I Butthole Surfers erano punk fino al paradosso

Disadattati, incomprensibili, poi venduti: un nuovo libro getta luce sulla band texana più odiata di sempre.

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lug 25 2017, 8:31am

Il capitolo più divertente di Our Band Could Be Your Life: Scenes from the American Indie Underground, 1981–1991, libro cult di Michael Azerrad sull'indie americano degli anni Ottanta, racconta di quegli scapestrati punk texani dei Butthole Surfers. Azerrad racconta di come la band, capitanata da Gibby Haynes e Paul Leary, si trasferì ad Athens, Georgia per stalkerare i R.E.M., e di quella volta che il presidente Carter prese in mano la valigia di sua figlia dopo che i membri del gruppo ci avevano strofinato sopra, appunto, i loro membri. Insomma, parla tanto delle loro pagliacciate demenziali e del copioso uso di droga quanto del loro punk perverso.

Nell'introduzione alla sua nuova pubblicazione, intitolata Life Makes Me Nervous; I Like the Butthole Surfers, lo scrittore australiano Max Easton nota come la discussione di Azzerand si interrompe con la loro firma di un contratto con una major, e guarda solo brevemente a come le loro azioni erano considerate "antitetiche all'etica DIY". Il suo, invece, è un approfondimento su come i Surfers volessero agire in maniera così sovversiva che "persino svendersi e fare soldi era, per loro, un atto di ribellione".

Il risultato è un'opinione onnicomprensiva sulla carriera dei Surfers e sulla loro evoluzione all'interno del movimento punk DIY degli anni Ottanta, oltre che un'analisi del forte cambiamento ideologico del decennio successivo—quando il movimento in cui i Surfers erano cresciuti venne cooptato e commercializzato, e loro sorprendentemente ne trassero beneficio. Easton rivaluta la loro filosofia invertita: quella di un gruppo così in opposizione a tutte le altre band della loro scena che fu capace di concepire il fare causa all'etichetta indipendente che li aveva aiutati lungo tutta la carriera come il gesto sprezzante definitivo.

Potete leggere qua sotto un estratto da Life Makes Me Nervous; I Like the Butthole Surfers, seguito da una breve intervista con Easton.


Negli anni Ottanta molte band punk e hardcore venivano presentate come ammassi di falliti, reietti o farabutti, ma nessun gruppo era meno desiderabile dei Butthole Surfers. Mentivano, truffavano, rubavano, bevevano e si drogavano quasi fino ad ammazzarsi, e non sono riusciti nemmeno a tirare su una discografia così bella da poter dire che ne valeva la pena. Nonostante fossero cazzoni per eccellenza (pochi avrebbero rischiato tanto quanto loro per restare fedeli a una visione), sono riusciti in qualche modo a trionfare. In parte, per merito dei fattori estranei che la gente era felice di accettare—le battute sul cazzo, la figa e la merda, le pagliacciate, la completa bizzarria di tutto ciò che facevano—ma a portarli fino in fondo fu la loro accanita etica del lavoro e la loro totale assenza di vergogna nel cercare di ottenere ciò di cui avevano bisogno.

I loro primi anni di attività sono avvolti da una sorta di mito. Erano in cinque membri e vivevano in un ambiente simile a una comune, nel bagagliaio di un furgone che usavano per andare in tour (assieme a un pitbull dal nome "Mark Farner of Grand Funk Railroad"). Raccoglievano bottiglie per restituirle guadagnando cinque centesimi a pezzo, si facevano di LSD per gestire meglio la povertà e quindi la fame causata dal loro costante essere in tour, e si infilavano subdolamente in qualsiasi line-up riuscivano a trovare. Verso la metà degli anni Ottanta registrarono una delle serie di quattro album più rivoltanti della storia americana, tenendo come punti di riferimenti sonori rumori di scoregge e vomito da dita in gola. Per la maggior parte della loro carriera la loro unica preoccupazione è stata divertirsi, e quindi un conseguente senso di esplorazione alimentato quasi per intero dalla loro visione nichilista e poco avveduta del mondo. Erano vittime acide in formazione: venivano pestati a merda da buttafuori, si masturbavano a vicenda e scopavano l'un l'altro sul palco, davano fuoco ai loro strumenti, strusciarono i loro peni su una valigetta che sarebbe stata presa in mano dal presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter e tradirono a cuor leggero i loro colleghi. La loro esistenza era tanto eccitante quanto sconcertante.

Nonostante questo, un rapido sguardo alla progressione della loro carriera vi farà accertare che i Surfers erano approfittatori, scalatori sociali strafatti che abbassarono le saracinesche dopo un singolo di successo ("Pepper", da Electriclarryland, 1996) e apparizioni nelle colonne sonore di Romeo + Giulietta, Fuga da Los Angeles, Mission: Impossible 2, In linea con l'assassino e Spawn, e una volta all'apice del loro potere fecero causa all'etichetta indipendente che li aveva aiutati a diventare famosi. E usarono i soldi che fecero per migliorare la qualità delle droghe che si facevano. Ingrassarono. E prima di sistemarsi e vivere normali vite da normali esseri umani, commisero il crimine punk per eccellenza: si svendettero (immaginate che cosa significa fare soldi con la propria musica!) Ovviamente, quando i Butthole Surfers finalmente guadagnarono qualche soldo, non camminarono sorridendo a depositare un assegno in banca; diciamo che risero in modo delirante e sconnesso di fronte al cassiere che si trovarono di fronte.


Noisey: Se devo essere onesto, non ho mai 'capito' i Butthole Surfers, e non credo di essere l'unico. Sembravano troppo strani e psichedelici per i punk e troppo casinari e odiosi per gli stoner e chi si faceva di acido. Ma forse è proprio per questo che sono affascinanti?
Max Easton: Per me è proprio per questo—mi piace l'idea per cui abbiano deciso di essere quel tipo di gruppo che è "troppo" anche per, chessò, chi porta un gilet di pelle borchiato: lo disarma, in un certo senso. Penso che volessero scontrarsi anche con chi basava la propria identità sullo scontro. Volevano esagerare quelle cose che erano state fatte e rifatte fino allo sfinimento negli anni Sessanta e Settanta (come una versione orrida dei Grateful Dead) senza finire a essere quella-cosa-lì ma per la loro generazione. Volevano essere davvero unici, nel bene e nel male.

Che album devo ascoltare per cambiare davvero idea nei loro confronti?
Rembrandt Pussyhorse è decisamente il mio preferito, e il loro disco più strano. Il migliore è probabilmente Locust Abortion Technician, dato che li rappresenta all'apice delle loro capacità. Ma se ti lasci convincere dal punk, allora forse dovresti cominciare dal PCPPEP (che tra l'altro è uno dei migliori titoli di sempre).

I Surfers si inserivano in quella tradizione di freak punk texano di band come Big Boys, Stick Men with Rayguns, e persino di artisti come Roky Erickson. Quanto ha giocato il Texas, e la loro reazione al Texas, nel loro suono?
Sicuramente ha giocato un ruolo nel farli diventare così bizzarri. Credo che se avessero cominciato a suonare a San Francisco sarebbero semplicemente stati accettati nella comunità punk un attimo più estrema della norma, ma essere accettati non va completamente contro l'idea alla base dell'essere un tipo strambo, alienato? Penso che la loro tendenza alla sovversione sia nata da quanto non si sentissero accettati nel loro stato, e forse l'hanno abbracciata per continuare a sottolineare il fatto che non erano adatti al luogo da cui provenivano. Quello che gli importava era andare contro tutti.

Il loro mantra è "la musica rock deve essere una cosa che odi." Credi che la musica sarebbe più interessante se più band seguissero lo stesso principio?
Fino a un certo punto. Ogni volta che il rock, il punk, eccetera sono stati al loro meglio, o al massimo della loro qualità rivoluzionaria, lo erano in quanto al limite tra piacevole e fastidioso. I tempi sono cambiati, quindi non me la sento di definire i Butthole Surfers un modello di band da seguire, ma spero che più e più band underground valutino come importante l'idea di fare qualcosa di provocatorio e sovversivo. La musica dovrebbe essere socialmente responsabile, ma non dovrebbe essere regolata dall'accettazione sociale—formare una comunità attorno a qualcosa implica un pericolo, cioè che le persone tendano a diventare piccole versioni differenti di un'idea centrale. I Butthole Surfers erano così interessanti proprio perché rifiutavano di venire accettati dalla comunità punk degli anni Ottanta, andavano in una direzione completamente opposta—e tutta la musica che trovo più interessante è musica scritta da eccezioni, anomalie.

Hai una storia preferita sui Surfers o su Gibby?
Sarebbe facile parlare di quella volta che riempirono un tubo di urina, lo chiamarono 'la bacchetta di piscio' e si misero a usarlo per spruzzare il pubblico di un loro concerto, o quando si trasferirono in gruppo ad Athens, Georgia per stalkerare i R.E.M.—ma sono entrambi gesti piuttosto infantili. Penso che il loro gesto più illuminante sia stato fare causa alla Alternative Tentacles, l'etichetta indipendente che li aveva seguiti per anni, per essersi presa troppi soldi dai diritti del loro catalogo. Spiega bene la loro mentalità negli anni Novanta, quando si resero conto che tutta la filosofia indipendente e DIY funzionava solo se un guadagno non entrava nell'equazione. Non erano puristi, in quel senso, e credo sia uno dei motivi principali per cui non abbiano avuto, nel racconto della storia del punk, la trazione di band come Black Flag o Minor Threat.

C'è un motivo per cui, dopo una zine Randy Newman ( Barely Human; I Like Randy Newman) ne hai preparata una sui Butthole Surfers? C'è un collegamento tra le due?
Senza essermene davvero reso conto, posso dire che in Barely Human ho seguito le azioni di una persona mentre, attorno a lui, i tempi cambiavano; passo dal Newman cantautore serio degli anni Settanta al Newman satirico mezzo matto negli anni Ottanta, e lo seguo fino a quando scelse di prendersi gran soldi per comporre colonne sonore per il cinema. Per Life Makes Me Nervous ho cominciato a pensare ad altre band che mi piacevano che a nessun altro sembravano piacere, e mi sono reso conto che anche i Butthole Surfers avevano seguito una traiettoria che rispecchiava quella dei tempi in cui hanno vissuto. Negli anni Ottanta erano solo dei pazzi, mentre negli anni Novanta vennero inseriti nel calderone alt-rock e grunge tipico del decennio. Il collegamento tra Newman e i Surfers può essere la loro mentalità da sfavoriti esplicitata nell'auto-sabotaggio, nella sovversione del mondo che ti circonda fino a perdere il senso della tua arte. Anche se entrambi hanno 'avuto successo', non sono conosciuti per la loro musica migliore—per molti, Randy Newman è solo il tizio che ha scritto le musiche di Toy Story. I Butthole Surfers sono la band che ha scritto "Pepper"—e c'è qualcosa di interessante nella scomparsa delle loro eredità.

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