La verità su Chico e Gast

Grazie a questa intervista scoprirete che in "Scrivilo Sui Muri" si parla del crew di Chico e Gast.

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mag 27 2014, 11:57am

Mercoledì scorso Armando e Manuel aka Chicoria e Gast aka gli ZTK's Blood Brothers, sono passati da Milano per farsi intervistare da Deejay TV e io ovviamente mi sono premurata di portare in alto il titolo di molestatrice di membri del Tklan, e me li sono beccati entrambi in Piazza 24 Maggio. Quando sono arrivati stavano smaniando per trovare un posto con la tv sintonizzata sul canale, così da potersi vedere live l'intervista registrata poco prima. Tutto ciò, capirete, non è avvenuto, però in compenso siamo riusciti a passare uno spensierato pomeriggio seduti in mezzo a un parco, fra i bambini che giocavano a calcio, la cui palla finiva puntualmente sulla schiena di uno dei tre, e le zanzare, che di certo non sono state meno impietose— "Cheppalle Pisapia oh. Facesse na disinfestazione per ste cazzo di zanzare…" cit. Armando.

Non fatemi fare un'introduzione lunga otto chilometri, tutto—proprio TUTTO—quello che c'è da sapere su Armando&Manuel lo troverete qua sotto. Per fare uno spoilerone posso solo dire che il verso "Lascio lividi sul punto G" mi si è ritorto contro con una facilità spiazzante, quasi ammirevole. L'unico botta e risposta interessante che non sapevo bene dove piazzare, in quanto nato a seguito di un breve battibecco tra i due, e che quindi schiafferò quassù è il seguente:

Manuel: "Dillo che abbiamo scazzato, tipo moglie e marito. Tu sei la moglie, Armà. Bello liscio, senza barba. Sta imbriago, ha bevuto due bicchieri di vino a pranzo e lui l'alcool non lo regge. Si mette a piagne e arriva sulla luna.

Armando: "Ao ma che vuoi. Non sto imbriago, brutto stronzo. E poi la barba ce l'ho da un'altra parte..."

Noisey: Siete arrivati oggi a Milano?

Manuel: Sì, stamattina alle 7. Volevamo prendere il treno normale, che partiva alle 6 e arrivava alle 10.

Armando: Ma non gli raccontà ste cose!

Manuel: Ci ha chiesto lei oh… Però insomma, lui se non fa le cose vissute non gli piace. Quindi ha voluto pijà quello che viaggia tutta la notte in tutta Italia…

Armando: Ce semo fatti cinquento canne ed è passato il tempo.

Manuel: Sì perché sul Frecciarossa non si può fumare assolutamente. Invece nell'altro ci siamo organizzati, "Mettite là! Controlla!" così da poterci fare le canne in mezzo al vagone.

Apposto.

Armando: Vabe', che vuoi che sia farsi le canne su un treno. Anche nei Frecciarossa, l'abbiamo sempre fatto.

Manuel: Con belle figure di merda da duemila lire. "Che stai a fumà?" io che mi finivo il cicco straveloce e poi "No no."

Partiamo dall'inizio. Come avete cominciato?

Armando: Noi eravamo i writer di un gruppo che si chiamava Rome Zoo. C'era chi rappava e noi facevano il writing. Stavamo sempre insieme. Ci vedevamo quasi tutte le sere a Campo Di Fiori, i writer beccavano i rapper, i breaker etc. Io e Manuel ci conosciamo da quando avevamo 16-17 anni. Io sono partito per Amsterdam e lui è rimasto a Roma a fare i graffiti.

Manuel: Esatto. Ci stava proprio un'elitè, tipo Parigi coi caffè letterari. Il top del top di ogni disciplina hip hop, e all'epoca noi non ci consideravamo neanche tanto parte di questa cosa.

Armando: Perché eravamo una seconda generazione, la prima era Er Ciofeca, Er Nonno, Cromo. Era più o meno il 94-95.

Manuel: Ci incontravamo tutti quanti, più o meno. Ora siamo tutti divisi a Roma, dai Colle ad Amir, noi pure… Può capitare che ci si veda, prima però andavi a Trastevere e se beccavamo tutti quanti proprio. Tutti sbavavamo per incontrarci, eravamo affiatatissimi. Poi col tempo è cambiato perché comunque la gente cresce, non c'è più quel bisogno folle di beccare gli amici tuoi com'era all'epoca. Con qualcuno ci siamo continuati a vedere…

Armando: Tra me e Manuel è sempre stato così però. Coi Truceboys e compagnia era la stessa cosa. Gel stava negli ZTK, andavamo a scrivere e ci vedevamo tutti i santi giorni. C'è stato un periodo, prima del 2000, in cui noi tutte le sere ci beccavamo dentro il portone di casa di Corrado, all'Esquilino, e ci facevamo un miliardo di canne. Era nella zona del vecchio Circolo degli Artisti, lì davanti c'era il Cirrosys, che era il pub del fratello di Corrado. E ci beccavamo sempre lì. Pure Carter era delle zone mie, di Primavalle. Il Cole è sempre stato un altro mega amicone nostro, anche se non aveva mai scritto per ZTK ha sempre girato con noi. Eravamo tutti i graffitari. Tutti, nessuno escluso. Er Benetti pure mi sa che all'inizio taggava. Forse pure il Mystichella quando era pischelletto.

E da che parte di Roma venivate?
Armando: No, non c'entra niente…
Manuel: Di parti diverse, questo era il bello. Noi all'epoca eravamo disadattati, non voglio parlare per te [indica Armando] ma parliamo di me. All'epoca se avevi i capelli gialli, i pantaloni larghi o il cappello storto, a scuola tua non è che eri visto così bene. Nel quartiere nostro ci saranno state tre o quattro persone che si vestivano così, per dire conoscevo Masito del Colle perché era delle mie parti, ma sennò ci vedevamo in un punto di Roma centrale in cui convergevano tutti. Venti, trenta, quaranta persone che si vedevano là, solitamente a Trastevere e Campo di Fiori. Non è come oggi che tutti quanti escono fino alle tre… noi per uscire di notte eravamo matti, sia per le nostre famiglie che per gli amici nostri. "Ma che sei matto? Che hai fatto ieri?". Erano altri tempi.
Armando: Io e lui eravamo gli unici che magari a quattordici-quindici anni uscivamo tutta la notte, ci addormentavamo sul notturno, cose così.
Manuel: Oggi è normalissimo credo, no? Tutti quanti lo fanno, alle medie se fanno le canne...
Armando: Ora sì, ma prima no. In classe mia eravamo in due e basta, per esempio. Ci stava meno gente e più piacere nell'incontrarsi. Non è come ora che se esci trovi tutti quanti vestiti come te. Prima ti guardavano strano, non è che beccavi cento ragazze perché facevi i graffiti, anzi. Eri quello strano della classe. Per esempio, una ragazza vestita come te non esisteva, o al massimo ce ne stavano tre o quattro in giro.

Oddio, come sono vestita? [Mi vesto sempre di nero, ma come un caso umano qualsiasi]
Manuel: Che ne so, scura. Potresti sembrare dark… oggi sei una normalissima, come tante. Ma ai tempi potevi essere particolare. Lo sei tutt'ora, ma come te ce ne stanno tantissime. Pure io, se mi metto un cappello con l'ananas passo normale, una volta: "Guarda quello!" Se oggi fai rap scopi. Se fai skate uguale. Una volta con lo skate in classe le ragazze ti guardavano e ti facevano "Guarda sto cojone…". Noi facevamo quello perché ci piaceva, stavamo in fissa, era più importante che il nostro io nel gruppo. Non c'era quella cosa che ti portava a fare tutto per te e per essere fico, noi non lo eravamo. Al massimo lo eravamo per cinque persone.

E tu Manuel come ci sei entrato in questo giro?
Armando: Io il disco suo l'ho sentito al Regina Coeli.
Manuel: Te l'ho portato io…
Armando: No, l'hai portato a mia madre, che poi me l'ha riportato. Quando l'ho sentito, comunque, sono scoppiato di gioia. Perché quell'album è una bomba.
Manuel: Lui non mi dava due lire per quell'album all'inizio… quando l'ha sentito ha detto "Questo c'è rimasto sotto". Non me dava una lira sto bastardo. È un po' diverso il discorso mio, ho fatto il primo demo nel 2009 e sto a fare il secondo oggi. Ho fatto qualcosa, ma nel rap non è che sia una pietra miliare come loro, e ne sono consapevolissimo. Ho lavorato anche a cose abbastanza innovative anche per l'epoca, ma era pur sempre il 2009. Comunque partendo dall'inizio, io sono di Montesacro, e pure Noyz, Corrado e il crew Savage Boys erano di lì. Io conoscevo loro e loro si conoscevano un po' tra di loro, ma non si stavano simpatici. Nel crew mio ZTK, a Trastevere, in cui c'erano già loro, Cole, Gel, Noyz, non c'era buon sangue.
Armando: Dicevano che eravamo i più pezzi di merda di Roma. Ci sta pure un film di Moccia ispirato a noi, col crew che si chiama ZTK...

Cosa?? Che film è?
Manuel: Non lo so non l'ho visto…
Armando: Te lo giuro. È una storia d'amore tra graffitari, come cazzo si chiama… Sei metri sopra il cielo

Oddio, ma è Scrivilo Sui Muri
Armando: La locandina del film è un vagone della linea B con un graffito di Emiliano Stand, un amico nostro. Un film per bambini, con lei che si fa le storie coi graffitari dello stesso crew. I più cattivi, i più infami, ovviamente.

Manuel: Me lo dovrò guardare.

Sì, per forza. Torniamo alle crew di graffitari.

Manuel: Vabe' dicevo che io sono stato il punto d'incontro di crew differenti. Noyz stava nei Savage Boys, Gel nei SIP, con Kimo, me e Cole. Io stavo sia nei SIP che nei Savage Boys, ero la colla. Solo che all'inizio ero mezzo metallaro e sto rap non mi convinceva. Però certe cose di Carter, Gel e Cole me le sentivo.

Armando: Sangue per me è un discone. Ai tempi me lo sparavo a cannone proprio. Ammazza, "Fuck Hip Hop" era na bomba, calcola.

Manuel: Io litigavo con i miei amici, che criticavano l'EP iniziale dei Truceboys perché lo ritenevano troppo allo stato brado. Quell'EP non era visto per niente bene all'inizio, perché l'hanno fatto senza un consenso. All'epoca se volevi fare rap dovevi far pesare molto nei testi il concetto dello scrauso. Tu non potevi farlo perché eri scrauso. Loro, i Truceboys, hanno sdoganato il rap per tutti. Dicevano che non c'entravano un cazzo con questa cultura, anzi, alcuni neanche sapevano farlo bene. Però alla fine risultava tutto micidiale: "Ommioddio scoppia il dramma". Era la prima volta che si sentivano pezzi di cronaca nel rap, cosa che poi ha fatto fare successo a Fabri Fibra, prima però non era così. Insomma, gli stessi della scena che facevano questa specie di mobbing, cercavano di mettere i bastoni tra le ruote ai Truceboys. A tal punto da non dire loro neanche che si facevano le doppie. [Ride] Senza fare nomi eh, ma è stato così. [Ride]

Dai non è vero. Chi era sta gente?

Manuel: Me lo raccontarono, ti giuro. Loro chiedevano "Oh, ma come si fa quell'effetto con la voce un po' più potente?" "Eh ti devi allenare… è questione di diaframma." Questo più per l'EP che per Sangue.

Armando: Sì ma alla fine ci sta che ti vuoi tenere i segreti solo per te… [Ride]

Manuel: Era gente che oggi senti tutti i giorni al top eh…

Armando: Si dice il peccato ma non il peccatore.

Manuel: Niente, quindi non è stato per niente facile per loro, come vedi. Questo però ha reso i loro lavori accessibili a tutti, pure i metallari poi hanno pensato di poter fare rap. Dopo Truceboys EP si sono aperti nuovi mondi. Io ero amico di molti dell'altra scena romana di cui ti parlavo, un po' più ortodossa, e alcuni di loro mi hanno chiesto "Ma perché sei andato con loro e non con noi?" A parte che per me esisteva un'unica scena che era il Rome Zoo, ed è una cosa che vorrei ricreare nel tempo, ma poi voglio dire, io loro li sentivo da una vita fare freestyle e non mi sono mai appassionato. Quando ho sentito i Truceboys, che lo facevano pure peggio, senza doppie, un po' scrausi, ma con dentro così tante cose forti e diverse da dire, ho pensato che qualcosa sarebbe cambiato davvero. E infatti è stato così. Se oggi tutti rappano secondo me è pure grazie a loro. Hanno rivoluzionato diverse cose.

Armando: L'ascoltatore dell'hip hop non era più il classico ragazzo col pantalone calato, la sneaker potente, il cappelletto e lo zainetto. Da noi ci veniva il punk, lo spaccino delle case popolari, il pariolino, tutte realtà diverse ma sotto un'unica bandiera.

Madò è così tutt'ora. E da lì insomma avete anche cominciato a fare le cose insieme.
Manuel: Il nostro disco l'abbiamo iniziato a scrivere in carcere. Siamo stati presi per due cose differenti, ma a un certo punto ci siamo trovati nella stessa cella. Da che stavamo depressi, abbiamo sempre letto libri e scritto rap, fino a quando non ci è cambiata la carcerazione. Noyz ci mandava tutti i cd rap americani, erano chiusi e incellophanati, col bollino SIAE, altrimenti non entravano. The Game, Lil Wayne, robe così, ce le mandava mese per mese. Su quelle abbiamo scritto le nostre cose. Il mio disco in particolare l'ho fatto nello studio suo, quando lui è stato incarcerato. C'era il suo collaboratore, Giordy Beat, che è morto poco dopo per leucemia fulminante. Giordy è stato quello che ci ha messo più in riga di tutti. Tutti quelli con cui collaboriamo, purtroppo, spesso tendono a dirti che è tutto una bomba, tutto spettacolare etc. Invece lui era uno che ti rompeva anche il cazzo…
Armando: Tendeva a migliorarti. Ti consigliava bene, perché comunque Giordano era uno che aveva studiato musica da piccolo. Era un genio. Ci sono certe basi che mi ha dato sei anni fa, io me le sento e sono tutt'ora attuali. È un peccato che un talento del genere sia scomparso.
Manuel: Ci teneva coi piedi per terra. E noi siamo gli unici forse ad esserlo ancora oggi.
Armando: Dopo quel periodo c'è stato Smuggler's Bazar.

Ecco, parliamone.

Armando: Era il periodo in cui noi avevamo aperto lo studio a Bravetta, Smuggler's Bazar, Giordano era la persona che se ne occupava ventiquattro ore su ventiquattro. Era un'etichetta che ha fondato Sandrino, un amico nostro di qualche anno più grande. Prima di creare Smuggler's Bazar era un organizzatore di eventi. Ha fatto varie volte il Wu-Tang a Roma e ha organizzato Disfunzioni Musicali. Vabe', da lì sono scaturiti un sacco di beat sia per gli album miei che per quello di Manuel.

Invece de La Calda Notte che mi puoi dire?

Armando: Quel disco lì è stato registrato in una settimana in una villa a Castel Madama, fornita da Smuggler's Bazar e quindi da Sandrino. Lui è stata la prima persona che ha voluto investire su me ed Emanuele, prima di lui nessuno. L'album prima, Non Dormire, se l'è prodotto Emanuele da solo. Traffik Records era Emanuele. Insomma, ci stava sta villa in cui ci hanno prodotto questo film porno e in cambio ci hanno dato le modelle. Noi pure abbiamo avuto delle parti recitate. Da lì è nata la collaborazione, che poi è andata avanti con Mucchio Selvaggio, ma non solo quello. Per dirti io sono il protagonista di un altro porno che si chiama Amore Criminale. Faccio tipo il presentatore, il menestrello di tutta la storia...

Manuel: Io tra l'altro sono il fotografo ufficiale del video de "La Calda Notte". E comunque quello che ha fatto Smuggler's Bazar all'epoca è stato creare un punto di unione tra tante persone che oggi sarebbero viste come artisti. All'epoca noi non ci consideravamo così, piuttosto eravamo criminali, tossici. Eravamo tutta gente di genere, chi faceva techno, chi rappava, chi fotografava. In questa villa, di proprietà Smuggler's Bazar, si è creato un rapporto strettissimo tra le persone. Passavamo giornate con le pistole in plastica e gli occhiali a far finta di spararci a vicenda. Poi in pochissimo tempo sono arrivati anche tutti gli altri, Carter, Cole, etc. È stato un processo molto sentito, che in seguito non si è più ripetuto. Il nostro album, mio e di Armando, l'abbiamo fatto ai domiciliari, ci tenevamo in contatto in altro modo, su Skype per esempio. Ci bevevamo un bicchiere di birra insieme davanti al computer, ste cazzate qua. La musica fica secondo me nasce quando c'è una collaborazione sentita tra gli artisti che la fanno. Uno ispira l'altro. Con Giordy succedeva molto questo, c'era uno scambio diretto col produttore. Ora è molto diverso. I rapporti con Giordy erano fenomenali, ci sono certe hit di Armando di cui lui manco si rende conto. Pensa che ogni pezzo che fa ora è per forza meglio di quelli passati. Spesso è così, ma certa roba è rimasta proprio un culto.

Sì i grandi classici non si toccano.

Armando: Io scrivo di quello che vivo. Lo faccio per me stesso, per sfogarmi. Nell'ultimo album nostro, ci stanno delle strofe vecchie di tre o quattro anni. La gente è rimasta a bocca aperta, ma io non rappo più così, rappo cento volte meglio. Quando mo esce Servizio Funebre che fate, alzate le mani? Perché quella è roba che ho registrato nel 2014. Io non sono un personaggio, non riesco a mascherarmi o a inventarmi una personalità. Io non sviluppo niente di me, io racconto. Il bello del Truceklan penso sia questo, che ognuno ha una personalità definita. Quando registravamo e facevamo le cose insieme, queste differenze non si sentivano, ed era bellissimo.

Senza dubbio. Gli unici cambiamenti che mi sembra di aver notato in voi sono quelli successivi alla reclusione. Era chiaro che anche musicalmente non sareste stati più gli stessi, e sempre in positivo. A proposito, c'è stato un sacco di fervore mediatico attorno alla vicenda della carcerazione.

Armando: La mia carcerazione è stata nel 2008, il 2 agosto. Quando hanno fatto tutti quegli spot in tv e sui giornali, io era già un anno che ero in carcere. Il giorno successivo a quel servizio sono uscito, perché tre settimane prima avevo fatto la richiesta tramite l'avvocato di andare ai domiciliari. Dopo un anno che si sta dentro ci sono dei limiti, e scatta la custodia cautelare. Loro entro un anno o ti chiudono le indagini e ti rinviano a giudizio, stabilendo la data del processo, oppure esci. A meno che non prolunghino le indagini, ma non lo stavano facendo. Stavano scadendo i termini e potevo uscire, ma sei ore prima è arrivato il fax in cui dicevano che mi avrebbero bloccato dentro perchè avevano chiuso le indagini. Dopo una settimana sarei stato di nuovo in scadenza e sarei potuto uscire di nuovo, ma anche lì mi hanno rinviato a giudizio. Il giorno in cui sono andato in tribunale per essere giudicato, il pubblico ministero non si è presentato. E questa cosa l'ha fatta apposta perché così non si sarebbe potuto procedere alla continuazione del processo e io sarei tornato automaticamente in carcere. Questo avveniva a giugno, a settembre è scoppiato tutto il casino dei media. Io il giorno dopo sono stato mandato ai domiciliari, perché lo avevo chiesto da un po'. All'inizio non mi facevano uscire, mi venivano a controllare e io non facevo assolutamente un cazzo. Venivano i carabinieri e mi facevano "Come vanno gli affari?" e io gli rispondevo "Ma che cazzo state a dì? Vi rendete conto di che cazzo state a dì? Sono a quaranta chilometri da Roma, mi sono fatto due anni e mezzo, come pensate che io ancora tenga i contatti delle mie reti di spaccio." Questo per farti capire l'ipocrisia della legge…

Sì, be', ai limiti del ridicolo.

Armando: Funziona così. Quando richiedi i domiciliari, più te ne vai affanculo, distante da dove hai fatto il reato, più è possibile che ti diano il sì. Io ho dovuto trovare una persona che mi desse una casa fuori Roma, per prendere i domiciliari. Loro sono andati a fare i controlli, prima che ci entrassi io dentro, è una casa situata nella più grande piazza di spaccio di questo paese. Ecco dove mi hanno mandato questi intelligentoni dei carabinieri. A ventiquattro ore di libertà dal Regina Coeli, mi affaccio alla finestra, era la prima boccata d'aria che prendevo, saranno state le quattro del pomeriggio. Passa uno e io lo riconosco, perché era un mio cliente. Gli faccio "Ciao", quello mi guarda, mi riconosce e mi dice due cose: la prima è "Bella, grande, sei uscito!" e la seconda è "Oh ma ce l'hai?". Ok? E io gli dico "Ma che c'ho, sono appena sceso dal Regina Coeli, ma che cazzo stai a dì." Dopo un po' di tempo che stavo ai domiciliari, finalmente mi hanno dato l'opportunità di uscire e di seguire un corso per la legalità. Vabe', ma lasciamo stare. Durante questo periodo sono venute delle persone a casa mia, abbiamo tirato su un mezzo studiolo dove registravo. Ci ho registrato l'album con Sugar Luca (1Zucker0), Die Hard è stato fatto ai domiciliari, a casa mia, col rischio che ogni volta ci venissero a chiappare. Cosa che è successa con Manuel.

Ah. Peso.

Armando: A noi ci hanno dato sei mesi in più per "Colpo in Canna". La gente dice "Voi rappate per i soldi", ed è sbagliato. Per registrare quel pezzo abbiamo preso sei mesi in più, tutti e due. Ci seguivano immagino, hanno visto che comunicavamo, ci avranno intercettati sicuramente. Lui era in affidamento ai servizi sociali, io ai domiciliari. Lui non poteva avere a che fare con pregiudicati, io nemmeno. Però volevamo registrare questa canzone dopo un sacco di tempo, immaginati il feeling che c'era, perché parla del carcere, di me e lui… La volevamo scrivere e registrare da veramente troppo tempo.

Manuel: Parentesi: quando ho sentito la sua strofa su "Colpo in Canna", io ancora non l'avevo fatta e manco Nex Cassel, ho detto "Famo un album così." Per me quello è stato un punto nuovo. Una roba che parla di quello che siamo noi, però visto da fuori, non in prima persona. Quello che pensi se non fossi tu in quel momento, ma se guardi da fuori. Volevamo un disco così.

Armando: Da paura. Insomma ci siamo messi a registrare questa strofa di pomeriggio, e i carabinieri che mi hanno fatto le indagini, non quelli del paese dove mi trovavo, sono partiti da Roma per appostarsi sotto casa mia e sentire noi che registravamo sta canzone. Senonché questi coglioni non sapevano che casa mia aveva un'altra uscita. Lui è uscito da quella, e non l'hanno preso davanti casa mia, ma a due vie di distanza mentre montava in macchina con la ragazza. Gli hanno puntato la pistola sotto la gola e gli hanno detto di tirare fuori tutto quello che aveva. Lui ovviamente non aveva niente…

Manuel: La verità è che il giudice aveva dato il permesso di acchiapparci in questo modo. Io stavo con un po' di tempo libero, potevo andare da lui e finire quella strofa. Però questi qua, questi geni sono gli stessi che hanno fatto l'operazione "Calda Notte", che hanno speso soldi dei contribuenti facendoci sembrare la Banda della Magliana, anche se non era assolutamente così. Questi, ci volevano prendere non solo nella stessa casa, ma proprio in flagrante, cioè mentre lui mi vendeva qualcosa. Erano sicuri che se ci vedevamo, io andavo a prendermi da un grammo a un chilo. È stato per questo che il giudice ci ha rimesso sei mesi in carcere, ma almeno ci ha dato il beneficio del dubbio. Noi ci eravamo visti per fare musica… Purtroppo quando fai certe cose ti becchi le conseguenze.

Armando: Con otto segnalazioni ti becchi l'ergastolo bianco, cioè la sera non esci, non puoi usare la macchina, non puoi vedere nessuno. Questo è quello che rischia un amico. Poi ci dicono che facciamo il rap per i soldi, ma vaffanculo va.

Manuel: No ma non vedo l'ora di farlo per i soldi! Tanto non è che cambierei di una virgola, solo che mi ci darebbero anche i soldi e sarebbe meglio.

Armando: È una follia. Io e lui abbiamo fatto di tutto insieme. Ora ci vediamo semplicemente per la musica. Facciamo le cose costruttive per la vita nostra, e loro tentano di vietarcelo, ma per quale motivo? Una volta che vogliamo agire con consapevolezza e a fin di bene, non possiamo. Le cose che dico non le dico per squartà, e manco lui. Lo faccio per dire "A pisché, sei sicuro che vuoi fare sta vita?" Perché con sta vita si finisce o al carcere, o all'ospedale, o morto.

Manuel: Ma più che altro per tutti e due è stata una piccola parentesi. Abbiamo fatto tante cose nella vita, graffiti, skate…

Armando: La vita illegale non è da fichi. Non fai nulla di nuovo, l'hanno fatto già altri trecentomila persone prima di te, capito? Fare una cosa così, come può essere il rap o qualsiasi altra cosa legata all'arte, è costruttivo davvero per la vita tua. Perché vuol dire che non ti si ricorderanno per una cosa che hanno fatto altri trecentomila persone.

Manuel: La droga si vende da sola, poi. Non so se hai mai visto i miei video, tipo "Shot the Sheriff" o "GTA", ci sta abbastanza una vena ironica. Mentre sto ai domiciliari faccio il video comico su di me che prendo in giro la guardia, ma prendo in giro pure me stesso. Per me è molto forte questo spirito sarcastico nel rap.

Armando: Ci prendiamo seriamente, ma siamo critici verso noi stessi. Immagino che se avessi avuto la voglia e la possibilità di andare a scuola e studiare, l'avrei fatto. Sicuramente. Poi però per determinate vicissitudini ho preso un altro tipo di strada, e sono contento di poter essere qui a dirlo. Se vado a vedere le persone che frequentavo in una certa maniera, davvero ne sono rimaste poche vive e col cervello in zucca.

So che siete connessi con Lo-Life.

Manuel: È uno dei crew più antichi di Brooklyn, che ora ha affiliati in tutto il mondo, dall'Australia all'Italia, noi compresi e qualche altro membro del Truceklan. Abbiamo fondato Lo-Life Italy, doppia L sta per Love&Loyalty. Non è che è questo che ci contraddistingue, ma loro come divisa vestono Polo, Ralph Lauren. Questo nasce dal fatto che molti di loro sono portoricani, o neri e la polo all'inizio era una linea destinata ai bianchi.

Armando: Dì la verità, noi quando eravamo ragazzini andavamo a rubà i vestiti. Questi due di Lo-Life facevano la stessa identica cosa, solo vent'anni prima a New York.

Manuel: Si chiamava "Million man rush", andavano in cento persone dentro a un negozio e rubavano tutto quello che potevano e poi scappavano.

Armando: Noi ste cose le facevamo da ragazzini, magari in meno persone, però sempre in gruppo. Noi ovviamente non la pensiamo più così, e neanche quelle persone lì. È cambiato tutto. Ce sta pure Action Bronson tra sta gente ora, capito che voglio dì? E ci stiamo pure noi che rappresentiamo l'Italia. Però sta cosa è partita come in Italia, tra graffitari, gente di strada. Era così trent'anni fa e adesso sono tutti artisti, come noi.

Manuel: Siamo partiti con l'idea che tanto non saremmo mai arrivati a fare i soldi col rap, e non li stiamo facendo neanche ora. È partito come hobby. È sempre rimasto così, ma ci occupa la vita un po' più seriamente. Ai tempi c'erano i graffiti, impicci, donne, rap e altri mille interessi a caso. Nel tempo tutti gli altri sono passati in secondo piano, sia per me che per lui, il rap è diventata la cosa che ci dà di più. Il rap oggi è così diretto che ti sentono davvero tutti. Riesci a comunicare con tutti. Magari mia madre o tua madre tante parole non le capiscono, se parlo un po' in slang. Però certi pezzi li faccio apposta in italiano in modo che arrivino a tutti. E questo per noi è incredibile per noi, che ai tempi eravamo così disadattati e stavamo sempre all'ultimo banco, avevamo quattro amici in tutta la scuola, perché eri quello punk, quello metallaro etc.

Avete avuto una fase punk?

Manuel: Io sì. Ho ascoltato punk, metal, dai tredici ai sedici diciotto anni. Suonavo la chitarra elettrica, mi andavo a vedere punk in tutta italia. Mi sentivo solo qualcosa dei Cypress Hill...

Armando: Io andavo con lo skate ma sono sempre stato così.

Cioè? Hai sempre e solo ascoltato hip hop?

Armando: Sì, solo. Dimmi un pezzo di qualsiasi artista e te lo canto.

Manuel: Quando eravamo piccoli lui aveva il videoregistratore come tutti, però si registrava le puntate di MTV Raps. Io e altri tre o quattro miei amici, quando ci stava una cosa di Nas o di Mobb Deep che non capivamo, facevamo "Oh, ma che cazzo ha detto là? Che vordì?" e lui sapeva tutto. Già parlava perfettamente l'inglese anche da ragazzino.

Armando: Ao, io c'ho la terza media chicca. La mia prima ragazza era americana…

Manuel: Vabe', ma l'inglese l'hai imparato col rap. Io l'ho conosciuto e un mese dopo lui è partito per andare a vivere ad Amsterdam quattro anni.

E quando se n'è andato com'è che vi sieti tenuti in contatto?

Manuel: Andavo io là spessissimo.

Armando: Rivendeva i giacconi e ci si pagava il biglietto. Tra l'altro, la voi sapè na cosa?

Sì.

Armando: Le prime persone che si sono messe il North Face a Roma sono stati i writer. Tutti quei North Face erano rubati, costavano milioni, ok?

Manuel: I writer li rivendevano ai rapper, all'epoca. Ai rapper famosi anche, senza fare nomi. Poi sono arrivati alla gente da stadio, e alla fine un abito comune. Mo ce l'hanno tutti. Però all'inizio erano i writer.

Armando: Andavamo puntualmente a fare sta cosa qua. Ho smesso di andare a scuola per andare a rubare nei negozi, lo dico proprio tranquillamente. Andavo in giro la mattina e mi fregavo un milione di lire di roba. Sai perché? Perché non se l'aspettava nessuno da parte di un ragazzino di quindici anni che si vestiva bene. Per andare a rubare mi vestivo i mocassini, non le Nike.

Manuel: Sì ma non fissiamoci troppo su sti aspetti, che sennò passiamo come due mongoloidi, Armà…

Armando: Sto raccontando quella che è stata la vita mia. Che poi non è che abbiamo fatto solo quello, dai. Nella vita mia non ho fatto solo del male.

I live come li organizzavate ai tempi?

Manuel: Gli anni del 2008-2009 erano una cosa micidiale. Partivamo in modi assurdi, in sei, sette in macchina, con macchine rimediate chissà dove.

Armando: Una volta abbiamo fatto un incidente con la macchina di Corrado e siamo andati a suonare uguale. Le guardie ci hanno perquisito perché guidavo io e pensavano avessi bevuto, ma io non avevo bevuto per un cazzo. Mi hanno fatto l'etilometro ed è venuto 0.0… Poi siamo andati a recuperare all'ospedale er Corado, che era da poco uscito dal coma. Aveva preso una botta in testa e abbiamo chiamato subito l'ambulanza io ed Emanuele, perché eravamo preoccupati. Alla fine per fortuna niente di che. Comunque poi siamo rimasti senza macchina e un pazzo furioso c'è venuto a prendere da Treviso e ci ha portati dritti a Bologna, a caso.

Manuel: Succedeva fisso qualche disgrazia, si rompeva la macchina, rimanevamo appiedati e c'era sempre qualcuno di qualche altra città che ci veniva a recuperare. Partire per il live per noi è sempre stato folle...

Da dove vengono i vostri nomi?

Manuel: Lui si firmava Chico nei graffiti. Quando lo chiamavamo Chicoria non era per niente contento. "Basta con sto Chicoria! Avete rotto il cazzo!" Noi continuavamo ovviamente e lui alla fine ci si è abituato e ci si è pure chiamato nel rap, assurdo. Un lavaggio mentale gli abbiamo fatto. A me invece mi chiamavano Gastone, o Gastrite. Da lì il diminuitivo. Ci piacevano le lettere, i suoni.

Sai una rima meravigliosa che mi viene in mente adesso qual è? "Ora è unita l'Europa, ognuno beve fuma e scopa"...

Armando: Perché non è così? Quella pure è politica.

Manuel: Con una semplicità disarmante sei riuscito a racchiudere un concetto. È una roba ermetica.

Armando: Boh, me parete matti ao. Anche sta cosa delle rime, perché devo attenermi per forza a quelle? Sticazzi se due parole non fanno rima.

Ti hanno sempre bacato le palle per questa cosa, eh?

Armando: Sì, dicevano che non ero capace e tutte ste cacate qua. Sti gran cazzi, non me n'è mai fregato niente. Mi avevano attaccato l'etichetta del gangsta rap inutile e senza senso, solamente per far vedere che sboravo inutilmente. Mi dicevano che non stavamo in America etc. In Italia ci stanno i meglio soldati di mafia, così come i meglio omicidi di camorra. Ci stanno tante cose amare di cui parlare, quindi non venitemi a dire che faccio il gangsta rap perché nel mio piccolo ho scritto di quello che ho visto. Poi se voi non ci credete che è così, sbagliate, perché poi va tutto a finire sulla cronaca del giornale. Non è che mi hanno messo dentro perché scrivevo quei testi, ma perché le facevo determinate cose. Se ero scemo e non me ne fregava niente di scrivere di quello che facevo, sono problemi miei. La pago io sta cosa.

Te le hanno mai rigirate contro le cose che hai scritto, in questo senso?

Armando: Sì, durante il processo hanno preso proprio determinate frasi dei miei dischi e le hanno usate contro di me. Al che il mio avvocato ha preso e ha detto che non era possibile usare come prova dei versi scritti da un pischello.

Mi viene in mente "Tajerino".

Armando: Eh, sono rapine. È cronaca. In qualsiasi borgata di Roma, nel periodo in cui quella canzone è uscita, c'erano ragazzi che facevano rapine col tajerino. E di che avrei dovuto parlare io? Poi per dire, alcuni li conoscevo pure per vie traverse. Io i reati li ho fatti, ma quelli che prevedevano aggressione o furto non mi sono mai piaciuti. Ok i furti li ho fatti, ma le aggressioni no. È tutto karma negativo che ti ritorna indietro. Ma comunque, è chiaro vero che ora non siamo più quel tipo di persone?

Madonna, certo che è chiaro. Mi state solo raccontando

Armando: A noi ci piace fare rap, fare le cose creative, farsi le canne (ma manco tante) e non cagare il cazzo a nessuno. Manco li stiamo a guardare gli altri.

Manuel: È che sono cose facilmente fraintendibili.

Armando: Dopo il periodo In The Panchine comunque, c'è stato Non Dormire di Emanuele. Io ci sono in una canzone. Pure quel pezzo, "Butterfly Knife", è uno dei primi miei. L'avrò registrato per terzo o quarto in assoluto. Subito dopo "Mai più ore in un vicolo", capito che voglio dì. Già "Mr. G" di In The Panchine è più recente di "Butterfly Knife".

Manuel: Secondo te qual è la hit più grande del Chicoria? La prima che ti viene in mente, magari.

Il "Pe davero" di Butterfly Knife mi piace di brutto.

Armando: Anche quelle sono classiche parole di Roma. Voi milanesi avete sta cosa…

Voi cosa? Sono di Arezzo…

Armando: Vabe', pure tu vivi qui. Io non capisco sta cosa. A me ogni tanto, quando sento parlare i miei amici napoletani, mi viene da fare l'accento come il loro. Gli rifaccio il verso. Qui, dopo un po' che stiamo insieme, voi in automatico parlate romano. Perché sta cosa? Ma tutti! E lo sapete qual è il trend dei rapper romani adesso?

No.

Armando: Mo parlano tutti milanese.

Manuel: Ma no, è bolognese. Tipo "di fisso", "ballotta"... lo scriviamo su Facebook e la gente poi si offende.

Armando: Quella è una cosa che fate sempre te, il Kimo, il Carter e il Cole...

Comunque la rima che preferisco è "Lascio lividi sul punto G".

Armando: Ah sì. Come si chiama quella canzone?

"Stolen Car".

Armando: Tremenda. Solo perché ha i beat un po' più allegrotti…

Boh, a me fa morire quel verso…

Armando: E vabbe' dai. Non te l'hanno mai lasciati???

[Risate senza senso]

Armando: Che ne so, m'informo...

Sonia è su Twitter pe davero — @acideyes