Il Plastic People nei ricordi di chi l'ha vissuto davvero

È la fine di un'era e lo sappiamo tutti. Un ricordo sincero da parte di gente che ha fatto un po' più di qualche serata in uno dei club migliori di Londra.

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gen 12 2015, 2:11pm

Dieci giorni fa è finita un’era: il Plastic People di Shoreditch ha definitivamente chiuso i battenti. Per vent’anni il club era stato uno dei locali più amati della città, frequentato settimanalmente da un pubblico attento e appassionato. Serate come FWD>> sono state la casa base di una delle ultime vere scene musicali nate e cresciute nella capitale. La licenza del locale stava però per scadere, al che i gestori hanno deciso che era ora di smettere di rinnovarla e chiudere con un ultimo party. Nelle parole della co-proprietaria Charlotte Kepel: “è ora di cambiare e andare avanti”. Il fatto che la chiusura sia stata pianificata da loro stessi è una rarità in un’epoca in cui la maggior parte dei club hanno pochissima voce in capitolo, ma il Plastic People ha sempre fatto tutto a modo suo.

Lo spazio fisico del club, uno scantinato buio con un impianto della madonna, ha contribuito parecchio alla mitologia del posto, ma a formarne davvero la reputazione è stata la filosofia con cui veniva gestito. Su incoraggiamento del DJ resident Ade Fakile, i gestori hanno sempre optato per un eclettismo senza barriere, completamente disinteressato a qualsiasi forma di elitismo e animato da una genuina passione per la musica.

Invece di un tristo necrologio, abbiamo pensato che sarebbe stato più interessante celebrare il club andando a chiedere a un po’ di quelli che gli erano devoti di condividere i loro ricordi con noi. Che fossero DJ, promoter o grafici, queste sono le persone che hanno costruito il club negli anni.

PLASTICIAN

Attrazione ricorrente di FWD>>.

La prima volte che ci sono andato ho pensato che non avevo mai sentito un sound system del genere in vita mia: era perfetto per la dubstep degli inizi, e fu la prima volta che riuscii a sentire quel tipo di musica come si deve. Prima di allora, suonando in giro non mi ero mai concentrato davvero sul peso delle basse.

Di solito l’avventore medio si ritagliava un angolino buio in cui stare fisso tutta la sera a godersi la musica, cosa non difficile visto che il posto era buio pesto. In giro si diceva che era solo una stanza piena di gente col berretto e il cappuccio della felpa tirato su che guardava fissa il DJ, annuendo, e per un po’ fu effettivamente così. Ma con basse così potenti e così tanto fumo, era davvero facile andare in trance.

La semplicità e serietà del locale fu rivoluzionaria. Ancora di recente, gente come Skream e Benga che fa tour mondiali negli stadi, continuava a tornare al Plastic People perché è qui che abbiamo fatto le nostre prime esperienze. Non c’è più stato niente del genere. Ho conosciuto un sacco di gente in questo club, semplicemente perché vedevo le stesse facce tutti i week end e alla fine di ogni serata ti veniva sempre voglia di parlare con gli altri. C’era un vero senso di comunità.

La notte che ricorderò per sempre fu il compleanno di JME. Fu un delirio, c’era così tanta gente che ho dovuto farmi largo verso la consolle tirando gomitate e spintoni. Ho iniziato il mio set con Skepta, ma lui si tratteneva, perché sapeva che il pubblico rischiava di esplodere. Poi è montato su Gods Gift, ha sparato una strofa ed è partito il macello. Non credo stessero cercando di competere, più che altro provavano a fomentarsi l’un l’altro. Fu così figo che la gente inizio a battere fortissimo sulla consolle e il mixer, che La musica sparì, ma la gente pensava avessimo semplicemente cambiato traccia.

D Double E in consolle durante una serata FWD>>

BENNY BLANCO

Promoter della clubnight Nonsense. Ha lanciato la campagna per salvare il club quando, nel 2010, la licenza fu brevemente revocata.

È con buona probabilità il club a cui sono andato di più, più di ogni altro club al mondo. È stata la mia chiesa e la mia scuola. Ci andavo spesso con amici ma anche molte volte da solo, sapendo che avrei beccato qualcuno lì.

La forza del locale è stata la filosofia di Ade, il modo in cui se l’è giocata. È un purista, ma in modo non arrogante, per lui è importante il rapporto tra la musica e come ti fa sentire.

È stato il primo club in assoluto a montare un Funktion-One. Il cofondatore Tony Andrews lo aveva montato e configurato appositamente per lo spazio. Fondamentalmente Ade ci suonava quello che gli pareva, e se gli andava di mettere Pharoah Sanders all’ora di punta lo avrebbe fatto senza problemi. C’è un pezzo di Herbie Hancock che metteva sempre e che se te lo riascolti a casa non suona per niente uguale. È diventato “di proprietà” di quello spazio, oramai, e questo vale per tanti altri dischi.

Ade Fakile

Sabato scorso Ade ha tirato fuori dalla sua borsa un disco di Pharoah Sanders che era sigillato, una roba da migliaia di sterline. Sean Mcauliffe gli ha detto tipo “questo non lo hai mai messo” e lui l’ha aperto come niente fosse. C’era Floating Points sbigottito: “Che cavolo fai, lo hai appena svalutato di brutto. E ade, tranquillo “Sean voleva sentirlo”. È una roba che gli ho visto fare spesso nel corso degli anni: suona dischi rari e costosi, ma per passione, non per menarsela. Era questo il vero spirito del Plastic People.

Il mio momento preferito fu quando Ade comprò dei giradischi EMT (Elektro-Mess-Technik): erano enormi, fatti per le radio, e montati in dei case molto pesanti. Ci volevano tre persone per sollevarli e ogni volta che doveva attaccarli non c’era musica per un quarto d’ora. Qualsiasi disco ci suoni viene fuori completamente diverso. Ogni volta che metteva su una traccia mi chiedevo cosa fosse, poi guardavo il disco e mi rendevo conto che l’avevo già sentita. È un vero maniaco del suono.

I bellissimi EMT

ALI AUGUR

Ha disegnato il logo del Plastic People e un sacco di flyer nel corso degli anni.

Ho conosciuto Ade nel ’98, quando il club era ancora in Oxford Street e non aveva un logo. Passava tutto il suo tempo nel locale, anche a fare riparazioni o costruire cose. Spesso andavo lì e c’era lui con gli attrezzi in mano. Il club non aveva bisogno di molta promozione, funzionava soprattutto grazie al passaparola, per cui ho cercato sempre di fare dei bei flyer, che facessero venire voglia alla gente di tenerli e collezionarli. Per il design del logo ci siamo ispirati a una vecchia famiglia di font chiamata Letraset. Contiene un sacco di immagini stile clipart, con gente che balla e si diverte insieme, ci sembravano perfette per lo stile del club.

Usavamo anche parecchi schizzi di paesaggi londinesi, un po’ per celebrare la città. A fine anni Novanta non c’era più molta gente che metteva illustrazioni sui flyer. Giusto un paio di locali, ed è interessante ripensare a quante di quelle scene siano spariti. L’Astoria ha chiuso, e così il Velvet Rooms. All’epoca non ci pensavo, ma i flyer rappresentavano molto bene come si stava in quel periodo a Londra.

ALI TILLET

Promoter e DJ delle clubnight Warm e Intervision.

Ho iniziato ad andare al PP quando si è spostato a Curtain Road, nel 2000. La semplicità e la purezza che emanava gli davano energia. Era un luogo unico, e mi ha davvero insegnato tante cose in fatto di possibilità e passione.

Ricordo le attese all’entrata, lo studio segreto, i piatti EMT, quell’unica luce rossa, le tende nere, le domeniche in cui si andava avanti ad anche dopo che si erano accese le luci. Sopra ogni cosa, vale quello che ho imparato andandoci nei sabati in cui Ade faceva la sua serata, Balance, che era davvero unica al mondo. Suonava roba proveniente da ogni angolo dell’universo musicale, tracce che conoscevi e tracce che non avevi mai sentito prima, am che messe insieme avevano perfettamente senso. Ha davvero creato in me un interesse nella ricerca di musica di ogni genere, passata, presente e futura, e ha alimentato la mia passione per la musica nel corso degli anni.

Non mi sarei mai aspettato di organizzare una serata lì, e nemmeno di suonarci. Lo avevo sempre sognato e chiedevo continuamente ad Ade, che alla fine ci è stato a farci fare un tot di feste come Innervisions, il giovedì sera. Furono serate speciali, abbiamo trasformato il club in casa nostra cercando di rendere l’atmosfera il più calorosa possibile e invitando i nostri artisti preferiti da tutto il mondo.

Onori e gloria quindi ad Ade, Charlotte, Bernard, Winston, Barry e tutti quelli che ho dimenticato, e tutti quelli che sono passati durante gli anni, ricavandosi un posticino speciale sul dancefloor e rendendo Plastic People una splendida comunità di amici e clubber.

La vecchia location in Oxford Street

JOSEY REBELLE

Resident DJ di Nonsense, ha uno show settimanale su Rinse, la domenica sera.

Sono tristissima che il Plastic People abbia chiuso, era in assoluto il mio posto preferito per ballare e suonare. Aveva una combinazione magica che non si trovava da nessun’altra parte: dei DJ incredibili che suonavano musica della madonna, un gran sound system e una cosa che la gente da molto per scontata nei club: il buio.

Adoravo il fatto che fosse così buio, potevi startene al club per conto tuo, facendoti completamente avvolgere dalla musica e fregartene di tutto il resto. Come DJ, suonare la musica che preferisco con la sala piena, ma senza che nessuno dei presenti riuscisse a vedermi bene in faccia, era la cosa più vicina alla felicità che abbia mai provato in vita mia. Persino fare i warm up a sala vuota—cioè praticamente tutte le serate del mio primo anno—era un piacere.

Andare all’evento finale è stata una cosa emozionante, anche perché ho capito quella sera che non avrei mai più avuto occasione di fare serata con la maggior parte dei presenti. Ma non ho pianto, ho solo ringraziato il cielo che Plastic People fosse stato parte della mia vita, e che avevo occasione di ballare lì un ultima volta.