"Infinity" è l'unica hit estiva di cui avremo mai bisogno

Sono passati dieci anni da "Infinity 2008", la hit con la melodia di sax più famosa di sempre, nata dall'ecstasy e dai rave degli anni Novanta.

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ago 8 2018, 8:43am

Here's my key,
Philosophy.
A freak like me
Just needs infinity.

Secondo il filosofo Emmanuel Levinàs, l'infinito si palesa nel rapporto con l'altro. Io comunico con te, ma non posso conoscerti perché sei all'infuori di me. Quindi sperimento l'infinito, che in un certo senso è anche lo spirito. È uno sguardo che si alza al cielo per poi abbassarsi verso gli occhi di un altro essere umano.

È proprio all'infinito che un ragazzo inglese, tanti anni fa, dedicò una sua canzone. Ai tempi faceva rock e non aveva ancora scelto il nome con cui sarebbe diventato famoso, cioè Guru Josh. Un giorno in un pub di Londra qualcuno gli diede dell'ecstasy; lui disse addio alle chitarre e si diede alla house music. Era il 1989 e il Regno Unito stava venendo infiammato dalla Second Summer of Love, cioè quei mesi in cui la acid house, strabordata dai confini di Ibiza, si fece il mare e la Manica per diventare la colonna sonora preferita degli impasticcatissimi servi della regina, portando alla nascita dei rave.

"È un periodo della storia della dance music inglese che è stato mitizzato così a fondo che anche chi è troppo giovane per averlo sperimentato lo guarda con nostalgia", ha scritto Crack di quei mesi. Guru Josh lo visse a fondo frequentando gli spazi più leggendari di quell'epoca: su tutti l'Haçienda di Manchester, il cui DJ si innamorò della sua prima canzone. Si chiamava "Infinity (1990s... Time for the Guru)" e cominciava con l'assolo di sassofono di un suo vecchio compagno di band.

"Stampammo 500 copie e 480 finirono nel cestino. Tutti mi dicevano che ero un pazzo per averci messo un sassofono ma Mike Pickering, il DJ dell'Haçienda, lo mise su e il resto è storia."

Se ancora non sapete di cosa stiamo parlando, ascoltate qua. La parte di sassofono di "Infinity" è una delle melodie più riconoscibili della storia della musica. Comincia con un Do, la nota più felice e sognante di tutte. Quella con cui iniziano le canzoni d'amore felice, quella attorno a cui si avvolgono le filastrocche che cantano i bambini. E va su, fa vibrare l'aria con un soffio di sassofono. Le mani si alzano al cielo, lo stesso dove da qualche parte nel nulla immenso si cela Dio, lo stesso che sta negli occhi e nei corpi di chi è nel tuo stesso spazio.

La copertina originale di Infinity.

Il video originale di "Infinity" è esploso, caleidoscopico. Guru Josh indossa una camicia tie-dye enorme e aperta sul petto, il suo sguardo è a metà tra il rapito e l'inquietante, la sua voce come svitata da una gola arrugginita. Una folla colorata si dimena in una nuvola di coriandoli, spezzettata da laser innocui. "Era un periodo fantastico", dice un commento su YouTube. "Il muro di Berlino era appena caduto, il comunismo stava collassando e la Guerra Fredda sembrava finita. C'era un'aria di ottimismo tra molti di noi, ci sembrava che il mondo avesse finalmente capito come funzionare".

La storia di Guru Josh non ha però un lieto fine. Dopo altri singoli di medio successo lavorò come imprenditore e si trasferì a Ibiza. Lì ha vissuto fino alla sua morte, arrivata all'improvviso alla fine del 2015. Aveva 51 anni, Guru Josh, quando si è tolto la vita. Oltre alla musica, di lui resta una visionaria serie di videocassette, Dance In Cyberspace, collage psichedelici per raver da salotto che sembrano versioni maledette di screensaver di Windows 95. Ma "Infinity" è la sua eredità più grande, qualche minuto di utopia elettronica di cui convincersi sospinti dal soffio di quell'inconfondibile sassofono.

Senza un DJ tedesco, però, quell'eredità potrebbe non esistere. L'8 agosto 2008, dieci anni fa, Guru Josh decise assieme ad amici di reimpacchettare la sua hit a nome Guru Josh Project. Un remix venne affidato a tale Klaas. Il risultato? Questo:

Non è più il sassofono ad aprire "Infinity" ma una voce baritonale che sembra annunciare una comunicazione di servizio. "Rilassati, prenditi il tempo che ti serve", dice. Si fa poi vocalist dall'ugola d'oro: "Prenditi il tempo che ti serve per fidarti di me / E troverai l'infinito". Un traboccare che si realizza nel drop, non più il tessuto di ritmo e melodia degli anni Novanta ma il godimento istantaneo e liberatorio della linea di basso che rimbalza e rimbomba nelle casse e nelle orecchie. Come un grande cartello "APPLAUSI" di quelli che vengono mostrati agli spettatori dei talk show, ma con scritto "BALLATE". Non pensate a niente se non al drop, perché quello è l'infinito, il momento in cui guardarvi negli occhi e toccarvi, avvicinarvi; o piegare il collo all'indietro e accompagnare la linea delle pupille con quelle delle braccia e fare su e giù, come a scuotere il cielo.

La confusione tra estasi e artificio che anima "Infinity 2008" si palesa anche nel suo video. Una stangona si aggira per un bosco tutta suadente e trova una casa. Vi entra, accende una vecchia televisione e si stende su un divano. Davanti ai suoi occhi compare il video della vecchia "Infinity". Lei, rapita, si spoglia lentamente fino a restare in lingerie mentre sui pixel dello schermo passa una versione granulosa della gioia che fu. Come lei, anche noi all'ascolto godiamo di un'esperienza mai avuta, un'era mai vissuta. Il tutto si conclude con un enorme martello che spacca un muro di mattoni prima e la televisione poi, come ad affermare il potere distruttore del remake: "Io ti eternalizzo, ma ti distruggo", sembra dire all'originale.

Una vecchia foto di Guru Josh. Credit: R. Kennedy / EMPICS Entertainment

E così sarà, perché è "Infinity 2008" a essere entrata nell'immaginario collettivo dei millennial. Arrivato agli albori dell'internet contemporaneo, il remake dei Guru Josh Project ha vissuto un'era transitoria in cui la vastità di scelta dei servizi di streaming era ancora una lontana speranza. La musica che all'epoca poteva essere descritta come "commerciale" (David Guetta, Laurent Wolf, Yves LaRock, Bob Sinclair, un accrocchio di pop, pre-EDM e French Touch da filodiffusione di Pull & Bear) andava ancora guadagnata a forza di download e si affermava per passaparola, per le radio, per le serate a cui veniva suonata. E "Infinity 2008" era ovunque, dagli iPod Touch alle feste d'istituto, passando per la programmazione di RTL 102.5.

Ad oggi, il video di "Infinity 2008" ha quasi 100 milioni di views ed è l'ottavo video più visto sul canale di Ultra Music, etichetta che incarna il senso più profondo dell'EDM nella sua accezione contemporanea: giochi di nostalgia, canzoni idiote da tormentone post-Rana Pazza, drop faciloni, ragazze in costume che ballano in piscina. 100 milioni a cui si devono aggiungere gli innumerevoli ri-upload del pezzo nelle sue varie versioni, tra cui uno sfortunato ri-remix tentato da DJ Antoine nel 2012 in piena esplosione EDM. L'unica vera differenza è il drop, ancora più sintetico e lontano dalla palpitazione costante alimentata dall'MD e dal vento delle Baleari che teneva in vita l'originale.

Dietro alla nostalgia c'è però qualcosa di molto più concreto. "Io non sono un DJ, io scrivo canzoni e oggi devi usare i giusti producer", ha detto Guru Josh in un'intervista spiegando il senso di "Infinity 2008". "È fondamentale saper cogliere lo stile giusto [per il momento in cui vivi], e oggi va l'electro". Niente di più semplice di un'operazione commerciale che ha come increato l'originale, confondendola nell'infinito gioco di rimandi che è e resterà la dance music.

Elia è su Instagram.

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