C'è gente che segnala ascolti "finti" di Fedez su Spotify

Da ieri stanno comparendo testimonianze di persone che si sono viste comparire nella cronologia di Spotify canzoni di Fedez che non avevano ascoltato: cosa è successo?

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01 febbraio 2019, 3:58pm

Gli ultimi giorni di questa settimana sono stati segnati dalla sfida di risultati tra due brani usciti venerdì 25 gennaio, cioè "Stamm Fort" di Sfera Ebbasta e Luche e "TVTB" di Fedez insieme alla Dark Polo Gang. Per diverso tempo la canzone prodotta da Charlie Charles e Sick Luke è rimasta in cima alla classifica Top 200 di Spotify, ma ieri sera è stata scalzata dal brano tratto da Paranoia Airlines.

La posizione di un brano nella Top 200 è importante, dato che da qualche anno Spotify incide anche nella classifica FIMI e di conseguenza nelle certificazioni GFK. In pratica più ascolti (premium) fai più vai in alto in classifica. Avere numeri alti sul servizio di streaming più famoso, quindi, non serve solo per vantarsi dei numeri ma incide sulla comunicazione e sulle vendite su più livelli.

Tutto questo per dire che nelle ultime ore, su Twitter, hanno iniziato a comparire delle testimonianze di utenti che riscontravano stranezze nelle loro cronologie di Spotify.

Ovviamente ho pensato subito a una boutade, così ho iniziato a fare una piccola ricerca. Immettendo le parole chiave “fedez spotify” sulla barra di ricerca di Twitter, compaiono una dozzina di segnalazioni di persone che asseriscono di non aver volutamente ascoltato Fedez, ma di aver visto partire tracce di “Paranoia Airlines” “contro la loro volontà”.

Il tweet qua sotto, dell'utente di Twitter BertoBarto26, mostra uno screen di Last.fm - un sito che tiene traccia degli ascolti dei suoi utenti così da creare classifiche di ascolto personali e considera un brano come "ascoltato" se fatto andare avanti per più di 30 secondi, indipendentemente dal livello del volume del dispositivo. Gli ascolti sono stati fatti tra le 3:15 e le 3:31 del mattino, a ripetizione. I tweet successivi portano ad altre testimonianze.

Anche in gruppi Facebook a tema musicale sono comparse segnalazioni in tal senso. Gli screen qua sotto sono tratti da Diesagiowave, il gruppo che definimmo "la massoneria dell’indie italiano”. Ovviamente si tratta di segnalazioni di singoli utenti e non di un caso, ma le testimonianze sono comunque diverse.

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C’è anche chi segnala di essere bombardato dalla massiccia pubblicità del disco di Fedez, il che fa parte di una normale campagna audio. Le lamentele però non riguardano gli spot, bensì, sempre stando alle segnalazioni, brani che partono in modo coatto da dispositivi non utilizzati o durante l’ascolto di playlist in cui i brani non sono presenti.

Ora, cosa potrebbe essere successo? Abbiamo contattato Riccardo Coluccini di Motherboard per un'opinione. Come ci ha spiegato, esistono servizi legali che gonfiano i numeri di streaming: nel caso di Spotify basterebbe acquistare degli account premium family e usarli ascoltando la stessa canzone a ripetizione. Una canzone di 4 minuti, per esempio, può essere ascoltata per 15 volte in un'ora. Un account family può essere usato su 5 dispositivi, portando il conto a 75. Moltiplichiamo il tutto per 24 ore e abbiamo 1800 ascolti al giorno con una spesa di 15 euro al mese, più costi di gestione di eventuali persone o bot che eseguano gli ascolti.

Sarebbe quindi anche abbastanza semplice gonfiare legalmente gli ascolti di una traccia, e parrebbe strana la scelta di ricorrere a quello che stando alle testimonianze sembrerebbe invece uso coatto di profili altrui tramite procedure di hacking. "Però non sono sicuro che esistano app che possono effettivamente selezionare le canzoni da ascoltare, forse possono solo vedere quello che hai ascoltato", dice Coluccini. Al contempo—questo va sottolineato—questi ascolti non sono automaticamente riconducibili a Fedez, alla sua etichetta, al suo management o a Spotify: chiunque avrebbe potuto acquistare ascolti su qualsiasi brano, magari anche per screditare un determinato artista.

Non è tra l'altro la prima volta in cui qualcosa sembra non tornare con i numeri di Fedez su Spotify. Era già successo nel 2011, con “Jet Set”, uno dei primi singoli davvero pop, come ho già raccontato in un pezzo uscito la scorsa settimana. A dicembre 2017, inoltre, come emerge consultando la top 200 italiana del giorno 15 (è ancora possibile farlo, cliccando qui) il brano “Favorisca i Sentimenti” risultava quarto in classifica – superato da “Fuori” di Gemitaiz, “Chosen” dei Måneskin e “La musica non c’è” di Coez – con 181k ascolti.

Esaminando tuttavia la classifica del giorno seguente, ovvero del 16 dicembre 2017 (sempre consultabile qui), mentre la top 3 rimane invariata, “Favorisca i Sentimenti” crolla al 15° posto con soli 97k ascolti, perdendo poco più della metà degli ascolti accumulati il giorno prima.

All’epoca, ovvero nella settimana tra il 24 e il 30 novembre e quella tra il 30 novembre e il 7 dicembre, tra le playlist non editoriali più ascoltate (ovvero quelle non create da Spotify) risultava “myplay”, una playlist creata dall’utente “amico” con 0 follower che, come si evince dallo screen, riportava la canzone dedicata a Chiara Ferragni come unica canzone inserita nel suo repertorio.

Non è sicuramente la prima volta che gli ascolti di alcuni artisti di Spotify non sembrano conformi alla norma né alla media: nel dicembre 2015 era stato il turno di Annalisa, i cui numeri sembravano “gonfiati”, come riporta un'intervista a un analista informatico [anonimo] che monitora costantemente le classifiche italiane iTunes e Spotify a cura di All Music Italia. In quell'intervista non si parlava però di hacking ma solo di "siti specializzati nella vendita di pacchetti streaming" e "gruppi di fan che lasciano andare in repeat un brano tutto il giorno e tutta la notte".

Nel frattempo Fedez si è detto felice di cedere, da oggi, la numero uno della top 200 a un brano uscito a mezzanotte, ovvero “Gang Shit” di Capo Plaza insieme alla Dark Polo Gang. Abbiamo contattato gli uffici stampa di Spotify Italia e di Fedez chiedendo chiarimenti.

L'ufficio stampa di Fedez sta facendo delle verifiche per capire cos'è successo ed è a conoscenza solo della normale campagna pubblicitaria di supporto al disco: "Abbiamo in essere solamente un'impattante campagna di advertising su Spotify, eventuali anomalie vengono verificate e nel caso rilevate da Spotify. Abbiamo inoltre notato che alcuni degli account che rilanciano la polemica erano inattivi da mesi o da anni".

L'ufficio stampa di Spotify ha risposto alla nostra richiesta di informazioni con un comunicato dai toni rigidi e ufficiali: "Consideriamo molto seriamente le problematiche legate alla manipolazione artificiale del numero di streaming sulla nostra piattaforma. Abbiamo in essere diverse misure di controllo che monitorano il consumo di musica sul servizio, per individuare, esaminare e far fronte a tali attività. Continuiamo ad investire molto per perfezionare i nostri processi, migliorare i metodi di rilevamento e rimozione e ridurre l'impatto che eventuali attività illecite hanno sui legittimi creatori di contenuti, sui titolari dei diritti e sui nostri utenti". Il mistero resta fitto.

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Aggiornamento 17:18: L'articolo è stato aggiornato con un'ulteriore dichiarazione dell'ufficio stampa di Fedez.

Aggiornamento del 4/02 alle 16:47: L'articolo è stato aggiornato con un'ulteriore dichiarazione dell'ufficio stampa di Spotify.