Recensione: Immortal - Northern Chaos Gods

I demoni di Blashyrkh fanno quasi più paura oggi che nel 1993.

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lug 13 2018, 9:45am

Per qualche ragione, gli Immortal non mi hanno mai colpito. Probabilmente non c’era nemmeno, una ragione, ma prima di far partire Northern Chaos Gods credo che il mio ultimo incontro con Abbath e Demonaz risalisse ad almeno sei o sette anni fa, a qualche festival estivo. Mai una volta che in questi anni mi sia mai venuto l’impulso di riascoltare Pure Holocaust o Battles In The North. Forse galeotto fu il video di "Blashyrkh", che anche a quattordici anni mi sembrava una delle cose più stupide dell’universo, o il fatto che Abbath, con quelle sue pose assurde ed espressioni da coglionazzo, non sia mai stato particolarmente credibile (e nel black metal, si sa, la credibilità è tutto).

Oggi però Abbath non c’è più, i suoi problemi di tossicodipendenza l’hanno allontanato dai suoi storici compagni d’arme, e Demonaz ha parzialmente risolto i suoi problemi di tendinite cronica e ripreso a suonare dopo anni di pausa forzata. Considerate tutte queste premesse e il fatto che All Shall Fall (l’ultimo lavoro in studio, vecchio ormai di quasi dieci anni) faceva abbastanza schifìo, mi approccio a Northern Chaos Gods con un discreto scetticismo. Stronzo io.

Questo è senza ombra di dubbio il miglior disco black metal partorito da una band storica negli ultimi dieci anni. Gli Emperor si sono sciolti, gli Ulver fanno tutt’altro, i Satyricon sono diventati la parodia di se stessi, i Mayhem vivacchiano sulla linea di galleggiamento, i Dimmu Burger si salvi chi può e i Gorgoroth sono ridotti a poco più di una serie di turnisti. In questo panorama decisamente desolante, Northern Chaos Gods svetta ancora di più, perché senza nessun eccesso né pretenziosità si pone esattamente per quello che deve essere: una mattonata nelle gengive. Demonaz, che come ai vecchi tempi si avvale nuovamente del supporto di Horg alla batteria, si prende in carico composizione, canto e (finalmente, dopo vent’anni) torna anche alla chitarra, e il risultato è un album di una coerenza, semplicità, linearità e concretezza pazzesca.

Dev’essersene ben accorto Peter Tägtgren, tanto che non si è limitato a produrre il disco nel suo sempiterno Abyss studio, ma si è anche occupato della registrazione delle linee di basso in qualità di turnista, segno che per sciroccato che sia pure lui, il mastermind degli Hypocrisy è ancora in grado di riconoscere un buon disco quando lo incontra.

Quaranta minuti e spicci di black metal giusto come a Bergen non se ne sentiva da tanto, forse troppo tempo. I suoni sono puliti e lavorati quanto basta (di nuovo, Tägtgren è una garanzia), ma il freddo che passa da ogni colpo di batteria e nota di chitarra è tale che in pieno luglio a Milano mi viene da mettermi la felpa. Nera, di qualche gruppo improbabile. Il passo successivo è guardarmi attorno, fissare intensamente un collega con un’espressione da pirla e urlargli a pieni polmoni MIGHTY RAVENDAAAAAAAAAAAAAAAARK.

Sul serio, non mi ero mai divertito tanto nelle mie pur sporadiche escursioni in quel di Blashyrkh. Il reame del buio e del gelo perenne partorito dagli Immortal è un parco giochi quasi più divertente nel 2018 che non nel 1993, perché è rimasto uno degli ultimi ancora in attività. Northern Chaos Gods è un album pieno di hit, tutti i suoi otto pezzi potrebbero essere cantati a squarciagola scuotendo il capoccione davanti al palco, in un tripudio di urla, blast-beat e bestemmie. Anzi, visto che gli Immy sono sempre stati molto parchi sugli attacchi alla religione, questo potrebbe essere il disco con cui spieghi il black metal a tuo figlio seienne: “Lo senti, piccolo Asdrubale? Questo è il freddo dell’inverno. Senti queste urla? Sono i demoni di Blashyrkh che si disperano nel buio perenne che li circonda”.

Northern Chaos Gods è uscito il 6 luglio per Nuclear Blast.

Ascolta Northern Chaos Gods su Spotify:

TRACKLIST:
1. Northern Chaos Gods
2. Into Battle Ride
3. Gates to Blashyrkh
4. Grim and Dark
5. Grim and Dark
6. Where Mountains Rise
7. Blacker of Worlds
8. Mighty Ravendark

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