Il miracolo dei PNL

I PNL non fanno rap col vocoder, ma fanno rap a partire dal vocoder e nel giro di sei mesi hanno ribaltato la scena parigina, arrivando fino alle vele di Scampia.

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set 11 2015, 9:19am

PNL (che sta per "Peace N Lovés", pace e cash, una dichiarazione d'intenti chiara e lodevole fin dal principio), è un gruppo formato da due ragazzi che vengono da Corbeil Essonne nella periferia sud di Parigi, sulle rive della Senna. Presi singolarmente si fanno chiamare Ademo e NOS. A marzo è uscito il loro primo album Que La Famille, che dopo essere stato distribuito in maniera indipendente e reso disponibile in free download ha iniziato a circolare di mano in mano, prima per i sobborghi di Parigi e poi in tutta la Francia.

Inizialmente non c'è stata molta attenzione intorno al progetto, ma il passaparola li ha portati in fretta a raccogliere milioni di visualizzazioni su YouTube e diventare un fenomeno simile ai nostri Maruego, Sfera Ebbasta e tutta quella corrente di zarria così spontanea da farvi sentire politicamente impegnati mentre coi finestrini abbassati musicate la circonvallazione con beat grassi e sporchi come Giuliano Ferrara.

Tutti i video dei PNL sono realizzati dalla stessa squadra e puntano a creare un contrasto con la corrente di deficienti mentali che sta trasportando il rap francese verso abissi di miseria e desolazione. I duetti dei PNL sono meravigliosamente malinconici, ma calati in un contesto in cui i due rapper sono circondati da amici, persone e paesaggi che sono la vera essenza delle periferie che raccontano. Solitamente i due non si mettono nemmeno troppo in mostra (per gli standardi di un cazzo di video hip-hop, ovviamente), ma il vero protagonista è proprio l'ambiente con i suoi personaggi. Potete facilmente notarlo nel video qua sotto, girato alle vele di Scampia.

I temi sono semplici: i ragazzi parlano di spaccio, di modi per farcela giorno per giorno, di fuga dai sogni e ogni tanto si sparano una strofa di egotrip. Il loro francese è semplice, anche senza avere padronanza della lingua potete vagamente comprendere i loro testi. Non c'è niente di nuovo nei loro temi, è tutta roba già sentita e già ascoltata, condita con un generale utilizzo dell'autotune che non si sono inventati loro e che pure in Italia abbiamo iniziato a usare da un annetto a questa parte. Niente di rivoluzionario, niente che li distingua in modo così apparente da un altro gruppo di periferia con la passione per Scarface.

Se non fosse che dopo aver ascoltato questo disco, contro ogni aspettativa, ci si accorge che si è verificato un miracolo.

I PNL se ne fregano altamente delle punchline e in ogni pezzo costruiscono la loro atmosfera personale (non ho il coraggio di definirla intima), preferiscono procedere in un altro modo e i loro testi hanno la forma di una matrioska. Se nella maggior parte della loro produzione lirica si viagga tra frasi crude (elle t'a brisé le cœur, fallait briser sa chatte - che suona più o meno come mi ha spezzato il cuore, bisognerebbe spezzarle la fica), confessioni da maniaco depressivo (Pas besoin des bras d'une femme, je connais pas ceux de ma mère, pas besoin qu'on m'aime en fait, j'ai juste besoin que tu quittes ma tête - Non ho bisogno delle braccia di una donna, non ho mai visto quelle di mia madre (ovvero, non ho bisogno dell'affetto di una donna, non ho mai ricevuto neanche quello di mia madre). Non ho bisogno di essere amato, vorrei solo che uscissi dalla mia testa) e considerazioni disilluse sulla vita di tutti i giorni (la misère m'emmène en balade, remballe ton échelle, au fond du trou j'empile mes péchés, j'escalade - la miseria mi porta a spasso, metti a posto la scaletta, da quaggiù impilo i miei peccato e mi ci arrampico). La verità è che bisogna rapportarsi con questi due tizi che ogni tanto fanno alzare gli occhi al cielo e pensare sì certo, come no? Ma probabilmente per un ascoltatore italiano il tutto diventa più semplice. Anche se ogni tanto si prendono delle licenze su qualche rima particolarmente arrogante i PNL se ne strafregano di fare a gara a chi ce l'ha più grosso: nei loro testi la noia di vivere è sempre percepibile, la prigione non viene mitizzata e in generale non è considerato da giusti finire al gabbio. Il loro unico pezzo tamarro sotto standard universamente conosciuti si chiama proprio "PNL" e, per quanto quelle vocine pitchate mi facciano sentire dentro una Fiat Punto nel 2000, non è nemmeno così becera da diventare inascoltabile.

La cosa che differenzia i PNL, secondo il mio metro di giudizio, non è tanto la loro abilità tecnica o la capacità di raccontare storie più interessanti di tutte le altre, quanto quella di costruirsi un immaginario più coerente che credibile. Non ho mai capito perché le storie del rap debbano essere martoriate da mille cazzi, mentre tutti gli altri generi con le chitarre possono inventarsi amori perduti e melodrammi infiniti. Così come un po' di tempo fa mi sono stupito per la capacità di Sfera Ebbasta (malgrado un moniker che mi fa venire la pelle d'oca al cervello) e Charlie Charles di costruirsi un immaginario affascinante senza perdere una briciola di stile (nel senso di coolness), credo che i PNL riescano a fare la stessa cosa. Raccontano le loro storie mischiando il buongusto di una spiaggia di Marsiglia con la tristezza di quando ci si sveglia da un sogno troppo vivido.

C'è da dire che potrebbe essere anche azzardato iscrivere i PNL nella categoria rapper. Probabilmente sarebbe meglio parlare di emo-thug ed è molto probabile che le loro radici e ispirazioni affondino nella scena attuale di Chicago, ma chi lo sa, magari si sono ispirati a Z-Ro. Nei loro riferimenti non si possono poi dimenticare Dragon Ball Z e altri manga, ma anche - e questa effettivamente è una novità - Il Re Leone e Il Libro Della Giungla, a cui hanno dedicato due pezzi, "Simba" e "Mowgli".

L'alchimia tra i due rapper è innegabile fino al punto che un orecchio poco attento (o semplicemente un povero stronzo che parla solo quattro parole in francese come me) non è in grado di distinguere quale dei due sia sul beat. Esclusa qualche sottile caratterizzazione dei due, il flusso dei loro pezzi sembra una specie di eco che continua ad allontanarsi e rispondere. Hervè, il cliente abituale e fidato di Ademo (qualcuno si ricorda di Vito?), è la personificazione della miseria che si appicica a NOS, a sua volta fissato con le metafore che coinvolgono ascensori e azioni che implichino il concetto di salire e scendere, in una sorta di catarsi personale richiamata in ogni testo. Sembra facile detta così, una cosa poco speciale, ma ci sono rapper che hanno buttato fuori dieci dischi e ancora non si riesce a capire di cosa stiano parlando. Il desiderio di dare dei limiti al progetto e la scelta di coinvolgere soltanto amici o amici di amici contribuisce all'arricchimento dell'immaginario stesso che stanno descrivendo: noi restiamo con quelli della famiglia. Sembra una cazzata, ma quando poi il tuo gruppo hip-hop preferito fa un featuring con Cris Cab senza alcuna ragione al mondo, allora ti accorgi che non lo è.

In ogni caso il vero perno dello stile dei PNL è l'autotune, che se in America è ormai sdoganato qui in Europa fa ancora storcere il naso ai puristi (che invece dovrebbero ringraziare, altrimenti non avrebbero nulla di cui farneticare nei loro dischi), e la Francia ha quasi gli stessi pregiudizi che abbiamo noi. Ademo lo ammette senza drammi "je suis pas un rappeur, sans vocoder je suis claqué - non sono un rapper, senza il vocoder sarei fottuto". Al contrario di tre quarti dei rapper francesi i PNL non usano l'autotune in post-produzione per aggiungere una patina al loro suono, ma il vocoder diventa un vero e proprio strumento da cui far partire il pezzo. Credo che qualcosa di simile si possa ascoltare, declinato con in mente idee molto diverse, sia nelle cose di Mecna che di Maruego.

A livello produttivo significa che non ci troviamo più di fronte ad un rapper con una voce vomitevole e stonato come un gatto che una volta finito di registrare la sua strofa si aggiusta fino a sembrare Celine Dion, ma che la scelta della tonalità in cui cantare viene fatta a partire dalla melodia. Prima si trova la melodia, e poi si costruisce tutto il resto a ritroso. Forse è così, o forse hanno solo una gran fortuna nell'incastrare insieme così tanti elementi grevi a formare un risultato estremamente melodico.

Per finire, la selezione delle strumentali è impeccabile. Sostanzialmente i ragazzi scavano nelle profondità di internet fino a trovare ciò che gli serve. Tra i vari è bene citare "PTQS" che proviene da qui, "Simba" acquistato qui e "La La", qui.

Detto questo, è necessario fare qualche precisazione.

Per prima cosa, NOS e Ademo esistono da ben prima dell'ascesa dei PNL e cercando in rete si possono trovare vecchi freestyle e comparsate, su YouTube. Era un periodo in cui Ademo rappava stronzate su quanto le sue rime fossero in grado di penetrarti le orecchie come un clitoride. Personalmente trovo le rime anatomiche particolarmente ripugnanti, ma in questo caso diciamo che è anche fisicamente borderline. In ogni caso, per fortuna, con il tempo è riuscito a trovare il suo suono e la sua strada, per cui possiamo dimenticarci del passato. Ciò che è più importante è che i PNL non sono usciti dal nulla e la loro rivoluzione non è un caso (o meglio, diciamo che preferisco pensarla così), ma è arrivata dopo un lavoro lungo e, presumbilmente, faticoso che li ha portati a trovare una via di mezzo vincente tra quella sorta di negritudine tamarra che si vive nelle periferie, i vestiti del reparto elegante di Gap e un po' di DIY. Sono tutte cose che prese singolarmente ti rendono parte della massa, ma in questo caso hanno sorprendentemente costruito una corrente diversa.

Mentre facciamo di questi ragionamenti, i ragazzi hanno probabilmente la fila di etichette discografiche dietro la porta e, con tutta probabilità, non riusciranno mai più a mettere insieme dodici brani come quelli che compongono Que La Famille (e sinceramente penso che, purtroppo, capiterà la stessa cosa a Sfera e Charlie). Sono semplicemente episodi spontanei che bisogna godersi, diciamo un insieme di fortunate convergenze combinate con un impegno intenso e momentaneo. Tanto per esagerare, è un po' come la roba di In The Panchine da cui non è mai scaturito niente in grado di eguagliarla. O Mi Fist, o il primo mixtape di Roccia Music. È che quando riesci a fare qualcosa di davvero iconico, con il tuo modo di rappare, ti trovi di fronte ad un bivio (qualitativamente parlando): o tutto, o niente.

Per il momento, il duo coltiva il mistero e non ha rilasciato alcuna intervista, preferendo concentrarsi sulla musica. Anche il tizio che gli gira i videoclip è in silenzio stampa. Frustrante, ma logico, a patto che sia una scelta essenziale per costruire un altro disco così spontaneo e genuino. Il loro prossimo passo sarà Le Mondo Chico e la speranza è che NOS continui a portare le sue ansie e la miseria del quartiere a fare un giretto mattina e sera, e che Ademo trovi finalmente la venezuelana in grado di fargli battere il cuore.

A giudicare dai mini-video che stanno postando su Facebook, c'è da stare sereni.


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