SOPHIE. Foto di Fernando Schlaepfer, via sonar.es.

Cinque act che hanno reso leggendario il Sónar 2018

Federica Giani

Finalmente un festival musicale dominato da artiste donne e non-binary.

SOPHIE. Foto di Fernando Schlaepfer, via sonar.es.

Il Sónar, più che un festival, è una specie di parco di divertimenti per adulti, con tanto di autoscontri e giochi panoramici dedicati agli eroi che reggono gli alcolici e gli urti contemporaneamente. Il clima catalano, a differenza di quanto succede col più sfortunato Primavera Sound, sembra adeguarsi a questa idea di festa totale e regala le prime giornate davvero godibili della stagione, e in più questa edizione, forse essendo la venticinquesima (auguri raga) è stata, se possibile, più ricca e sfavillante del solito.

Per chi come me vive a Barcellona l'ultimo anno non è stato per niente leggero, avevamo davvero bisogno di distrarci. Mi perdonerete, quindi, se questo non sarà un vero e proprio report dettagliato di tutto quanto di buono c’è stato in questi intensissimi quattro giorni, ma la mia dedizione al divertimento non poteva andare di pari passo con una concentrazione elevatissima.

Tuttavia dovevo fare il mio dovere, e così per non perdermi via in tutto questo divertimento ho deciso di concentrare i miei sforzi per raccontare una parte del Festival che quest’anno è stata fondamentale: la quota rosa. Da qualche anno collettivi come Discwoman o Female Pressure hanno contribuito a mettere un’attenzione speciale su questo argomento, e fortunatamente il Sónar è un festival reattivo, tanto che gli act più incredibili del Sónar 2018 sono state artiste donne o non-binary (quindi purtroppo Liberato non è tra questi, con buona pace dell’autotune).

KAMPIRE

Grazie al lungo pomeriggio curato da Diplo ci siamo teletrasportati in Nigeria con Mr. Eazi, in Sudafrica con i Destruction Boys e in Uganda con Kampire. La mia attenzione è andata tutta su Kampire, DJ del collettivo Nyege Nyege, e sul suo set durante il quale era impossibile stare fermi, nonostante il sole devastante che baciava il colorato pubblico del Sónar. Sì, c’erano delle zone coperte quindi per evitare un’insolazione si poteva benissimo ballare all’ombra, ma come fai a rinunciare a stare lì davanti a una delle più talentuose DJ africane? Come fai a non volerle dimostrare amore con tutto il tuo corpo e la tua anima? Impossibile. L’effetto immediato del suo set, oltre a un rush di dopamina che, giuro, era dovuto unicamente alla sua spumeggianza musicale, è stato che per i giorni successivi ci siamo dati da fare per capire come fare a raggiungerla anche in Uganda, in particolare al festival Nyege Nyege, che ha una line-up incredibile (tra gli italiani segnaliamo STILL aka Simone Trabucchi, che sarà lì per qualche tempo per una residenza artistica di cui non vediamo l’ora di ascoltare i frutti).

OKLOU

Avril Alvarez è una delle musiciste francesi più interessanti da qualche anno a questa parte, ma ultimamente ha avuto un boost di visibilità grazie a The Rite Of May, EP di una dolcezza assoluta uscito per Nuxxe (label di Sega Bodega, Shygirl e Coucou Chloe, per intenderci). Sul palco vedi soltanto la sua silouhette, che si confonde con quella dei suoi synth, mentre sul background passano immagini a volte mozzafiato come branchi di levrieri che corrono nel deserto altre volte spaccacuore — vi assicuro che ascoltare un pezzo di Oklou mentre si riguarda (a tradimento) la scena più devastante di Bambi è stato un colpo veramente basso.

YAEJI

Designer, vocalist, DJ e producer. Con tutti questi talenti tutti concentrati nello stesso corpo, Yaeji in pochissimo tempo è diventata la persona preferita di chiunque abbia incrociato il suo cammino. Non ho avuto tempo di fare questo esperimento, ma sono quasi certa che se metti un sasso davanti alla consolle durante un suo set è probabile che nemmeno lui riesca a stare fermo. Provate a cercare su un qualsiasi dizionario la definizione di talento, ci troverete una foto di Yaeji.

ROSALIA

Se dalle nostre parti la star del momento è un misterioso campano incappucciato, in Spagna c’è una ragazza andalusa cresciuta a pane e flamenco che sta facendo impazzire tutti. Ovviamente era impossibile non lasciarsi contagiare dall’hype, e così abbiamo affrontato forse l’unica fila imponente di questo altrimenti ordinatissimo Sónar, ovvero quella davanti alla Sónar Hall per il live di Rosalía. Questa giovane regina del flamenco, presa sotto l’ala protettiva da El Guincho (producer attivo da una decina di anni) e pimpatissima dal video veramente bello che le ha confezionato il collettivo catalano Canadá, poteva rivelarsi una bolla di fumo oppure una vera bomba atomica, e guarda un po’ il caso vuole che la sua esibizione abbia confermato che la ragazza si merita tutto il buzz che la circonda. Pare che lo show sia stato incredibile — noi da lontano potevamo viverne soltanto emozioni riflesse da schermi di smartphone altrui — e che sul palco con lei ci fosse un mega corpo di ballo con tanto di nacchere (mi permetto di suggerire a Rosalía di vendere nacchere customizzate al banchetto del suo merch) e a un certo punto addirittura un quad. Se dovessi scommettere sulla prossima FKA Twigs, punterei tutto su di lei.

SOPHIE

Che dire di SOPHIE che non sia già stato detto da Brian Eno?

L’unica cosa che si può aggiungere è che lo show con cui sta girando (tra l’altro mentre lavora al prossimo album di Lady Gaga - SCOOP) è forse la cosa più devastante e meravigliosa che il mio cervello abbia dovuto elaborare in tutti questi anni di relazione con la musica elettronica. Sul palco lei arriva in completino minimo di lattice, fisico statuario, insieme a due ballerine che sostanzialmente la trasportano e le fanno da controcanto materiale, e da una vocalist in stile dance anni Novanta che per qualche assurdo motivo riesce a legarsi alla perfezione con questa estetica post-tutto con cui SOPHIE metabolizza e risputa fuori dalla realtà. Lo show si è aperto con lei che nasce da una nuvola di plastica e si è chiuso con un synth distrutto sul palco. Brian Eno si sarebbe commosso.

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