L'ultima Notte Blu di Frank Siciliano

Vi facciamo ascoltare un nuovo estratto da "L.U.N.A.", il primo lavoro da solista di Frank Siciliano, con cui abbiamo parlato di come sia lavorare al primo disco dopo quindici anni di carriera.

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17 marzo 2015, 9:26am

Frank Siciliano fa parte della crew originale di Unlimited Struggle e ha composto la canzone che ascoltate quando siete tristi e volete abbrutirvi. Probabilmente non è la biografia più completa che abbiate mai letto, ma c'è anche da dire che, nonostante il suo primo album ufficiale esca soltanto il 24 marzo, Frank è sulla scena da qualche annetto. Il disco si chiamera L.U.N.A. e da poche ore è disponibile su iTunes il pre-order.

Nelle ultime settimane Frank ha già buttato fuori due estratti dall'album, "Il Cielo Come China" e "Pelle, Fumo e Sogni", ma siccome non c'è due senza tre oggi vi facciamo ascoltare il terzo, che è, in un certo senso, la title-track di L.U.N.A. ovvero "L'Ultima Notte Assieme", in cui una strofa è stata affidata a Ghemon.

L.U.N.A. è il culmine di un percorso travagliato, un disco la cui scintilla ispiratrice è arrivata nel 2009 e ha quel suono caldo e avvolgente tipico della Golden Age, ma incredibilmente non rischia mai di sembrare un lavoro d'antiquariato, anzi: riesce in qualche modo a trasportare l'ascoltatore in una dimensione slegata della contemporaneità, dove per un'oretta ci si può dimenticare di Kendrick Lamar e delle avanguardie.

Siccome la traccia in esclusiva non ci sembrava abbastanza, abbiamo incontrato Frank Siciliano per una chiacchierata e per capire come sia possibile ottenere un risultato del genere con un disco a cui si è lavorato per oltre cinque anni.

Noisey: La prima cosa che ho pensato di questo disco, prima ancora di ascoltarlo, è che fosse pericoloso, che rischiasse di essere prevedibile. Invece non è così, penso che sia abbastanza fedele a ciò che mi aspettavo, ma non suona vecchio. Pensi di esserti preso qualche rischio?
Frank Siciliano:
Non credo, per me era già un successo che il disco si facesse davvero. Forse ci sono soltanto un paio di tracce in cui mi sono preso dei rischi, nel senso che sono un po' lontane da ciò che le persone si aspettano di ascoltare, come ad esempio "Rischiare Di Perderti", che è un pezzo molto più melodico degli altri. È anche vero che nessuno si sorprenderà troppo di sentirmi cantare, l'ho sempre fatto ed è un percorso che ho portato avanti negli anni, attraverso diverse collaborazioni.

Ho fatto quello che volevo fare, senza preoccuparmi troppo e penso che il risultato sia giusto, almeno per me. Sono curioso di vedere cosa dirà la gente.

Quando è stato il primo momento in cui hai detto "quasi quasi ora faccio un disco" e quante cose sono successe in mezzo per arrivare ad oggi?
Cazzo, l'ho detto tanto tempo fa. L'idea si è messa a fuoco con "Direzioni Opposte", quando uscì ero davvero convinto che da lì a breve avrei pubblicato un disco, e devo dire che ogni volta che mi è capitato di dire "sta per uscire il disco" ero davvero convinto che stesse per uscire. La verità è che "Direzioni Opposte" mi ha aperto un mondo, e delle porte, che hanno risucchiato molto tempo: io e il mio socio di Frame24 abbiamo iniziato a lavorare a tempo pieno come videomaker.

Il lavoro mi ha portato un po' fuori strada, ma è anche giusto seguire le passioni del momento, per mia fortuna conosco diversi modi di esprimere quello che ho in testa.

Per avere dei riferimenti temporali: quali sono le tracce rispettivamente più vecchia e più nuova?
La prima è sicuramente "Direzioni Opposte", che è stata composta nel 2009, mentre gli ultimi a cui ho lavorato sono quelli con Ghemon e Mistaman e li abbiamo completati soltanto a novembre, forse addirittura dicembre.

Capisci bene perché avevo paura che il disco suonasse vecchio: dopo così tanti anni di lavorazione c'era il rischio che una parte del lavoro sembrasse invecchiata e invece, anche se non è un lavoro d'avanguardia, suona come una specie di classicone. Penso sia un bel risultato.
Vengo identificato, insieme a Shocca e altri soci, come appartenente a quel periodo della Golden Age, ed effettivamente ho una certa età... Però era chiaro che non mi sarei messo a fare un disco come Fantastica Illusione, per quanto sia un prodotto che amo. Non posso cambiare il mio modo di cantare e di scrivere, così come non voglio cambiare il mio gusto per le produzioni: a me e Roc piacciono i suoni caldi, grassi e gonfi.

Anche nel comporre i testi l'idea era di riuscire a fare qualcosa che funzionasse sia ora che tra dieci anni, non ho mai voluto fotografare momenti precisi e individuabili nel tempo. È un tentativo, lo stesso acronimo L.U.N.A., che è "L'Ultima Notte Assieme", significa tante cose: una notte tra due persone ha diversi significato e possiamo esserne protagonisti io e te, o tu e la tua fidanzata o due persone di cui abbiamo solamente sentito parlare. Quello che mi piace è la speranza di poter raccontare i particolari di una fotografia, dei piccoli dettagli che ognuno sia in grado di inserire nel mosaico della sua esperienza personale e ricamarci attorno.

Ognuno deve poter immaginare il suo disegno come meglio crede, io metto soltanto lì dei puntini.

Mi fa piacere che parli de "L'Ultima Notte Assieme" perché è proprio il brano che presenteremo insieme all'intervista: mi racconti la sua storia?
Io e Ghemon volevamo fare un pezzo insieme già da tempo e avevamo parlato spesso dell'idea. Un giorno ho ho sentito il beat e ho capito subito che finalmente si stava presentando l'occasione adatta. Anche se io e lui abbiamo visioni diverse, e questo si riflette molto nel brano, tutti e due parliamo di un'ultima notte assieme, raccontata da punti di vista diversi.

La verità è che io stesso ascoltando la sua strofa ho inteso qualcosa di diverso ripetto a ciò che Ghemon aveva in mente, ed è stato bello confrontarsi e parlarne a lavoro ultimato. Il fatto che lui descriva il rapporto con una pistola per me è molto interessante ed ero certo che avrebbe centrato il bersaglio, senza ripetere le mie stesse idee, ma dando un valore aggiunto che chiudesse il cerchio de "L'Ultima Notte Assieme".

Possibile che questo sia il pezzo più rappresentativo del disco?
In realtà anche quando abbiamo fatto Struggle Music abbiamo cercato di stare lontani da questa associazione perché non mi piace dire che una canzone rappresenti l'intero disco più di un'altra. In questo caso ci abbiamo un pochino giocato sfruttando l'acronimo, per cui la risposta giusta è: può essere.

Ok, facciamo invece finta che tu debba scegliere una sola canzone tra tutte quelle a cui hai lavorato nella tua discografia per presentarti a qualcuno che non ti conosce...
Non gli farei ascoltare "Notte Blu". Ci sono affezionato, ma forse ora come ora gli farei sentire "Buongiorno", che è una di quelle che più mi piacciono in questo disco. Di "Notte Blu" penso sempre che, per quanto sia apprezzata tanto anche dai ragazzi più giovani, sia molto amata perché chi l'ha sentita nel 2004 aveva un'età fantastica, e ora quel pezzo lo aiuta a tornare con la mente a quei ricordi, a rievocare il passato. Per queste persone non potrò mai fare un pezzo che nel loro immaginario sia superiore a "Notte Blu".

Ho un bel rapporto con "Notte Blu" e ai concerti la faccio volentieri, per fortuna non sono ancora esasperato come Neffa con "La Porra".

Nelle produzioni quanto c'è di tuo?
Le scelte, ma io e Shocca abbiamo lavorato a stretto contatto per tutto il tempo e gli ho spiegato per filo e per segno ciò di cui avevo bisogno. Per alcuni beat mi sono affidato ad altri produttori, ad esempio Big Joe, che mi ha fatto ascoltare quattromila beat diversi prima di trovare quello giusto. In quel caso l'idea per la canzone è nata dopo essermi innamorato di un beat.

Io e Shocca abbiamo lavorato molto sulle questioni tecniche, giocando con la prossimità del microfono per ricercare un'atmosfera diversa, che includesse delle piccole imperfezioni o dei cali di voce. Non sono uno che canta in maniera tecnica, ma quello che cerco sempre da un take è che l'ascoltatore sia trascinato dalla mia voce, anche se non la uso in maniera perfetta.

Per alcuni pezzi ho pensato "cazzo, questo è difficile", però mi veniva normale continuare a lavorarci e in fase di registrazione è stato tutto semplice e naturale, ad esempio "Rischiare Di Perderti" è stato piuttosto difficile da cantare, visto che era un po' lontano da ciò che ho fatto fin'ora, ma credo che faccia parte del mio DNA.

In questo arco di tempo di lavorazione c'è qualcosa a livello musicale che ti ha lasciato il segno?
Cinque anni sono davvero tanta musica tra cui scegliere, magari nella mia idea di musica si è sedimentato qualcosa di James Blake e Frank Ocean, che è andato ad amalgamarsi coi Mobb Deep e Biggie, ma credo che sia impossibile scegliere qualcosa che prevalga sul resto. Spero di aver messo nel calderone più cose possibili e che il risultato sia l'idea che vorrei regalare agli altri di Frank Siciliano.

Musicalmente mi sento solidale con tanti altri progetti targati Unlimited, ma non mi sento di indicare un'influenza specifica. L'idea di L.U.N.A. è di fare un disco che tra un anno rimanga esattamente ciò che è ora, che non fotografi un momento solo o che abbia delle sonorità perfettamente individuabili nel tempo.

Il nostro disco cerca di essere un classico, il nostro sogno è quello. Sinceramente non credo che nessuno si aspettasse da me un disco contemporaneo, forse avrebbero voluto "Notte Blu" all'infinito, ma sono contento di quello che è venuto fuori.

Siccome siamo tornati al passato, andiamo ancora più indietro: ho letto in giro che ti sei avvicinato a questo mondo a partire dal writing, ti interessi ancora di questa disciplina?
In maniera diversa, anche perché è un ambito artistico che si è evoluto molto, ciò che oggi seguo maggiormente sono gli aspetti legati alla calligrafia e alla grafica. In fondo i miei studi sono stati quello, ho fatto il Liceo Artistico e l'Accademia di Belle Arti e tutt'ora la cura dei font mi appassiona, un po' meno il mondo dei graffiti.

Quando eravamo ragazzini fare i graffiti significava stare assieme, avere una crew e farsi delle gran botte di adrenalina quando si doveva scappare una volta finito il pezzo. Penso che l'ambiente sia un po' cambiato e non so quale sia l'approccio dei più giovani a questo mondo, che si è giustamente evoluto, ma ai miei tempi c'erano cose vietate, ad esempio non si poteva dipingere coi pennelli, mentre oggi alcune regole non hanno più ragione di esistere. È bello che si siano aperte un po' le teste.

Ti chiedo un'ultima cosa su una canzone, tra quelle che sono già uscite, perché le persone leggeranno prima che tutti i pezzi siano già effettivamente disponibili e mi sembra poco carino fare spoiler, che cosa sono per te pelle, fumo e sogni?
Era la fotografia di un momento storico, politico e sociale, ed è forse l'unica dell'album che vada esplicitamente a concentrarsi su questi temi. Era un periodo in cui io mi sentivo abbandonato, sembrava che tutte le nostre competenze non avessero un modo per valorizzarle e il pezzo gioca su questo conflitto tra scappare o restare per combattere.

Come artisti siamo vincolati da una barriera linguistica, ma al di là di quello io voglio restare qua, perché è il mio Paese e voglio dargli un valore. Ogni tanto non ci rendiamo conto delle nostre possibilità e anche l'idea dietro la realizzazione del video è quella di rendere tutto vago e indefinito, come se il protagonista non fosse uno tra me Cali e Johnny, ma l'ascoltatore. L'idea è di ricordare a chiunque ascolti che ha le potenzialità per fare il culo a tutti quanti e che ci sono in giro altre persone come lui.

Parlare dell'Italia così mi fa strano perché non sono né nazionalista né particolarmente patriottico, però mi infastidisce vedere come vengano sprecati dei talenti e che la gente a un certo punto si arrenda e dica fanculo, vado a fare i caffè.

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