono essere dei dati e delle prove. Conversazioni, denunce. Sennò stiamo facendo una gogna mediatica.

Se sei coinvolt* in questa o altre vicende e vuoi condividere la tua testimonianza, contattaci a mattia.costioli@vice.com e elia.alovisi@vice.com.

Bossy sta raccogliendo testimonianze sulla questione, a partire da questo articolo. L'indirizzo a cui scrivere è losapevanotutti@gmail.com.

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Su richiesta delle organizzatici dell'iniziativa #quellavoltache, specifichiamo che il libro nato dall'iniziativa è stato realizzato pro bono e i suoi proventi sono destinati a finanziare la Casa Internazionale delle Donne di Roma, sotto minaccia di sfratto. Questa la loro dichiarazione: "Ci siamo limitate a tenere aggiornate le persone che avevano contribuito fornendo loro notizie sull'uscita e invitandole a promuoverlo a seconda delle loro disponibilità, data l'importanza dell'argomento. Da allora il gruppo ha girato l'Italia organizzando presentazioni e partecipando a dibattiti, tutto a titolo gratuito e per promuovere quella che ci sembrava una raccolta di testimonianze rilevanti, essendo attinente alla nostra realtà".

Una versione precedente di questo articolo riportava erroneamente la presenza di informazioni non corrette sull'azione di marketing di massa per il libro #quellavoltache proposto all'intervistata.